Provincia di Modena

Emilia-Romagna - Sigla: MO

47 Comuni Codice: 036 Regione: 08

Descrizione

Territorio. Di forma allungata, si trova tra la sponda destra del fiume Po, a nord, e la zona compresa fra l'alpe delle Tre Potenze e il passo dell'Abetone (dell'Appennino tosco-emiliano), a sud. Posta nella zona centrale della regione, è compresa fra la lombarda provincia di Mantova, a nord (rispetto alla quale costituisce una sorta di confine naturale il Po), le toscane province di Pistoia e Lucca, a sud (lungo lo spartiacque appenninico), la provincia di Reggio nell'Emilia, a ovest (da cui la separa per lungo tratto il fiume Secchia), quella di Bologna, a est, e quella di Ferrara a nord-est. La superficie territoriale, che raccoglie 47 comuni, è costituita quasi per metà da pianura, posta nella zona settentrionale; formatasi da alluvioni recenti, è solcata dal basso corso dei fiumi Secchia e Panaro. La zona montuosa della provincia (il Frignano) si trova a sud; costituisce quasi un terzo dell'intero territorio ed è collegata all'altra da una serie di ondulazioni quasi impercettibili, formate per la maggior parte da argille e sabbie di un'epoca compresa fra l'Eocene e il Pliocene; fra il monte Cupolino e il Corno alle Scale è quel crinale tosco-emiliano ove è situato il suo limite meridionale. Alle quote emergenti, la morfologia del suo territorio è data da formazioni di roccia oligocenica, costituita da banchi di arenaria (la cui denominazione è quella di “macigno”); sulle quote di media montagna prevalgono produzioni di argille scagliose, facilmente erodibili, che hanno talvolta generato i calanchi (associazioni di solchi di erosione), solitamente tagliformi e praticamente privi di vegetazione. I fiumi pi๠importanti del territorio sono il Secchia e il Panaro: il primo scorre in territorio modenese soltanto per il suo ultimo tratto, per poi versarsi nel Po; il secondo, anch'esso affluente del Po, è costituito dagli affluenti Scoltenna e Leo, che si uniscono in territorio modenese. Dal corso tortuoso del Panaro sono stati tratti numerosi canali, che consentono di irrigare la pianura a est e a nord-est di Modena. Nella zona montuosa i corsi d'acqua assumono carattere torrentizio; la loro portata estiva risulta minima, influenzata dalla minore piovosità di quella stagione. Non meno importanti dal punto di vista turistico ma, anzi, sicuramente pi๠suggestivi sono i laghi di origine glaciale, dal tipico aspetto del laghetto alpino, circondati da una ricca vegetazione di conifere, che consentono un approccio escursionistico all'Appennino: il lago della Ninfa e il lago Santo. Nei primi anni '90 del XX secolo, il primo ha subito interventi di pulitura del fondo e di impermeabilizzazione che hanno consentito di arginare la scarsità d'acqua; in autunno lo scenario che lo avvolge è dato dall'alternarsi di larici, il cui colore giallo spicca sul verde delle conifere. Posto sotto il monte Giovo (appartenente alla linea del crinale di separazione fra il versante emiliano e quello toscano dell'Appennino), il secondo è il pi๠grande fra i laghi appenninici: si estende per 58mila metri quadrati e ha una lunghezza di 500 metri. Se il grado di civiltà di un popolo e la sua ricchezza economica sono indicati anche dalla sua sensibilità nei confronti dell'ambiente naturale, quella della provincia modenese può a giusta ragione essere definita una popolazione di encomiabile civiltà e con un'economia fiorente; le aree protette sono non solo nella zona appenninica, dove è dato attendersi un maggiore rispetto per quanto la natura già ha concesso, ma anche nella zona di pianura: al parco regionale del Frignano, dunque, si affiancano oasi di protezione, oasi faunistiche, impianti di fitodepurazione, riserve naturali, musei e orti botanici, aree di riequilibro biologico, parchi, boschi, che attestano un'attenzione per la salvaguardia della natura sicuramente esemplare della politica di promozione e tutela dell'ambiente. La dicotomia fra le due zone (di pianura e di montagna) fa registrare anche dal punto di vista climatico due diversi regimi: il regime continentale della zona padana, con escursioni termiche notevoli fra il mese pi๠freddo (gennaio) e quello pi๠caldo (luglio), che raggiungono i 25 °C, e precipitazioni non molto abbondanti, che si attestano sugli 850 mm annui; il regime della zona montana, con inverni pi๠freddi e un grado di piovosità maggiore (pi๠piovose risultano le stagioni intermedie). La fascia centrale della provincia risulta quella a maggiore concentrazione demografica: frequenti sono i comuni con pi๠di 20mila abitanti e fra quelli i pi๠densamente popolati sono il capoluogo (in cui ricade il baricentro demografico della provincia), Carpi e i comuni che gravitano sui distretti industriali di Sassuolo e Vignola; la minore consistenza demografica, in genere, risulta, invece, quella delle zone montuose al confine con la Toscana. Rapportando la classe di popolazione con età superiore ai 64 anni e quella con età inferiore ai 15, si ottiene un indice di vecchiaia della provincia di Modena che risulta superiore a quello medio dell'Italia; in un confronto con la corrispondente struttura dell'intera Emilia-Romagna, però, la distribuzione per classe d'età appare meno sbilanciata verso l'alto. Il saldo positivo tra iscritti e cancellati dalle anagrafi comunali, benché si registri un'eccedenza dei morti sui nati vivi, è dato dall'incidenza di stranieri (nell'ordine: nordafricani, albanesi e cinesi) ogni mille abitanti: il bilancio demografico appare, dunque, tendenzialmente in attivo. Nello stemma provinciale, troncato semipartito, concesso con decreto del 1937, si raffigurano, sullo sfondo aureo della prima sezione, due trivelle (che richiamano lo stemma comunale di Modena e simboleggiano la perforazione per i pozzi), poste in croce di Sant'Andrea e accollate a una croce azzurra; la seconda partizione (che evoca lo stemma comunale di Mirandola) si compone di uno scaglione d'oro in campo azzurro; nella terza sezione, infine, si rappresenta, in campo di cielo, un monte a tre cime sormontato da un'aquila nera in volo abbassato (l'immagine si riconduce all'insegna municipale di Pavullo). Comunicazioni. Fino alla seconda metà del secolo XX le vie di comunicazione correvano lungo la direttrice est-ovest, su cui gravitava la provincia; l'introduzione della A22 Brennero-Modena ha introdotto una novità di non poco rilievo: essa esercita una funzione di grande importanza per lo sviluppo dei traffici della provincia con il centro e il nord dell'Europa. Del vecchio sistema viario e ferroviario fanno parte, oltre alla A1 Milano-Napoli, la strada statale n. 9 via Emilia e la n. 12 dell'Abetone e del Brennero, che collega le zone meridionali della provincia con il capoluogo. Collegano con il settentrione anche la n. 413 Romana e la n. 568 di Crevalcore; attraverso la n. 468 di Correggio il territorio è unito a Ferrara e tramite la n. 467 di Scandiano è collegato con Reggio nell'Emilia; la n. 569 di Vignola e la n. 324 del Passo delle Radici uniscono al meridione, la n. 486 di Montefiorino con la zona occidentale della regione e la n. 255 di San Matteo Decima con quella orientale; per dirigersi a sud-est, ci si può servire della n. 623 del Passo Brasa. Le efficienti e importanti linee ferroviarie consentono di raggiungere qualunque direzione; sono: la Bologna-Verona; la Bologna-Milano; la Modena-Verona e la Reggio Emilia-Sassuolo-Modena. Storia. Abitata sin dai tempi pi๠remoti, percorsa dalle popolazioni barbariche e sottoposta al dominio romano, di cui una traccia vistosa è la Via Emilia, la provincia rivestଠun ruolo di importanza strategica, per la sua posizione geografica. Anche per la storia di questa porzione di regione risultò decisiva la caduta dell'impero romano d'occidente, cui seguଠla divisione dell'AEMILIA romana (l'Octava Regio) in due parti: quella orientale, grosso modo a est del Panaro, rimasta sottoposta ai bizantini, e l'altra, integrata nel regno longobardo, con capitale a Pavia; l'Emilia vera e propria e la Romagna sarebbero, da allora, rimaste divise per oltre un millennio. Dall'VIII secolo tutta la zona appenninica longobarda andava coprendosi di insediamenti rurali, che si sviluppavano intorno alle pievi e alle corti fortificate dei grandi proprietari terrieri. Durante il feudalesimo in tutta la regione si affermò la casata degli Attoni: il personaggio pi๠importante che ne derivò fu quella Matilde di Canossa che ebbe il ruolo di mediatrice fra Gregorio VII ed Enrico IV nella guerra per le investiture e la vicaria imperiale in Italia. Si affermarono, intanto, anche alcune abbazie, fra le quali quella di Nonantola, e in vaste zone dell'Appennino cominciarono a dominare i vescovi-signori delle città di pianura, in cui, in seguito, sarebbero comparsi i liberi Comuni, in continua lotta con i feudatari. I secoli XI e XII corrispondono alla dominazione di signori esterni (i Medici) e con la scomparsa dei liberi Comuni ebbe inizio la lotta fra le piccole signorie dell'Appennino e i governi delle città di pianura (è il periodo in cui si affermarono i Montecuccoli, i Guidi). In un evidente contrasto fra lo splendore delle corti signorili e la miseria delle classi pi๠umili, nel XVI secolo la zona dell'Appennino occidentale fu divisa fra i ducati Estense e Farnese. In seguito al crollo dell'impero napoleonico, nel 1815 il Congresso di Vienna stabilଠla spartizione dell'Appennino emiliano-romagnolo fra regni, legazioni pontificie e ducati, fra i quali quello degli Estensi (corrispondente ai territori di Modena e Reggio). I moti risorgimentali ebbero le loro ripercussioni anche in questa porzione di regione, in vario modo partecipe del preludio all'unità d'Italia. Determinante si rivelò il risultato del plebiscito del 12 marzo 1860, in seguito al quale la provincia entrò a far parte del Regno d'Italia. Viva e sentita fu pure la partecipazione della popolazione locale alla resistenza contro i nazifascisti. Struttura socio-economica. Considerando il reddito disponibile procapite, la provincia si colloca tra i valori pi๠elevati non solo dell'Italia ma anche della stessa regione, dove è preceduta solo da Bologna, prima in graduatoria. Significativo a tale proposito è l'apporto dei redditi non derivanti da lavoro, dovuti sia ai fitti (figurativi ed effettivi) di un consistente patrimonio immobiliare, sia ai dividendi e agli utili societari, alla cui realizzazione concorrono in modo particolare le imprese di medie dimensioni del distretto industriale di Mirandola. Superiore alla media italiana risulta anche la quota dei depositi bancari delle famiglie sul totale delle principali forme di risparmio (titoli di Stato, depositi postali e bancari) e capillare è la presenza creditizia nelle aree distrettuali: anche in questo caso il numero degli sportelli dislocati nella provincia è inferiore soltanto a quello di Bologna. Espressione del tenore di vita della popolazione sono anche le condizioni abitative, che non si discostano molto dai livelli regionali: la stessa disponibilità di superficie abitata per ciascun residente, anzi, risulta superiore, come alto risulta il numero delle autovetture circolanti ogni mille abitanti. La vocazione distrettuale della provincia è data anche dalla struttura del mercato del lavoro, in cui l'incidenza di occupati nell'industria risulta superiore alla media regionale; la quota di dipendenti, invece, si avvicina alla media delle altre province emiliane. A un elevato livello di partecipazione della popolazione alle forze di lavoro corrispondono tassi di occupazione superiori a quelli regionali, sia per classe di età sia nel loro complesso, e una disoccupazione dalle percentuali decisamente basse. Analizzando un indice sintetico della qualità della vita, la provincia di Modena si colloca all'ottavo posto nella graduatoria nazionale e al terzo in quella regionale; il risultato è dato da una situazione del mercato del lavoro equilibrata, da una disponibilità di reddito procapite elevata, da una capillare dotazione di infrastrutture e da un alto numero di autovetture circolanti. Il lieve ritardo rispetto alle prime due province emiliane è indicato soprattutto dai pi๠bassi consumi procapite. In una graduatoria delle province italiane che consideri l'indice delle opportunità e dei vincoli allo sviluppo, quella di Modena si colloca al nono posto e nella regione è preceduta solo da Reggio nell'Emilia e da Parma. Un mercato del lavoro su livelli di piena occupazione, la bassa incidenza delle sofferenze bancarie, un accesso al credito non proibitivo e la radicata compagine distrettuale concorrono a creare la sintesi di un contesto economico favorevole, cui contribuisce in misura rilevante la strategica posizione geografica della provincia. Esaminando gli indici di sintesi delle opportunità e dei vincoli allo sviluppo e della qualità della vita, la provincia si colloca fra le pi๠sviluppate. La decisa propensione all'attività manifatturiera trova espressione in un sistema produttivo votato al modello distrettuale e in un tessuto imprenditoriale a forte connotazione artigiana. Pi๠bassi rispetto alla media regionale, invece, risultano i valori dei consumi finali procapite interni alla provincia come appare inferiore alla media delle altre province emiliane la propensione alla spesa alimentare, indicativa della tendenza a soddisfare i bisogni di prima necessità : a un minore livello dei consumi contribuisce anche una minore presenza turistica rispetto ad altre aree della regione. Dal punto di vista della produzione e delle dimensioni aziendali, i distretti presenti nella provincia evidenziano una struttura differenziata e appaiono legati alle province confinanti: il distretto di Vignola si insinua nel Bolognese, mentre Montefiorino, Frassinoro e Palagano rientrano nel distretto di Castellarano, nel Reggiano. Rispetto al resto dell'Italia, maggiore risulta l'incidenza delle imprese tra i 10 e i 49 addetti, soprattutto di quelle nate da pi๠di 10 anni. Carpi, il distretto di Sassuolo e quello di Vignola, insieme a Modena, che costituisce il baricentro economico della provincia, presentano particolari addensamenti di imprese, mentre risulta bassa la densità di unità produttive nelle zone montuose dell'Appennino tosco-emiliano. La vocazione distrettuale della provincia, se ha favorito una notevole presenza di intermediari del commercio, ha altresଠprovocato la tendenza ad attività di organizzazioni economiche, la cui quota di addetti risulta di tutto riguardo. Caratteristica della provincia è l'elevata densità distrettuale ma è innegabile un netto distacco di sviluppo tra le aree industrializzate pianeggianti e collinari e la fascia montuosa a impronta agricola, posta sull'Appennino del crinale: lo sviluppo di questa zona è basato in prevalenza su un comparto manifatturiero a forte connotazione artigiana e orientato all'esportazione ma con caratteristiche imprenditoriali e strutturali diversificate nei vari distretti. Come nel resto della regione, il settore primario si collega ad una consolidata industria conserviera della carne, che si distribuisce uniformemente sul territorio provinciale; la produzione principale del settore è nell'allevamento di bovini e suini, cui si unisce la coltivazione di frutta, benché, rispetto al passato, risulti in calo proprio l'allevamento dei bovini e all'apertura di grandi centri di distribuzione abbia corrisposto una conseguenza negativa per i piccoli esercizi commerciali. Poco superiore al valore regionale, invece, anche se pi๠alto di quello nazionale, risulta il livello del valore aggiunto per addetto delle attività extragricole, mentre piuttosto netto appare il vantaggio della provincia, se la ricchezza prodotta si rapporta a ciascun abitante. Confrontando commercio e turismo (che presentano un peso inferiore) con l'industria in senso stretto, si nota un valore aggiunto provinciale superiore alla media regionale, che ulteriormente attesta la propensione manifatturiera del modenese. Sebbene ancora lontano dai risultati di altre aree della regione, il turismo, però, sembra in espansione. Le capacità di sviluppo della provincia sono ancora pi๠evidenti, se si tiene in conto il valore della crescita del valore aggiunto, che risulta pi๠alta di quella regionale, soprattutto considerando la dotazione di infrastrutture economiche non proprio ottimale. Le imprese, sempre pi๠rivolte ai processi di innovazione, mostrano di avvertire l'esigenza di una qualificata gamma di servizi, sia nelle fasi di produzione che in una pi๠razionale collocazione (tanto sui mercati nazionali quanto su quelli esteri) dei prodotti realizzati. Elemento favorevole appare la facilità di accesso al credito (con un tasso di interesse approssimativamente pari a quello medio regionale), benché sussista, soprattutto tra le aziende artigiane, la tendenza a consorziarsi per ottenere prestiti a condizioni di favore. Lievemente inferiore risulta la quota del Pil provinciale attribuita ai servizi alle imprese e poco significativo, rispetto alla media regionale, è il peso dei servizi della pubblica amministrazione. In una provincia decisamente orientata alle esportazioni, i prodotti della ceramica raggiungono il primato tra quelli destinati ai mercati esteri (in particolare quelli di Germania, Stati Uniti e Francia). Fra i prodotti delle esportazioni un posto di merito occupano quelli dell'industria metalmeccanica (in particolare le parti staccate di autoveicoli e gli autoveicoli stessi), frutto delle combinazioni artigianali e industriali delle pi๠importanti case automobilistiche nazionali. In prospettiva, è dato attendersi un positivo processo evolutivo dell'economia provinciale, che sarà supportato dal soddisfacente grado di apertura al commercio internazionale e dalle caratteristiche di efficienza del tessuto imprenditoriale, benché desti attenzione il salto generazionale che quanto prima riguarderà alcuni comparti manifatturieri. A tal riguardo, l'istituzione di una facoltà di ingegneria nell'Università di Modena appare un segno di sensibilità a questo scenario e una prova di integrazione tra mondo accademico, da un lato, e mercato del lavoro e sistema produttivo, dall'altro. L'università di Modena appare, però, non sufficientemente integrata con il tessuto sociale, cosଠcome poco soddisfacente risulta la dotazione di strutture destinate a soddisfare le esigenze della collettività , sia per bisogni fondamentali (ospedali e scuole), sia per le attività rivolte al tempo libero e alla cultura. L'autostrada del Sole e la via Emilia costituiscono assi di riferimento e di collegamento per il dinamico tessuto imprenditoriale dell'economia della provincia. Su due piani differenti devono essere posti l'efficiente rete stradale, da un lato, e i trasporti ferroviari e gli aeroporti, dall'altro, alle carenze dei quali si aggiunge la lontananza dagli scali marittimi.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE La netta divisione fra le tre zone qui individuate risulta evidente non solo ad un esame geomorfologico ma anche da un punto di vista pi๠squisitamente economico. Le zone (essenzialmente: di pianura, di collina e di montagna) si distinguono, dunque, anche per una diversa vocazione dei sistemi economici, in realtà condizionati dalle posizioni geografiche e dalle conformazioni del territorio. La distinzione è pi๠netta soprattutto fra le zone di pianura e di collina, da un lato, e quella montuosa, sull'altro versante, ma la forza centripeta di Sassuolo e di Vignola giustifica un'ulteriore divisione; i due comuni, peraltro, hanno tratto peculiarità e vocazione economica dalla loro importanza come mercati di sbocco di una zona frutticola. Pianura modenese: Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Camposanto, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Finale Emilia, Formigine, Medolla, Mirandola, Modena, Nonantola, Novi di Modena, Ravarino, San Cesario sul Panaro, San Felice sul Panaro, San Possidonio, San Prospero, Soliera, Spilamberto. Appennino modenese: Fiorano Modenese, Frassinoro, Guiglia, Maranello, Marano sul Panaro, Montefiorino, Palagano, Prignano sulla Secchia, Sassuolo, Savignano sul Panaro, Vignola, Zocca. Frignano: Fanano, Fiumalbo, Lama-Mocogno, Montecreto, Montese, Pavullo nel Frignano, Pievepelago, Polinago, Riolunato, Serramazzoni, Sestola. PIANURA MODENESE Territorio. Attraversata dai fiumi Secchia e Panaro (a ovest e a est), è punteggiata da zone umide, nei pressi dei confini provinciali, che tra riserve, aree di riequlibrio e oasi faunistiche la rendono quasi un unico giardino tutelato. Ne sono esempio: la zona del Secchia, la cui vegetazione è quella tipica degli ambienti umidi, con salici, pioppi, ontani, olmi (tra le specie arboree); salice, sanguinello, rovo, biancospino (tra quelle arbustive); canne palustri, giunchi, ninfee (tra le specie erbacee igrofile); la zona umida nei pressi di Nonantola, la pi๠estesa area boscata della pianura modenese, con arbustivi e arboree, tipiche degli antichi boschi di pianura scomparsi; l'oasi di protezione della fauna Valdisole e tutte le aree protette che, con la riproduzione di ambienti pi๠o meno vicini nello spazio e nel tempo, conferiscono movimento e dinamismo alla zona della provincia pianeggiante per eccellenza. Comunicazioni. I due tracciati autostradali A1 Milano-Napoli e A22 Brennero-Modena, pressoché perpendicolari, toccano il capoluogo provinciale e costituiscono gli assi portanti della viabilità provinciale, oltre che della pianura modenese. La storica strada statale n. 9 via Emilia è affiancata da altri tracciati che riescono a toccare tutte le zone della pianura, che peraltro trae vantaggio dalla conformazione orografica del territorio per comunicazioni di buon livello; sono la n. 12 dell'Abetone e del Brennero; la n. 413 Romana; la n. 468 di Correggio; la n. 569 di Vignola; la n. 486 di Montefiorino; la n. 255 di San Matteo Decima; la n. 568 di Crevalcore e la n. 623 del Passo Brasa. Le principali linee ferroviarie completano il quadro delle comunicazioni della zona, che non è dotata di porti né di aeroporti: sono la Bologna-Verona; la Bologna-Milano; la Modena-Verona e la Reggio Emilia-Sassuolo-Modena. Storia. Le vicende del capoluogo hanno per qualche verso condizionato quelle del territorio circostante, sebbene in maniera non sempre omogenea. Le origini liguri, il governo etrusco, prima, l'occupazione da parte dei galli boi, nei secoli V-IV a.C., le successive incursioni barbariche, con le conseguenti dominazioni spesso rovinose, ebbero le loro ripercussioni anche nel resto della zona. Con la sconfitta dei galli da parte dei romani, nel secolo III a.C., iniziò una nuova era per Modena, che nel 183 a.C. divenne colonia romana e municipio assegnato alla trib๠Pollia; di lଠa poco si sarebbe sviluppata come grosso e ricco centro economico, per la produzione di lane e vini. Nel 43 a.C. vi ebbe luogo la battaglia tra Antonio e Decimo Bruto. La sua posizione di cerniera fra le due zone pose in conflitto continuo i longobardi dell'Emilia e i bizantini dell'Esarcato (che dominavano Bologna), che ne pretendevano la supremazia. Le forze della natura ebbero ragione per un periodo sulla popolazione, che fu costretta all'esodo a causa dell'impaludamento delle campagne, causato dai fiumi non arginati. Dopo il IX secolo, grazie all'intervento del vescovo che ne era a capo, si instaurò in Modena il dominio dei vescovi-conti; conseguenze per il circondario furono soprattutto nell'inizio delle diatribe territoriali con Bologna per stabilire la linea di demarcazione romana (primo documento che attesti la contesa è il placito dell'imperatore Ottone I, del 969). Intanto il contado circostante era stato affidato ad Azzo Adalberto di Canossa, nel 961, che ne trasmise per via ereditaria il privilegio ai discendenti fino alla loro estinzione. Una svolta ulteriore per la zona è data dalla erezione in libero comune di Modena, risalente agli inizi XII secolo, cui segue l'adesione al partito imperiale, prima, e alla Lega lombarda, poi. Le lotte contro Bologna e Ferrara furono la parte pi๠importante della politica estera della zona; alla seconda fu sottoposta, nella persona del signore Obizzo d'Este, nel 1288 e per sostenere le contese contro Bologna accettò il vicario dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, di volta in volta sottomettendosi a diversi signori. Vinta la battaglia contro Bologna a Zappolino, tornò agli Estensi nel 1336. Al loro dominio è dovuto lo splendore della corte rinascimentale, fra le pi๠belle mai esistite. Alla fine del XVI secolo, quando lo stato della chiesa sottrasse Ferrara agli Estensi, divenne capitale del ducato omonimo. Nel XVIII secolo, dopo che Napoleone ne abolଠil ducato, fu unita alla repubblica Cispadana; dopo una breve occupazione da parte di Murat, gli austriaci vi insediarono il duca Francesco IV d'Asburgo-Este. Il periodo della seconda guerra d'indipendenza provocò agitazioni e, dopo un periodo di dittatura da parte del Farini, nel 1860 fu annessa al regno di Sardegna. Struttura socio-economica. Il capoluogo di provincia riesce a catalizzare tutta l'attenzione di chi si accinga ad esaminare l'economia della provincia nel suo insieme. E a giusta ragione: è la capitale del settore metalmeccanico come della produzione di figurine (in tutta la penisola sono noti i marchi di entrambi i comparti citati); nel distretto di Modena si registra un numero significativo di addetti nella fabbricazione di macchine per l'agricoltura e la silvicoltura; Modena è il luogo di produzione di eccellenti aceti balsamici come di tutto ciò che di commestibile si possa ricavare dal maiale, con particolare predilezione per zamponi, cotechini, “cappelli di prete”; costellata di teatri, mostra un'attenzione per le iniziative culturali, che non la tengono indietro neanche in materia di cultura. In particolare, la fruizione e la produzione libraria ne sono un fiore all'occhiello, sin dagli anni '70 del XX secolo, quando si è dato il via all'apertura di nuove biblioteche, librerie: spicca la biblioteca estense, la pi๠ricca per numero di volumi e per la presenza di incunaboli e codici miniati, ma numerose sono le biblioteche specializzate, che ne costituiscono peculiarità . Dei tanti editori famosi in tutta Italia, molti avviarono la loro attività a Modena, tanto da renderla il secondo polo editoriale della regione. Nella pianura modenese l'economia fonda le sue basi anche su altre aree. àˆ il caso del distretto di Carpi, in cui si concentra l'industria tessile, con una serie di piccole imprese contoterziste e artigiane specializzate nella produzione di maglieria e di articoli di maglieria per conto di aziende pi๠grandi. Il distretto di Mirandola, invece, possiede uno sviluppato comparto biomedicale, in cui si rileva un numero significativo di addetti nella fabbricazione di apparecchi medicali e chirurgici; la trasformazione industriale di quest'area agricola della “bassa modenese” è avvenuta negli anni '60 del XX secolo; l'evoluzione del comparto biomedicale è stata tanto rapida da raggiungere livelli di importanza internazionale, per decine di imprese che contano migliaia di addetti. Si tratta di imprese di medie dimensioni ad alto contenuto tecnologico e innovativo, che hanno portato nel tempo, per “gemmazione”, alla costituzione di un indotto di notevole rilievo. APPENNINO MODENESE Territorio. Vi sono compresi i comuni della sponda destra della valle del Secchia, fino a Sassuolo, l'intera valle dell'affluente Dragone, come la sponda destra di quella del Dolo (anch'esso affluente del Secchia), ma vi rientra anche Fiorano Modenese, sede della riserva naturale delle Salse di Nirano (il termine salse si riferisce a emissioni di fanghi salati e di acque melmose fredde che si depositano in rilievi conici, dalla cima dei quali fuoriescono gas e sostanze bituminose), e vi appartengono le terre comprese tra i fiumi Reno e Panaro. Un cenno a parte merita Maranello, vicina a Sassuolo soprattutto da un punto di vista storico e di riferimento per i servizi. Estesa per una ventina di chilometri dalle giogaie appenniniche alle colline, la valle del Dragone va degradando dai 1.700 metri di altitudine dell'Alpe di San Pellegrino ai circa 300 metri, nella zona della sua confluenza nel Dolo. Proveniente dalla lontana Alpe di Succiso, il Secchia, adagiato nel letto ghiaioso, attraversa i solchi vallivi di natura argillosa della bassa fascia collinare pedemontana, dall'aspetto spoglio. Pi๠densamente popolate risultano le zone inferiori dei fianchi della montagna, sui quali la vegetazione si infittisce e dove ai coltivi si alternano querceti e castagneti. Le alte valli del Dragone e del Dolo sono dominate, invece, dalle faggete, il cui ricco sottobosco risulta maculato dalle aree a pascolo. Le cime pi๠elevate recano i colori della prateria d'altura, di volta in volta punteggiata dal mirtilleto e, allo sciogliersi delle nevi, dal violaceo colore dei crochi in fiore. Qui l'ambiente naturale non è stato deturpato da una dissennata edilizia e gli abitati offrono ancora il loro aspetto originario. Diversa è la porzione di territorio appenninico compresa tra i fiumi Reno e Panaro. La zona, come il resto del medio Appennino, fa registrare nei fondovalle la presenza di calanchi. Lଠdove i rilievi divengono pi๠elevati, invece, si trovano ammassi di arenarie, in cui ripidi versanti sono ricoperti di bosco, che delimita gli altipiani coltivati a prato e cereali. Sulle colline prospicienti il Panaro è il parco dei sassi di Roccamalatina, che si estende per circa 1.040 ettari e che è caratterizzato dalle colline argillose digradanti verso il Panaro; questo è circondato da un ambiente ricco di flora e di fauna. Comunicazioni. Attraversata dalla sola autostrada A1 Milano-Napoli è servita anche dalle strade statali n. 467 di Scandiano, n. 486 di Montefiorino, n. 569 di Vignola e n. 623 del Passo Brasa. Le linee ferroviarie che la collegano con il resto della regione e della penisola sono: la Reggio Emilia-Sassuolo-Modena e la Bologna-Milano. Storia. La media valle del Secchia fu luogo privilegiato di insediamento dall'epoca preistorica all'età romana. Antichissime stirpi abitarono questa zona, come testimoniano il villaggio preistorico di Montequestiolo (comune di Zocca) e le Veneri steatopige rinvenute a Savignano sul Panaro, luogo di confine tra le province di Bologna e Modena e fra queste conteso come i territori di Vignola e Marano. Nell'VIII secolo d.C. nella val di Dolo ebbe sede un'arimannia, importante stazione agricolo-militare. Nello stesso periodo lungo la valle del Dragone fu aperta quella “via Bibulca” di collegamento fra il modenese e la zona lucchese, utilizzata come itinerario transappenninico fino a buona parte dell'età moderna. A rendere omogenea culturalmente quest'area appenninica contribuଠla signoria del feudo abbaziale di Frassinoro, che dominò fra i secoli XI e XII sulle valli Dragone e di Dolo. All'epoca matildica si deve la costituzione di rocche di vedetta e diverse furono le signorie che attraversarono la zona, come quella degli Estensi. Parte del territorio fu inglobata nella Cispadana e poi nella repubblica Cisalpina ma memorabile resta la storia recente della zona, che ricorda le lotte sociali dei braccianti, quella mezzadrile dell'inizio del XX secolo e le lotte antifasciste, seguite, dal 1944, da quelle partigiane. Al 17 giugno 1944 risale la presa da parte dei partigiani della Rocca di Montefiorino, da cui ebbe inizio il periodo che viene ricordato come quello dei “45 giorni della Repubblica di Montefiorino”; alla cacciata dei fascisti corrispose una concentrazione nella rocca di circa 5.000 uomini, in buona parte disertori della repubblica di Salò, che si organizzarono nel corpo d'armata Centro Emilia. Il 30 luglio dello stesso anno i nazifascisti iniziarono un rastrellamento cui i partigiani non riuscirono a tenere testa; un risultato innegabile fu lo sforzo bellico cui i nazifascisti furono costretti, che li vide impegnati in maniera notevole. Struttura socio-economica. Un tempo la zona pedemontana modenese era rivestita da estese piantagioni di noci, che venivano utilizzate per la produzione domestica del nocino; attualmente quel liquore, inserito nel catalogo dei liquori italiani nell'area del mercato comune europeo, ha raggiunto un successo commerciale notevole e una qualità garantita dal Consorzio nocino tipico del modenese. La valle del Panaro che circonda Vignola a primavera si infiora di bianco e all'incanto paesaggistico fa riscontro un ritorno economico nel giro di pochi mesi. La produzione di ciliege è di alcune decine di migliaia di quintali, tale da consentire l'esportazione nell'area geografica della Comunità europea. Anche qui si è costituito un Consorzio, quello della ciliegia tipica, che garantisce la provenienza delle ciliege di Vignola. Quella della lavorazione delle ceramiche è un'altra antica attività , che ha tradizioni documentate sin dal XII secolo; la presenza di cave d'argilla marnosa nei pressi di Sassuolo ha consentito l'affermazione di tale attività . La fabbricazione di piastrelle e lastre in ceramica, localizzata nel distretto di Sassuolo e nei comuni modenesi del distretto di Castellarano (Reggio nell'Emilia), costituisce, in termini di addetti, la principale specializzazione manifatturiera della provincia: è una produzione destinata soprattutto ai mercati esteri. Nella zona di Sassuolo è ben inserita anche la metalmeccanica. FRIGNANO Territorio. La sua orografia movimentata conta su quote minime di 199 metri e su quella massima di 2.165 metri del monte Cimone, l'emergenza pi๠rilevante dell'Appennino settentrionale. Le prime colline, anch'esse punteggiate di calanchi, sono ricoperte di boschi misti, ove primeggiano la roverella, l'orniello e il carpino nero. Di diversa composizione sono i boschi man mano che si sale di quota: le valli divengono pi๠profonde e pi๠frequenti sono i boschi, dove si trovano il cerro (tipo di quercia che può vivere per centinaia di anni), i castagneti, boschi da frutto. Un ricordo del passato, in cui il castagno apparteneva alla cultura del luogo in maniera determinante, è la presenza dei “metati”, specie di capanne-essiccatoi. I sassi di Varana e il sasso Tignoso sono i tipici affioramenti della zona: grandi rocce di origine vulcanica. A Polinago, poi, è un monolite orizzontale di arenaria, denominato Ponte del Diavolo o Ponte Ercole, che costituisce particolare emergenza geologica. Vere e proprie foreste ricoprono il territorio oltre i 1.000 metri di altitudine; costituite soprattutto da latifoglie, ma anche da conifere, sono dotate di un sottobosco ricco di numerosi frutti: mirtilli, fragole, lamponi. Oltre i 1.800 metri si raggiungono i limiti della vegetazione arborea: il paesaggio è costituito da praterie di crinale, da brughiere; è possibile incontrare marmotte e aquile reali, fra pendii e pareti rocciose. Ai numerosi corsi d'acqua (come il Panaro e i suoi affluenti) si alternano molti laghi di origini diverse: il lago Santo, il Baccio; il lago della Ninfa, lo Scaffaiolo, il lago Pratignano e il lago della Ninfa. Comunicazioni. Sebbene non servita direttamente da tracciati autostradali né da linee ferroviarie, la zona è ben collegata al resto della regione tramite le strade statali n. 12 dell'Abetone e del Brennero, n. 324 del Passo delle Radici e n. 623 del Passo Brasa, oltre che dalle strade provinciali. Storia. Sin da epoche preistoriche diverse etnie si stabilirono fra i suoi confini. Fra essi: i friniati, popolazioni liguri che ne hanno conservato traccia nel nome del territorio; gli etruschi, cui si devono molti toponimi locali, e i celti, una traccia della cultura dei quali è nei particolari tetti delle capanne. Numerosi furono i combattimenti a scopo di conquista, nel tentativo di impossessarsi di un territorio ricco e dalla posizione favorevole strategicamente. I romani riuscirono per primi a conquistarlo, deportandone gli abitanti; li seguirono i longobardi e i bizantini. Nacquero le prime importanti fortificazioni dell'Appennino, che costituiva il limite fra il regno longobardo e il resto della penisola. Al medioevo risale una serie di importanti personaggi e avvenimenti; fra i pi๠famosi furono: Matilde di Canossa, i conti Gomola, i Gualandelli, signori dell'alta valle del fiume Scoltenna, la famiglia dei Montecuccoli (da cui venne l'abile condottiero Raimondo, che riuscଠa sconfiggere i turchi nel 1664, nella battaglia sul fiume Raab). Entrato a far parte del ducato estense, il Frignano vi rimase fino all'unità d'Italia. Struttura socio-economica. Le attività economiche tradizionali dell'agricoltura, dell'artigianato, dell'allevamento zootecnico si affiancano a piccole e medie industrie e a un crescente terziario avanzato. L'industria legata al settore primario trova nella trasformazione alimentare di carni e nella produzione del formaggio Parmigiano il suo naturale sbocco. Anche il commercio e il turismo riescono a trarre vantaggio dalle emergenze architettoniche del passato, come dai beni paesaggistico-ambientali, che hanno trovato momento di tutela e punto di forza nell'istituzione del parco regionale dell'alto Appennino modenese, di cui il Frignano è il protagonista anche per la dotazione di impianti per lo sci alpino e per lo sci di fondo, per cui è dotato di impianti adeguati.

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Informazioni

  • Nome completo Modena
  • Sigla MO
  • Codice ISTAT 036
  • Regione Emilia-Romagna
  • Numero comuni 47

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m

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