Provincia di Ferrara

Emilia-Romagna - Sigla: FE

26 Comuni Codice: 038 Regione: 08

Descrizione

Territorio. Di forma allungata (come di trapezio rettangolo allungato), estesa essenzialmente da ovest a est, nella zona nord-orientale della regione, dalla bassa mantovana alla costa adriatica, raccoglie 26 comuni, la cui popolazione fa registrare un indice di vecchiaia particolarmente superiore alla media. Il suo territorio è interamente pianeggiante e circondato da acque: quelle del basso corso del Po Grande e del Po di Goro, a nord, quelle del basso corso del fiume Reno, a sud, quelle del mare Adriatico, a est, sulle quali si riversa con una costa bassa e sabbiosa; è incuneato tra il Polesine (della veneta provincia di Rovigo) e la lombarda provincia di Mantova, a nord, la provincia di Ravenna (la Romagna), a sud, la provincia di Bologna, a sud-ovest, e quella di Modena, a ovest. Piuttosto omogeneo dal punto di vista orografico, basso e pianeggiante, è costituito da terreni di origine alluvionale, generati dai depositi del materiale trasportato dai fiumi, che nel tempo hanno riempito il golfo, ubicato, all’epoca del terziario, negli spazi dell’attuale pianura; il graduale accumulo delle alluvioni ridusse la zona orientale a un numero di ampi stagni deltizi, fra loro separati in modo da configurarsi come conche, che vennero definite valli, anche in seguito all’opera di prosciugamento, bonifica e messa a coltura, cui numerose zone della provincia sono state sottoposte. Anche dal punto di vista climatico si riscontra uniformità : la tendenza alla continentalità che si riscontra in gran parte della provincia è in parte mitigata dall’influsso del mare solo nei pressi della costa; molto calde risultano le estati e assai freddi gli inverni. Piuttosto bassa è la piovosità e le piogge hanno entità e regime equinoziali (presentano due massimi: in autunno e primavera). Di rilievo è l’idrografia che, oltre ai citati Po Grande e di Goro, al Reno e alle Valli di Comacchio, comprende anche il Po di Volano, quello di Primaro e il fiume Panaro che, pur risentendo delle piene stagionali, hanno nel complesso un corso tranquillo. Nell’antichità il luogo attualmente occupato dalle Valli di Comacchio ospitava il Po Grande. L’invasione di buona parte della zona del vecchio delta è stata resa possibile dalla deviazione del corso del fiume a nord (dove sfocia attualmente). Per volere della famiglia d’Este già nel XIV secolo si avviò la canalizzazione, che riuscଠa sollevare le sorti dell’agricoltura; in seguito il lavoro fu però reso vano dal naturale abbassamento progressivo dei terreni e dagli errati interventi idraulici. Solo con l’avvento della macchina a vapore del XIX secolo la bonifica meccanica, potenziata soprattutto nella zona settentrionale della provincia e nei pressi delle Valli di Comacchio, porterà all’attuale assetto, ottenuto nel XX secolo mediante il sollevamento delle acque basse dato da impianti idrovori, che ha consentito l’accrescimento della produzione del riso. Il risultato è una campagna composta come un fitto reticolo di canali e corsi d’acqua, in cui spesso si è generata la vocazione alle attività nautiche, come nelle zone del Volano e del Primaro. Ma soprattutto nella zona del delta del Po continuano a esistere seri rischi di carattere alluvionale; in questa zona, come in tutta la pianura padana, si registrano fenomeni di inquinamento piuttosto rilevanti. Parte del territorio provinciale è inserita nel Parco del Delta del Po, istituito nel 1988 e riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità , esteso su un’area di circa 60.000 ettari; la sua creazione mira alla conservazione dell’ambiente naturale del delta storico del Po. Particolarmente elevato risulta il livello di urbanizzazione di tutta la provincia: le zone di addensamento particolare sono il Centese e quella che si trova lungo la sponda del Po vicina a Ferrara; il baricentro demografico della provincia è situato, infatti, a Voghiera, alla periferia occidentale del capoluogo. Lo stemma provinciale, concesso con Regio Decreto, è “interzato in pergola”. La prima sezione è troncata di nero e d’argento; la seconda, anch’essa troncata, si compone di una banda “doppiomerlata”, accostata da sei stelle d’oro in campo azzurro, e di un gambero rosso, su sfondo argenteo, col capo d’Angiò costituito da un lambello rosso, in campo azzurro, con quattro pendenti intercalati da tre gigli d’oro; nella terza sezione, infine, si raffigura un pesce posto in palo su sfondo aureo. Lo stemma riunisce in sé le insegne delle città di Ferrara, Cento e Comacchio. Comunicazioni. Importante nodo stradale e ferroviario è il capoluogo di provincia, che è crocevia fra la linea principale del territorio, quella che collega Venezia a Bologna, e la gran parte delle linee locali, di unione con Rimini, Codigoro e Suzzara; unica eccezione è costituita dalla Bologna-Portomaggiore che, attraversando il territorio nella sua zona centro-meridionale, non interessa Ferrara. Un solo tracciato autostradale serve la provincia, quello dell’A13 Bologna-Padova che, diramato nel raccordo con Porto Garibaldi, attraversa nei due sensi (nord-sud e est-ovest) l’intera provincia. Anche le strade statali consentono un soddisfacente collegamento con le province limitrofe e con il resto d’Italia; sono: la n. 16 Adriatica; la n. 64 Porrettana; la n. 255 di San Matteo Decima; la n. 309 Romea; la n. 468 di Correggio; la n. 495 di Codigoro e la statale n. 496 Virgiliana. Per il resto, cioè porto e aeroporto, la provincia fa capo, rispettivamente, a Ravenna e a Bologna. Storia. Se per il periodo antico si nutrono dubbi circa le origini di Ferrara, non altrettanto si può affermare per quello che riguarda il medioevo. A proposito delle vicende del resto della provincia, invece, si sa per certo che in epoca romana esisteva un insediamento in luogo di Voghenza e Voghiera (i cui nomi riportano a luoghi abitati dai liguri) e che già nell’età del bronzo in tutta la zona posta a occidente del fiume Panaro era sviluppata la civiltà delle “terramare”; a oriente del Panaro si sono avuti ritrovamenti da ascrivere al periodo della cultura villanoviana, della prima età del ferro. L’intera pianura padana vede gli esordi della civiltà nella nascita (nel VI sec. a.C.) delle due città emporio: Spina e Adria. La vocazione agricola del territorio fu determinata dalla regolazione del corso delle acque, di cui si organizzò il deflusso a mare, che portò alla forma a delta della foce del Po e alla creazione di villaggi tra loro indipendenti. Particolarmente importante risulta la vicenda della mitica Spina, sorta in epoche lontane come emporio etrusco, dalla cultura evidentemente grecizzata: costituଠporto di scambio per le merci provenienti da ogni dove, dall’estremo settentrione d’Europa fino alle coste africane; dopo secoli di oblio che l’avevano dimenticata (era rimasta sepolta sotto le acque paludose del delta padano), ne sono stati riportati alla luce i magnifici reperti dai moderni archeologi. Seguଠlo splendore di Voghenza, resa capoluogo romano di un’ampia zona di proprietà dell’impero, in cui venivano inviati i legionari del potente esercito che, dopo aver prestato un onorevole servizio per anni, erano autorizzati a vivere dei proventi di un podere loro concesso. Al commercio fluviale risultarono legate le comunità liberali, nate nella zona che fu vista come confine di stato da celti e romani, prima, come dai bizantini e i longobardi, poi. Anche per questa parte della regione risultò determinante la discesa dei longobardi in Italia (del VI secolo), che originò la separazione tra Emilia (sottoposta ai nuovi dominatori) e Romagna (che restò nelle mani bizantine), il cui nome ne rievocava la dipendenza da Roma. Il continuo stato di guerra causava ritardi nello sviluppo dei vecchi abitati, mentre ne sorgevano altri, che vedevano una rapida crescita, come Comacchio e Ferrara. Dopo il secolo XI il frazionamento feudale andò arrestandosi e si assistette all’affermazione della famiglia dei marchesi di Canossa, che estesero il loro dominio, oltre che nel ferrarese, in gran parte dell’Emilia. Al periodo delle invasioni longobarde e per opera dei benedettini, ai quali si deve l’introduzione della bonifica sistematica delle zone sommerse del delta, si ascrive la nascita (nel VI secolo) dell’Abbazia di Pomposa, luogo di potere e di cultura fra i pi๠importanti d’Italia, ideale punto di controllo dei traffici che si tenevano tra Ravenna e Pavia (vi dimorò quel monaco Guido, erroneamente denominato d’Arezzo, che vi inventò la trascrizione musicale moderna). Terminato il periodo di splendore di Pomposa, sorse la civiltà di Ferrara, fra i luoghi pi๠importanti per lo sviluppo e la diffusione della cultura italiana; là¬, per la prima volta in Europa, fu commissionato un piano regolatore (a Biagio Rossetti, da parte di Ercole I), esempio ineguagliato dell’arte di costruire una città nelle sue diverse forme. Nella prima metà del XIII secolo il territorio provinciale vide, inevitabile, il passaggio dai comuni alle signorie, visti i continui contrasti fra i diversi comuni, tra piccoli feudatari e tra guelfi e ghibellini: il potere fu ceduto alla famiglia dei Salinguerra, dai quali sarebbe passato agli Estensi, definitivamente. Il XIV secolo fu l’epoca che vide il riconoscimento di una situazione ormai consolidatasi: i numerosi signori locali, detentori dell’effettivo potere in Romagna, videro riconosciuto dal papato il titolo di vicario pontificio; ciò valse anche per gli Estensi. Se sul finire del ’400, in seguito all’intervento francese in Italia, crollarono le piccole signorie emiliano-romagnole, che furono riunite sotto l’egida della chiesa, ciò non si verificò per il ducato di Ferrara, che si distinse come entità a sé stante. La seconda metà del XVI secolo risultò determinante per la suddivisione del territorio dell’intera regione, seguita alla pace di Cateau-Cambrésis; ne risultarono tre entità : il ducato di Ferrara, fino a Modena e Reggio (retto dagli Estensi); quello di Parma e Piacenza (retto dai Farnese) e lo Stato Pontificio. Ma l’estinzione del ramo legittimo degli estensi portò, dopo circa quaranta anni, il papa Clemente VII ad impegnarsi, con successo, per ottenere Ferrara. Agli inizi del XIX secolo, dopo la rivoluzione francese, il Ferrarese fu occupato saltuariamente dagli austriaci e nel periodo napoleonico fu annesso alla Repubblica Cisalpina; il Congresso di Vienna, con la restaurazione, che seguଠil fallito tentativo di Gioacchino Murat (degli anni 1814-1815) di unificare la penisola, riportò la zona sotto il dominio del papa che ebbe, dunque, le legazioni di Ferrara, Bologna e Ravenna. Alla fine del XIX secolo si ebbe la diffusione delle idee socialiste, che ebbero presa anche a causa delle pesanti condizioni del lavoro agricolo: nel ferrarese la protesta si manifestò nel 1907-1908 con un grande sciopero agrario. Durante il secondo conflitto mondiale determinante si rivelò il contributo dei partigiani emiliani, che affiancarono le truppe alleate, superando le difese nemiche presso Argenta, riuscendo a liberare Ferrara e collaborando a costringere i tedeschi alla resa definitiva sul fronte italiano (nella primavera del 1945). Struttura socio-economica. In una graduatoria delle province italiane che analizzi le opportunità di sviluppo e i vincoli che lo condizionano, Ferrara occupa il trentanovesimo posto, una posizione di retroguardia rispetto alle province italiane pi๠sviluppate. Cause del ritardo rispetto alle altre province emiliane sono: il tasso di disoccupazione pi๠alto, un’incidenza minore delle imprese distrettuali, l’elevato peso delle ditte individuali e le caratteristiche del mercato del credito, in cui il costo del denaro risulta superiore alla media nazionale. La stessa posizione occupa nella speciale graduatoria che consideri l’indice sintetico della qualità della vita delle province italiane; un valore degno di rilievo ma, comunque, inferiore a quello di altre aree emiliane. Soddisfacente può essere giudicata la vivibilità dei comuni. Significativa risulta anche l’incidenza dei trasferimenti sulle entrate complessive delle famiglie della provincia, particolarmente quelli dovuti per prestazioni pensionistiche, il cui numero si spiega se si considera l’elevata quota di abitanti che superano i 64 anni (all’interno della quale determinante è il peso della componente femminile). Analizzando il valore procapite, se il reddito disponibile per famiglia e la spesa complessiva effettuata nella provincia fanno registrare valori superiori alla media nazionale, esso risulta meno sviluppato, se confrontato con le altre realtà dell’Emilia-Romagna; in particolare è superiore a quella media regionale la porzione di spesa alimentare, da cui si trae indicazione di una maggiore propensione degli abitanti della provincia a soddisfare i bisogni di prima necessità , rispetto al comportamento medio degli emiliani; su tali valori del livello dei consumi finali interni incide anche uno sviluppo del turismo ridotto rispetto alle altre province costiere della regione, su cui influisce pure un afflusso nei luoghi di attrazione culturale (basti pensare ai richiami artistici di Ferrara e al carnevale di Cento), che difficilmente supera la permanenza giornaliera. Su buoni livelli si pone la situazione abitativa, soprattutto rispetto alla media nazionale; ciò è dato dal soddisfacente numero di seconde case, da aggiungere alla prima casa di proprietà , che risulta una costante per i residenti della provincia. La presenza dell’Università stimola l’organizzazione di attività culturali e sociali, che costituiscono opportunità per il tempo libero dei ferraresi. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, si rileva una situazione di inferiorità della provincia rispetto al resto della regione, in particolare in merito al fenomeno della disoccupazione, valutata nel complesso e nelle differenti classi di età , causata, fra l’altro, dalla crisi del polo chimico, che sembra avere influito in misura apprezzabile soprattutto sulla quota dei lavoratori dipendenti, già inferiore a quella nazionale; una diffusa imprenditorialità agricola, invece, incide sul numero degli occupati nel settore, che solitamente rivestono una posizione professionale indipendente. La miriade di aziende agricole presenti, di cui molte marginali, contribuisce in modo determinante ad allineare Ferrara sui livelli delle altre province emiliane, dove pi๠radicata appare la vocazione distrettuale. L’economia contadina ha trovato sbocco anche nell’industria conserviera (a Portomaggiore, nel distretto industriale di Argenta, si trovano importanti aziende nazionali), che trae alimento dalla produzione di frutta, in particolare: pere, mele, pesche e, nell’ultimo decennio del ventesimo secolo, anche kiwi. Se si eccettua la classe di età compresa tra i 25 e i 29 anni, per la quale la partecipazione all’occupazione risulta inferiore alla media regionale, soddisfacente appare, invece, la propensione generale all’attività lavorativa della popolazione di età superiore ai 15 anni. Analizzando il tessuto produttivo della provincia, esso risulta caratterizzato dall’elevato numero di micro-imprese fino a 9 addetti e da un numero di occupati, nelle imprese con pi๠di 200 addetti, che appare significativo rispetto alla media regionale e del nord-est. Da tempi lontani il sistema economico del ferrarese può essere descritto come la somma di una diffusa imprenditoria agricola, soprattutto nel meridione della provincia, e di un’industria, che ha nel polo chimico della periferia nord del capoluogo provinciale il suo luogo d’elezione; il binomio costituitosi fra le grandi fabbriche del polo chimico di Ponte Lungo e l’industria ferrarese è divenuto ormai inscindibile da tempo, come è dimostrato dal peso che hanno nelle esportazioni provinciali i derivati chimici. Proprio la crisi dell’industria chimica, occorsa nella prima parte degli anni ’90 del ventesimo secolo, ha determinato una crescita del valore aggiunto inferiore a quella nazionale e un ridimensionamento degli addetti del comparto, cui ha fatto seguito il riversarsi di lavoratori nel commercio, con un conseguente aumento delle imprese individuali. I piccoli esercizi commerciali, però, sono stati selezionati, a seguito dell’affermazione della grande distribuzione, cui si è assistito soprattutto al di là del Po, nella veneta provincia di Rovigo. Rilevanti, però, risultano anche altre specializzazioni della struttura manifatturiera, quanto a numero di addetti: è il caso del comparto metalmeccanico, dell’industria conserviera agro-alimentare ma anche delle produzioni legate all’edilizia per la casa, in particolare la fabbricazione di piastrelle e ceramiche per pavimenti e rivestimenti. Se, dunque, l’industria chimica rappresenta ancora la struttura portante del sistema produttivo della provincia, strategico risulta pure il comparto metalmeccanico, cui è connessa una serie integrata di micro-imprese, complementari e contoterziste, con una significativa connotazione artigiana. Lo stesso artigianato, però, se per un verso garantisce produzioni all’avanguardia, d’altro canto desta preoccupazioni per la presenza capillare, aumentata in seguito alla crisi della grande industria. La tradizionale risorsa dell’agricoltura costituisce anche per l’industria uno sbocco: basti pensare alla fabbricazione di macchine per l’agricoltura e la silvicoltura. Quest’ultima attività , che costituisce una delle voci dell’esportazione, si localizza nel Centese e a Copparo, dove hanno trovato sviluppo tutta una serie di imprese satellite, specializzate nella produzione di elementi in metallo, di complemento alla realizzazione di macchine agricole. Altra risorsa tradizionale della provincia è quella ittica, concentrata nelle Valli di Comacchio (allevamento di anguille) o affidata all’attività dei pescherecci di Porto Garibaldi e di Goro, il cui operato è fonte di un apprezzabile indotto nella lavorazione e conservazione dei prodotti ittici. Oltre che a Ferrara, dove si colloca il baricentro economico della provincia e dove si concentrano le aziende pi๠grandi, si registrano addensamenti significativi di imprese nel Centese e a Goro. Discordi risultano i valori della ricchezza procapite prodotta all’interno della provincia (superiore alla media nazionale) e del valore aggiunto per addetto (che risulta leggermente inferiore), considerate le attività extra-agricole. Se, a differenza del litorale romagnolo, il turismo sembra una risorsa non rilevante per l’economia provinciale, superiore alla media regionale risulta l’incidenza sul valore aggiunto della Pubblica Amministrazione. àˆ interessante, per avere un quadro esaustivo dell’economia provinciale, esaminare le esportazioni, che riflettono l’ascesa del settore metalmeccanico: il primato va alle parti staccate di autoveicoli ma i prodotti della chimica detengono sempre un posto di rilievo; i mercati restano soprattutto quelli occidentali, con in testa la Germania, seguita dagli Stati Uniti. La dotazione infrastrutturale risulta inadeguata alle esigenze del tessuto imprenditoriale e ciò costituisce un elemento frenante per lo sviluppo dell’economia provinciale, penalizzata anche dalla carenza di scali marittimi: ancora si attende la costruzione, nel porto canale di Porto Garibaldi, di uno scalo per il traffico commerciale. Considerata la crescente domanda di consulenza aziendale, si registra un’offerta carente di servizi alle imprese, soprattutto per l’esportazione. Un costo del denaro leggermente superiore a quello medio regionale rende non del tutto favorevole, poi, il rapporto tra realtà produttive e istituti di credito. Le difficoltà di ottenere credito hanno portato molte imprese a cercare fonti di finanziamento alternative. Promettenti risultano le prospettive del comparto agro-alimentare (sviluppatosi ai confini con il ravennate, dove determinante è la presenza del porto) e del turismo, che sta cercando di accodarsi a quello delle zone balneari romagnole.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE Una prima distinzione fra i comuni della provincia porta alla divisione fra la zona cosiddetta romagnola (a sud) e quella pi๠propriamente emiliana (il resto), che anche dal punto di vista storico trova conferme e tracce in una diversità di trattamento e in differenti esiti culturali. La parte emiliana, a sua volta, subisce un ulteriore smembramento in “Alto” e “Basso Ferrarese” (il primo confinante con le province di Modena e Bologna, il secondo con il mare o ad esso prossimo), sentito come valido anche nelle considerazioni informali; un capitolo a sé stante costituisce, però, nella zona bassa, quella confinante con il Polesine (che per questo verrà divisa dalla parte delle Valli), dalla diversa connotazione economico-sociale, oltre che storica. La grande forza di attrazione di Ferrara, da un lato, e di Cento, dall’altro, giustificano un’ultima scissione anche nell’Alto ferrarese. Centese: Bondeno, Cento, Mirabello, Poggio Renatico, Sant’Agostino, Vigarano Mainarda. Ferrarese: Berra, Copparo, Ferrara, Formignana, Jolanda di Savoia, Ro, Tresigallo. Zona interfluviale: Argenta, Masi Torello, Ostellato, Portomaggiore, Voghiera. Valli: Codigoro, Comacchio, Goro, Lagosanto, Massa Fiscaglia, Mesola, Migliarino, Migliaro. CENTESE Territorio. Costeggiato quasi per intero a nord dal fiume Po (su cui si innesta il Panaro) e a sud dal fiume Reno, collegati dal Cavo Napoleonico, è zona di confine tra le province di Modena e Bologna, a ovest e a sud, e la lombarda provincia di Mantova. L’immissione del Reno nel Po fu possibile in seguito alle bonifiche operate nel XVI secolo, che diedero nuovo impulso all’agricoltura. La presenza dei corsi d’acqua, nel tempo, fu all’origine di danni al territorio, causati dalle esondazioni: esemplari sono i casi delle esondazioni cui furono soggette Sant’Agostino e Vigarano Mainarda, da parte del Reno, e Bondeno, inondata dalle acque del Po. La presenza dell’acqua ha favorito, però, anche lo sviluppo del bosco della Panfilia (a Sant’Agostino) che, esteso su 85 ettari, costituisce un tipico esempio di bosco igrofilo planiziale (per alcuni, per altri sarebbe il risultato dell’assestamento del territorio, successivo alle rotte del Reno), rinomato soprattutto per la presenza di tartufi bianchi, che vengono proposti in molti piatti locali, nei ristoranti del paese. Il bosco ospita la flora tipica dei boschi umidi padani (vi si distinguono: lo strato arboreo, quello arbustivo e il sottobosco erbaceo) e la fauna (data dai volatili, i mammiferi, gli anfibi, i rettili e gli invertebrati), protetta dal fondo mondiale per la natura. Comunicazioni. Il tracciato autostradale che attraversa tutto il territorio provinciale, quello dell’A13 Bologna-Padova, interessa anche la zona centese, cui sono garantiti i collegamenti su gomma anche tramite le strade statali n. 496 Virgiliana e n. 64 Porrettana (che a Ferrara si innestano nella n. 16); n. 468 di Correggio (che a Reggio nell’Emilia si immette nella n. 63) e n. 255 di S. Matteo Decima (che a Modena si immette nella n. 9). Le linee ferroviarie di cui ci si serve sono: la Bologna-Venezia e la Ferrara-Suzzara; entrambe attraversano il capoluogo provinciale. Storia. Zona di pi๠antico insediamento della provincia (in territorio di Bondeno si sono avuti ritrovamenti databili ad epoca preistorica mentre Cento sorge su una zona occupata dai romani), per la sua posizione in area di confine fu dotata di fortificazioni, torri di guardia e castelli, di cui rimangono ancora testimonianze. Fondamentale, anche per questa zona, risultò la presenza della casa estense, che ne contese il territorio ai Canossa, come nel caso di Bondeno, o a Bologna, come accadde per Cento, prima dominio del vescovo di Bologna e in seguito strappata dal papa Alessandro VI Borgia alla chiesa di Bologna, in favore degli Estensi. Feudo dei bolognesi Lambertini (cui appartenne papa Benedetto XIV) fu Poggio Renatico, tradizionale punto di confine tra Bologna e Ferrara, che restò bolognese fino al XIX secolo. Anche qui si ebbero echi delle lotte risorgimentali e dell’occupazione napoleonica ma determinante fu la presenza invasiva delle acque fluviali. L’ultima disastrosa inondazione a Sant’Agostino risale al 1763; di conseguenza nel 1767 si ebbe quel dirottamento del corso d’acqua, attraverso le valli del Poggio, e la situazione idrografica migliorata portò anche ad una progressiva messa a coltura dei terreni, cui seguଠun miglioramento della vita, generato dalla nuova ricchezza. Struttura socio-economica. I punti di forza della produzione del settore primario sono ancora i frutteti che, se negli anni Sessanta del ventesimo secolo ponevano la provincia al primo posto nella produzione europea, dopo i cambiamenti intervenuti nel mercato (cui è conseguito un ridimensionamento), rivestono ancora un’importanza notevole. Non solo Sant’Agostino ma anche le zone circostanti Mirabello e Bondeno (qui anche in località Stellata) sono considerate “località tartufigene”. Malgrado le difficoltà cui è andato incontro l’artigianato, è ancora forte la connotazione artigiana della provincia e del centese, dove un’esemplare testimonianza è offerta da Sant’Agostino, che costituisce il luogo di produzione di ceramiche artistiche; qui è rappresentato egregiamente anche il settore secondario, con la progettazione e realizzazione del cambio delle auto di una nota casa automobilistica di risonanza internazionale. Oltre che motivo di attrazione, momento di incontro di numerose personalità del mondo dello spettacolo, occasione di promozione economica è senza dubbio il carnevale centese, unico al mondo gemellato con quello di Rio de Janeiro: si scambia la partecipazione di carri e gruppi di figuranti (i centesi partecipano a quello brasiliano e viceversa), per uno spettacolo che ha altissima risonanza. FERRARESE Territorio. Compreso tra il fiume Po (a nord, che lo separa dalla veneta provincia di Rovigo), buona parte del Po di Volano (a sud) e il Canale Boicelli (a ovest), è caratterizzatao dalla presenza di uno dei luoghi pi๠importanti del corso del grande fiume, che da qui comincia a diramarsi nella sua parte finale, a formare il delta: è la zona di Pontelagoscuro (pochi chilometri a nord del capoluogo provinciale); il paesaggio è una combinazione fra quello tipico agrario della pianura modificata dalle bonifiche e l’insediamento industriale. Il canale navigabile, l’idrovia che congiunge Ferrara al Po, corre parallelamente alla tracciato viario. Su tutto domina la bellezza del capoluogo provinciale, ricco di monumenti, risultato di un passato ricco di glorie in diverse epoche. Comunicazioni. La presenza del capoluogo provinciale ha portato a una concentrazione a ovest della zona (in prossimità di Ferrara, appunto) delle principali vie di comunicazione; ciò non toglie una buona viabilità , data dalle strade provinciali, con la conseguente possibilità di collegamento con il resto della provincia. Unica strada statale della zona non proveniente da ovest è la n. 16 (ma a Ferrara ne convergono altre), che ha andamento nord-sud. Parallelo le risulta il tracciato autostradale dell’A13 Bologna-Padova. La rete ferroviaria converge anch’essa, per intero, sul capoluogo provinciale. Caratteristica di tutta la zona che si affaccia sulle acque del Po è la presenza di attracchi fluviali. Storia. Con la fondazione dell’abitato di Ferrara, nel VII secolo d.C., e con la sua costituzione in città appartenente all’esarcato di Ravenna (nell’VIII secolo) ha inizio la vicenda fortunata della zona, che ebbe nella casata estense la famiglia egemone, cui va il merito di averne favorito la crescita. Elementi salienti della sua evoluzione storica sono: l’istituzione (nel X secolo), da parte del papato, del ducato di Ferrara, affidato al marchese di Canossa, il cui dominio terminò nel XII secolo, in seguito alla morte di Matilde di Canossa; la conseguente nascita del capoluogo come libero comune (autonomo fine alla fine del secolo, quando si insediarono gli Estensi); il continuo conflitto con Venezia, per stabilire l’egemonia sul Polesine; il nuovo dominio del pontefice, dopo la morte di Alfonso II (alla fine del XVI secolo), cui conseguଠla perdita di autonomia della città . Il pericolo costituito dall’espansione di Milano in direzione della laguna veneta portò Venezia a reagire, cercando di coprire l’unica parte che rimaneva scoperta al suo controllo: quella meridionale. Con un assalto, per via di terra, del Polesine verso Rovigo e con l’occupazione, per via di mare, di Comacchio, si avviò la guerra di Ferrara (del 1482), cui seguଠla pace di Bagnolo (del 1484), dalla quale Venezia ottenne il Polesine. La seconda fase degli scontri fra Venezia e Ferrara si concluse in favore di quest’ultima, nel 1509, per opera di Alfonso e Ippolito d’Este: ne risentirono il contraccolpo Copparo e Ro. Al dominio pontificio, che durò per tutto il XVIII secolo, seguଠ(nel 1796) la dominazione napoleonica. Dopo la restaurazione del 1815 la zona fu protagonista dei moti insurrezionali che ebbero fine solo con l’annessione al regno d’Italia. Struttura socio-economica. Le grandi bonifiche, soprattutto quelle del ventesimo secolo, hanno posto le basi per conferire alla zona la sua vocazione alle produzioni del settore primario. Enormi porzioni di terreno un tempo paludoso sono state recuperate alla coltura; predomina la produzione di barbabietola da zucchero ma emergono anche quelle di pere, meloni, asparagi e cereali, cui si accompagnano quelle specializzate di fragole e fiori e quella (di pi๠recente introduzione) del riso. Se agli albori dell’industria si svilupparono numerosi canapifici e mulini, ormai scomparsi, restano invece gli zuccherifici; di pi๠recente impianto sono le industrie chimiche (soprattutto fra il capoluogo e il Po), cui si affiancano industrie dei comparti meccanico, alimentare, tessile, dell’abbigliamento e delle calzature e per la lavorazione del legno. Una voce importante del terziario è data dal turismo, che in questa zona coincide con quello culturale, la cui meta d’elezione è Ferrara, frequentata anche per la presenza di numerose facoltà dell’Università (fondata nel 1391). Sempre pi๠capillare è la diffusione del sistema creditizio e crescenti risultano i servizi destinati a persone e a imprese, che completano il quadro delle attività del settore terziario. ZONA INTERFLUVIALE Territorio. I fiumi Po (di Volano, a nord; di Primaro, a ovest) e Reno (a sud) ne costituiscono i limiti naturali, che condizionano non solo il paesaggio ma anche l’urbanistica, il sistema delle comunicazioni, l’economia e, non è paradossale, il modo di affrontare le situazioni da parte della popolazione. Argenta e Ostellato hanno in comune l’appartenenza al Parco del Delta del Po. La prima è sede delle Oasi di Campotto e Vallesanta, oltre che del bosco Traversante; la seconda ospita le Vallette di Ostellato, un’oasi naturale percorribile in bicicletta ove, fra i canneti e le tamerici, vivono cicogne, falchi di palude e aironi e, nelle acque, si trovano anguille, carpe e persici. L’oasi di Campotto è una delle “zone umide di interesse internazionale”, in cui si trova il museo della bonifica nelle valli d’Argenta, che per la sua alta qualità ha ricevuto il premio del Consiglio d’Europa nel 1992, in quanto concepito secondo i pi๠moderni criteri. Altre oasi naturalistiche (di Trava e delle Anse di Porto) si trovano a Portomaggiore, dove la presenza dell’acqua è stata all’origine dello sviluppo di una fitta rete idroviaria (un tempo navigabile), causa di una posizione strategica per i commerci. Comunicazioni. La diramazione del tracciato autostradale dell’A13 Bologna-Padova, diretta a Porto Garibaldi, attraversa in senso ovest-est la zona; le strade statali n. 16 Adriatica e n. 495 di Codigoro, invece, provengono entrambe da nord e giungono a intersecarsi ad Argenta (in località Consandolo). Pressoché parallelo all’andamento della statale n. 16 è quello della linea ferroviaria Ferrara-Rimini, mentre segue il Po di Volano la linea Ferrara-Codigoro. Sullo stesso Po di Volano è l’idrovia ferrarese, posta verso est, da Ostellato, dove si trova la possibilità di attracco. Storia. Capisaldi dell’evoluzione della zona sono: l’arcivescovato di Ravenna, il dominio degli Estensi e il dominio dello stato della Chiesa. A meno dei casi di Argenta e Voghiera, è dal medioevo che si può tracciare una storia dettagliata di questi luoghi, scandita, anche qui, dai tentativi numerosi di conquistare terra all’acqua, di evitare le inondazioni disastrose per gli abitati e, nel caso di Argenta, anche di scampare alle scosse telluriche. La stessa Argenta, pur avendo origini antiche (risalirebbe all’epoca romana) poco conserva del suo passato remoto. Voghiera, poi, fu capoluogo della zona ai tempi dell’impero romano e sede vescovile nel medioevo, fino al VII secolo, quando lo divenne Ferrara. Per il resto, le contese del territorio si ebbero fra Ravenna e gli Estensi, cui seguirono il dominio pontificio, l’occupazione napoleonica, la restaurazione del governo pontificio e l’unificazione dei territori, conseguente a quella di tutta la penisola. Struttura socio-economica. Ad Argenta i terreni un tempo strappati con bonifiche alle acque sono divenuti orti, frutteti, seminativi, insediamenti residenziali, di attività industriali, artigianali, cooperative; la sede antica degli acquitrini ha costituito il punto di partenza per un miglioramento della qualità della vita della popolazione. E se, sempre ad Argenta, si producono vini bianchi, come il Trebbiano e il Sauvignon, e rossi, come il Merlot e il vino di bosco, e non mancano attività artigianali come quella della lavorazione dei vimini e del giunco, in qualche modo legate anch’esse alla presenza delle zone umide, a Ostellato si producono manufatti di erbe palustri, ceramiche estensi, prodotti di erboristeria, prodotti biologici, prodotti ittici. Le stesse Argenta e Ostellato, per l’appartenenza alla zona del parco del Delta, incentrano l’economia anche sul turismo naturalistico. Il resto della zona trova soprattutto nell’agricoltura e nel commercio le fonti di reddito; la vocazione agricola, e pi๠propriamente ortofrutticola, si esprime nelle produzioni di meli, peri, peschi, agli; particolarmente sviluppati, poi, sono gli allevamenti che consentono la produzione di uova su larga scala. Sin dalla fine del XIX secolo, quando fu collegata con Argenta, Ferrara e poi Bologna, Portomaggiore rivestଠl’importante ruolo di nodo ferroviario nel trasporto dei prodotti agricoli. VALLI Territorio. Il Po di Goro a nord, il fiume Reno a sud, il mare a est: questi i confini naturali della zona, attraversata, al centro, dal Po di Volano e costeggiata, in prossimità del mare, dalle caratteristiche valli: di Comacchio (le pi๠famose) ma anche Fattibello, Nuova, Bertuzzi e Gaffaro. Quest’ultima è sede di un’aviosuperficie. Nei pressi di Goro è il Gran Bosco della Mesola, nei pressi del quale si trova una singolare area boschiva, che si estende per pi๠di 1.100 ettari, fra il Po di Volano e quello di Goro, a nord della valle Bertuzzi: è quel Boscone, antica riserva di caccia degli Estensi, ove si trovano una flora e una fauna di grande interesse; la vegetazione è di tipo mediterraneo mentre a popolare il bosco contribuiscono branchi di cervi e di daini. Ancora a nord della valle Bertuzzi è situata la valle di Cannevié, una modesta area valliva di settanta ettari, posta in prossimità della foce del Po di Volano. Tra le valli di Comacchio e la valle Fattibello è la stazione Foce, ove è possibile imbarcarsi per recarsi a visitare il Museo delle Valli o le antiche saline, non pi๠attive ma protette e salvaguardate dalla Convenzione di Ramsar come zone umide di importanza internazionale. Il paesaggio è caratterizzato dai tipici rifugi di pescatori, i “casoni da pesca”. Numerosissimi sono i lidi lungo la costa, collegati con l’interno tramite ponti e canali. Comunicazioni. Le strade statali n. 309 via Romea e n. 495 di Codigoro attraversano la zona in senso longitudinale, per un tratto pressoché parallele fra loro. Il raccordo con Porto Garibaldi del tracciato autostradale dell’A13, la Bologna-Padova, interseca le due statali, collegandole trasversalmente. Unica linea ferroviaria che congiunge la zona con il resto della provincia è la Ferrara-Codigoro. Ai numerosi porti turistici, fra i quali spicca quello di Goro, si affiancano gli attracchi, necessari per chi voglia percorrere il Delta ferrarese tramite imbarcazioni. Storia. Il filo portante delle vicende della zona è costituito da punti nodali di importanza fondamentale anche per il resto della provincia: il potere (pi๠o meno diretto) dell’Abbazia di Pomposa durante il medioevo, il dominio di Ferrara, tramite la famiglia d’Este, la contesa di questa con ravennati (è il caso di Massa Fiscaglia) e veneziani, che tentarono di impossessarsi di questi luoghi, perché pescosi e dediti al commercio del sale (come nel caso di Comacchio); altri punti nodali di importanza fondamentale sono: la sottomissione allo stato pontificio e il passaggio da questo all’Istituto Santo Spirito di Roma, a saldo di un debito (è il caso del tenimento della Mesola); la dominazione napoleonica; l’occupazione da parte degli austriaci. La conformazione orografica del territorio è stata alla base di un’intensa opera di bonifica, che con diversi tentativi, nel corso dei secoli, è divenuta il motivo portante degli eventi della zona nel suo complesso; la rotta del Po del 1872 (avvenuta fra Ro e Guarda Ferrarese) rovinò le saline e le valli, inondando queste ultime. I prosciugamenti garantirono il lavoro a braccianti e scariolanti, figure divenute tipiche del XIX secolo. Dalla fine del XIX secolo alla vigilia della prima guerra mondiale si generarono i conflitti sociali e gli scioperi, origine della trasformazione definitiva dei vallaroli in badilanti e scariolanti. Struttura socio-economica. L’agricoltura, la pesca e il turismo sono le principali voci dell’economia della zona, che per il paesaggio e la ricchezza di lidi offre la possibilità di soggiorni piacevoli e tranquilli. Anche nelle specialità gastronomiche tipiche è la caratterizzazione dei luoghi delle valli: dominano l’anguilla e gli altri pesci di acqua dolce ma anche quelli di mare, le rane e i volatili; per quanto riguarda la produzione di vini, primeggia la rossiola, di colore rosato, leggero, profumato e asprigno al punto giusto, che costituisce una sorta di incrocio con l’altro, pi๠famoso: il vino rosso Doc del bosco eliceo, denominato anche “Uva d’oro”, che vanta origini antiche e memorabili (si racconta fosse un’importazione da parte di Renata di Francia, figlia di Luigi XII e moglie del duca Ercole II d’Este, che avrebbe recato dalla Costa d’oro francese i vitigni, da cui il nome del vino).

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Informazioni

  • Nome completo Ferrara
  • Sigla FE
  • Codice ISTAT 038
  • Regione Emilia-Romagna
  • Numero comuni 26

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m

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