Provincia di Parma

Emilia-Romagna - Sigla: PR

47 Comuni Codice: 034 Regione: 08

Descrizione

Territorio. Seconda nella regione per estensione, è costituita da 47 comuni, in gran parte distribuiti nelle zone collinare e montuosa, in cui scorrono numerosi corsi d'acqua, che l'hanno segnata con valli parallele, quasi perpendicolari alla principale catena dell'Appennino. Occupa una parte della pianura padana, che ne costituisce meno di un terzo, ed è separata nettamente: a meridione, dalle province liguri di Genova e La Spezia e da quella toscana di Massa Carrara; a oriente, dalla provincia di Reggio nell'Emilia; a nord, da quelle lombarde di Mantova e Cremona; il confine occidentale è con la provincia di Piacenza. Il limite meridionale è dato dal crinale appenninico, mentre a est e a sud i confini sono identificati nell'intero corso del fiume Enza e in quello del fiume Po; a ovest il confine della parte pi๠elevata corrisponde allo spartiacque tra i bacini dei fiumi Ceno e Nure, mentre nella zona in pianura corre lungo la riva destra del torrente Arda, di cui segue il corso nel tratto terminale. Nella zona dell'alto Appennino si trovano numerose formazioni arenacee del macigno, soprattutto a est della valle del fiume Taro; la zona a metà strada fra la montagna e l'alta collina è in gran parte formata da rocce argillose, per lo pi๠argille scagliose, cui si alternano placche calcareo-marnose (denominate: flysch), che si trovano anche nella sezione occidentale dell'asse appenninico (a ovest del Taro), dove comprendono spesso anche masse di rocce verdi (definite: ofioliti), che conferiscono al paesaggio un'immagine decisa di asprezza. Dal basso Appennino, che digrada dolcemente nella pianura alluvionale, si trovano terreni argillosi e marnosi; le forme arrotondate sono di tanto in tanto interrotte da fenomeni erosivi, che, soprattutto nella zona delle argille scagliose, si identifica in solchi paralleli a ventaglio (denominati: calanchi). Massima emergenza montuosa della catena principale dell'Appennino è il monte Sillara, che si trova a un'altitudine di 1.861 metri. Il clima della pianura è di tipo continentale, con elevate escursioni termiche annue. Man mano che ci si inoltra nell'Appennino le escursioni termiche si riducono: al di sopra dei 500 metri non superano mai i 20 ° C. Il ristagno dell'aria fredda alle quote pi๠basse durante la stagione invernale determina il fenomeno delle persistenti nebbie; notevoli sono i fenomeni di inversione della temperatura nelle valli. Le stagioni a maggiore concentrazione pluvica sono la primavera e l'autunno (in prevalenza quest'ultima); soprattutto nello spartiacque appenninico si hanno le piogge pi๠rilevanti. Anche in pianura si verificano spesso nevicate e la permanenza della neve al suolo è notevole (con una media di pi๠di 20 giorni l'anno nel capoluogo); nella zona pi๠alta dell'Appennino si può avere un suolo coperto di neve da dicembre ad aprile. Il sistema idrografico della provincia è dato dal Taro, che nasce nell'estrema zona sud-occidentale della provincia, nell'area di crinale che culmina nel monte Penna (con i suoi 1.735 metri), il cui regime irregolare presenta un massimo autunnale e uno primaverile, al pari delle piogge; il suo bacino imbrifero e la sua portata media lo rendono il pi๠importante affluente emiliano del Po, che a Fornovo di Taro riceve le acque del Ceno, suo affluente principale. Completano il quadro della dotazione idrografica della provincia i fiumi Parma e Enza: il primo ha come affluente principale il torrente Baganza; il secondo appartiene per buona parte alla provincia di Reggio nell'Emilia. La zona a pi๠alta concentrazione di popolazione della provincia è quella della fascia territoriale che dalle zone collinari arriva all'area pianeggiante prossima al fiume Po. Addensamenti, in particolare, si hanno a Fidenza, a Salsomaggiore e a Parma e nei comuni che la circondano; il baricentro demografico della provincia si colloca a Collecchio, posto alla periferia est del capoluogo. Poco popolati, invece, risultano i comuni montani dell'Appennino tosco-emiliano. Lo stemma provinciale, partito, concesso con Regio Decreto, riporta una croce azzurra e sei gigli farnesiani, anch'essi azzurri, in campo aureo. Comunicazioni. I tracciati autostradali che la collegano con il resto della regione sono: la A15 Parma-La Spezia; la A1 Milano-Napoli e la A21 Torino-Brescia (diramazione Fiorenzuola). Le strade statali che la servono sono: la n. 308 di Fondo Valle Taro; la n. 588 dei Due Ponti; la n. 9 via Emilia; la n. 62 della Cisa; la n. 357 di Fornovo di Taro; la n. 665 Massese; la n. 513 Val d'Enza; la n. 343 Asolana; la n. 359, che collega tra loro i comuni pi๠occidentali della provincia, come Salsomaggiore Terme e Bardi. Le linee ferroviarie che l'attraversano sono, invece: Parma-Suzzara; Fidenza-Salsomaggiore Terme; Fidenza-Fornovo; Parma-La Spezia; San Zeno-Parma; Fidenza-Castelvetro. Storia. Abitata fin dalla preistoria, conserva numerose tracce della presenza umana nel paleolitico superiore e nell'età del bronzo. Nella seconda metà del IV secolo a.C. parte del territorio fu occupata dalle trib๠celtiche; la zona appenninica rimase, fino al II secolo a.C., in possesso delle trib๠liguri. La sconfitta dei galli nel 191 a.C. e la costruzione della via Emilia nel 187 a.C. determinarono l'inizio della dominazione romana: la pianura fu divisa con il criterio della centuriazione e fu dato ampio impulso all'agricoltura e all'allevamento. Di tale florido periodo rimangono diverse testimonianze non solo a Parma e a Faenza ma anche nei piccoli comuni, come la villa rustica a Felino o i ponti romani a Corniglio e Santa Maria del Taro. In posizione strategica per l'incrocio di diverse direttrici stradali, raggiunge la sua massima espansione nel periodo imperiale. Caduta la potenza romana, subisce le invasioni barbariche e la guerra tra goti e bizantini. Possedimento di questi ultimi tra il 553 e il 568, passa ai longobardi divenendo ducato. Dai primi del 600 sul suo territorio vengono eretti ostelli per pellegrini e viandanti (come quello creato nel 712 dal re longobardo Liutprando a Berceto). Nel 774 passa ai franchi. Segue fino al IX secolo un periodo di devastazioni e cataclismi naturali, che ne renderanno il territorio incolto e invaso dalle acque. Solamente l'opera dei benedettini permetterà l'attuarsi delle bonifiche e il recupero delle terre per l'agricoltura. Nella lotta per le investiture Parma si schiera dalla parte imperiale portando due antipapi: Onofrio II e Clemente III. La sua posizione lungo le principali arterie commerciali e lungo la via Francigena contribuisce alla sua rifioritura, rendendola un punto nevralgico. Ai contrasti con Reggio, Piacenza e Cremona, accentuatisi dopo la pace di Costanza, si aggiungono anche i contrasti interni tra le due fazioni, la guelfa (formata dalla famiglie filopapali dei Sancitale, dei Rossi e dei Lupi) e la ghibellina; lo scontro finale nel 1248 vedrà la sconfitta dell'imperatore Federico II. Segue un periodo difficile di crisi economica e sociale: la peste del 1347 segnerà il momento pi๠drammatico. Passa, quindi, di mano in mano: nel 1341 è dei Visconti, nel 1420 di Filippo Maria e, dopo la parentesi del principato dei Terzi, degli Sforza (1440-1500). Anche se priva di un potere stabile, fa rilevare una costante ripresa sia culturale e artistica che economica (con un forte impulso all'agricoltura). I suoi territori, divisi nei possedimenti delle varie famiglie, costituiscono quasi altrettanti stati a sé ma la continuità del dominio feudale contribuisce a stabilizzare e rafforzare l'economia locale. Tra il XV e il XVI secolo è al centro di conflitti europei (importante è la battaglia di Fornovo tra Carlo VIII e l'esercito della Lega italiana con a capo Francesco Gonzaga, nel luglio del 1495) e nel 1500 passa ai francesi, quindi alla Chiesa. Papa Paolo III nel 1545, per creare uno stato cuscinetto tra la Chiesa e il potere spagnolo, creerà il ducato di Parma e Piacenza alla cui direzione metterà il figlio Pier Luigi Farnese. I Farnese, anche se con lotte, terranno i territori per due secoli, allargando anche alle zone limitrofe la loro influenza. Estintasi la famiglia con la morte di Antonio nel 1731, inizia una fase di declino. Il ducato passa a Carlo di Spagna, figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V, che, insediatosi dopo il 1734 a Napoli, trasferirà nella reggia partenopea tutti i tesori artistici delle residenze ducali di Parma, Colorno e Sala Baganza. Dopo la pace di Aquisgrana nel 1748 Filippo, fratello di Carlo I, diviene duca di Parma, Piacenza e Guastalla. Sotto l'influenza francese il ducato riceve spinte riformiste e innovatrici dal punto di vista amministrativo e si arricchisce di opere d'arte, istituzioni (come la biblioteca palatina e il Museo archeologico) e strutture urbane. Con il periodo napoleonico (1802-1814) si costituisce il nuovo Dipartimento del Taro. Il Congresso di Vienna del 1815 assegna il ducato a Maria Luigia d'Austria (seconda moglie di Napoleone), che governa dal 1816 al 1847 con una politica di riforme urbanistiche, amministrative e istituzionali. Morta costei, torna ai Borbone, l'ultimo dei quali, Carlo III, muore assassinato nel 1854, lasciando al suo posto sua moglie Maria Luisa di Berry. Il 15 settembre 1859 viene dichiarata decaduta la dinastia borbonica e i territori passano a Carlo Farini come le altre province dell'Emilia. Nel 1860 è annessa al Piemonte e quindi al Regno d'Italia. Dopo un primo momento di difficoltà dovuto alla sua perdita di importanza non essendo pi๠uno stato, le forze sociali riprendono energia e nel 1893 nasce la Camera del lavoro. Nel quartiere dell'Oltretorrente di Parma dal 1 al 6 agosto 1922 si svolge il primo episodio della Resistenza italiana: la popolazione riesce a respingere le truppe fasciste dirette da Italo Balbo. La seconda guerra mondiale provocherà ingenti danni con i bombardamenti e il territorio sarà teatro di numerosi scontri soprattutto tra le alte valli del Taro e del Ceno, che porteranno anche alla formazione di alcune zone libere tenute dai partigiani fino al 25 aprile 1945. Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale si è assistito a un fenomeno migratorio notevole (che via via è andato attenuandosi, per le migliorate condizioni economiche della provincia), in grado di assorbire gran parte della manodopera eccedente nel settore primario. Nel decennio 1951-1961 si è registrata una lieve flessione demografica, rientrata già nel decennio successivo, quando, però, dalle zone appenniniche a economia prevalentemente agricolo-pastorale continuarono i movimenti migratori verso i comuni pi๠industrializzati della pianura. Struttura socio-economica. In una graduatoria nazionale che analizzi il reddito disponibile procapite, la provincia di Parma è terza fra le province emiliane, preceduta solo da quelle di Bologna e di Modena. Superiore alla media nazionale risulta il peso dei redditi provenienti da capitale-impresa sulle entrate complessive: a mantenere alta tale incidenza contribuiscono i consistenti redditi societari e i fitti figurativi ed effettivi che derivano da un consistente patrimonio immobiliare. Il flusso turistico che caratterizza la città d'arte di Parma e le terme di Salsomaggiore ha un effetto positivo sull'economia provinciale e si riflette anche su una propensione alla spesa non alimentare e su consumi finali procapite interni alla provincia, che risultano leggermente pi๠alti della media regionale. A un'analisi delle abitazioni occupate per abitante, che tenga conto dei metri quadrati disponibili come del numero di stanze, lo scenario risulta migliore di quello complessivo della regione, mentre la provincia si allinea alla media regionale per la diffusione delle autovetture circolanti ogni mille abitanti. Confrontando l'indice sintetico della qualità della vita delle province italiane, quella di Parma occupa la sesta posizione nella graduatoria, preceduta, a livello regionale, soltanto da quelle di Bologna e di Forlà¬-Cesena. L'ottima redditività procapite, una bassa propensione verso i consumi alimentari (indicativi della tendenza a soddisfare i bisogni di prima necessità ), una buona dotazione di infrastrutture sociali e un consistente tasso di occupazione contribuiscono a porre la provincia su questa collocazione privilegiata. A una buona dotazione di infrastrutture per la collettività , come ospedali, scuole, teatri, si accompagna un'intensa vita culturale, favorita anche dal felice connubio tra il territorio e l'università di Parma. In merito alle questioni ambientali il Po pone alcune difficoltà non trascurabili, soprattutto nel delta, legate all'inquinamento fluviale ma rientranti in un contesto pi๠ampio, che riguarda tutta la Pianura padana. La forte sensibilità nei confronti dell'informazione, attestata dall'elevata diffusione della stampa periodica, si inserisce in un contesto sociale sicuramente dinamico e attento ai cambiamenti. Il rapporto tra lavoratori dipendenti e lavoratori indipendenti ha valori posti a metà strada tra la realtà regionale e quella nazionale e mostra la vocazione imprenditoriale degli abitanti della provincia ma anche la significativa presenza di realtà produttive di notevoli dimensioni. Se la partecipazione delle classi giovanili (comprese tra 15 e 29 anni) all'occupazione complessiva della provincia è pi๠bassa di quella regionale, è da rilevare che la disoccupazione presenta un tasso inferiore alla media delle province emiliane.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE àˆ possibile ripartire la circoscrizione di Parma in tre ambiti, individuati in base a caratteri territoriali e urbanistici e sulla base dell'analisi della capacità di attrazione e del raggio d'influenza dei suoi centri principali nonché dall'attuale distribuzione dei servizi primari: la pianura parmense, che riunisce un insieme geografico multiforme; la pianura fidentina, che comprende la parte nord-occidentale del territorio; l'Appennino parmense, caratterizzato dall'alternarsi di valli e crinali secondari. Pianura Parmense: Collecchio, Colorno, Felino, Mezzani, Montechiarugolo, Parma, Sala Baganza, Sissa, Sorbolo, Torrile, Traversetolo, Trecasali. Pianura Fidentina: Busseto, Fidenza, Fontanellato, Fontevivo, Medesano, Noceto, Polesine Parmense, Roccabianca, Salsomaggiore Terme, San Secondo Parmense, Soragna, Zibello. Appennino Parmense: Albareto, Bardi, Bedonia, Berceto, Bore, Borgo Val di Taro, Calestano, Compiano, Corniglio, Fornovo di Taro, Langhirano, Lesignano de' Bagni, Monchio delle Corti, Neviano degli Arduini, Palanzano, Pellegrino Parmense, Solignano, Terenzo, Tizzano Val Parma, Tornolo, Valmozzola, Varano de' Melegari, Varsi. PIANURA PARMENSE Territorio. Circa un quarto del territorio provinciale è costituito dalla fascia pianeggiante in cui si trova il capoluogo. La pianura parmense si estende, partendo da sud, dalle prime colline fino alle rive del Po, a est confina con il fiume Enza e a ovest con il Taro. La sua origine risale all'era quaternaria ed è dovuta all'apporto di detriti alluvionali in prevalenza limoso-argillosi. Fino alla conquista romana tutta la zona si presentava paludosa e ricoperta per la maggior parte di foreste. Al suo interno si distinguono due zone, la bassa e l'alta pianura, delimitate dalla linea dei fontanili (risorgive a carattere artesiano) che corrisponde al tracciato della via Emilia. L'opera di bonifica e sistemazione territoriale in centurie effettuata dai romani è ancora oggi visibile soprattutto tra il fiume Taro e il capoluogo provinciale; ma in epoca altomedioevale le grandi alluvioni e gli sconvolgimenti sociali determinarono un ritorno allo stato incolto della pianura, che si trasformò nuovamente in zona selvaggia e dominata dalla presenza di acqua. Solo nel IX secolo, grazie all'opera dei benedettini, il territorio acquisterà l'assetto che permane ancora oggi. Le vicende storiche determinano anche la struttura territoriale, caratterizzandola con una forte presenza di importanti nuclei abitativi, che hanno svolto la funzione di polo di attrazione di artisti e letterati. Altro elemento fondamentale è la via Emilia, arteria primaria per i commerci e gli scambi: lungo il suo tracciato sono sorte diverse realtà commerciali e la sua linea ha determinato anche la suddivisione delle aree coltivabili. La pianura parmense è caratterizzata dalla presenza di numerosi corsi d'acqua, canali e fiumi (oltre ad essere dominata a nord dal Po); i principali, tutti a carattere torrentizio, sono il Taro, il Parma e l'Enza, al confine con la provincia di Reggio nell'Emilia. La parte meridionale della pianura è la cosiddetta collina parmense, una fascia non molto ampia dove appaiono i primi crinali dell'Appennino. Tra la collina e la pianura si ergono vaste superfici terrazzate con affioramenti di argille grigio-azzurre. In quest'area si verificano fenomeni di moderato vulcanesimo, costituito da piccole bocche eruttive, dalle quali sgorgano acqua e gas, e da una riserva di acque ricche di componenti minerali, i cui affioramenti e depositi salini sono conosciuti e sfruttati sin dall'epoca romana: oggi hanno permesso la nascita di fiorenti centri termali, come Monticelli Terme (Montechiarugolo). I centri abitati, molti dei quali presentano una forte espansione edilizia, risultano densamente popolati, collegati da una fitta rete stradale e da piccoli tronchi ferroviari; conservano, per lo pià¹, tracce delle loro antiche origini. Il panorama appare dominato dalla forte presenza dell'agricoltura: estesi campi a cereali e foraggi intervallati da filari di gelsi o di viti. Moltissime sono le case coloniche sparse sul territorio. Comunicazioni. Ai tracciati autostradali dell'A1 Milano-Napoli e dell'A15 Parma-La Spezia è affiancata una rete di strade statali estremamente articolata (la n. 9 via Emilia, la n. 62 della Cisa e la n. 343 Asolana sono le pi๠importanti). I collegamenti sono migliorati dalla possibilità di usufruire delle linee ferroviarie Bologna-Milano, Bologna-Roma, Fidenza-Fornovo, Parma-Suzzara, Parma-Vezzano Ligure, Reggio nell'Emilia-Ciano d'Enza e San Zeno-Parma. Storia. I primi insediamenti risalgono ad epoca molto antica, com'è testimoniato dal rinvenimento di resti databili all'età eneolitica. Importanti furono la conquista romana e la sua colonizzazione, cui seguଠla bonifica delle zone paludose e la centuriazione. Sotto i romani tutta la zona visse un periodo di floridezza economica e di grande sviluppo, che fu bloccato dalle invasioni barbariche. Molta parte del territorio provinciale divenne, in seguito, possedimento dei vescovi di Parma. Inizia dall'alto medioevo un periodo di lotte sia all'interno dei singoli comuni (tra le due fazioni dei guelfi e dei ghibellini), sia, a livello pi๠ampio, tra la Chiesa e Parma erettasi a comune. Diverse le famiglie che vi esercitarono il potere; tra le pi๠importanti: i Sanvitale, i Farnese, i Dalla Rosa-Prati, i Ruggeri, i Pallavicino e i Da Correggio. In posizione strategica, fu al centro di continui scontri anche nei secoli successivi. Dal 1545 diventerà parte del ducato di Parma e Piacenza, uno stato creato dal Papato quale difesa dall'invasione spagnola. Parte del ducato dei Farnese, verso la fine del Settecento subଠl'occupazione austriaca, quindi la dominazione napoleonica. Il Congresso di Vienna del 1815 assegnò il territorio a Maria Luigia d'Austria (che viene ricordata per il suo governo illuminato), passando nel 1860 al Regno d'Italia. Gravi furono i danni dei bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale e molto attiva la partecipazione alla lotta partigiana. La storia dell'intera zona è dominata da quella del capoluogo, centro importante in diverse fasi: nel IV secolo sede vescovile, perno del ducato insieme a Piacenza e fiorente città con Maria Luisa, moglie di Napoleone. Struttura socio-economica. L'attività agricola continua ancora oggi a rappresentare la maggiore fonte di reddito. Il settore primario si avvale, generalmente, di un'attività intensiva e tecnicamente evoluta, con produzione di cereali, foraggi, barbabietole, cipolle, pomodori, patate, uva (soprattutto per la produzione di importanti vini: lambrusco, fortana, folgarina, berzemino, malvasia). Rilevanti per l'economia sono anche le coltivazioni di tabacco. Nell'allevamento quello di bovini e suini è molto praticato e a esso sono collegate due tra le principali industrie locali con rilevanza nazionale e conosciute anche all'estero: quella dei salumi e quella lattiero-casearia, in particolare per la produzione del formaggio parmigiano; si allevano, in minor misura, avicoli, ovini, caprini ed equini. L'industria si sviluppa, inoltre, nei comparti edile, tessile, calzaturiero, dell'abbigliamento, della lavorazione del legno (mobili), metallurgico, meccanico, della fabbricazione di apparecchi medicali e ottici di precisione, farmaceutico, cartario, editoriale, della lavorazione del vetro e dei suoi prodotti, dell'estrazione del petrolio greggio e del gas naturale. Il terziario è molto sviluppato sia nel commercio che nei servizi. Buone anche le strutture ricettive: il turismo è in forte crescita sia per la buona offerta di attrattive culturali che per l'ambiente naturale. I centri termali costituiscono un richiamo non secondario. PIANURA FIDENTINA Territorio. Questa zona offre quadri paesaggistici e insediamenti che si confondono con la vicina area piacentina. A ovest confina con la provincia di Piacenza, a nord è divisa dalla Lombardia dal corso del fiume Po, a sud è delimitata dalla zona collinare e a est dal fiume Taro. àˆ costituita a sua volta da pi๠aree omogenee al loro interno: quella in prossimità del Po, definita fascia fluviale (si tratta di una stretta striscia di terra, delimitata dagli argini che seguono il corso del fiume: isole fluviali, aree golenali adibite per lo pi๠a pioppeti e aree di interesse naturalistico con flora e fauna tipiche degli ambienti umidi e palustri ne sono le caratteristiche); la cosiddetta pianura piacentina, all'estremo nord-est (una piccola estensione tra Busseto e Polesine Parmense, dove predominano le coltivazioni di terra con un minor numero di alberi e dove l'influenza lombarda si sente fortemente soprattutto nelle costruzione di campagna, tutte incentrate attorno a una corte); la collina piacentino-parmense, all'estremo sud, che occupa le propaggini dell'Appennino verso la pianura, separate da ampie piane alluvionali (qui si sviluppa in particolare il fenomeno del termalismo, che ha determinato il sorgere dei principali centri termali dell'intera regione: Salsomaggiore Terme e Sant'Andrea Bagni del comune di Medesano); il Parco fluviale regionale dello Stirane, che si estende nella zona occidentale e mostra una spettacolare sezione geologica dall'olocene al miocene superiore. L'intera pianura fidentina, come la parmense, si è formata in epoca quaternaria con il depositarsi di detriti alluvionali ed è stata, fino alla colonizzazione romana, dominata dalla presenza delle paludi. Molto ricca di corsi d'acqua, che per molti centri (Fontanellato, San Secondo Parmense e Soragna) hanno costituito un valido strumento di difesa, presenta un paesaggio dal profilo plano-altimetrico con variazioni sensibili nella parte meridionale, dominato da estesi campi (coltivati soprattutto a cereali e foraggi) e caratterizzato da grossi centri abitati compatti, che conservano tracce del loro passato, alternati alle zone agricole con le tipiche case “parmigiane” contraddistinte dal portico e dalla “porta morta”. Anche qui la via Emilia ha costituito l'arteria principale attorno alla quale si sono sviluppate le attività industriali e commerciali. Il centro principale è Fidenza, polo di servizi e industriale, con molti occupati soprattutto in imprese vetrarie, meccaniche e tessili; ad essa si aggiunge Salsomaggiore Terme, importante meta turistica e terzo centro urbano del parmense. Comunicazioni. Le comunicazioni sono assicurate da una fitta rete di strade statali: n. 9 via Emilia, n. 357 di Fornovo, n. 359 di Salsomaggiore e Bardi, n. 588 dei Due Ponti. A queste si aggiungono i tracciati autostradali dell'A1 Milano-Napoli, dell'A21 Torino-Brescia (diramazione Fiorenzuola) e dell'A15 Parma-La Spezia. I collegamenti sono migliorati dalla possibilità di usufruire delle linee ferroviarie Bologna-Milano, Bologna-Roma, Fidenza-Castelvetro, Fidenza-Fornovo, Fidenza-Salsomaggiore Terme e Parma-Vezzano Ligure. Storia. Abitata sin da epoche antichissime, ha registrato nel corso dei secoli insediamenti di etruschi, galli boi e senoni, com'è testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti. A costoro subentrarono i romani, che dettero un notevole impulso alla fioritura economica dei centri abitati (compiendo un'opera di organizzazione e di bonifica del territorio). A partire dall'XI secolo, gran parte dell'area fu dominata dalla famiglia dei Pallavicino che, ampliando via via il loro dominio sul territorio, crearono un vero e proprio stato. Nel corso dei secoli passò sotto diverse signorie, i Visconti, i Terzi, i Gonzaga, i Da Correggio, gli Este, i Sanvitale, ma si trattò quasi sempre di brevi parentesi alla supremazia dei Pallavicino, che tennero il territorio fino alla prima metà del Settecento, quando la zona venne assorbita nel ducato di Parma e Piacenza. In conseguenza della sua posizione geografica, fu oggetto di aspre contese tra parmensi e piacentini, divenendo teatro di battaglie e subendo inevitabili devastazioni. Dopo il dominio farnesiano e quello borbonico seguଠle vicende del resto del ducato di Parma, assegnato con il Congresso di Vienna del 1815 a Maria Luigia d'Austria; nel 1860 passò al Regno d'Italia. Dalla fine dell'Ottocento, soprattutto nella zona intorno a Fidenza, si registra un intenso sviluppo industriale. Il secondo conflitto mondiale, che comportò gravi danni per l'intero territorio, colpito pi๠volte dai bombardamenti, fa registrare una forte partecipazione alla lotta partigiana. Struttura socio-economica. Nell'economia locale l'agricoltura, favorita dalle caratteristiche del terreno, conserva un ruolo importante, pur registrandosi un sensibile calo degli addetti a questo settore a favore dell'industria e del terziario (in particolare del turismo). Si producono cereali (in particolare frumento), foraggi, ortaggi, frutta e uva; parte della popolazione si dedica anche alla zootecnia, prediligendo l'allevamento di bovini, suini e avicoli. Il settore che offre maggiori possibilità di occupazione è quello industriale, costituito da aziende operanti nei comparti alimentare, edile, manifatturiero (in particolare mobili), meccanico, metallurgico, dei materiali da costruzione, dell'abbigliamento e della fabbricazione di calzature, oltre che di articoli in plastica e in gomma. Vi sono anche aziende che producono apparecchi medicali, chirurgici e ottici e altre per la produzione e distribuzione di gas ed energia elettrica. Una buona rete commerciale e di servizi completa il quadro del terziario, che nel suo insieme si può definire abbastanza sviluppato. Il turismo è in forte crescita: oltre alla bellezza paesaggistica e alle offerte eno-gastronomiche del territorio, va segnalato un discreto flusso di visitatori sia per la presenza degli stabilimenti termali sia per i luoghi legati alla figura di Giuseppe Verdi (numerosi suoi ricordi si trovano a Roncole, suo paese natale, a Busseto e a Sant'Agata, dove è conservata la villa ottocentesca in cui il maestro trascorreva l'estate). APPENNINO PARMENSE Territorio. La parte meridionale della provincia, che occupa oltre la metà della superficie provinciale, è caratterizzata da una zona montana appenninica, che forma il margine geografico meridionale della pianura padana. La dorsale appenninica mostra le potenti formazioni del macigno come testimonianza del glacialismo da cui sono originati una miriade di laghetti di quota. Il paesaggio agrario è limitatissimo, contenuto in prossimità dei centri abitati, mentre il bosco domina quasi totalmente ed è costituito da faggete oppure da impianti di conifere (pini e abeti). Oltre il limite della vegetazione arborea rimangono solo pascoli e brughiere. Dalla dorsale principale si staccano a pettine crinali secondari, che separano le valli di fiumi e torrenti fino a giungere alla pianura. Cinque sono le valli principali, partendo da sud-est: la stretta valle d'Enza, la valle del Parma, la val Baganza, la valle del Taro e la valle del Ceno. Le cime non sono molto elevate e sono caratterizzate da numerosi valichi che hanno permesso il passaggio e le comunicazioni con le confinanti Liguria e Toscana. Nel Parco regionale dell'Alta Val Parma e Cedra (comprendente la Riserva naturale orientata Guadine-Pradaccio, che si integra con le riserve demaniali del monte Penna) si conserva un interessante ecosistema costituito da una ventina di laghi con acque limpide, circondati da cime che superano i 1.800 metri, da boschi di faggio, brughiere di mirtillo e praterie di quota ricche di rarità botaniche. La zona appenninica comprende due Comunità montane: quella dell'“Appennino Parma Est”, nella parte sud-orientale della provincia, e quella delle “Valli del Taro e del Ceno”, nella parte sud-occidentale. La prima si estende su un territorio rinomato per la produzione del prosciutto di Parma e del parmigiano reggiano, oltre che per i prelibati funghi porcini, il tartufo nero di Fragno, il marrone di Campora; le sue peculiari risorse naturali, come i venti laghi di origine glaciale artica del crinale appenninico, permettono suggestivi itinerari turistici. La seconda presenta un clima continentale tendente al secco e una vegetazione per lo pi๠a bosco ceduo e ad alberi ad alto fusto; il sottobosco è molto fitto e ricco di arbusti che concorrono alla fertilità del suolo e alla difesa dall'erosione. La diversità litologica dei terreni, la differenza di altitudini e la variabilità del clima determinano una ampio registro floristico e una fauna numerosa. Comunicazioni. àˆ raggiungibile tramite le autostrade A1 Milano-Napoli, A15 Parma-La Spezia, A21 Torino-Brescia (diramazione Fiorenzuola). A queste si aggiungono le strade statali, tra cui le pi๠importanti sono: la n. 63 della Cisa, la n. 359 di Salsomaggiore e Bardi, la n. 513 di Val d'Enza e la n. 523 del Colle di Cento Croci. Il quadro delle comunicazioni è completato dalle linee ferroviarie, tra cui la Bologna-Milano, la Bologna-Roma, la Fidenza-Castelvetro, la Fidenza-Fornovo, la Fidenza-Salsomaggiore Terme, la Parma-Vezzano Ligure, la Parma-Suzzara, la Reggio nell'Emilia-Ciano d'Enza, la San Zeno-Parma. Storia. Abitata sin dalla preistoria, rimase fino all'occupazione romana una riserva popolata da trib๠liguri e il ritrovamento di numerosi castellieri testimonia la resistenza delle popolazioni autoctone. Le alte valli del Taro e del Ceno erano comprese nell'antichità nel territorio di Velleia, distacco mantenuto anche in età medioevale, quando le tre podesterie di Bardi, Compiano e Borgo Val di Taro confluirono nel potente Stato dei Landi, che rimase separato da Parma dal 1257 al 1682. Il territorio fu preda anche delle invasioni barbariche, rispetto alle quali il dominio bizantino nel VI secolo costituଠuna breve parentesi. Nel 568, nella valle del Ceno, scesero i longobardi che lentamente espansero i loro possedimenti. La dominazione pontificia su Piacenza dal 1332 al 1335 comportò per i comuni della valle del Taro l'inizio del periodo di signoria da parte di diverse famiglie, prime tra tutte i Visconti che portarono diverse località nell'ambito del ducato di Milano. Quindi dominarono i Landi, gli Sforza e i Fieschi. La fine dello Stato dei Landi è stata determinata proprio dal loro governo: molti centri, stanchi del loro duro governo, si consegnarono spontaneamente al ducato di Parma, seguendone nella storia successiva le vicende. Plurisecolare anche l'egemonia del vescovo di Parma nel territorio delle tredici corti di Monchio, nell'alta valle d'Enza e Cedra, protrattasi dal IX secolo al 1805. Conserva importanti testimonianze storico-culturali, quali: il Castello di Torrechiara e le pievi romaniche di Sasso, Moragmano e Zigana. Struttura socio-economica. Negli ultimi decenni del XX secolo la forte emigrazione e il calo demografico hanno portato grossi scompensi alla struttura socio-economica della montagna, con il progressivo abbandono di molti borghi. Tuttavia, la grande offerta della natura, le località di soggiorno climatico, l'agriturismo, le specialità gastronomiche e la possibilità di praticare sport (come il trekking) hanno incentivato lo sviluppo del turismo. Intenso è quello domenicale nei maggiori centri dell'Appennino (Bardi, Bedonia, Borgo Val di Taro, Corniglio, Tizzano Val Parma). Frequentate località di villeggiatura estiva sono Bedonia, Borgo Val di Taro, Tornolo, Corniglio. L'economia locale non ha abbandonato l'agricoltura: si producono cereali (in particolare frumento), foraggi, ortaggi, uva e frutta; diffuso è l'allevamento di bovini, suini e ovini, seguito da quello di caprini ed equini. Le attività industriali, distribuite in modo non omogeneo sul territorio, sono limitate al solo comparto alimentare (tra cui il lattiero-caseario) in alcuni comuni, mentre in altri comprendono i comparti: edile, metallurgico, manifatturiero, dei materiali da costruzione (produzione di piastrelle per pavimenti, calce e gesso), degli articoli in plastica e della produzione e distribuzione di energia elettrica, chimico, dell'estrazione della pietra, meccanico, della fabbricazione di prodotti in vetro, di motori e di generatori elettrici.

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Informazioni

  • Nome completo Parma
  • Sigla PR
  • Codice ISTAT 034
  • Regione Emilia-Romagna
  • Numero comuni 47

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m

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