Provincia di Bologna

Emilia-Romagna - Sigla: BO

60 Comuni Codice: 037 Regione: 08

Descrizione

Territorio. La provincia di Bologna, articolata in 60 comuni, è la pi๠estesa e la pi๠popolosa della regione e fa registrare un indice di vecchiaia particolarmente superiore alla media. Confina con la Toscana a sud ed è compresa tra le province di Modena, Ferrara e Ravenna. Estesa dall’Appennino tosco-emiliano alla grande ansa del Reno, partecipa in maniera pressoché uguale delle due regioni morfologiche che caratterizzano il paesaggio geografico emiliano: l’Appennino e la pianura padana. Il confine amministrativo non segue lo spartiacque appenninico ma lascia in territorio toscano le testate delle valli dei principali corsi d’acqua che attraversano la provincia: l’Idice, il Sillaro, il Santerno e il Reno. Il clima è di tipo continentale con estati calde, inverni freddi e precipitazioni distribuite in misura uniforme nel corso dell’anno ma con punte massime nei mesi autunnali. Le caratteristiche climatiche dell’Appennino sono diverse da quelle della pianura: presentano infatti maggiori precipitazioni e temperature estive meno elevate. Il territorio di Bologna ha inoltre un articolato sistema di emergenze di particolare pregio naturalistico e culturale, tutelato da parchi e riserve naturali, che hanno, tra gli scopi istituzionali, la salvaguardia del patrimonio faunistico e botanico, la regolamentazione delle attività agricole e turistiche e la conservazione delle caratteristiche paesaggistiche. Le aree protette della provincia sono molto diversificate tra loro, non solo dal punto di vista geografico ma soprattutto per quanto riguarda il tipo di emergenza tutelato. Particolare interesse geologico e geomorfologico riveste il Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, che occupa le prime pendici della collina bolognese a sud-est di Bologna, tra la valle del torrente Savena e quella del Quaderna. Gli affioramenti del gesso messiniano rappresentano la peculiarità geologica e geomorfologica pi๠rilevante del territorio. Grazie allo sviluppo dei fenomeni carsici e al conseguente modellarsi del paesaggio l’area assume connotati particolari: doline, altopiani rocciosi, candele inghiottitoi, bolle di scollamento e, nel sottosuolo, corsi d’acqua, colate alabastrine, pozzi. L’altra emergenza geologica del parco è quella dei calanchi dell’Abbadessa, rocce originatesi per la deposizione di materiali vari avvenuta in fondali marini profondi. Le caratteristiche di questi contesti sono determinate essenzialmente dalla matrice argillosa che li costituisce: l’argilla è un materiale estremamente fine, impermeabile e plastico e questi connotati rendono le zone soggette a intensi fenomeni di erosione, impervie, brulle ed economicamente improduttive. Nella provincia sgorgano inoltre acque e fanghi curativi: Porretta e Castel San Pietro sono due stazioni termali estremamente qualificate, specializzate nella cura dei disturbi dell’apparato osteo-articolare, digerente, respiratorio, vascolare e dentale. Nello stemma provinciale, concesso con decreto del 1933, si rappresenta, su sfondo azzurro, un leone rampante d’oro nell’atto di levare un vessillo a tre fasce, di verde, d’argento con il motto LIBERTà€ e di rosso. Sotto la punta dello scudo, su lista bifida azzurra, accartocciata e svolazzante, spicca la scritta in oro PROVINCIA DI BOLOGNA. Comunicazioni. La rete stradale provinciale è strettamente collegata alla rete del capoluogo, a quella di tutti i comuni e alla maglia costituita dalle strade statali e dalle autostrade. Le principali direttrici del traffico autostradale sono la A1 Milano-Napoli e la A14 Bologna-Taranto. Estremamente articolata è la maglia della viabilità ordinaria, che garantisce collegamenti pi๠che soddisfacenti. Gli assi viari pi๠importanti sono rappresentati dalle strade statali n. 9 via Emilia, n. 16 Adriatica, n. 64 Porrettana, n. 65 della Futa, n. 253 San Vitale, n. 255 di San Matteo Decima, n. 324 del Passo delle Radici, n. 325 di Val di Setta e Val di Bisenzio, n. 568 di Crevalcore, n. 569 di Vignola, n. 610 Selice o Montanara Imolese, n. 623 del Passo Brasa. La rete ferroviaria è costituita dalle linee Bologna-Bari, Ravenna-Castelbolognese, Bologna-Milano, Bologna-Padova, Brennero-Bologna, Bologna-Roma, Bologna-Pistoia, Bologna-Firenze, Casalecchio-Vignola (gestita dall’azienda ATC) e Bologna-Portomaggiore. Il collegamento con la rete del traffico aereo è garantito dall’aeroporto di Bologna/Borgo Panigale. Storia. La zona di Bologna fu abitata già in età preistorica come testimoniano i reperti rinvenuti nelle grotte in gesso di San Lazzaro di Savena (inserite nel circuito naturalistico tutelato dal Parco dei Gessi Bolognesi e dei Calanchi dell’Abbadessa), databili all’età neolitica, la necropoli etrusca di Marzabotto, le vestigia etrusche e galliche di Monte Bibele, le tracce della civiltà villanoviana a Villanova di Castenaso. Alla fine del VI secolo a.C. risale la fondazione di Felsina (Bologna) da parte degli etruschi -insediatisi nella valle del Reno a partire dal IX secolo a.C.-, che dettero vita a un importante nodo commerciale lungo la via di comunicazione che collegava il porto adriatico di Spina alla costa tirrenica dell’Etruria. In breve tempo Felsina divenne la pi๠importante tra le dodici città federate nella valle del Po e culla di una autonoma civiltà felsinea. Nella seconda metà del VI secolo popolazioni celtiche iniziarono a migrare nella pianura padana, adatta alla coltura del grano e della vite e popolata da querceti -che facilitavano l’allevamento dei suini, mai praticato dalle popolazioni locali-; il fenomeno indebolଠla civiltà urbana delle città -stato etrusche ma contribuଠall’unificazione politica e linguistica del territorio e al suo arricchimento economico. Tale crescita non sfuggଠai romani, che iniziarono la conquista della regione a sud del Po nel 223 a.C. Dopo la definitiva sconfitta dei galli boi (191 a.C.) iniziò una massiccia immigrazione di coloni romani e latini e nel 189 a.C. fu fondata la colonia latina di BONONIA. I romani promossero una vasta opera di bonifica del territorio: in breve tempo acquitrini e boschi lasciarono il posto ai filari di viti e ai campi coltivati, irrigati da una fitta rete di canali che costeggiavano le vie di comunicazione. Nel 187 a.C. il console Marco Emilio Lepido aprଠtra Rimini e Piacenza la via Emilia e, nel medesimo periodo, fu fondata FORUM CORNELII (Imola). Dalla fine del III secolo d.C. la decadenza dell’impero romano investଠil territorio bolognese: la debolezza delle istituzioni favorଠle faide tra i vari aspiranti al soglio imperiale, che costituirono eserciti personali perennemente in guerra tra loro. Iniziò inoltre un massiccio esodo dalle campagne verso le città da parte dei contadini, vittime delle violenze degli eserciti. Dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente il Bolognese fu teatro della guerra tra goti e bizantini, poi tra questi ultimi e i longobardi. Nella seconda metà dell’ottavo secolo Carlo Magno, sconfitti i longobardi, donò i territori dell’Esarcato di Ravenna alla Santa Sede. Nell’undicesimo secolo, con la scomparsa della dinastia dei carolingi, la regione fu annessa al regno d’Italia sotto la sovranità morale del papato. In età comunale Bologna, divenuta autonoma per volontà imperiale, insieme agli altri comuni partecipò alla Lega lombarda. L’area divenne transito obbligato degli eserciti germanici -quando il figlio del Barbarossa divenne erede del trono normanno in Sicilia- e poi luogo di passaggio in viaggio verso Roma per le indulgenze. Quando l’imperatore Federico II tentò di espandere il suo dominio su tutta l’Italia, i comuni si allearono per combatterlo: Bologna partecipò a questa seconda alleanza il 24 maggio 1249, sconfisse l’esercito imperiale a Fossalta (nei pressi di Modena) e fece prigioniero il figlio dell’imperatore. A seguito della battaglia di Fossalta, Bologna riprese la sua politica espansionistica ed estese la propria egemonia in Romagna, dove conquistò Imola. Il papa Giovanni XXII, quando trasferଠla sua sede ad Avignone, inviò, quale suo legato in Emilia, il cardinale Bertrando del Poggetto, che svuotò di potere le istituzioni comunali. Cacciato il legato pontificio a seguito di una rivolta, a Bologna si affermò una famiglia di notai e commercianti di carni, i Bentivoglio, che ressero il potere per tutto il XV secolo. Successivamente i papi tentarono di ricostituire lo Stato pontificio attraverso la politica del nepotismo: Sisto IV conferଠal nipote il vicariato di Imola e di Forlà¬; Alessandro VI mandò il figlio Cesare Borgia a riconquistare la Romagna. Il Valentino occupò Imola, Forlimpopoli e Forlଠma, giunto alle porte di Bologna, apprese la notizia della morte del padre, che gli fece cosଠmancare l’appoggio politico-militare necessario per proseguire la campagna. Papa Giulio II proseguଠl’impresa e nel 1506 conquistò Bologna. La regione fu divisa in quattro parti: la Romagna, dove fu insediata la legazione di Ravenna, che comprendeva Imola; Bologna, governata da una giunta locale; gli Estensi a Ferrara; l’Emilia occidentale divisa tra Estensi e Farnese. Tra il XVII e il XVIII secolo il territorio bolognese fu incontrastato dominio dello Stato pontificio. A seguito della vittoriosa campagna in Italia di Napoleone sorsero le prime repubbliche sul modello francese: la Cispadana, di cui Imola fu capoluogo del distretto del Santerno, e la Transpadana, dalla cui fusione nacque la Repubblica Cisalpina, che unଠpoliticamente l’Emilia-Romagna. Dopo la battaglia di Marengo entrò a far parte del regno d’Italia fino alla definitiva sconfitta di Napoleone e al Congresso di Vienna, che la restituଠalla Santa Sede. Il periodo dei moti risorgimentali vide il risveglio degli ideali liberali e repubblicani, che portarono Bologna e Imola a partecipare attivamente ai moti del 1831 e del 1848. L’annessione al regno d’Italia, avvenuta attraverso l’adesione dei ceti medi e l’esclusione di larghi strati della popolazione, segnò l’inizio di un difficile inserimento nella realtà del nuovo stato italiano, concepito come uno sviluppo del nuovo stato sabaudo. Nelle campagne iniziò il consolidamento del movimento operaio e Andrea Costa fu il primo deputato imolese alla camera. La prima guerra mondiale lasciò l’Italia in condizioni difficili e il partito socialista, sulla scia della rivoluzione sovietica, raccolse numerosi consensi tra contadini e operai. Dopo l’affermazione nelle elezioni del 1920 iniziarono i disordini culminati con la strage di piazza Maggiore, primo segno della violenza fascista, che proseguଠanche nelle elezioni del 1924. Dopo la seconda guerra mondiale fu intrapresa la ricostruzione del tessuto urbano della regione, che favorଠlo sviluppo della piccola e media industria e del movimento cooperativo, che contribuଠa delineare quello che sarà definito il “modello emiliano”, capace di creare una delle zone di maggior benessere della penisola. Struttura socio-economica. La provincia di Bologna è una delle pi๠dinamiche e produttive della penisola. L’agricoltura, che ha un numero di addetti ridimensionato rispetto al passato grazie all’adozione di tecniche colturali all’avanguardia, garantisce la produzione di cereali, barbabietole da zucchero, ortaggi, frutta, foraggi (questi ultimi consentono un cospicuo allevamento di bovini e suini) e uva da vino. La viticoltura è caratterizzata dalla produzione di vini la cui produzione rispetta un disciplinare approvato con Decreto Ministeriale. I vini sono tutelati da appositi consorzi, cui sono affidate anche le mansioni di controllo sulla corretta applicazione dei disciplinari di produzione. La denominazione d’origine è rappresentata dal nome geografico della zona di produzione e designa un prodotto rinomato e di qualità , che ha caratteristiche connesse con l’ambiente naturale di coltivazione e con le tecniche adottate. Il settore secondario è caratterizzato da una forte presenza di aziende tecnologicamente avanzate, che operano in prevalenza nei comparti metalmeccanico, chimico, grafico-editoriale, dei materiali da costruzione e della trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici (zuccherifici, caseifici, dolcifici, pastifici, distillerie, conservifici). Accanto all’industria sono pienamente investiti nel processo di espansione e rinnovamento anche il terziario e l’artigianato. Il commercio ha portata sia nazionale che internazionale, data anche la fitta rete di vie di comunicazione stradali e ferroviarie, che ha nel capoluogo uno dei maggiori nodi del traffico d’Italia. La provincia vanta inoltre una rinomata tradizione di prodotti genuini e specialità gastronomiche, che conservano le qualità inimitabili dei prodotti ottenuti con metodi artigianali. L’offerta di prodotti con garanzia di qualità e genuinità è associata a una originale offerta turistica, a una grande cura per l’ambiente e alla conservazione delle migliori tradizioni.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE àˆ possibile ripartire la circoscrizione bolognese in tre ambiti, individuati sulla base dei caratteri territoriali e urbanistici e della definizione della capacità di attrazione e del raggio d’influenza dei centri principali: la Pianura bolognese, che trova il suo naturale punto di aggregazione nel capoluogo di provincia; l’Imolese, che riunisce i comuni che hanno in Imola il naturale punto di riferimento per il lavoro, i servizi e il commercio; l’Appennino bolognese, all’interno del quale -nonostante l’evidente omogeneità orografica- non sono emersi poli in grado di esercitare un’attrazione socio-economica tale da contrastare la forza centrifuga che fa gravitare i comuni sul capoluogo di provincia. Pianura bolognese: Anzola dell’Emilia, Argelato, Baricella, Bentivoglio, Bologna, Budrio, Calderara di Reno, Castello d’Argile, Castel Maggiore, Castenaso, Crespellano, Crevalcore, Galliera, Granarolo dell’Emilia, Malalbergo, Medicina, Minerbio, Molinella, Ozzano dell’Emilia, Pieve di Cento, Sala Bolognese, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese. Imolese: Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo di Bologna, Castel San Pietro Terme, Dozza, Fontanelice, Imola, Mordano. Appennino bolognese: Bazzano, Camugnano, Casalecchio di Reno, Castel d’Aiano, Castel di Casio, Castello di Serravalle, Castiglione dei Pepoli, Gaggio Montano, Granaglione, Grizzana Morandi, Lizzano in Belvedere, Loiano, Marzabotto, Monghidoro, Monterenzio, Monte San Pietro, Monteveglio, Monzuno, Pianoro, Porretta Terme, San Benedetto Val di Sambro, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Zola Predosa. PIANURA BOLOGNESE Territorio. Bologna è situata ai piedi delle ultime propaggini dell’Appennino, tra il fiume Reno e il torrente Savena, dove i due corsi d’acqua sboccano nella pianura padana; situata lungo la via Emilia, ha registrato una forte espansione alle due estremità della grande arteria e la sua area periferica, a carattere industriale e di edilizia popolare, è saldata, a est, con San Lazzaro di Savena. Rilevante è anche lo sviluppo a nord e a nord-est verso la pianura, favorito dalla presenza della rete ferroviaria, mentre a sud nuovi quartieri residenziali sono sorti nell’area pedemontana. A nord di Bologna, verso Ferrara e Modena, il paesaggio, liscio e ordinato, è punteggiato da casolari contadini, borghi e cittadine (questi ultimi, spesso di origine medievale, sono stati teatro di vicende storiche, di cui conservano architetture, antichi castelli, vestigia e testimonianze). àˆ uno scenario tipicamente rurale: questa zona infatti è stata abitata, già in epoca romana, per la sua ricchezza agricola e nella divisione geometrica delle terre coltivate sono ancora visibili le tracce della centuriazione romana e del riassetto territoriale del XVIII secolo. Spazi coltivati, affiancati da alcuni parchi intorno alle ville patrizie, e zone protette di flora spontanea (soprattutto intorno ai principali corsi d’acqua) sono le note dominanti della pianura bolognese. Comunicazioni. Bologna è al centro di importanti direttrici del traffico italiano (Firenze-Milano, Firenze-Brennero, Firenze-Venezia, Rimini-Milano) e assume una funzione di cerniera delle comunicazioni viarie tra l’Italia meridionale e l’Italia centro-settentrionale. I tracciati autostradali trovano un naturale punto d’arrivo nella città capoluogo e sono integrati con la fitta rete delle strade statali (n. 9 via Emilia, n. 16 Adriatica, n. 64 Porrettana, n. 253 San Vitale, n. 255 di San Matteo Decima, n. 568 di Crevalcore, n. 569 di Vignola). Il trasporto stradale e autostradale è affiancato da una rete ferroviaria in grado di garantire collegamenti su scala regionale, nazionale e internazionale (Bologna-Milano, Bologna-Padova, Bologna-Portomaggiore, Bologna-Verona, Bologna-Bari, Ravenna-Castelbolognese, Bologna-Roma, Bologna-Pistoia) e dall’aeroporto di Bologna/Borgo Panigale. Storia. L’area fu anticamente abitata da genti ibero-liguri e poi da popolazioni protoitaliche. Bologna fu città etrusca col nome di Felsina: invasa e distrutta dai galli boi nel IV secolo a.C., fu successivamente conquistata dai romani -che la chiamarono BONONIA- e nel 189 a.C. accolse una colonia di 3.000 legionari. Dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente venne meno la floridezza raggiunta in epoca romana e Sant’Ambrogio poté descrivere Bologna come “un cadavere di semidistrutta città ”. Nel periodo della dominazione bizantina dipese da Ravenna e, dopo l’occupazione longobarda e franca, fu ceduta alla Chiesa, che la fece amministrare da duchi. Il placito di Governolo (1116) riconobbe alla città l’autonomia comunale: Bologna partecipò alla prima e seconda Lega lombarda, fu sconfitta a Cortenuova (1237) ma a Fossalta (1249) sconfisse l’esercito imperiale e fece prigioniero re Enzo, figlio di Federico II. Tuttavia le lotte intestine tra i ghibellini Lambertazzi e i guelfi Geremei -conclusesi con il trionfo di questi ultimi- favorirono lo stabilirsi sulla città del potere della Chiesa. Dal 1446 al 1506, con il consolidarsi della signoria dei Bentivoglio, a Bologna fu riconosciuta una certa indipendenza ma dal 1512 al 1860 la città fece parte dello Stato pontificio e visse una situazione di degrado, che coinvolse anche l’Università . Centro di idee giacobine già alla fine del XVIII secolo, accolse favorevolmente il nuovo governo napoleonico e nel 1796 fu eletta capitale della repubblica cispadana. Durante la Restaurazione divenne focolaio dei liberali di Romagna e nel 1848 insorse contro gli austriaci; unitasi al Piemonte nel 1860, partecipò alle successive vicende nazionali e internazionali. Nel corso della seconda guerra mondiale fu pi๠volte bombardata da parte degli Alleati e fu attivissimo centro della resistenza. Struttura socio-economica. àˆ questa una delle aree a maggiore vocazione agricola della regione: l’agricoltura bolognese è caratterizzata dalla presenza di migliaia di aziende, che conducono un’attività meccanizzata e organizzata secondo i metodi pi๠moderni, che hanno consentito di migliorare la qualità dei prodotti agricoli in sintonia con gli orientamenti comunitari in materia. Tra le coltivazioni prevalgono seminativi e foraggio; barbabietole da zucchero, frutta e ortaggi sono destinati all’industria conserviera. L’allevamento bovino e suino è molto sviluppato e alimenta la produzione lattiero-casearia e l’industria delle carni insaccate. Nel settore secondario, strutturato in imprese di piccole e medie dimensioni, prevalgono i comparti metalmeccanico (motori industriali, materiale rotabile ferroviario, veicoli, macchine agricole), tessile e dell’abbigliamento, calzaturiero, grafico-editoriale, chimico (fertilizzanti e materie plastiche) e farmaceutico. Conserva tutta la sua importanza l’attività commerciale: Bologna è in particolare un grande centro di smistamento -anche con l’estero- di prodotti ortofrutticoli. Vivace è infine il turismo, che registra annualmente migliaia di presenze. IMOLESE Territorio. Il territorio del comprensorio imolese, che segue il corso del fiume Santerno, abbraccia e riproduce una felice sintesi di due culture di origine diversa, l’emiliana e la romagnola, ed è caratterizzato, come tutta la vallata del Santerno, dalla formazione marnoso-arenacea romagnola. Alle porte di Imola le prime ondulazioni del terreno, punteggiate da vigneti e frutteti, siepi e alberi secolari, castelli e pievi, sono percorse da una fitta e articolata maglia di torrenti e corsi d’acqua. Nel territorio di Borgo Tossignano, la valle del Santerno è tagliata dalla Vena del Gesso, la pi๠grande bastionata gessosa d’Europa, che nasconde grotte e torrenti sotterranei che solcano i grossi cristalli di selenite dei banchi di gesso. Segue la montagna, percorsa da una fitta rete di sentieri e mulattiere, punteggiata da vecchi borghi abbandonati, cappelle, mulini ad acqua, rocche, castelli: in un paesaggio sempre pi๠verde i rilievi toccano i 984 metri con la Faggiola e i 940 metri con il Monte La Fine. Comunicazioni. Le principali direttrici del traffico sono le strade statali n. 9 via Emilia e n. 610 Monselice o Montanara Imolese. La qualità dei collegamenti, già di buon livello, è migliorata dalla presenza del tracciato autostradale dell’A14 Bolo gna-Taranto e dei tracciati ferroviari Bologna-Bari, Ravenna-Castelbolognese, Faenza-Russi e Lavezzola-Granarolo Faentino. Storia. La ricca storia di Imola, fondata dai romani nel II secolo a.C., e il ruolo che la città ha assunto in epoca medievale e nel corso del XVIII secolo hanno lasciato numerose tracce. Sulla riva del Santerno, dove il fiume incrocia la via Emilia, esistevano insediamenti di galli boi, che furono i primi abitatori di queste terre, dopo una prima civiltà agropastorale. Qui sorse, nel II secolo a.C., quel primo villaggio rurale che diventerà dapprima FORUM CORNELII, poi l’odierna Imola. Imola e il suo territorio fin dall’inizio della loro storia furono luogo di incontri e di contaminazione tra culture diverse: pochi chilometri separavano infatti Imola dalla zona deltizia del Po, dal mare Adriatico, da Ravenna, attraverso cui entrava in contatto con le civiltà greco-etrusche e i traffici commerciali, che dall’est cercavano sbocco verso i territori celtici. In epoca cristiana il comprensorio imolese fu governato dai bizantini e, successivamente, appartenne allo Stato pontificio: in questo periodo fu anche oggetto delle alterne fortune degli imperatori svevi, delle signorie degli Alidosi e dei Visconti, dei duchi di Milano e degli Sforza. Nel 1499 Imola fu conquistata da Cesare Borgia, che tentò di stabilire un suo dominio personale sull’Emilia-Romagna. La breve parentesi napoleonica alimentò la rivolta contro il potere temporale della Chiesa e consolidò l’adesione agli ideali giacobini: partecipò ai moti risorgimentali e nel 1860 fu annessa al Piemonte. Dopo i due conflitti mondiali divenne attivo centro della resistenza. Struttura socio-economica. Il comprensorio imolese è una delle aree economiche pi๠ricche in ambito nazionale, come testimoniano il livello dei consumi, la quota delle esportazioni, il livello quantitativo e qualitativo dei servizi alla collettività . L’agricoltura, che alla grande fertilità della pianura e delle vallate del Santerno e del Sillaro unisce un elevato progresso tecnologico nei metodi produttivi, svolge un ruolo di primo piano. Le aziende agricole, a prevalente conduzione diretta, garantiscono la produzione di frumento, ortaggi e frutta. Di buon livello è la produzione vitivinicola. L’industria, derivata dalla trasformazione delle originarie imprese artigianali, è impostata sul continuo sviluppo delle piccole e medie imprese, caratterizzate da una produzione altamente specializzata e di elevata qualità . I principali comparti sui quali è basata l’industria imolese sono quelli metalmeccanico, ceramico, del legno e del mobile, alimentare, della costruzione e installazione di impianti. Il commercio conserva una forte rilevanza economica, che caratterizza Imola quale area di intensi scambi subregionali; il settore dei trasporti detiene una capacità di movimento merci tra le pi๠rilevanti della provincia. La presenza di una poderosa rete di infrastrutture (sanità , scuola, servizi sociali per l’infanzia e la vecchiaia, impianti sportivi, istituti culturali, iniziative per la tutela dell’ambiente) rende inoltre il comprensorio imolese una zona privilegiata per i residenti e non. APPENNINO BOLOGNESE Territorio. L’Appennino bolognese si estende dalla prima collina fino al crinale, nel tratto compreso tra le valli del Samoggia e dell’Idice, e raggiunge i 1.945 metri sul livello del mare col Corno alle Scale. Alle spalle di Bologna inizia un paesaggio di morbide colline. Tra i rilievi il Lavino, il Reno, il Savena, lo Zena, l’Idice, il Santerno e il Sillaro hanno inciso valli profonde, che rappresentano un itinerario turistico di grande valore: i grandi solchi dei calanchi, friabili e irregolari, sono le incisioni di un antico golfo adriatico, in cui dovevano riversarsi molti corsi d’acqua, mentre gli affioramenti di gesso e argilla testimoniano l’esistenza di grandi lagune, evaporate nel tempo. Sulle montagne i fenomeni carsici, che alle porte di Bologna hanno dato vita al pi๠grande sistema di grotte in gesso presente in Europa, cedono il passo alla roccia e al verde dei boschi e dei prati, interrotti da laghi e corsi d’acqua. La vegetazione è ricca e segue quattro fasce: la prima è quella della roverella (fino a 600 metri sul livello del mare); pi๠in alto segue la fascia del cerro; la terza fascia è quella del faggio, l’ultima quella della brughiera, composta da piccoli arbusti. Comunicazioni. Ai tracciati autostradali dell’A1 Milano-Napoli e dell’A14 Bologna-Taranto è affiancata una fitta e articolata rete di strade statali: n. 64 Porrettana, n. 65 della Futa, n. 324 del Passo delle Radici, n. 325 di Val di Setta e Val di Bisenzio, n. 569 di Vignola, n. 623 del Passo Brasa. Le linee ferroviarie Bologna-Milano, Bologna-Pistoia, Bologna-Roma e Bologna-Firenze completano il quadro delle infrastrutture di trasporto. Storia. La zona fu abitata già in età preistorica, come testimonia la necropoli etrusca di Marzabotto. Dell’epoca romana l’Appennino bolognese conserva le tracce della centuriazione e il tracciato della via Emilia, una delle arterie pi๠importanti che attraversano la provincia, realizzata nel suo impianto originario dai nuovi coloni a opera di Marco Emilio Lepido. Con la caduta dell’impero romano d’Occidente e la diffusione del cristianesimo, sorsero alcune importanti sedi vescovili, che determinarono una suddivisione del territorio basata su pievi e parrocchie. Nel settimo e nell’ottavo secolo, nel corso delle violente lotte tra longobardi e bizantini, l’Appennino fu teatro di numerosi scontri fra i due popoli: sulle montagne i longobardi dettero vita a comunità agricole, dette arimanniche, con lo scopo di presidiare i territori conquistati. Con l’età comunale la città di Bologna estese la propria autorità sul contado ma, nonostante l’opera di unificazione tentata dal comune sul territorio, continuarono a persistere rapporti di dipendenza dalle famiglie pi๠ricche e nobili: il XIV e il XV secolo videro pertanto l’affermazione delle grandi signorie legittimate dal Papato e dall’Impero. A partire dal XVI secolo, fatta eccezione per la breve parentesi napoleonica, la Chiesa e l’aristocrazia riaffermarono il proprio potere su tutta l’area fino al 1859, quando le vicende risorgimentali posero fine al dominio pontificio. Negli anni immediatamente successivi, ampia diffusione ebbero le idee socialiste, che, nel secolo successivo, promossero la nascita di leghe e cooperative, che ebbero grande seguito tra le masse contadine e gli operai delle fabbriche. L’avvento del fascismo tentò di smorzare i fermenti sociali ma la provincia si distinse, nel corso della seconda guerra mondiale e della resistenza, per l’attivismo dei suoi partigiani. Struttura socio-economica. L’agricoltura (basata sulla produzione di cereali, foraggio, ortaggi e frutta) e l’allevamento bovino e suino alimentano l’industria conserviera e lattiero-casearia. La viticoltura, molto sviluppata sui colli alle spalle di Bologna, garantisce la produzione di vini pregiati e rinomati. Il settore secondario conta aziende operanti nei comparti metalmeccanico, tessile e dell’abbigliamento, chimico ed elettronico. La stazione termale di Porretta Terme, i sentieri che solcano le verdi distese del crinale appenninico e la stazione sciistica del Corno alle Scale assegnano inoltre al turismo un ruolo di primo piano nell’ambito delle attività economiche dell’area.

Comuni della Provincia

60 comuni
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Sant'Agata Bolognese
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Sasso Marconi
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Savigno
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Vergato
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Zola Predosa
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Informazioni

  • Nome completo Bologna
  • Sigla BO
  • Codice ISTAT 037
  • Regione Emilia-Romagna
  • Numero comuni 60

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m

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Mappa dei comuni della provincia