Cenni storici su Pabillonis.
Il toponimo, attestato nell’anno 1341 con “de Pavilione”, riflette il latino PABILIO-ONIS, nel significato di ‘padiglione, tenda militare’ che è alla base di appellativi sardi quali “papidzone, papiggione e babidzone”: essi designano un ‘riparo composto di quattro grossi tronchi ritti che ne sostengono altri sette o otto incrociati, sui quali si mette la legna da ardere’; questa specie di tettoia serve, nello stesso tempo, da ‘riparo al bestiame da tiro quando lo si deve far pernottare’.
Poche sono le notizie storiche relative alle prime vicende del borgo e incerte sono anche le sue origini: si sa solo che nell’XI secolo fece parte della curatoria di Marmilla, nel Giudicato di Arborea.
Dal 1603 fu compresa nella contea di Quirra per poi passare, nel 1798, agli Osorio de la Cueva.
Interessanti sotto il profilo storico-architettonico sono: la chiesa di San Giovanni Battista, risalente al XIV secolo, a navata unica, di architettura popolare, contraddistinta, nella facciata, da un campanile a vela, con una delle due campane del 1594 e un’iscrizione latina ancora visibile; la chiesa popolare della Beata Vergine della Neve, costruita probabilmente nel XVI secolo, a croce latina, con due cappelle laterali, successivamente allungata e arricchita di due cappelle; il nuraghe “Santu Sciori”, risalente all’età del medio bronzo (1300 a.
C.
), la cui parte emergente potrebbe essere solo il tratto medio-alto dell’interno nuraghe che, quindi, risulterebbe semisommerso e facente parte di un complesso più ampio.
Nelle vicinanze del nuraghe interessante è il ponte romano noto come “Su ponti de sa baronessa”.