Regione Emilia-Romagna

9 Province 348 Comuni 0 Abitanti Codice: 08

Descrizione

La terra della buona tavola ha un’estensione territoriale di 22.124 kmq; l’industria (particolarmente nota quella alimentare), il turismo balneare e il ricco e composito tessuto del terziario ne sostengono la solida economia grazie allo spirito operoso e concreto degli abitanti, caratterizzati da una differenza (che permette di tracciare una distinzione di fondo, sul piano socio-culturale) tra emiliani e romagnoli e, tra i primi, una ulteriore distinzione che riguarda in particolare i piacentini, per la loro pi๠stretta vicinanza alla Lombardia. Anche dal punto di vista economico le attività  e le risorse appaiono distribuite in modo diverso tra le province dell’Emilia e quelle della Romagna. Terra di immigrazione, meta turistica internazionale soprattutto grazie ai centri balneari della riviera romagnola, crocevia del traffico e dei trasporti, la regione intrattiene relazioni intense con il resto del paese e dell’Europa. Collegamenti. Tutto il sistema dei collegamenti trova nel capoluogo un nodo di primaria importanza a livello nazionale: da qui si dipartono a raggiera le autostrade A1 Milano-Napoli, altrimenti nota come Autostrada del Sole, la A13 Bologna-Padova e la A14 Bologna-Taranto (o Adriatica); gli altri tronchi che interessano la regione sono la A15 della Cisa, la A21 Torino-Brescia e la A22 del Brennero. Alla rete autostradale si affianca il sistema delle strade statali, tra le quali vanno menzionati in primo luogo la s.s. 9 Emilia e gli assi interregionali che la intersecano: 10 Padana inferiore, 12 dell’Abetone e del Brennero, 16 Adriatica, 62 della Cisa, 63 del Passo del Cerreto, 64 Porrettana, 67 Tosco-Romagnola, 71, nonchà© quelli che dalla via Emilia si dipartono verso la pianura a nord (588, 343, 358, 255), o verso l’Appennino a sud (45, 65, 306, 486); un cenno a parte merita la s.s. 309 Romea, che attraversa il Polesine. Il capoluogo conferma la sua importanza di crocevia anche nel sistema del trasporto ferroviario, come cerniera tra il nord e il sud del paese. Il sistema portuale conta solo a Ravenna uno scalo di una qualche importanza commerciale (per il resto ci si rivolge normalmente ai porti di Marghera, Genova e La Spezia); pi๠numerosi quelli turistici, disseminati lungo tutta la fascia costiera da Ravenna a Gabicce. Gli aeroporti civili sono il “Guglielmo Marconi” di Bologna/Borgo Panigale e quello di Forlà¬; a questi si affiancano diversi aeroporti turistici, tra i quali spicca quello di Rimini/Miramare. A fungere da centri di gravitazione sono naturalmente i capoluoghi di provincia e altri centri importanti come Cesena, Faenza, Imola, Carpi, Fidenza, nonchà© i centri turistici della riviera. Territorio. La morfologia del territorio regionale è caratterizzata dal contrasto evidente tra la montagna e la pianura; il confine meridionale segue le creste dell’Appennino, dai rilievi alle spalle della riviera di Levante fino al Montefeltro che, con le sue ondulazioni pi๠morbide, propone il paesaggio dell’entroterra della Romagna meridionale. Il resto del territorio è occupato dalla pianura padana, con i suoi tratti uniformi; l’area a nord di Ravenna è stata interessata, come tutto il Polesine, da opere di bonifica per strappare alle acque lembi di terra coltivabile. La costa adriatica, dal Delta del Po a Cattolica, è bassa e sabbiosa. Nel sottosuolo si trovano minerali (prevalentemente zolfo e ferro) in corrispondenza dei rilievi collinari preappeninici; non mancano giacimenti di idrocarburi, anche consistenti: è stato rinvenuto petrolio intorno a Piacenza e Reggio nell’Emilia e si estrae metano soprattutto nelle vicinanze di Ravenna. Non mancano fenomeni di geotermia e carsismo, alle falde dell’Appennino, che costituiscono oggetto di interesse per gli studiosi. Anche la vegetazione richiama la varietà  di tipi paesaggistici e orografici: dai boschi di conifere, faggio e castagno in montagna si passa ai pioppeti e ai frutteti in pianura; le risorse ambientali sono state oggetto di tutela da parte degli enti territoriali secondo una politica che sembra aver preferito interventi specifici e diversificati alla scelta di sottoporre a vincolo aree di grande estensione, con l’eccezione del Parco Regionale dell’Alto Appennino Reggiano e Modenese. L’analisi dell’idrografia regionale coincide praticamente con quella del bacino fluviale del Po: la regione è interessata dal corso del maggior fiume italiano, che ne segna il confine politico-amministrativo a nord, e di alcuni dei suoi affluenti di destra: dal Trebbia al Taro, al Secchia, al Panaro, solo per citarne alcuni. Interessa invece solo l’area del delta il corso del fiume Reno, che si getta nel mare in corrispondenza delle valli di Comacchio. Clima. In considerazione della notevole estensione della regione e della sua morfologia diversificata fra montagna e pianura, si colgono nelle condizioni climatiche marcate diversificazioni fra le varie aree della regione. Caratteristica generale del clima emiliano-romagnolo è la tendenza alla continentalità  che, pi๠notevole nelle province settentrionali, con temperature medie intorno ai 2 °C d’inverno e 22 °C d’estate, si attenua nelle aree meridionali avvicinandosi al mare, con temperature medie intorno ai 4 °C d’inverno e 23 °C d’estate; l’escursione è sempre elevata e solo un po’ pi๠ridotta presso il mare. Risalendo i versanti, tale escursione diminuisce e cosଠla media termica, la quale perಠsubisce un incremento deciso solo, in generale, al di sopra degli 800 metri. La pioggia che cade sulla regione va da minimi, che si verificano nei territori di pianura dell’entroterra, con circa 300 mm annui, a massimi in collina e, in proporzione pi๠cospicua, in montagna, dove, comunque, si rimane al di sotto dei 1.000 mm annui. La medesima gradualità  si riscontra per il numero totale di giorni di pioggia in un anno, che va da circa 70-80 nella bassa pianura fino a 120 nell’alto Appennino. L’entità  e il regime delle piogge hanno carattere stagionale: sono cioè pi๠abbondanti nell’autunno e solo eccezionalmente la quantità  delle precipitazioni autunnali è raggiunta o superata da quelle primaverili. I venti dominanti nella regione, a parte quelli generati dalle configurazioni bariche a grande scala, sono rappresentati dalle brezze di mare sul litorale e dalle brezze di monte e di valle, conseguenza del differente riscaldamento diurno e notturno tra le cime dei monti e le valli. Attività  produttive. Mantiene con la propria tradizione un rapporto equilibrato pur essendo decisamente aperta al nuovo, come dimostra anche la diffusione delle emittenti locali e della stampa; l’imprenditoria vivace e l’economia florida sono testimoniate anche dal numero di sportelli bancari e dalla loro densità , che colloca la regione ai primi posti in Italia. La distribuzione delle attività  produttive sul territorio consente di individuare distretti caratterizzati da una certa specializzazione nelle produzioni industriali: cosଠsi trova intorno a Modena una particolare concentrazione di aziende dedite alla produzione di ceramiche da arredamento e materiali da costruzione, mentre a Ferrara e Ravenna si trovano due dei cinque principali distretti nazionali per la chimica di base; ancora le province di Ravenna e Piacenza sono in prima linea nell’industria energetica, con estrazione e raffinazione di petrolio e metano; Parma è il cuore dell’industria alimentare e lattiero-casearia in particolare; intorno a Rimini e Forlଠfiorisce l’industria dell’abbigliamento mentre quella meccanica è particolarmente vivace nelle province di Modena, Bologna e Reggio nell’Emilia; Ravenna e Ferrara sono note per la presenza di zuccherifici, tutta la zona costiera per l’industria turistica, il faentino per le ceramiche artistiche e il modenese per l’industria tessile e soprattutto per quella automobilistica. L’agricoltura è un altro settore nel quale la regione vanta primati assoluti, dando un importantissimo contributo alla produzione nazionale di frutta e ortaggi. Prima in Italia per l’allevamento suino e per la pesca e l’itticoltura, la regione vanta produzioni di assoluto rilievo, sostenute spesso da enti di tutela organizzati in forma consortile; tali produzioni, oltre a fare la fortuna dell’industria di trasformazione alimentare, hanno reso celebre la gastronomia regionale: basti pensare al prosciutto, al vino (sangiovese, lambrusco, albana, cagnina), ai tortellini, alla piadina, al culatello, all’aceto balsamico, alle anguille; a volte la notorietà  di un prodotto è tale da condizionare il lessico: è il caso della mortadella, che in molte parti d’Italia si chiama comunemente Bologna, o del parmigiano, termine con il quale si finisce per indicare un determinato tipo di formaggio a prescindere dal luogo di produzione. Marchi di prestigio e notorietà  mondiale non si trovano tuttavia soltanto nella produzione agricola e alimentare: hanno sede e storia emiliana alcuni dei nomi pi๠importanti e prestigiosi nel campo dell’automobilismo e del motociclismo sportivo. L’artigianato è ben rappresentato in diversi campi ed è spesso legato alle produzioni industriali per il loro particolare modulo organizzativo (è il caso dell’industria dell’abbigliamento) o per la necessità  di particolare specializzazione (come nella meccanica di precisione); produzioni di particolare pregio artistico sono le ceramiche e la lavorazione delle erbe palustri. Analisi statistica. Area sociale. Le statistiche culturali e sociali varie vedono l’Emilia- Romagna collocarsi, nel complesso, al di sopra dei valori medi nazionali. Detiene il primato tra le regioni italiane per quanto riguarda la spesa pro-capite per spettacoli, manifestazioni sportive e trattenimenti vari. Nella graduatoria secondo il grado di istruzione occupa il quarto posto con 233,0 laureati e diplomati per 1.000 abitanti contro i 211,1 della media italiana. àˆ la terza regione per diffusione di periodici per abitante (96 copie contro le 66 della media italiana). Area economica. L’apporto pi๠consistente all’economia regionale è dato dal terziario, con una percentuale inferiore di poco alla media nazionale. Il valore aggiunto del settore industriale, invece, è superiore alla media italiana (33,2% contro il 29,8%); discreto è anche l’apporto dato dal settore agricolo (5,2% contro il 3,7% della media nazionale). La regione occupa buone posizioni nelle graduatorie dei conti economici: è la terza regione per consumi pro-capite e la quarta per Prodotto Interno Lordo pro-capite. Nella graduatoria degli occupati per 1.000 abitanti si colloca al primo posto con un valore notevolmente superiore alla media nazionale. Area demografica. La maggioranza dei comuni non supera i 5.000 abitanti mentre la classe demografica con il maggior numero di comuni (88) è quella che va dai 5.000 ai 10.000 abitanti. La città  pi๠popolosa è il capoluogo regionale, con oltre 400.000 abitanti. Nella graduatoria della vita media occupa il nono posto per gli uomini (73,9 anni rispetto alla media italiana di 73,3) e il quarto per le donne (80,6 anni contro gli 80,0 della media italiana). Con un indice di vecchiaia pari a 187,6 è la seconda regione “pi๠vecchia d’Italia”. Area ambientale. La superficie territoriale secondo la zona altimetrica è prevalentemente pianeggiante, con una percentuale notevolmente superiore alla media italiana (47,8% contro 23,2%). Sono inferiori alle medie nazionali, invece, le percentuali di superficie collinare e montuosa. Il 26% del territorio (con circa il 24% della popolazione) è classificato, secondo il grado di sismicità , ad un livello medio. La regione, con circa il 73% di costa balenabile, si colloca al quinto posto nella graduatoria delle regioni italiane per la qualità  delle acque marine balneabili.

Storia

Non vi sono dubbi circa la presenza umana sul territorio regionale fin dall’età  del bronzo. Nel corso del secondo millennio a.C. nella pianura padana si insediಠla cosiddetta civiltà  delle Terramare (il nome non ha nulla a che vedere con il mare ma deriva dalla terra marna, cioè grassa, utilizzata come fertilizzante e in cui si celano i resti dei villaggi terramaricoli). Gli scavi archeologici (il pi๠importante è in provincia di Reggio nell’Emilia), hanno portato a ritenere che i villaggi terramaricoli fossero composti inizialmente da capanne circolari di circa 10 mq di superficie, occupate da famiglie di 5 o 6 persone, poste su palafitte circondate dall’acqua; successivamente, in seguito all’interramento delle palafitte, i villaggi vennero ricostruiti sui resti dei precedenti con l’aggiunta di opere di difesa e arginatura. Gli abitanti delle terramare erano dediti all’agricoltura e all’allevamento, sapevano lavorare il bronzo e furono i primi, in queste regioni, a praticare il rito funebre della cremazione. Alla civiltà  delle terramare seguà¬, nella prima età  del ferro, la cosiddetta civiltà  Villanoviana, dal nome della località  di Villanova, in provincia di Bologna, dove si concentrarono prevalentemente i nuovi insediamenti umani. Le caratteristiche dell’abitato villanoviano, a differenza di quello terramaricolo, appaiono pi๠semplici e prive di opere di difesa. Anche i villanoviani praticano l’incinerazione, presentano una religiosità  intensa e affascinante, sanno modellare i metalli e praticano l’agricoltura. La regione fu abitata dagli etruschi che avviarono le prime opere di bonifica dell’acquitrino padano, dai celti ( liguri e galli) e poi dai coloni e dalle legioni di Roma. La traccia dell’occupazione romana è profonda e importante: la fondazione di città  come Ariminum (Rimini) e Parma, la realizzazione della via Emilia, la centuriazione dell’agro padano, l’inaugurazione della via Flaminia nel 220 a. C.. La campagna coltivata fu poi teatro di gesta epiche: il guado del Rubicone da parte di Giulio Cesare, le scorribande di Attila e dei suoi Unni, dei Visigoti di Alarico e degli Eruli di Odoacre, che nel 476 spodesterà  Romolo Augustolo mettendo fine all’Impero Romano d’Occidente. Nasce a Ravenna il primo Regno d’Italia, nel 493, con la vittoria di Teodorico su Odoacre; sempre a Ravenna si stabilirà  la sede dell’esarca, rappresentante dell’impero bizantino artefice della sconfitta dei Goti; ancora oggi splendide opere d’arte testimoniano la presenza bizantina in quell’area. L’esarcato sarà  rovesciato da parte dei longobardi di Alboino, al termine di una lunghissima resistenza che segna anche la nascita del toponimo di “Romania” (terra romana), oggi Romagna, per distinguerla dalla “Longobardia”, oggi Lombardia, terra dei longobardi. Questi hanno lasciato invece una diversa organizzazione del potere, con la creazione nelle città  di un duca, sostituito dalla figura del conte quando ai longobardi hanno fatto seguito i franchi di Carlo Magno, grazie ai quali l’esarcato è stato donato alla Chiesa. Il medioevo è un periodo travagliato in tutta la regione, afflitto dalle lotte per il potere, dalla contrapposizione tra guelfi e ghibellini, da scontri sanguinosi e dalla celebre epidemia di peste che decimಠle popolazioni nel Trecento. Esso è segnato dalle vicende storiche dei feudi, dei comuni e delle maggiori casate; si ricordano i Dal Verme, i Da Henzola, i Gonzaga, i Farnese; tuttavia, tra quelle che ebbero il maggiore radicamento locale spiccano i riminesi Malatesta e la gloriosa casata d’Este, che ha dominato per secoli su buona parte della regione. I primi si insediano in Rimini nel 1295 con Malatesta da Verucchio e saranno protagonisti della storia romagnola: è un Malatesta il protagonista dell’episodio di Paolo e Francesca celebrato da Dante nella Divina Commedia; è Sigismondo Pandolfo Malatesta, nel Quattrocento, a interpretare il momento di maggiore splendore della signoria riminese, grazie all’abilità  con cui intesseva relazioni con gli Sforza e con la Santa Sede. In questo periodo si esprime nel contado riminese la maestria artistica di Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Agostino di Duccio. Con il pontificato di Enea Silvio Piccolomini, noto come Pio II, i rapporti tra i Malatesta e la Chiesa si incrinano e inizia una fase che si chiuderà  con la cacciata da Rimini, nel 1528, di Pandolfo IV e la fine della dinastia malatestiana. La casata d’Este inaugura di diritto il dominio sul ducato ferrarese con Azzo VI nel 1209; nel XIV secolo gli Estensi sono signori anche di Modena e Reggio e la loro signoria si estenderà  anche su Parma. NicolಠII d’Este, signore di Ferrara e di Modena, artefice della pace del 1369 con i Visconti, ospitಠa corte il Petrarca nel 1370; il fratello Alberto V fondಠl’Università  di Ferrara nel 1391. Ercole I, secondo duca di Ferrara, Modena e Reggio, fu il promotore di una politica di pace fra le casate nobiliari, fondata soprattutto su sapienti scelte matrimoniali che lo imparentarono con gli Sforza, i Borgia, gli aragonesi e i Gonzaga. La morte di Cesare, sesto e ultimo duca, segna la fine della signoria; dal 1628 al 1796 il ducato Estense, che si era sviluppato fino a comprendere Modena, Reggio, Rovigo, la Garfagnana e il circondario di Lugo (RA), diventa Legazione Pontificia, la quale comprende perಠuna parte meno vasta di territori. Divisa tra lo Stato pontificio e i possedimenti borbonici, la regione attraversa il Settecento in condizioni di relativa prosperità  che vedono fiorire le attività  agricole e industriali. L’Ottocento segna l’avvio dei moti riformatori e insurrezionalisti che porteranno all’unificazione. Il XX secolo è costellato di pagine importanti e dolorose durante la guerra (la resistenza, gli eccidi, le deportazioni nei campi di sterminio nazisti) ma è anche il secolo della definitiva acquisizione del benessere economico e della qualità  della vita che fanno della regione -che fino al 1948 si chiamava Emilia- un punto di riferimento in ambito nazionale.

Servizi

Turismo. Nelle dimensioni e nella vivacità  dell’industria turistica la regione ha poche rivali in Italia: le sue città  d’arte, da Bologna a Ferrara, da Parma a Ravenna, si rivelano autentici scrigni di bellezze architettoniche e storiche. A fare della regione uno dei centri turistici pi๠importanti del paese è perಠl’incredibile tessuto economico litoraneo, per il quale è stato coniato il termine di “divertimentificio”: gli stabilimenti balneari della costa sono meta di un flusso turistico talmente rilevante da costituire uno dei principali indicatori dello stato di salute dell’intero comparto nazionale. La riviera romagnola, da Cervia a Cattolica, è nota in tutta Europa e offre praticamente ogni tipo di svago: dalla vacanza balneare allo sport, dai locali di intrattenimento famosi in tutta Italia ai soggiorni climatici in ogni periodo dell’anno. Lo sviluppo del sistema turistico e nuove iniziative imprenditoriali hanno infatti permesso di sfruttare gran parte delle strutture ben oltre la stagione estiva; di recente, poi, al flusso turistico tradizionale si è andato affiancando un fenomeno legato agli scambi commerciali, in particolare con i paesi dell’Est europeo, intrattenuti dalle aziende manifatturiere romagnole (il fenomeno è particolarmente rilevante nell’industria dell’abbigliamento e delle calzature). Le presenze determinate da questo ricco sistema di relazioni esterne hanno portato alla crescita delle strutture ricettive che, diffuse in tutta la regione, creano sulla costa uno dei poli alberghieri pi๠importanti sul piano internazionale, sede e meta anche per l’industria dei congressi. Sport. Gli impianti sono diffusi in tutto il territorio e consentono anche la pratica di attività  meno consuete, come il golf o l’equitazione. Assumono particolare rilievo le strutture destinate ad assecondare la passione, assai diffusa, per i motori e per gli sport ad essi collegati: dal celeberrimo autodromo internazionale “Enzo e Dino Ferrari” di Imola ai circuiti di Varano de’ Melegari e Misano Adriatico. Un cenno a parte meritano gli impianti per la pratica degli sport invernali e tra questi le località  sciistiche al confine con la Toscana. Trasporti. Completa e soddisfacente è la rete del trasporto pubblico, sia su gomma che su rotaia (esistono altre società  di gestione del servizio ferroviario, oltre a Trenitalia, che operano in ambito locale); tutti i distretti regionali appaiono collegati in modo soddisfacente. Quanto al trasporto aereo, anche in questo campo il capoluogo regionale si conferma quale nodo di smistamento del traffico nazionale di una certa importanza. Sanità . Si sperimenta qui con successo il modello di altre regioni limitrofe per la gestione dei servizi di emergenza, grazie al prezioso e generoso apporto del volontariato, organizzato nelle società  di pubblica assistenza e nelle cosiddette Misericordie. La felice integrazione di risorse pubbliche e private consente di offrire ai cittadini un servizio capillare per il trasporto sanitario, il pronto intervento, i servizi sociali, la riabilitazione e i servizi funebri. L’organizzazione del servizio sanitario pubblico, articolata in 13 aziende USL e 5 aziende ospedaliere (di cui 4 miste ospedaliere-universitarie), prevede 67 strutture ospedaliere cosଠripartite: 13 a Bologna e provincia, 11 a Modena e provincia, 9 a Ferrara e provincia, 8 a Forlà¬, Cesena e provincia, 7 a Piacenza e provincia, 7 a Reggio nell’Emilia e provincia, 5 a Parma e provincia, 4 a Rimini e provincia, 3 a Ravenna e provincia; esiste poi un famoso e importante istituto a carattere scientifico per le patologie di tipo ortopedico. Vi sono inoltre 47 case di cura private (accreditate e non): 15 a Bologna e provincia, 6 a Modena e provincia, 5 a Parma e provincia, 5 a Ravenna e provincia, 4 a Forlà¬, Cesena e provincia, 4 a Rimini e provincia, 3 a Piacenza e provincia, 3 a Ferrara e provincia, 2 a Reggio nell’Emilia e provincia. Istruzione e cultura. L’Emilia-Romagna ha quattro università , delle quali una -quella di Bologna- è pacificamente riconosciuta come la pi๠antica università  d’Europa. L’ateneo felsineo ha 19 facoltà : agraria (con sedi anche a Cesena e Reggio nell’Emilia), architettura, chimica industriale, conservazione dei beni culturali, economia (con sedi anche a Forlଠe Rimini), farmacia, giurisprudenza, ingegneria (con sedi anche a Cesena e Forlà¬), lettere e filosofia, lingue e letterature straniere, medicina e chirurgia, medicina veterinaria, psicologia, scienze della formazione, scienze matematiche, fisiche e naturali (con sedi anche a Cesena e Ravenna), scienze motorie, scienze politiche (con sede anche a Forlà¬), scienze statistiche (con sede anche a Rimini); vi sono inoltre: la scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori, 68 dipartimenti, 20 centri interdipartimentali e 3 istituti di ricerca. L’università  di Ferrara ha 7 facoltà : architettura, economia, farmacia, giurisprudenza, ingegneria, lettere e filosofia, medicina e chirurgia, scienze matematiche, fisiche e naturali, pi๠19 dipartimenti, 63 sezioni dipartimentali e 32 centri. L’università  di Modena e Reggio nell’Emilia ha 9 facoltà : agraria, economia, farmacia, giurisprudenza, ingegneria (con sedi a Modena e Reggio nell’Emilia), lettere e filosofia, medicina e chirurgia, scienze della comunicazione e scienze matematiche, fisiche e naturali, oltre a 20 dipartimenti e 5 centri interdipartimentali. L’università  di Parma ha 10 facoltà : architettura, economia, farmacia, giurisprudenza, ingegneria, lettere e filosofia, medicina e chirurgia, medicina veterinaria, scienze matematiche, fisiche e naturali e scienze politiche, pi๠29 dipartimenti, 33 istituti di ricerca e altre 12 strutture diverse. Oltre a questi atenei non puಠnon ricordarsi l’Accademia Militare di Modena, istituto di studi superiori a carattere universitario, che provvede alla formazione di base degli ufficiali in servizio permanente dell’Arma dei carabinieri; delle Armi di fanteria, cavalleria, artiglieria, genio, trasmissioni; dell’Arma dei trasporti e dei materiali; del Corpo degli ingegneri dell’esercito; del Corpo sanitario dell’esercito e del Corpo di amministrazione e di commissariato dell’esercito. Il sistema scolastico è comunque completo in ogni ordine e grado e offre istituti considerati spesso all’avanguardia in campo internazionale per la qualità  dell’ambiente e delle tecniche di insegnamento. Ad essi si affianca il ricco panorama delle istituzioni culturali: dalle biblioteche, pubbliche e private, che annoverano alcune delle maggiori raccolte nazionali, alle istituzioni museali, alle gallerie e pinacoteche

Ordinamento

Il Consiglio regionale, con sede a Bologna, è formato da 50 consiglieri e si articola in 5 commissioni permanenti: I Commissione Bilancio e Programmazione, II Attività  produttive, III Territorio e Ambiente, IV Sicurezza sociale, V Scuola, Cultura e Tempo libero. Organismi regionali sono: il Comitato regionale per i servizi radiotelevisivi e l’ufficio del Difensore civico per l’Emilia-Romagna. La Giunta della Regione Emilia-Romagna, con sede a Bologna, è composta dal presidente e da un numero di assessori non inferiore a 8 e non superiore a 12. L’apparato politico-amministrativo si articola in aree, servizi e uffici nonchà© in commissioni, osservatori, consulte, comitati. Istituzioni sub-regionali diverse da Province e Comuni operano in vari settori e a vari livelli. Si contano, ad esempio, 17 Comunità  montane, 13 Unità  Sanitarie Locali e 45 distretti scolastici. Lo stemma della Regione, adottato con legge regionale del 1989, nei suoi elementi costitutivi assume la forma di un trapezoide rettangolo, di colore verde, con il lato superiore di andamento sinusoidale, inserito in un quadrato bianco. Il simbolo sintetizza l’idea della regione Emilia-Romagna per il richiamo ai due elementi che l’hanno caratterizzata nel corso dei secoli in ogni suo aspetto economico, sociale e culturale: il Po, rappresentato dalla linea curva, e la via Emilia, simboleggiata da quella obliqua dritta; tra questi due poli si sviluppa la regione. Comunità  montane. Valle del Santerno, con sede a Fontanelice; Valli del Savena e dell’Idice (Pianoro); Alta e media valle del Reno (Vergato); Valle del Samoggia (Castello di Serravalle); Appennino cesenate (Bagno di Romagna); Appennino forlivese (Predappio); Valli del Tramazzo e del Montone (Rocca San Casciano); Valle del Parecchia (Torriana); Appennino Modena ovest (Montefiorino); Frignano (Pavullo nel Frignano); Appennino Modena est (Zocca); Valli del Taro e del Ceno (Borgo Val di Taro); Appenino Parma est (Langhirano); Valli del Nure e dell’Arda (Bettola); Appennino piacentino (Bobbio); Appennino faentino (Brisighella); Appennino reggiano (Castelnovo ne’ Monti). Unità  Sanitarie Locali. Aziende Usl di: Bologna città , Bologna nord, Bologna sud, Cesena (in provincia di Forlà¬-Cesena), Ferrara, Forlଠ(in provincia di Forlà¬-Cesena), Imola (in provincia di Bologna), Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio nell’Emilia, Rimini. Distretti scolastici. Il numero di distretti scolastici per ciascuna provincia è: 10 per quella di Bologna (con sede a: San Giovanni in Persiceto, San Giorgio di Piano, Casalecchio di Reno, Porretta Terme, Budrio, San Lazzaro di Savena, Imola e tre a Bologna), 5 per quella di Ferrara (con sede a: Cento, Ferrara, Copparo, Codigoro, Argenta), 4 per quella di Forlà¬-Cesena (con sede a: Forlà¬, Meldola, Cesena, Svignano sul Rubicone), 7 per quella di Modena (con sede a: Carpi, Mirandola, Sassuolo, Pavullo nel Frignano, Vignola e due a Modena), 5 per quella di Parma (con sede a: Fidenza, Fornovo di Taro, Langhirano e due a Parma), 3 per quella di Piacenza (con sede a: Castel San Giovanni, Piacenza, Fiorenzuola d’Arda), 3 per quella di Ravenna (con sede a: Lugo, Ravenna, Faenza), 6 per quella di Reggio nell’Emilia (con sede a: Montecchio Emilia, Guastalla, Reggio nell’Emilia, Correggio, Scandiano, Castelnovo ne’ Monti), 2 per quella di Rimini (con sede a: Rimini, Morciano di Romagna).

Province della Regione

9 province
Bologna

BO

60 comuni

Codice: 037

Esplora provincia
Ferrara

FE

26 comuni

Codice: 038

Esplora provincia
Forlì-Cesena

FC

30 comuni

Codice: 040

Esplora provincia
Modena

MO

47 comuni

Codice: 036

Esplora provincia
Parma

PR

47 comuni

Codice: 034

Esplora provincia
Piacenza

PC

48 comuni

Codice: 033

Esplora provincia
Ravenna

RA

18 comuni

Codice: 039

Esplora provincia
Reggio nell'Emilia

RE

45 comuni

Codice: 035

Esplora provincia
Rimini

RN

27 comuni

Codice: 099

Esplora provincia

Comuni Principali

I 10 comuni più popolosi
Comune Provincia Abitanti Altitudine
Argenta Ferrara 0 0 m
Novi di Mòdena Modena 0 0 m
Guastalla Reggio nell'Emilia 0 0 m
Berra Ferrara 0 0 m
Palàgano Modena 0 0 m
Ligònchio Reggio nell'Emilia 0 0 m
Bondeno Ferrara 0 0 m
Pavullo nel Frignano Modena 0 0 m
Luzzara Reggio nell'Emilia 0 0 m
Cento Ferrara 0 0 m

Informazioni Regione

  • Nome Emilia-Romagna
  • Codice ISTAT 08
  • Ordine alfabetico 5
  • Numero province 9
  • Numero comuni 348
  • Popolazione totale 0

Date Storiche

Statistiche Avanzate

  • Popolazione media comune 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m
  • Superficie media 64,52 km²

Mappa Regione

Mappa della regione Emilia-Romagna

Capoluogo di Regione

Longobardi

Provincia: Cosenza (CS)

Vedi scheda