Regione Marche

5 Province 239 Comuni 0 Abitanti Codice: 11

Descrizione

La terra dell’“Infinito” è sesta per estensione fra le regioni d’Italia, con una superficie di 9.693 chilometri quadrati, pari al 3,2% circa del territorio nazionale. Come per molte altre regioni, la sua vicenda politico-amministrativa è il risultato di un faticoso cammino verso un assetto unitario, scandito da aggiustamenti territoriali, compromessi e scorpori, a partire dalle antiche “marche” -dal tedesco MARK, vale a dire ‘territori di frontiera sottoposti alla giurisdizione di un marchese’-; si spiega cosଠanche il nome al plurale di questa terra affascinante, schiva e sonnolenta, per lunghi secoli conosciuta e percorsa solo da pochi viaggiatori. Regione “plurale” forse pi๠di altre ma che ha teso sempre pi๠a omogeneizzarsi nei valori e nei comportamenti sociali, particolarmente dagli anni Cinquanta in poi. Le tradizioni e le numerose fiere eno-gastronomiche locali determinano flussi sempre pi๠rilevanti di traffico turistico; pertanto il quadro delle relazioni esterne, grazie anche al ricco patrimonio storico-architettonico e naturalistico nonchà© alla dinamicità  delle imprese, si presenta assai vivace e in continua espansione. Collegamenti. Parallelamente alla costa corre l’autostrada Bologna-Taranto (A14), asse portante del sistema dei collegamenti tra il nord e il sud della penisola lungo il versante adriatico. Un’estesa e funzionale rete di strade statali, vero tessuto connettivo delle attività  economiche e turistiche, arricchisce inoltre la mappa viaria della regione: fra queste spicca la strada statale n. 16 Adriatica, arteria al servizio delle stazioni balneari del litorale adriatico da Termoli (CB), nel Molise, a Ravenna, in Emilia-Romagna; sulla quale confluiscono le antiche vie consolari n. 3 Flaminia e n. 4 Salaria. Di rilievo interregionale sono anche le statali n. 73 bis di Bocca Trabaria, n. 257 Apecchiese, n. 76 della Val d’Esino, n. 361 Septempedana, n. 77 della Val di Chienti e n. 209 Valnerina mentre assolvono perlopi๠funzioni comprensoriali la n. 424 della Val Cesano, la n. 360 Arceviense, la n. 502 di Cingoli, la n. 210 Fermana Faleriense e la n. 433 della Val d’Aso. La rete ferroviaria si articola su due linee di rilievo nazionale, la Bologna-Bari e la Orte-Falconara Marittima, e su tre secondarie, la Fabriano-Civitanova Marche, la Fabriano-Pergola e la Ascoli Piceno-Porto d’Ascoli. Nel comune di Falconara Marittima è situato l’aeroporto “Raffaello Sanzio” (Ancona/Falconara Marittima), abilitato prevalentemente al traffico nazionale, mentre nel capoluogo regionale ha sede un grande porto, che assicura i collegamenti con i pi๠importanti paesi dell’Adriatico e del Mediterraneo, oltre a svolgere funzioni turistiche e militari; diversi altri comuni rivieraschi, inoltre, possiedono attrezzati porti turistici (Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Senigallia, Numana, Civitanova Marche, Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto). Oltre ai capoluoghi di provincia costituiscono poli di gravitazione i comuni di Fano (PS), Urbino (PS), Fabriano (AN), Iesi (AN), Senigallia (AN), Camerino (MC), Civitanova Marche (MC), Tolentino (MC), Fermo (AP), Porto San Giorgio (AP) e San Benedetto del Tronto (AP). Territorio. Stretta tra gli Appennini a occidente e il mare Adriatico a oriente, la regione presenta una morfologia essenzialmente montuosa e collinare. Le quote variano dallo zero fino ai 2.476 m del monte Vettore, vertice altimetrico della dorsale pi๠meridionale dell’Appennino marchigiano, quella dei monti Sibillini che, sul confine laziale-abruzzese, si saldano con le estreme propaggini settentrionali dei selvaggi e incontaminati monti della Laga. Da nord a sud si possono inoltre individuare altre tre catene montuose distinte: quella del Montefeltro, che culmina con il monte Carpegna (1.415 m); quella del monte Catria, con i suoi 1.701 metri d’altezza e con le sue formazioni di roccia calcarea risalenti al giurassico-cretaceo; quella del monte San Vicino, che raggiunge i 1.485 metri. Solitario si erge inoltre, a spezzare in due il lunghissimo litorale marchigiano, il promontorio calcareo del monte Conero (572 m), che si getta nel mare con le sue falesie ripidissime, a tratti verticali. Fino agli anni Trenta del XX secolo lo zolfo estratto dalle miniere marchigiane contribuiva per un quarto alla produzione nazionale; attualmente, se si escludono modeste quantità  di petrolio e gas naturale e una pi๠rilevante attività  di estrazione di materiali destinati all’edilizia (travertino, argille, calcari bianchi e rossi), il sottosuolo non custodisce risorse di particolare pregio. La vegetazione dei rilievi collinari e della fascia costiera è stata fortemente ridotta dall’opera secolare dell’uomo mentre è ancora rigogliosa quella dell’Appennino. Alle quote pi๠elevate regnano incontrastati il faggio, il castagno, il sempre pi๠raro abete bianco, la pregiata stella alpina dell’Appennino, la genziana e l’orchidea dei pascoli, che a quote pi๠basse lasciano il posto al carpino nero, alla roverella e al cerro; le coste, inoltre, rappresentano l’habitat ideale della palma mentre sui pendii collinari predominano il biancospino, il corniolo, la quercia e il platano. Due parchi nazionali (dei monti Sibillini nonchà© del Gran Sasso e dei monti della Laga), tre parchi regionali (Monte San Bartolo, Monte Conero e Sasso Simone e Simoncello), due riserve statali (Montagna di Torricchio e Abbadia di Fiastra) e un centinaio di altre aree protette testimoniano l’efficace operato degli organi preposti alla salvaguardia naturalistica del territorio. Dal punto di vista dell’idrografia la regione presenta un assetto piuttosto regolare: i fiumi e i torrenti che l’attraversano seguono un percorso pressochà© identico, trasversale e parallelo da sud-ovest verso nord-est, disegnando la caratteristica conformazione “a pettine” del territorio -si segnalano il Chienti, il Foglia e il Metauro-. L’unico lago di una certa importanza è quello di Pilato, di origine glaciale, che sorge a 1.954 metri di quota, sui monti Sibillini; gli altri bacini lacustri sono di dimensioni assai modeste e di origine artificiale.   Clima. Il clima della regione risente della presenza dell’Appennino: questo ostacola l’arrivo delle correnti caldo-umide dai quadranti sud-occidentali, che pertanto riversano buona parte delle precipitazioni sul versante sopravvento della catena montuosa; d’altra parte, perà², la dorsale appenninica favorisce la confluenza e il successivo ristagno nell’entroterra dell’aria fredda e secca di origine orientale. La costa, ovviamente, risente dell’effetto di inerzia climatica provocato dal mare Adriatico ma in misura minore del litorale tirrenico alle stesse latitudini, vista la minore profondità  dell’Adriatico rispetto al Tirreno. L’acqua di evaporizzazione marina, inoltre, va a precipitare sugli alti rilievi appenninici, per cui le Marche sono caratterizzate da una piovosità  superiore a quella delle restanti regioni adriatiche meridionali. Questa analisi scaturisce dai rilevamenti delle grandezze metereologiche del suolo: per le precipitazioni medie si va da circa 1.200 mm annui sulla catena appenninica a circa 600 mm annui sulla costa, con una frequenza di 60-90 giorni l’anno e con 40-60 giorni senza alcuna precipitazione. Le temperature medie si attestano tra i 2 °-6 ° centigradi in inverno e i 23 °-26 ° centigradi in estate. I venti dominanti, a parte quelli generati dalle configurazioni bariche a grande scala, che sono preminentemente nord-orientali (grecale o bora) e sud-orientali (scirocco), sono rappresentati dalle brezze di monte e di valle, prodotte dal differente riscaldamento diurno e notturno tra le cime dei monti e le valli. Attività  produttive. Il fulcro del “miracolo” economico marchigiano è senza dubbio rappresentato dall’imprenditoria diffusa sul territorio, costituita da imprese di piccole e medie dimensioni: queste hanno cominciato a muovere i primi passi nel secondo dopoguerra ma hanno conosciuto un vero boom economico a partire dagli anni Sessanta del Novecento. Il sistema della piccola e media impresa ha gettato le sue solide fondamenta sulla grande tradizione artigianale marchigiana (produzione di carta, ceramiche e strumenti musicali nonchà© lavorazione del ferro battuto e del rame sbalzato), favorendo la trasformazione di laboratori artigiani, attivi in alcuni casi fin dall’Ottocento, in vere e proprie aziende industriali. àˆ il caso dei due comparti industriali pi๠rappresentativi, nei quali le capacità  imprenditoriali e la perizia dei marchigiani hanno saputo creare solidi poli produttivi, diventati punti di riferimento a livello internazionale: quello delle calzature, che si concentra soprattutto nelle province di Macerata e Ascoli Piceno, e quello del mobile, che ha nel Pesarese la sua sede elettiva. A questi comparti si affiancano quelli della meccanica, dei prodotti alimentari, della lavorazione del pesce, dei tessuti, dell’abbigliamento, della carta, dell’elettronica, degli strumenti musicali, dei giocattoli, della gomma e della plastica, concentrati prevalentemente lungo la fascia costiera e nell’immediato entroterra collinare. Il settore primario, dopo la crisi del modello mezzadrile, ha saputo riciclarsi andando incontro alle mutate esigenze della moderna agricoltura: frumento, barbabietole e uva da vino rappresentano ormai produzioni di livello industriale e precedono, in termini quantitativi, ortaggi, mais, olive e frutta. Una menzione particolare, inoltre, meritano i numerosi vini di grande prestigio, giustamente rinomati fin dall’antichità  e consacrati dal marchio Doc: tra i molti altri, il Verdicchio di Matelica, il Verdicchio dei Colli di Jesi classico, il Falerio Ascolano, la Vernaccia di Serrapetrona, la Lacrima di Morro d’Alba e il Rosso Piceno. La zootecnia ha conosciuto negli ultimi decenni una costante e pronunciata riduzione del numero dei capi bovini, in parte, perà², compensata dall’aumento di quelli ovini e del patrimonio avicolo. Il settore terziario ha il suo punto di forza nel turismo, soprattutto in quello balneare, anche se i flussi di visitatori attratti dalle bellezze artistiche e architettoniche sono in costante aumento. Analisi statistica. Area sociale. Le statistiche culturali e sociali varie vedono la regione collocarsi, nel complesso, lievemente al di sopra delle medie nazionali: le Marche occupano il settimo posto per grado di istruzione e l’ottavo per spesa pro-capite per spettacoli, manifestazioni sportive e trattenimenti vari; inferiore alla media italiana è invece la diffusione di periodici per abitante. Per quanto riguarda le statistiche sanitarie, la regione occupa il quinto posto sul versante pubblico mentre si colloca lievemente al di sotto della media nazionale sul versante privato. Area economica. L’apporto pi๠consistente all’economia regionale è dato dal terziario, con una percentuale lievemente inferiore alla media italiana, mentre le percentuali relative al valore aggiunto del settore agricolo e di quello industriale sono entrambi superiori alla media nazionale. Nella graduatoria dei conti economici pro-capite la regione si colloca su posizioni superiori alle medie nazionali (ottavo posto per i consumi e undicesimo per il Prodotto Interno Lordo). La graduatoria degli occupati per 1.000 abitanti vede la regione al settimo posto, con 393,6 occupati contro 346,5 della media italiana. Area demografica. Il 70% dei comuni ha una popolazione non superiore ai 4.000 abitanti e la classe di ampiezza demografica che va dai 1.000 ai 2.000 abitanti è quella che comprende il maggior numero di comuni (56). La città  pi๠popolosa è il capoluogo regionale, con oltre 100.000 abitanti. La regione vanta il primato per quanto riguarda la vita media, con 74,9 anni per gli uomini e 81 per le donne mentre occupa il settimo posto nella graduatoria dell’indice di vecchiaia, con un valore sensibilmente superiore alla media italiana. Area ambientale. La superficie territoriale secondo la zona altimetrica presenta una composizione prevalentemente collinare (68,3%) nettamente superiore alla media nazionale; il 31,2% di superficie montuosa completa l’estensione territoriale della regione. La quasi totalità  del territorio è a media sismicità . Con il 73,9% di costa balneabile le Marche occupano il quarto posto per quanto riguarda la qualità  delle acque marine.

Storia

I reperti litici risalenti al paleolitico inferiore e medio, che sono stati rinvenuti sul monte Conero, e quelli delle stazioni archeologiche dell’entroterra anconetano (grotta del Prete e grotta della Ferrovia), databili al paleolitico superiore, attestano la presenza dell’uomo fin da epoche remotissime. Le successive età  neolitica ed eneolitica sono ricostruibili soprattutto attraverso i ritrovamenti di Maddalena di Muccia, Ripabianca di Monterado, Santa Maria in Selva e Conelle di Arcevia mentre la presenza della civiltà  appenninica (II millennio a. C.) è documentata principalmente dalle testimonianze emerse dagli scavi di Santa Paolina di Filottrano e di monte Santa Croce. Nel periodo preistorico, tuttavia, la massima fioritura culturale dell’area marchigiana è costituita dalla civiltà  picena, che, sviluppatasi tra l’VIII e il IV secolo a. C., fu successivamente messa in crisi dall’arrivo dei siracusani di Dionisio e dall’occupazione della porzione settentrionale della regione, a nord del fiume Esino, da parte dei galli senoni. Il periodo compreso tra il 295 a. C., anno della vittoria delle legioni romane sui galli senoni nella battaglia di Sentino, e il 232 a. C., allorchà© il console Gaio Flaminio assoggettಠuna buona fetta di territorio marchigiano, vide la progressiva penetrazione romana nella regione; infine la sconfitta dell’ex città  federata di AUSCULUM (Ascoli Piceno), da dove si irradiಠla scintilla della guerra sociale (I secolo a. C.), segnಠil definitivo assoggettamento a Roma. Al tempo del riassetto amministrativo augusteo la porzione di territorio a nord del corso dell’Esino, insieme alle alte valli dei fiumi Chienti e Potenza, venne compresa nella REGIO V (UMBRIA) mentre la parte restante della regione fu accorpata nella REGIO VI (PICENUM). I secoli immediatamente successivi alla caduta di Roma segnarono profondamente e violentemente questo territorio che, dopo la dominazione del re goto Teodorico, fu teatro della lunga e sanguinosa guerra di riconquista dell’Italia da parte degli eserciti bizantini (guerra greco-gotica, 535-553): carestie, epidemie e razzie causarono migliaia di morti, spopolando interi territori. Pochi anni dopo la conclusione della guerra tra goti e bizantini un nuovo popolo conquistatore, i longobardi, percorse le lande desolate e assediಠle città  sopravvissute; i possedimenti bizantini si ridussero alla fascia costiera, la cosiddetta Pentapoli marittima (Ancona, Fano, Pesaro, Rimini e Senigallia), e a una porzione di territorio interno, la Pentapoli montana (Cagli, Fossombrone, Gubbio, Jesi e Urbino), mentre il resto della regione venne inglobato nel ducato longobardo di Spoleto, fino all’arrivo sulla scena dei franchi -costoro furono chiamati dai pontefici romani per combattere l’espansionismo longobardo e per far valere le rivendicazioni della Chiesa su quei territori che andarono a costituire il Patrimonio di San Pietro prima e lo Stato della Chiesa in seguito-. L’organizzazione feudale franca favorଠla nascita delle “marche” di Camerino, Fermo e, in seguito, Ancona: si trattava di territori di frontiera, importanti dal punto di vista militare e politico, che riunivano pi๠contee. A causa della debolezza della Chiesa, tuttavia, per lunghi secoli le donazioni territoriali di Pipino il Breve e Carlo Magno sancirono in modo pi๠formale che reale la dipendenza di parte delle terre marchigiane dal papa; alla debolezza della Chiesa, inoltre, si aggiunse quella del potere imperiale che, dagli inizi del X secolo, favorଠsempre pi๠la nascita dei DOMINATUS LOCI, espressione del nascente feudalesimo e del frazionamento dei poteri. Il secolo XI vide l’affermazione dei comuni di Fano, Jesi, Tolentino, Treia e Visso, cui seguirono Ascoli, Ancona, Fabriano, Macerata, Matelica, Recanati e Pesaro. Da questo periodo in poi un’intricatissima selva di rivalità  comunali, di divisioni tra comuni guelfi e comuni ghibellini, di spedizioni punitive degli imperatori germanici per riportare sotto il loro dominio i sempre pi๠riottosi signori marchigiani, spesso appoggiati dal papa, segnarono per lunghi secoli la storia delle Marche; particolarmente violente furono le campagne militari degli imperatori Lotario II, nel 1137, e di Federico I Barbarossa, che assediಠAncona nel 1167 e nel 1173. La cattività  avignonese del Papato e l’esaurirsi della spinta alla riconquista del REGNUM ITALIAE, ridotto ormai ad una sorta di FICTIO giuridica, favorirono, dalla metà  del XIV secolo, l’ascesa delle signorie territoriali: i Montefeltro, innanzitutto, il cui nome è legato indissolubilmente allo splendore di Urbino; i Malatesta, signori di Fano, Gradara, Pesaro e Ancona, tra le altre; i Da Varano, signori dell’antica marca di Camerino, che, con Giulio Cesare da Varano (1464-1502), trasformarono in una delle pi๠belle corti dell’Italia rinascimentale. Nel corso del XIV secolo la riaffermazione dei presunti antichi diritti della Chiesa fu portata avanti energicamente dal cardinale Albornoz, la cui opera culminಠcon le Costituzioni egidiane (1357). Durante la prima metà  del Quattrocento Francesco Sforza, signore di Milano, sottrasse nuovamente gran parte della regione al controllo pontificio; tuttavia sul finire del XV secolo il lungo processo di riconquista dei territori marchigiani da parte della Chiesa venne positivamente a conclusione. Da questo momento in poi la storia delle Marche ha coinciso quasi totalmente con quella dello Stato della Chiesa, fino al Risorgimento e all’unità  d’Italia, attraversando lunghi periodi oscuri di profondo immobilismo e di regresso economico e culturale, particolarmente durante l’intero XVII secolo. Solo l’arrivo dei venti rivoluzionari dalla Francia e la discesa in Italia di Napoleone distolsero la regione dal suo torpore. Il movimento giacobino proclamಠla repubblica ad Ancona, ben presto seguita da altre città . In seguito alla sconfitte francesi di Cassano d’Adda e Novi Ligure, le truppe pontificie, aiutate dagli austriaci e dai russi, riconquistarono la regione (1800); qualche anno dopo, perà², le milizie francesi la rioccuparono, dividendola in tre dipartimenti (Metauro, Musone e Tronto). Con il Congresso di Vienna la regione fu riconsegnata nelle mani del Papa; sotto il potere temporale della Chiesa, perà², rimase ancora per pochi decenni, fino a quando, con la battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860), le truppe piemontesi del generale Cialdini sconfissero quelle pontificie; poco dopo le Marche votarono con un plebiscito l’annessione al Piemonte (4-5 novembre 1860).

Servizi

Turismo. Bellezze storico-architettoniche -tra le tante di questa straordinaria terra, meritano una menzione particolare quelle di Urbino e Ascoli Piceno-, appuntamenti culturali di rilievo internazionale -uno su tutti, il “Rossini opera festival”, che si tiene a Pesaro nel mese di agosto-, montagne e boschi ancora intatti, lunghe spiagge di sabbia fine e rocciose scogliere strapiombanti sul mare, una cucina che sa mescolare sapientemente i sapori della montagna con quelli del mare: sono questi i motivi che richiamano, sempre pi๠numerosi ogni anno, migliaia di turisti italiani e stranieri. Ovviamente le località  situate lungo la costa sono quelle in cui, durante la bella stagione, si affolla il maggior numero di visitatori, che usufruiscono di strutture ricettive di altissima professionalità . Il settore agrituristico, la cui crescita è stata particolarmente vivace nell’ultimo decennio, si è sviluppato nell’entroterra collinare e sui rilievi appenninici, dove sussistono le condizioni ideali per una vacanza fortemente ecologica. Il turismo termale, inoltre, attrae un numero sempre maggiore di persone durante la “stagione termale” -di norma dalla primavera all’autunno-. Sport. Tutte le province della regione, con l’unica eccezione di Ancona, dispongono di stazioni sciistiche, sia per la discesa sia per il fondo: tra le pi๠attrezzate figurano quelle di Sarnano (MC), Ussita (MC) e Frontone (PS). Tuttavia, in una regione che possiede circa 170 chilometri di coste, l’offerta sportiva non si limita ai soli sport invernali: è infatti possibile dedicarsi alla vela e agli sport acquatici in genere (in particolare sci nautico e attività  subacquee), solcare i laghi e ridiscendere il corso di fiumi e torrenti in canoa nonchà© provare l’ebbrezza del volo libero con parapendio e deltaplano, del paracadutismo e del volo da diporto. Numerosi sono, inoltre, i sentieri segnalati a cura di enti locali, Comunità  montane e Cai, a disposizione degli appassionati di escursionismo, alpinismo e mountain-bike, nonchà© i circoli e maneggi in cui è possibile praticare l’ippica. Trasporti. Regione di transito per eccellenza, possiede un sistema viario moderno e ben distribuito sul territorio, con 96 chilometri circa di strade per ogni mille abitanti -un dato di molto superiore alla media nazionale-. Ciononostante risente dell’aumento esponenziale del traffico, determinato da esigenze commerciali, industriali e private: le tratte pi๠congestionate sono quelle del “corridoio adriatico” e quelle che collegano le città  pi๠importanti. Anche in questa regione, infatti, il trasporto di merci e persone su gomma supera di gran lunga quello su rotaia, nonostante gli sforzi di ammodernamento della rete ferroviaria sulle medie e lunghe percorrenze. Il traffico aereo è di dimensioni contenute ma in espansione, al pari dello scalo aeroportuale “Raffaello Sanzio” di Ancona/Falconara Marittima, abilitato prevalentemente al traffico nazionale; l’aerostazione di riferimento resta, dunque, quella intercontinentale di Roma/Fiumicino. Per quanto concerne i collegamenti marittimi, il porto di Ancona rappresenta uno degli scali pi๠importanti dell’intero mar Mediterraneo, sia per quanto riguarda il traffico passeggeri sia per quello delle merci; i porti di Civitanova Marche (MC) e San Benedetto del Tronto (AP), inoltre, ricoprono un ruolo primario nelle attività  della pesca, compresa quella oceanica. Sanità . La struttura sanitaria pubblica regionale conta quattro aziende ospedaliere, una delle quali specializzata in campo pediatrico, tre istituti di ricovero a carattere scientifico, specializzati in campo geriatrico, e trentuno presidi ospedalieri a gestione diretta, il 40% dei quali con meno di 120 posti letto; ai nosocomi citati si aggiungono tredici presidi ospedalieri privati accreditati. L’assistenza sanitaria territoriale è realizzata mediante presidi multizonali di prevenzione, ambulatori e laboratori per l’attività  specialistica e di diagnostica strumentale, consultori, Sert (Servizio Tossicodipendenze), centri di salute mentale, centri di assistenza riabilitativa e residenze sanitarie assistenziali per anziani e disabili. Istruzione e cultura. La pi๠antica Università  della regione è quella di Urbino, fondata nel 1506, seguita a breve distanza da quella di Macerata, nata nel 1540 su un preesistente Studio di Diritto del 1290; pi๠recenti, invece, sono la sede universitaria di Camerino, fondata nel 1727 su un pi๠antico STUDIUM del XIV secolo, e quella di Ancona. Complessivamente le quattro Università  sono dotate di 25 facoltà  e di 56 corsi di laurea. Il sistema scolastico è pi๠che adeguato alle esigenze delle comunità  marchigiane, con istituti d’istruzione secondaria di secondo grado ubicati, oltre che nei capoluoghi di provincia, anche nei comuni pi๠importanti. Si contano in tutta la regione circa un centinaio di biblioteche comunali e un numero ancora pi๠elevato di biblioteche ecclesiastiche: meritano una menzione particolare quella comunale universitaria di Urbino, la biblioteca federiciana di Fano, la comunale “Benincasa” di Ancona, la comunale antonelliana di Senigallia, la comunale “Mozzi Borgetti” di Macerata, la comunale valentiniana di Camerino e la comunale di Fermo. La regione è ricchissima di musei, tra cui si segnalano: la “Galleria nazionale delle Marche” (Urbino), che custodisce opere di Piero della Francesca, Paolo Uccello, Luca Signorelli, Tiziano e Raffaello Sanzio; la pinacoteca e il museo delle ceramiche di Pesaro; il “Museo nazionale delle Marche” (Ancona), che annovera, tra le varie raccolte, quella sui piceni; quello polare di Fermo (AP), unico nel suo genere in Italia, e quello della carrozza a Macerata.

Ordinamento

Il Consiglio regionale, con sede ad Ancona, si compone di quaranta membri e si articola in sei commissioni permanenti: I Affari istituzionali e generali, polizia locale, urbana e rurale, enti locali, ordinamento di enti, aziende e società  collegate alla Regione, informazione, scuola e cultura, musei, biblioteche, diritto allo studio, sport e tempo libero; II Programma regionale di sviluppo, bilancio e finanze, demanio e patrimonio, ordinamento degli uffici, personale della Regione; III Attività  produttive, problemi del lavoro, emigrazione, agricoltura e foreste, cooperazione, industria, artigianato, commercio, turismo e industria alberghiera, acque minerali e termali, formazione professionale, caccia e pesca; IV Assetto territoriale e ambientale, urbanistica, ecologia, acquedotti, lavori pubblici, viabilità  e trasporti, cave e torbiere; V Sicurezza sociale, servizi sociali, assistenza sanitaria e ospedaliera, assistenza sociale; VI Politiche comunitarie, cooperazione allo sviluppo e solidarietà  internazionale. La Giunta regionale, con sede ad Ancona, è formata dal presidente e da un numero di assessori non superiore a otto. L’apparato politico-amministrativo si articola in aree, servizi, uffici e posizioni organizzative. La Regione si è dotata di agenzie regionali nei settori della sanità  (ARS), dell’ambiente (ARPAM), del lavoro (ARMAL), dei servizi nel settore agro-alimentare (ASSAM) e della promozione turistica (ATPR). Si avvale di consulte (come quelle per l’assistenza, la cooperazione e la catalogazione dei beni culturali), di commissioni e di comitati; fra questi ultimi si segnalano quelli per le fiere, la programmazione, la sanità , la valutazione dei progetti riguardanti l’occupazione, la protezione civile e i lavori pubblici, cui si aggiunge il Comitato regionale di controllo sugli atti dei comuni e delle province. àˆ stata creata, inoltre, la Società  per lo sviluppo delle Marche (SVIM), con capitale sociale costituito in larga maggioranza a partecipazione pubblica regionale. Tra le istituzioni sub-regionali si contano 13 Comunità  montane, 13 Unità  Sanitarie Locali e 18 distretti scolastici. Tra i consorzi, svolgono un ruolo particolarmente significativo quelli per l’industrializzazione del Fermano e delle valli del Tronto, Aso e Tesino. Lo stemma della Regione è costituito dal disegno stilizzato di un picchio, simbolo degli antichi piceni, in parte sovrapposto alla lettera maiuscola M. Comunità  montane. “Alta Valmarecchia” con sede a Novafeltria, “Montefeltro”(Carpegna), “Alto e Medio Metauro” (Urbania), “Catria e Nerone”(Cagli), “Metauro” (Fossombrone), “Catria e Cesano” (Pergola), “Alta valle dell’Esino” (Fabriano), “San Vicino” (Cingoli), “Alta valle del Potenza” (San Severino), “Alte valli del Fiastrone, Chienti e Nera” (Camerino), “Fiastra, Fiastrone, Tennacola e Medio Chienti” (San Ginesio), “Sibillini” (Comunanza),“Tronto” (Ascoli Piceno). Unità  Sanitarie Locali. Azienda Usl 1 di Pesaro; Usl 2 di Urbino; Usl 3 di Fano; Usl 4 di Senigallia; Usl 5 di Jesi; Usl 6 di Fabriano; Usl 7 di Ancona; Usl 8 di Civitanova Marche; Usl 9 di Macerata; Usl 10 di Camerino; Usl 11 di Fermo; Usl 12 di San Benedetto del Tronto; Usl 13 di Ascoli Piceno. Distretti scolastici. N. 1 con sede a Novafeltria; n. 2 (Urbino); n. 3 (Pesaro); n. 4 (Fano); n. 5 (Pergola); n. 6 (Senigallia); n. 7 (Fabriano); n. 8 (Jesi); n. 9 (Ancona); n. 10 (Osimo); n. 11 (Potenza Picena); n. 12 (Macerata); n. 13 (Camerino); n. 14 (San Ginesio); n. 15 (Fermo); n. 16 (San Benedetto del Tronto); n. 17 (Ascoli Piceno); n. 18 (Amandola). 

Province della Regione

5 province
Ancona

AN

49 comuni

Codice: 042

Esplora provincia
Ascoli Piceno

AP

33 comuni

Codice: 044

Esplora provincia
Fermo

FM

40 comuni

Codice: 109

Esplora provincia
Macerata

MC

57 comuni

Codice: 043

Esplora provincia
Pesaro e Urbino

PU

60 comuni

Codice: 041

Esplora provincia

Comuni Principali

I 10 comuni più popolosi
Comune Provincia Abitanti Altitudine
Montegranaro Fermo 0 0 m
Saltara Pesaro e Urbino 0 0 m
Monteleone di Fermo Fermo 0 0 m
San Costanzo Pesaro e Urbino 0 0 m
Montèlparo Fermo 0 0 m
San Giorgio di Pesaro Pesaro e Urbino 0 0 m
Montemònaco Ascoli Piceno 0 0 m
Monteprandone Ascoli Piceno 0 0 m
San Lorenzo in Campo Pesaro e Urbino 0 0 m
Monte Rinaldo Fermo 0 0 m

Informazioni Regione

  • Nome Marche
  • Codice ISTAT 11
  • Ordine alfabetico 10
  • Numero province 5
  • Numero comuni 239
  • Popolazione totale 0

Date Storiche

Statistiche Avanzate

  • Popolazione media comune 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m
  • Superficie media 39,19 km²

Mappa Regione

Mappa della regione Marche

Capoluogo di Regione

Pabillonis

Provincia: Medio Campidano (VS)

Vedi scheda