Provincia di Piacenza

Emilia-Romagna - Sigla: PC

48 Comuni Codice: 033 Regione: 08

Descrizione

Territorio. La pi๠“lombarda” delle province emiliane, formata da 48 comuni, si estende all’estrema propaggine nord-occidentale della regione. Lungo il crinale dalla cima del monte Carmo a quella del monte Bue il suo territorio confina con quello della ligure provincia di Genova; risale poi verso nord-est, fino a raggiungere il corso dei torrenti Stirone e Ongina, che segnano la parte settentrionale del limite con la provincia di Parma; piega poi ad ovest, risalendo il corso del Po e lasciandosi a destra la lombarda provincia di Cremona, fino alla foce del fiume Adda; il confine con la provincia di Lodi (Lombardia) va da qui alla foce del Lambro, poi c’è quello con la provincia di Pavia. Piega a sud all’altezza di Castel San Giovanni e costeggia, delimitandolo, l’Oltrepo pavese; all’altezza del fiume Trebbia torna a puntare verso ovest fino alla cima del monte Chiappo. Da questa fino al monte Carmo una linea verticale immaginaria segna il brevissimo confine con la piemontese provincia di Alessandria. Presenta, cosà¬, una straordinaria varietà di tratti paesaggistici e condizioni climatiche: dalla pianura padana con i suoi fertili campi coltivati ai primi declivi preappenninici fino alle cime di maggiore rilievo, tutte concentrate lungo i confini meridionali della provincia: il monte Carmo (1.640 m), il monte Chiappo (1.700 m) il monte Lesima (1.724 m), il monte Bue (1.777 m). Numerosi corsi d’acqua disegnano tracciati vallivi attraverso i fianchi delle montagne e dei colli: fra tutti meritano di essere ricordati il fiume Trebbia e i torrenti Arda, Nure e Tidone. A est, lungo il confine con la provincia di Parma, sulle sponde del fiume Stirone, è stato istituito l’omonimo parco regionale fluviale. La distribuzione della popolazione (il cui indice di vecchiaia è particolarmente elevato) rispecchia sul piano sociale e demografico tale varietà paesaggistica: è maggiormente presente nella parte settentrionale del territorio, dove però è pi๠regolarmente distribuita, grazie alle migliori comunicazioni, al clima meno rigido e alla fiorente agricoltura, mentre a sud, nella zona appenninica, si concentra negli agglomerati urbani. Nel territorio della provincia di Pavia si trovano le località di Lama e Valle Inferiore, entrambe isole amministrative del comune piacentino di Corte Brugnatella. Sullo sfondo rosso dello stemma provinciale, concesso con Regio Decreto, spicca un dado d’argento. Comunicazioni. Assi viari di eccezionale importanza attraversano il territorio provinciale: in primo luogo l’autostrada del Sole, la A1 Milano-Napoli; vi sono poi l’A21 Torino-Brescia e la sua diramazione che la congiunge all’A1 all’altezza del casello di Fiorenzuola. Tra le numerose arterie della viabilità ordinaria si segnalano soprattutto la s.s. 9 via Emilia, che unisce Milano a Rimini attraversando tutta la regione, e la s.s. 10 Padana Inferiore, che solca tutta la pianura dal Piemonte al Veneto. Anche la rete ferroviaria ha in questa parte della regione alcune delle sue linee principali, prima fra tutte la Bologna-Milano che corre parallela all’Autostrada del Sole. Non vi sono aeroporti di rilievo nazionale ma la grande facilità con cui si raggiunge Milano (poco pi๠di una cinquantina di chilometri di autostrada) non ne fa sentire la mancanza. Il mare, invece, non è cosଠa portata di mano ma la rete autostradale provvede a soccorrere i bisogni del sistema produttivo provinciale: con la A21 fino a Tortona e, da qui, la A7 Milano-Genova si raggiunge infatti il porto mercantile del capoluogo ligure; i vacanzieri che hanno come meta la riviera adriatica percorrono la A1 fino a Bologna e poi la A14 mentre, sempre lungo la A1, da Parma parte il tronco autostradale della A15 della Cisa, che permette di raggiungere il porto di La Spezia. La qualità delle comunicazioni è pi๠che adeguata alle esigenze della popolazione, soprattutto nelle direttrici principali; solo la nebbia, caratteristica emblematica della Val Padana, mette a volte in difficoltà la circolazione stradale. Storia. La zona dell’attuale provincia fu abitata sin dal Paleolitico superiore, come dimostrano i ritrovamenti archeologici. Anticamente tutta la regione era occupata dal mare e ne reca testimonianza il ritrovamento di resti fossili lungo le valli dei torrenti Arda e Chero, a Castell’Arquato e Lugagnano Val d’Arda. Anche le acque termali saline e solforose di Bobbio e di Bacedasco testimoniano l’antica presenza del mare e le trasformazioni che il territorio subଠnel corso dei millenni. Il capoluogo fu accampamento delle trib๠liguri, poi conobbe l’influenza etrusca, per essere successivamente conquistato dai romani che lo eressero in municipium. Dopo la caduta dell’impero romano questa parte della regione non fu risparmiata dalle invasioni barbariche: vi transitarono in particolare goti, bizantini e longobardi. Nell’ottavo secolo il capoluogo è un importante porto fluviale sul Po. Durante il corso del Medioevo il territorio conobbe il dominio delle famiglie milanesi degli Sforza e dei Visconti; poi, dal Cinquecento, dei Farnese. I secoli successivi la accomunano alle vicende dell’Italia settentrionale, con il dominio spagnolo e austriaco; il ducato di Parma e Piacenza resisterà fino all’annessione al Regno di Sardegna, nel marzo del 1860. Tra le vestigia del passato spicca per l’importanza e l’antichità il centro archeologico di Veleia, in Valchero: si tratta di una città ligure-romana, con resti del foro, dell’anfiteatro e del tempio, portata alla luce dagli scavi avviati nel 1760 per volere del duca di Parma Filippo di Borbone, fratello del re Carlo III di Napoli che a sua volta aveva avviato gli scavi nell’area vesuviana. La città di Veleia risale almeno al I secolo a.C. e le strutture sin qui individuate e recuperate dimostrano come già allora fosse in voga lo sfruttamento delle acque termali. Struttura socio-economica. Il territorio provinciale è suddiviso in tre distretti scolastici: il n. 1 di Castel San Giovanni, il n. 2 di Piacenza ed il n. 3 di Fiorenzuola d’Arda; una comunità montana riunisce i comuni della fascia preappenninica. Nel panorama delle attività produttive si trova, come anche altrove, la produzione di energia elettrica. In questa provincia, tuttavia, non si può non rilevare come accanto alle centrali termoelettriche sia stata sperimentata, per un certo periodo, l’avventura dell’energia atomica con la realizzazione della centrale termonucleare di Caorso. Anche questa parte del corso del Po ha conosciuto un fenomeno di industrializzazione comune al resto della pianura padana, sebbene non vi siano poli produttivi di spiccata specializzazione come in altri distretti industriali del Paese e, pi๠in generale, lo sviluppo industriale -ancorché sostenuto- non appaia marcato come in altre province emiliane. L’agricoltura ha ancora un ruolo importante, e cosଠla zootecnia, ma è il terziario ad aver fatto registrare i segni pi๠vistosi di espansione; del resto la posizione di cerniera tra il Lodigiano e Milano, da un lato, e i pi๠sviluppati tessuti industriali emiliani, dall’altro, era tale da favorire la terziarizzazione dell’economia provinciale. Sul piano delle relazioni economiche il legame con la Lombardia è nettamente prevalente: basti pensare che esistono aziende le quali, nella loro organizzazione e struttura commerciale e nella divisione del territorio in agenzie o aree commerciali, aggregano senz’altro la provincia alla Lombardia, ad ulteriore conferma di un dato culturale e socio-economico evidente. Pur non essendo una meta celebrata, la provincia ha inoltre da giocare carte interessanti sul fronte delle attrattive turistiche, in particolare per il turismo culturale diretto ai monumenti storici, civili e religiosi: i numerosi castelli e i borghi medievali ottimamente conservati, le pievi e le chiese romaniche. Tra tanti castelli e rocche di origine medievale, autentici testimoni del tempo, fa mostra di sé una fedele replica dei tempi pi๠recenti: il borgo medievale di Grazzano Visconti, ideato e realizzato di sana pianta all’inizio del Novecento intorno ai ruderi di un castello vero, interamente ristrutturato. Agli amanti del folclore si offrono, in autunno, sagre del vino e dell’uva un po’ ovunque e durante tutto l’anno trionfa la tradizione gastronomica locale che seduce i visitatori con piatti di selvaggina, lumache, salumi e formaggi tipici, maccheroni fatti a mano con il ferro da calza, “tortelli con la coda” e “anolini in brodo”, capretto arrosto o alla cacciatora, faraona arrosto o alla creta (quest’ultimo piatto avrebbe origini addirittura longobarde), stracotto di manzo alla piacentina, “pisarei e fasò” (gnocchetti e fagioli), polenta condita con sugo a base di carne di cavallo o di manzo o mescolata ai ciccioli di maiale soffritti, trippa alla piacentina, lepre sfilata, salame cotto. Tra i dolciumi di produzione locale si segnalano i “buslanei” (ciambelline dolci), i “turtlitt” (frittelle) e la torta di mandorle.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE “La Bassa”: con questa espressione si definisce da sempre quell’insieme di comunità caratterizzate in misura profonda dall’appartenenza all’ambiente padano, dalla loro collocazione nella pianura del Po con tutto ciò che ne consegue sul piano socio-economico. Ad essa fa da naturale contrasto l’area appenninica e preappenninica, totalmente diversa per paesaggio e clima, impianto economico, tradizioni e cultura. I centri di gravitazione rispecchiano solo in parte tale divisione: esistono infatti sette centri di collina (Bèttola, Farini, Gropparello, Morfasso, Piozzano, Rivergaro e Vernasca) che trovano pi๠naturale far riferimento al capoluogo di provincia, che è uno dei poli d’attrazione della valle padana; tale peculiarità socio-economica, tuttavia, non è tale da confutare una divisione presente da sempre nella cultura e nel tessuto sociale della provincia e che porta quindi a individuare, accanto alla “Bassa”, l’ambito sub-provinciale dell’Appennino piacentino, da non confondere con l’omonima Comunità montana, riformata di recente. La Bassa: Agazzano, Alseno, Besenzone, Borgonovo Val Tidone, Cadèo, Calendasco, Caminata, Caorso, Carpaneto Piacentino, Castell’Arquato, Castèl San Giovanni, Castelvetro Piacentino, Cortemaggiore, Fiorenzuola d’Arda, Gazzola, Gossolengo, Gragnano Trebbiense, Lugagnano Val d’Arda, Monticelli d’Ongina, Nibbiano, Piacenza, Pianello Val Tidone, Podenzano, Ponte dell’à'lio, Pontenure, Rottofreno, San Giòrgio Piacentino, San Pietro in Cerro, Sà rmato, Vigolzone, Villanova sull’Arda, Ziano Piacentino. Appennino piacentino: Bèttola, Bòbbio, Cerignale, Coli, Corte Brugnatella, Farini, Ferriere, Gropparello, Morfasso, Ottone, Pecorara, Piozzano, Rivergaro, Travo, Vernasca, Zerba. LA BASSA Territorio. Rappresenta circa il 35% dell’intero territorio provinciale. Ai tratti tipici della pianura padana, con pioppeti, estese coltivazioni erbacee e spiagge fluviali, si contrappongono i calanchi lungo i fianchi delle prime, modeste colline argillose che annunciano il progressivo inasprirsi del profilo geometrico mano a mano che ci si avvicina all’Appennino. A rendere riposante e regolare il paesaggio, oltre al terreno pianeggiante, contribuiscono i segni, ancora evidenti, della centuriazione romana: questo modo di delimitare il terreno agrario era di uso frequente nei campi conquistati dall’esercito nelle campagne di espansione o comunque nei fondi rustici acquisiti alla proprietà demaniale e consisteva nella suddivisione del terreno con linee rette ortogonali che seguivano i principali assi viari in modo da racchiudere appezzamenti quadrangolari di cento coppie di iugeri ciascuno (da cui il nome di centuriazione), circa 5.000 mq. Oggi quei quadrati di terreno sono occupati da campi che ospitano coltivazioni di cereali e foraggio. L’intera area era occupata dal mare che, ritirandosi, ha lasciato resti che solo dopo moltissimo tempo sono stati recuperati e valorizzati (a Castell’Arquato un museo custodisce i reperti fossili pi๠interessanti: un granchio e resti scheletrici di balene, in particolare il cosiddetto “cranio di Rio Carbonari” lungo oltre 2 metri). Oltre ai fossili marini il sottosuolo racchiude tesori non meno preziosi, seppure meno affascinanti: i giacimenti di gas naturale a Pontenure, Pontetidone e San Giorgio Piacentino. Nella parte di territorio dove il profilo geometrico comincia a variare è stata individuata un’area meritevole di tutela e valorizzazione per le sue risorse ambientali; è nato cosଠil consorzio del Parco provinciale Monte Maria. Comunicazioni. I principali assi viari della provincia passano tutti da qui. Ad essi si aggiungono la s.s. 587 di Cortemaggiore, la s.s. 588 dei Due Ponti che attraversa il territorio per un breve tratto dal fiume Po al confine con la provincia di Parma nei pressi di Busseto, e le altre statali che da Piacenza o da altre località di pianura si addentrano nelle valli appenniniche prendendone spesso il nome. Oltre a quelle principali, scorrono in pianura le linee ferroviarie Piacenza-Cremona, Fidenza-Castelvetro e Piacenza-Alessandria. Non vi sono aeroporti né porti. Storia. Civiltà delle terramare e insediamenti risalenti all’età del bronzo hanno lasciato tracce nella parte pi๠prossima al corso del Po. Pi๠delle trib๠liguri, sono stati i coloni romani a imprimere i segni del loro passaggio: nei toponimi (come Lugagnano, Gragnano), nell’opera di centuriazione e nella grande quantità di reperti riportati alla luce dalla paziente opera di scavo degli studiosi e oggi custoditi nelle istituzioni museali della provincia. Da sempre terra di passaggio, di scambi, per la presenza del fiume e della via Emilia, conobbe sotto questo aspetto un periodo di particolare interesse nel corso del Medioevo per la presenza della via Francigena. Quest’ultima (sovente denominata anche Romea) rappresentava un tracciato -o meglio un sistema di tracciati- frequentato e utilizzato dai pellegrini diretti ai centri cardine della cristianità : Roma, Costantinopoli, Gerusalemme e Santiago di Compostela. Il percorso descritto, alla fine del X secolo, dal vescovo Sigerico di Canterbury (il santuario che ospitava le reliquie di Thomas Becket), partiva dall’Inghilterra, attraversava la Francia dall’Artois alla Borgogna, per entrare in Italia attraverso il passo del Gran San Bernardo. Entrata in Valle d’Aosta, la strada seguiva il corso della Dora Baltea e arrivava fino alla pianura del Po. Lungo il grande fiume, quindi, la Francigena proseguiva fino a Parma per poi seguire il corso del Taro fino al passo della Cisa. Accanto a questo tracciato si svilupparono però rami secondari lungo le valli che solcano oggi il territorio provinciale. Proprio in virt๠della presenza della via Francigena sorsero lungo il suo tracciato molti ospedali, istituzioni religiose destinate a dare ospitalità (da qui il nome) ai pellegrini durante il loro viaggio. L’altra grande via di comunicazione ad aver giocato un ruolo di rilievo nello sviluppo e nelle vicende storiche del territorio è il Po: nel Trecento è documentata l’esistenza di piccoli porti fluviali con barche per il trasporto di uomini e merci da una riva all’altra del fiume per agevolare gli scambi commerciali, soprattutto con Cremona, alla cui diocesi parte del territorio appartenne. Tra i principali casati ad aver esercitato la loro signoria sul territorio dell’attuale provincia durante il Medioevo vanno ricordati in primo luogo i Pallavicino, che dominarono soprattutto sui terreni della parte nord-orientale, tra Alseno, Fiorenzuola e Monticelli d’Ongina a partire dal XIII secolo e costituirono intorno a Cortemaggiore un vero e proprio stato, con propria moneta. La zona verrà poi inglobata nello stato farnesiano nel Cinquecento. Questa parte della provincia vide anche l’impegno politico e sociale di una delle figure pi๠illustri sul piano nazionale: il compositore e senatore del Regno d’Italia Giuseppe Verdi, proprietario di terreni e coloniche nella bassa Val d’Arda (del resto Busseto, il paese natale del Maestro, si trova a ridosso del confine tra le province di Parma e Piacenza). Impegnato in un’opera di miglioramento strutturale e delle condizioni di vita nei poderi di sua proprietà , Verdi soleva definire le aziende agricole e i fattori che le abitavano “il mio villaggio”, sottolineando il fatto che, grazie evidentemente alla sua illuminata gestione, gli abitanti di quel “villaggio” non conoscevano il fenomeno dell’emigrazione, assai diffuso invece nel resto della provincia. Struttura socio-economica Questa è la parte della provincia nella quale si avverte pi๠intenso il legame con la Lombardia: come nel vicino lodigiano, l’agricoltura è decisamente sviluppata e conta su intensive coltivazioni cerealicole, foraggiere ed ortofrutticole. Sui fianchi dei primi rilievi collinari si coltiva la vite da cui si ricavano uve da tavola e da vino, che alimentano la produzione enologica provinciale. Ai grossi complessi produttivi lombardi è legato anche il sistema industriale, rappresentato nei settori meccanico, tessile e dell’abbigliamento, calzaturiero, alimentare, delle materie plastiche e dei materiali da costruzione; decisamente notevole anche lo sviluppo dei servizi alle imprese e del terziario in generale. Tra le attività produttive merita di essere segnalata anche, a conferma del ruolo della provincia nel quadro energetico nazionale, l’attività di estrazione del gas naturale presente nel sottosuolo. Frequentata soprattutto per motivi economici, la “bassa” è anche meta di un turismo culturale diretto a castelli e a monasteri; tra questi spicca l’abbazia di Chiaravalle, cistercense, fondata nel 1136 da San Bernardo di Clairvaux, ma di notevole interesse è anche la città di Cortemaggiore, cuore dello stato pallaviciniano, per non parlare dei luoghi verdiani, anch’essi oggetto di interesse. La zona fossilifera tra i torrenti Chero e Stirone, intorno a Castell’Arquato e Lugagnano Val d’Arda assume un rilievo nazionale in campo archeologico; di pi๠modesta entità è il turismo termale che interessa la località di Bacedasco. APPENNINO PIACENTINO Territorio. Anche questa parte del territorio provinciale era anticamente invasa dalle acque del mare; la zona ora occupata dalle colline è emersa probabilmente circa 2 milioni di anni fa. Se ne trova traccia nel “lago nero”, localizzato all’estrema propaggine meridionale del territorio provinciale, ad una quota di circa 1.500 metri, nel quale si specchiano le ofioliti, le rocce scure che gli danno il nome. Queste costituiscono resti di fondo oceanico, rocce magmatiche frutto di eruzioni sottomarine, affiorate con il processo di orogenesi che ha dato origine alla catena appenninica milioni di anni fa. Mescolate assieme alle argille di cui è ricco il territorio, si sono depositate nei loro siti attuali e si sono fatte pi๠evidenti quando, in seguito all’erosione dovuta agli agenti atmosferici, le argille, pi๠morbide, sono state asportate. Il profilo geometrico è qui decisamente pi๠mosso e dal paesaggio di alta collina, con declivi coltivati a cereali e vite, si passa ai rilievi pi๠pronunciati, sui quali dominano rovere, faggio, castagno, larice, abete e pino, alternati a pascoli. Vi si trovano erbe aromatiche, ginestre e orchidee e il sottobosco è ricco di more, lamponi, mirtilli e funghi. Lungo i corsi dei fiumi il paesaggio è caratterizzato dai salici rossi, dai pioppi e dagli olmi. In un ambiente naturale tanto ricco e ancora ben conservato trova il suo habitat una fauna altrettanto varia e ricca, popolata da cervidi, cinghiali, rare pernici rosse, falchi, gheppi, fagiani, volpi, scoiattoli, ghiri, tassi e ricci; nei fiumi nuotano trote, barbi, gamberi e soprattutto cavedani. Vi domina un clima temperato appenninico, caratterizzato da una elevata piovosità annuale; nelle zone di fondovalle il clima è di tipo continentale. Comunicazioni. Lontana dalle principali direttrici di traffico stradale e ferroviario, la zona beneficia di un sistema di comunicazioni assicurato dalle arterie di fondovalle che, partendo dalla pianura, seguono il corso dei fiumi; a collegarle tra di loro provvede la rete delle strade provinciali. I tracciati pi๠importanti sono quelli della s.s. 412 della Val Tidone, che conduce sino al monte Penice seguendo un percorso tortuoso tra le province di Piacenza e Pavia; della statale 45 di Val Trebbia che, da Piacenza, percorre l’omonima valle e si addentra nella provincia di Genova; la s.s. 654 della Val Nure, che conduce anch’essa in Liguria; la statale 462 della Val d’Arda e la s.s. 359 di Salsomaggiore e di Bardi, che interessano la zona in misura pi๠marginale; la valle dell’Aveto è servita invece dalla s.s. 586. La conformazione del territorio e le dimensioni del possibile bacino di utenza sono all’origine dell’assenza di linee ferroviarie. Storia. Strumenti litici ritrovati un po’ in tutta la Val Trebbia documentano la presenza di insediamenti umani a partire dal paleolitico superiore; uno dei centri di maggiore interesse sul piano archeologico è Travo, dove fu eretto un tempio romano dedicato alla dea Minerva. Le valli che conducono ai passi appenninici erano anticamente interessate dagli assi minori della via Francigena, in particolare la Val Nure e la Val d’Arda, e la presenza di tali vie di comunicazione, ancorché secondarie rispetto alle rotte pi๠battute della pianura padana, ha fatto di queste terre luoghi di passaggio e di scambio. Nel corso del Medioevo tra le casate nobiliari che ebbero influenza su questa parte della provincia figurano i Malaspina, intorno al X-XI secolo; fortificazioni e castelli furono tuttavia eretti anche a difesa dei possedimenti dei Pallavicini, degli Arcelli, degli Scotti, degli Anguissola, dei Nicelli e dei Caracciolo. Di quell’epoca restano le tracce pi๠evidenti proprio nelle costruzioni difensive e se oggi la provincia annovera centinaia di castelli e rocche sparsi su tutto il suo territorio, va detto che tale patrimonio storico e architettonico è in buona parte concentrato nei comuni appenninici. Struttura socio-economica. A sottolineare la differenza con la “bassa”, è evidente nel sistema economico e produttivo l’impronta di una civiltà montana, a partire dall’agricoltura, basata sulle colture di seminativi in rotazione, sui prati alberati, sulla vite che copre i fianchi dei rilievi pi๠bassi e che contribuisce in misura rilevante alla produzione enologica provinciale (ci sono 11 diversi vini Doc riuniti sotto la denominazione “Colli piacentini”, tra i quali Gutturnio, Barbera, Bonarda, Monterosso); l’allevamento, specialmente bovino, sui pascoli in altura dà alimento alla produzione casearia. Se non si può parlare di sviluppo industriale nelle zone di montagna, non manca invece una certa vivacità nell’artigianato e nel terziario; le produzioni vanno dai materiali per edilizia ai mobili, dalla lavorazione del legno all’edilizia civile e industriale. La vera risorsa economica della zona è però il turismo, favorito dalle pregevoli risorse ambientali e dall’insospettata ricchezza del patrimonio storico e artistico: non a caso il celebre scrittore Ernest Hemingway definଠla Val Trebbia uno dei posti pi๠belli del mondo. Qui, come nelle altre valli piacentine, si dirigono i visitatori attratti dalla possibilità di compiere escursioni tra i monti per raccogliere i prodotti del sottobosco e per rilassanti passeggiate. Il lago nero, ad esempio, circondato dalla fitta vegetazione alpestre, è una meta segnalata a questo scopo; chi va alla ricerca dell’architettura sacra può invece contare su elementi di grande interesse come il santuario sulla vetta del monte Penice o il santuario della Madonna della Quercia a Bettola, oppure ancora l’abbazia di S. Colombo a Bobbio, fondata nel VII secolo e che ebbe grande importanza in tutta l’Europa. Non si può tacere poi del fascino esercitato, anche sul viaggiatore pi๠distratto, dai castelli e dai borghi medievali gelosamente conservati dai valligiani e dagli amministratori locali; e se non bastano le risorse ambientali a fare di quest’angolo di Appennino un luogo ideale per ritemprare corpo e spirito, a dare un valido contributo provvedono le acque termali di Bobbio e le attività sportive che è possibile praticare in zona: in estate canoa, nuoto e pesca nel fiume Trebbia (le sue spiagge fluviali sono assai frequentate), in inverno lo sci, grazie agli impianti di risalita realizzati sul monte Penice. Quest’insieme di caratteristiche e la presenza di un flusso turistico prevalentemente locale, ma non per questo meno rilevante, hanno condizionato la vocazione socio-economica dell’intera zona tanto che alcuni comuni (come ad esempio Gropparello) sono oggi centri di villeggiatura estiva. Un po’ ovunque, tuttavia, si possono trovare strutture ricettive e ospitalità per il soggiorno, anche in aziende agrituristiche per coloro che preferiscono questo tipo di sistemazione.

Comuni della Provincia

48 comuni
Agazzano
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Vigolzone
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Villanova sull'Arda
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Zerba
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Ziano Piacentino
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Informazioni

  • Nome completo Piacenza
  • Sigla PC
  • Codice ISTAT 033
  • Regione Emilia-Romagna
  • Numero comuni 48

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m

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