Regione Friuli-Venezia Giulia

4 Province 220 Comuni 0 Abitanti Codice: 06

Descrizione

Regione a statuto speciale, il Friuli-Venezia Giulia si estende nell’Italia settentrionale -all’estremità  nord-orientale della penisola- per 7.845 chilometri quadrati e comprende due zone ben distinte fra loro per storia e tradizione: il Friuli (province di Udine e Pordenone) e la Venezia Giulia (province di Trieste e Gorizia). Dalle recenti vicende storico-politiche, che hanno segnato la definizione del confine nord-orientale d’Italia, è derivata una regione dall’assetto territoriale molto vario, che si estende dalle Alpi al mare Adriatico, con tratti montuosi, collinari e pianeggianti, a loro volta differenziati e articolati in sub-regioni naturali. All’eterogeneità  del quadro naturale corrispondono vistosi squilibri sociali, evidenziati negli ultimi secoli dai movimenti migratori (diretti non solo dalla montagna verso la città , quanto piuttosto verso le regioni pi๠sviluppate dell’Italia settentrionale e dell’Europa occidentale) e una ancor pi๠marcata differenziazione del quadro economico: il processo di industrializzazione ha interessato i principali assi longitudinali e trasversali delle comunicazioni, mentre le lagune rivelano la loro spiccata vocazione marinara e turistica e l’arco costiero triestino quella commerciale. L’apertura dei confini, attraversati da vie di comunicazione importanti per i traffici commerciali e turistici, ha tuttavia ridotto la marginalità  della regione e ne ha potenziato la funzione internazionale. La distribuzione della popolazione, un tempo vincolata alle caratteristiche fisiche del territorio, risponde ora soprattutto ai fattori dello sviluppo economico pi๠recente, che ha privilegiato le attività  industriali e terziarie: si è cosଠaccentuata la dicotomia fra la montagna, che è stata interessata da un intenso spopolamento, e le aree di collina e di pianura, dove si sono concentrati gli insediamenti urbani e le nuove attività  economiche. Sulla distribuzione della popolazione influiscono anche le dimensioni e la configurazione dei singoli comuni, che sono molto eterogenee e hanno subito dopo l’ultima guerra mondiale alcuni aggiustamenti, per la ricostituzione di comuni soppressi nel 1927 e l’istituzione dei nuovi comuni di Lignano Sabbiadoro e di Vajont. Collegamenti. Il sistema delle comunicazioni conta su quattro autostrade (A4 Torino-Trieste, A23 Udine-Carnia-Tarvisio, A27 Mestre-Vittorio Veneto-Pian di Vedoia, A28 Portogruaro-Pordenone) e su una fitta e articolata rete di strade statali, che assicura una viabilità  pi๠che soddisfacente e adeguata alle esigenze della comunità . Le linee ferroviarie attraversano il territorio con numerosi scali e collegamenti rapidi, che, oltre a garantire i collegamenti interni, raggiungono anche le altre regioni. Il sistema portuale conta, oltre all’importantissimo nodo di Trieste, gli scali di Monfalcone, Grado e Duino-Aurisina. Il quadro è completato dagli aeroporti, tra cui spicca quello di Trieste/Ronchi dei Legionari. Territorio. La regione è caratterizzata da una dicotomia morfologica fra la sezione montana a nord e quella pianeggiante a sud, fra cui si interpone una sottile e discontinua fascia di colline; all’estremità  sud-orientale il territorio comprende i primi rilievi del Carso. La zona montuosa abbraccia il versante meridionale delle Alpi Carniche e il settore occidentale delle Alpi Giulie, rilievi elevati, costituiti in prevalenza da rocce paleozoiche, ai quali si contrappone il sistema prealpino friulano, costituito in prevalenza da rocce calcaree dolomitiche del Mesozoico e diviso dal corso del Tagliamento in Prealpi Carniche a ovest -punteggiate da numerose guglie e torri dolomitiche- e Prealpi Giulie a est -che si elevano ripide e prive di vegetazione, con le valli costituite in genere da vasti ghiaieti-. Oltre la fascia intermedia collinare, costituita da bassi rilievi morenici formati dal grande ghiacciaio che occupava la valle del Tagliamento, si estende la pianura. La pianura friulana costituisce il lembo pi๠orientale della grande pianura padano-veneta, che si estende lungo tutto il versante meridionale dell’arco alpino. Nella sezione pi๠alta -alta pianura- i depositi materiali sono pi๠grossolani (ciottoli e ghiaia) e i terreni molto pi๠permeabili: le acque fluviali e piovane sono assorbite dalla coltre alluvionale e scendono in profondità , formando un’imponente falda freatica, che, con la diminuzione altimetrica dei terreni superficiali, riemerge in una lunga serie di risorgive perenni, caratterizzate da temperatura costante. L’alta pianura presenta suoli piuttosto poveri e aridi, ricoperti da magre praterie (magredis), in cui l’insediamento e l’attività  agricola erano condizionati dalla presenza dei pozzi o dalla derivazione delle rogge. La bassa pianura, a valle delle risorgive, è costituita invece da argille, limi e sabbie, che la rendono impermeabile e fertile; presenta terreni grassi e umidi, che, in passato, hanno sofferto del ristagno delle acque dovuto alla debole pendenza e alla presenza di depressioni. La pianura friulana si sfrangia a sud nell’incerta linea della costa lagunare (lagune di Marano e Grado), che si fa lata e frastagliata solo nella parte orientale, in corrispondenza del Golfo di Trieste, dove i rilievi del Carso Monfalconese e del Carso triestino si spingono fino al mare. L’idrografia regionale conferma la varietà  dei paesaggi naturali ed è costituita da fiumi, torrenti e laghi di diversa origine e tipologia. Accanto ai fiumi alpini come il Tagliamento e l’Isonzo si collocano i loro affluenti prealpini dal regime spiccatamente torrentizio (Cellina, Meduna, Torre) e i fiumi carsici, alimentati dalle acque sotterranee, come il Timavo e il Livenza. Alle risorse fluviali si aggiungono quelle di alcuni bacini lacustri, per lo pi๠originati dal glacialismo quaternario. Il sistema idrografico regionale ha subito, nel corso dei secoli, notevoli variazioni, sia per fenomeni naturali che per interventi umani, questi ultimi volti alla produzione di energia elettrica, all’irrigazione delle pianure, alla bonifica delle aree paludose, a usi industriali. Il sottosuolo friulano è piuttosto povero di mineralizzazioni: non mancano, invece, materiali da costruzione pregiati (marmi di Pierabec, Verzà©gnis e Timau, in Carnia, di Aurisina e Monrupino, nel Carso triestino) e sorgenti termo-minerali, tra cui quella solforosa di Arta Terme, conosciuta già  in età  romana. Clima. Il clima della regione è di tipo temperato, con caratteristiche subcontinentali, a causa della scarsa influenza esercitata dal mare poco profondo e per la frequente irruzione di masse d’aria fredde attraverso gli ampi varchi delle Alpi Giulie meridionali. Le temperature medie oscillano tra i 14 ° C della costa ed i 5 ° C dei pi๠elevati comuni di montagna, con valori massimi rispettivi di 24 ° C e di 18 ° C nel mese pi๠caldo e valori minimi di 5 ° C e di -3 ° C nel mese pi๠freddo. C’è percià², nella pur poco estesa regione, una differenza, costante durante tutto l’anno, fra la zona costiera e quella montana. Le escursioni termiche annue variano da 17 ° C a 22 ° C. Le precipitazioni sono dovunque abbondanti, tanto che la regione puಠessere considerata la pi๠piovosa d’Italia, con i massimi che si rilevano nell’area delle Prealpi Giulie. Da quantità  annue di 100 cm rilevate abitualmente dalle stazioni costiere si passa ai 300 cm delle vallate prealpine, attraverso i valori intermedi della pianura e della collina, per poi ridiscendere gradualmente fino ai 150 cm delle stazioni interne alpine. Durante l’anno le piogge sono ben distribuite, con massimi autunnali e primaverili. La nevosità  e la durata del manto nevoso sono rilevanti in montagna ma sporadiche in pianura, dove nelle basse è invece frequente la nebbia che spesso dà  luogo ad intense brinate. Nella zona collinare non sono rare le grandinate primaverili. I venti dominanti nella regione, a parte quelli generati dalle configurazioni bariche a grande scala, in cui si inserisce di frequente anche la fredda ed intensa bora, sono rappresentati da deboli brezze di mare sul litorale e dalle brezze di monte e di valle nell’entroterra, generate dal differente riscaldamento diurno e notturno tra le cime dei monti e le valli. Attività  produttive. L’economia del Friuli-Venezia Giulia risente notevolmente della posizione geografica, che è marginale rispetto al mercato italiano, mentre la presenza dei confini politici e di un grande porto favorisce gli scambi internazionali e promuove la funzione di transito. La composizione della popolazione attiva, inoltre, è radicalmente mutata in rapporto con l’evoluzione delle attività  economiche, di cui è un indice molto sensibile, e conferma il dualismo economico regionale fra le province friulane, la cui immagine di ruralità  è stata attenuata dal progresso delle attività  industriali, e le province giuliane, che hanno accentuato il loro ruolo nel terziario, appannando le loro tradizioni industriali. La rivoluzione industriale, la diffusione delle vie e dei mezzi moderni di trasporto, le nuove tecniche di bonifica e di irrigazione, le nuove pratiche colturali e i nuovi modelli d’insediamento hanno livellato gli aspetti pi๠originali dei paesaggi agrari, che tendono a evolversi verso un’unica tipologia di agricoltura moderna, meccanizzata e chimicizzata in funzione della produttività  e orientata verso il mercato. La coltura pi๠diffusa è il mais, seguito dalla patata, dalla barbabietola da zucchero e dal grano. Oltre la metà  della produzione agraria commercializzabile è tuttavia frutto dell’allevamento del bestiame, che ha beneficiato di una severa selezione genealogica e di pi๠razionali forme di gestione, che hanno consentito sensibili incrementi nelle rese produttive: il settore pi๠consistente è quello bovino, seguito da quello suino, che viene praticato da un numero sempre pi๠elevato di aziende specializzate; grande sviluppo ha avuto l’itticoltura specie nelle lagune e lungo la riviera triestina. Le industrie si sono localizzate lungo le principali vie di comunicazione ferro-stradali e fluvio-marittime, con particolare concentrazione lungo il grande asse centrale che collega i centri di sbocco delle vallate prealpine, in prossimità  delle risorse del sottosuolo e nelle aree forestali e agricole. Le produzioni agricole e zootecniche hanno richiesto la localizzazione nelle aree di maggiore specializzazione di industrie alimentari e hanno influenzato l’insediamento di alcune concerie e dell’industria calzaturiera. Le tradizioni artigianali hanno favorito lo sviluppo di varie attività  manifatturiere (industria tessile e del legno, coltellinerie, lavorazione della ceramica) e l’attrazione del mercato di consumo ha indirizzato molte industrie a localizzarsi nei centri e nelle aree industriali in cui c’era domanda di prodotti semilavorati e di beni strumentali: l’industria tessile ha richiamato la produzione di telai e di altre macchine tessili e l’industria cantieristica ha attratto le industrie siderurgiche e meccaniche. I bacini fluviali alimentano inoltre la produzione di energia idroelettrica. Il settore pi๠sviluppato del terziario è costituito dal commercio, che si alimenta non solo della domanda interna ma anche dei traffici internazionali: le attività  commerciali sono ripartite fra i vari livelli dei centri urbani a seconda del loro rango, con la massima intensità  nella metropoli portuale di Trieste e a Udine. Analisi statistica. Area sociale. Le statistiche culturali e sociali varie vedono il Friuli-Venezia Giulia collocarsi, nel complesso, al di sopra dei valori medi nazionali. àˆ la quarta regione per diffusione di periodici per abitante (92 copie contro le 66 della media italiana) mentre si colloca al sesto posto nella graduatoria delle regioni secondo il grado di istruzione con 227,1 laureati e diplomati per 1.000 abitanti rispetto ai 211,1 della media italiana. Superiore ai valori medi nazionali è anche la spesa pro-capite per spettacoli, manifestazioni sportive e trattenimenti vari. Le statistiche sanitarie indicano la regione come la meglio servita sul versante pubblico con 7,4 posti-letto per 1.000 abitanti contro i 5,3 della media nazionale. Area economica. L’apporto pi๠consistente all’economia regionale è dato dal terziario, con una percentuale lievemente superiore alla media nazionale; inferiori ai valori medi nazionali sono, invece, le percentuali relative al valore aggiunto del settore agricolo (2,9% contro il 3,7%) e del settore industriale (28,2% contro il 29,8%). Buone sono le posizioni occupate dalla regione per quanto concerne i conti economici: è la quinta regione per Prodotto Interno Lordo pro-capite e per consumi pro-capite mentre si colloca al nono posto nella graduatoria degli occupati per 1.000 abitanti con valori superiori alla media nazionale. Area demografica. Oltre il 60% dei comuni non supera i 3.000 abitanti mentre la classe demografica che comprende il maggior numero dei comuni (48) va dai 1.000 ai 2.000 abitanti. La città  pi๠popolosa è il capoluogo regionale con oltre 228.000 abitanti. Nella graduatoria della vita media occupa l’ultimo posto per gli uomini (72,2 anni rispetto alla media italiana di 73,4) mentre per le donne occupa l’undicesimo posto (80 anni come il valore nazionale). Con un indice di vecchiaia pari a 179,9 è la terza regione “pi๠vecchia” d’Italia. Area ambientale. La percentuale di superficie montuosa (42,6%) è superiore alla media nazionale (35,2%), quella collinare, invece, è notevolmente inferiore (19,3% contro il 47,6% della media italiana). Oltre il 77% del territorio (con circa il 53% della popolazione) è classificato, secondo il grado di sismicità , ad un livello medio-alto. Il Friuli-Venezia Giulia, con solo il 43% di costa balneabile, si colloca al penultimo posto nella graduatoria delle regioni italiane per la qualità  delle acque marine balneabili.

Storia

I primi abitatori della regione furono popolazioni di origine preindoeuropea, i liguri, ai quali si sovrappose uno strato indoeuropeo chiaramente assegnabile, come attestano anche i rinvenimenti archeologici e le testimonianze epigrafiche, ai veneti. La continuità  spaziale tra gli insediamenti veneti dei castellieri giuliani e quelli propriamente veneti fu poi interrotta, nel V secolo a.C., dall’invasione dei carni, una popolazione di origine celtica discesa in Italia attraverso le Alpi e, quindi, stabilmente insediatasi nella regione. Agli inizi del II secolo a.C. una nuova pressione celtica indusse i veneti a chiedere, nel 186 a.C., l’intervento dei romani, che, respinti i galli, nel 181 a.C., fondarono la colonia di Aquileia. La presenza romana ebbe notevoli conseguenze: scoraggiಠnuovi tentativi d’invasione, diffuse in tutta la regione la civiltà  di Roma e fece di Aquileia una delle città  pi๠floride dell’impero. La fondazione delle colonie di FORUM IULII, CONCORDIA, IULIUM CARNICUM, sedi di milizie stanziali, agଠinoltre come centro di attrazione attraverso cui si compଠla romanizzazione linguistica della regione. Con l’estendersi del dominio di Roma lungo le valli friulane ebbero nuova sede le antiche mulattiere: in particolare la VIA IULIA AUGUSTA, che, costeggiando il LACUS FRIGIDUS (Aidussina), saliva al valico di Nauporto. Nella seconda metà  del secondo secolo a.C. i romani, guidati dai consoli Marco Livio Druso e Marco Minucio Rufo, si scontrarono con i daci, popolazione della Tracia di cui dà  notizia anche Erodoto, sconfitti definitivamente solo nel 74 a.C. da Caio Scribonio Curione. Respinti da Augusto sul Danubio, durante il regno di Domiziano invasero la Mesia, ridotta a provincia romana da Traiano. Notevoli resti di strutture urbane e di monumenti pubblici testimoniano l’importanza assunta dalla regione in epoca romana; al IV secolo d.C. datano, invece, i mosaici della basilica di Teodoro, i pi๠vasti mosaici pavimentali dell’Occidente. Dopo lunghi secoli di pace, nella prima metà  del V secolo d.C., Aquileia cadde sotto l’assalto devastatore degli unni guidati da Attila: da quel disastro la città  non si risollevಠpi๠anche se il suo nome restಠillustre non solo per la gloria del passato ma anche, e soprattutto, per l’importante sede patriarcale che, costituitasi già  intorno al III secolo d.C., si era andata rapidamente affermando come uno dei maggiori centri metropolitani d’Italia. Caduta Aquileia, fu un altro CASTRUM romano, FORUM IULII (l’odierna Cividale), a diventare la capitale e il centro della prima espansione longobarda. Nel VII secolo gli avari ebbero un breve periodo di sopravvento. Alla caduta di Desiderio molti longobardi del Friuli, guidati da Rotgaudo, dopo aver tentato inutilmente di ribellarsi, si rifugiarono in Baviera o presso gli avari. Nella regione, organizzata come marca, Cividale si trasformಠin semplice contea compresa nella marca di Verona, che fu poi annessa da Ottone I alla marca di Carinzia. Cividale conserva notevoli resti dell’arte e dell’architettura longobarde, nelle quali è evidente una persistenza di elementi e schemi classici, che sopravvissero anche nella successiva architettura romanica, assorbita in modo pi๠formale che sostanziale. L’arte gotica manifesta invece una singolare commistione di elementi locali, veneti e nordici, che ha gli esempi pi๠significativi nelle cattedrali di Spilimbergo, Pordenone e Udine. Nel 1077, in piena lotta per le investiture, Enrico IV concesse alla chiesa di Aquileia l’investitura ducale del Friuli, cui pi๠tardi aggiunse la Carniola. Ebbe cosଠinizio la vita indipendente dello stato aquileiense, vita tutt’altro che pacifica, insidiata da Treviso, dai conti di Gorizia e dai duchi d’Austria. Lo stato di tensione degenerಠin una guerra e Venezia, chiamata in causa, approfittando delle rivalità  esistenti, alla morte dell’ultimo conte di Gorizia, tese all’unificazione della regione in funzione antiasburgica, aggiungendovi le terre goriziane. Aveva cosଠtermine il dominio patriarcale (1077-1420) e iniziava quello della repubblica di Venezia, che durಠfino al 1797: fu questo un lungo periodo di pace di cui beneficiಠtutta la regione, in particolare i contadini e le classi borghesi. Durante il Rinascimento l’arte di Venezia si irradiಠin tutta la regione anche grazie alla presenza di architetti come il Palladio e Giovanni Pontano e all’importazione di opere di grandi pittori veneti. Sorse cosଠuna scuola di pittura che ebbe il suo pi๠insigne rappresentante in Antonio Pordenone, il massimo artista friulano. L’influenza veneziana perdurಠnel Seicento e nel Settecento: larga attività  svolsero pittori come il Tiepolo e il Guardi. Nel 1797 il Friuli e l’Istria passarono all’Austria: fu in quel periodo che iniziಠil rapido sviluppo di Trieste, grazie soprattutto al suo attivissimo porto. La guerra del 1866 portಠi confini nord-orientali d’Italia alla linea Isonzo-Iudrio-Ansa: fu cosଠcompresa nel regno la provincia di Udine mentre il resto della regione rimase all’Austria. Tale situazione perdurಠfino alla fine della prima guerra mondiale, durante la quale si combatterono aspre battaglie lungo il corso dell’Isonzo: le truppe italiane tentarono di forzare le postazioni austro-ungariche sul Carso e sui monti che dominavano Gorizia. Le forze italiane dopo altissime perdite in undici battaglie riuscirono a occupare l’altopiano della Bainsizza fino alle pendici del monte San Gabriele, il monte San Marco, il Dosso Faiti e Castagnevizza fino all’Hermada. L’ultima battaglia coincise con la ritirata in seguito allo sfondamento del fronte italiano a Caporetto. Durante il secondo conflitto mondiale, e soprattutto al termine della guerra, si verificarono fra italiani e slavi contrasti alimentati dall’irredentismo. Il trattato di Parigi del 1947 assegnಠalla Iugoslavia le province di Fiume e Pola e gran parte di quelle di Gorizia e Trieste: il Carso, teatro di violente stragi (innumerevoli quelli che furono gettati nelle foibe) verso la fine del conflitto, passಠquasi tutto alla Iugoslavia. Fu inoltre costituito il Territorio Libero di Trieste, che fu diviso in Zona A e Zona B, affidate rispettivamente all’amministrazione del governo militare alleato e a quella iugoslava. Con l’accordo del 1954 tra italiani e iugoslavi la Zona A passಠall’amministrazione italiana, finchà© il trattato di Osimo, nel 1975, sanzionಠquesto stato di fatto. Dal 1968 alle provincie di Trieste, Udine e Gorizia fu inoltre aggiunta quella di Pordenone. Nel maggio del 1976 una violenta scossa di terremoto, cui poi ne seguirono altre di varia intensità , causಠcirca 1.000 morti ed estese distruzioni in una vasta area del Friuli; tra i comuni danneggiati vi furono Gemona, Buia, Cormino, Lusevera, Sequals, Farla, Tarcento, San Daniele, Pinzano, Vito D’Asio, Castelnuovo, Colloredo, Osoppo, Artagna, Pradielis, Magnago, Majano, Forgaria, Venzone. A differenza di quanto era accaduto nell'area del Belice e in altre località  terremotate, la ricostruzione fu rapida e completa.

Servizi

Turismo. L’attività  turistica è una delle principali fonti di reddito della regione, favorita dalla sua natura geografica e dalla varietà  di ambienti e paesaggi. In estate una forte attrazione turistica è esercitata dai centri balneari di Lignano Sabbiadoro e di Grado -nota anche come centro di cura per la tradizione delle sabbiature-. La montagna offre possibilità  di soggiorno sia in estate che in inverno: Forni di Sopra e di Sotto, Ravascletto, Forni Avoltri e tutta la Carnia, il Piancavallo, il Tarvisiano con Sella Nevea, Arta Terme (centro termale di antica origine) offrono, durante i mesi estivi, possibilità  di escursioni e di riposo e, nel periodo invernale, aggiungono a queste possibilità  quella di praticare gli sport della neve con le attrezzature e i campi da sci del Varmost, del Monte Santo di Lussari e dello Zoncolan. Il patrimonio storico-architettonico e le aree naturali protette costituiscono altrettanti motivi d’interesse per i visitatori, ai quali la regione offre inoltre rinnovate tradizioni folcloristiche e specialità  gastronomiche di lunga tradizione. Sport. Il moltiplicarsi degli impianti e delle attrezzature sportive è indice di una politica regionale volta a valorizzare le discipline sportive. Molto diffusi sono il gioco del calcio, la pallacanestro, gli sport acquatici, l’atletica leggera, il rugby, il pugilato e gli sport invernali, questi ultimi favoriti dal potenziamento dei centri sciistici e dall’allestimento di nuovi impianti Trasporti. In Friuli-Venezia Giulia le città  capaci di attrarre le quote pi๠consistenti dei flussi e alimentare una rilevante domanda di trasporto non sono molte: si stanno tuttavia rafforzando e diffondendo sul territorio diversi centri, che configurano un vero e proprio reticolo strettamente interconnesso con le città  pi๠importanti. Esistono alcuni assi sui quali insiste un’elevata quantità  di spostamenti sistematici, corridoi che collegano le città  capoluogo ai centri urbani minori e agli ambiti territoriali in cui è presente un solido tessuto produttivo. Lungo un asse nord-sud (che congiunge Gemona, Udine, Palmanova, Monfalcone e Trieste) è organizzata una buona rete di trasporto autostradale, stradale e ferroviaria; medesime caratteristiche assume l’asse est-ovest (che congiunge Portogruaro, Latisana, Palmanova per poi collegarsi con Monfalcone e Trieste). Un asse di significativa importanza è quello di tipo stradale e ferroviario che collega i capoluoghi. Su queste direzioni, dove la notevole mobilità  dei viaggiatori avviene attraverso l’uso delle diverse modalità  su ferro e su gomma, sono state promosse iniziative dai gestori del trasporto ferroviario e delle autolinee per elevare la qualità  dei servizi offerti e attrarre maggiori quote di utenza. Sanità . Le strutture ospedaliere del servizio sanitario pubblico (aziende ospedaliere, ospedali a gestione diretta, ospedali classificati o assimilati, istituti a carattere scientifico, istituti psichiatrici residuali, policlinici universitari) sono cosଠripartite: 4 ospedali a Trieste, 4 a Gorizia e provincia, 6 a Pordenone e provincia, 9 a Udine e provincia. La struttura sanitaria pubblica è affiancata da una rete ospedaliera privata, che conta nove case di cura e istituti di riabilitazione. Istruzione e cultura. Il Friuli-Venezia Giulia ha due Università . L’ateneo di Trieste conta dieci facoltà  (scienze matematiche, fisiche e naturali, farmacia, medicina e chirurgia, ingegneria, economia e commercio, scienze politiche, giurisprudenza, lettere e filosofia, magistero, lingue e letterature straniere), quello di Udine sette (scienze matematiche, fisiche e naturali, medicina e chirurgia, ingegneria, agraria, scienze economiche e bancarie, lettere e filosofia, lingue e letterature straniere). Ricchi e completi anche il sistema scolastico e quello delle strutture culturali in genere: oltre quelle degli atenei, sono presenti sul territorio centinaia di biblioteche comunali e private e numerosi sono i musei e le gallerie d’arte, che ripercorrono, nei tesori custoditi, le tappe della storia archeologica, artistica, architettonica, naturalistica, sociale ed economica della regione; numerose raccolte recuperano inoltre il patrimonio delle antiche tradizione contadine.

Ordinamento

Il Consiglio regionale, con sede a Trieste, è composto da 60 consiglieri e si articola in 5 commissioni permanenti (I Affari della presidenza, programmazione, bilancio, finanze, autonomie locali; II Attività  produttive: agricoltura, foreste, artigianato, commercio, industria turismo, economia montana, lavoro e cooperazione, pesca marittima e acquacoltura; III Istruzione, attività  sociali e ricreative: istruzione, igiene e sanità , assistenza sociale, formazione professionale, emigrazione, attività  e beni culturali, sport e attività  ricreative; IV Casa, ambiente, territorio: urbanistica, edilizia, ambiente, opere pubbliche, viabilità , porti, trasporti, traffici, protezione civile, bellezze naturali, caccia e pesca nelle acque interne; V Affari istituzionali, statutari, comunitari, rapporti esterni ed enti regionali). Presso il Consiglio operano inoltre la Commissione di vigilanza sulla biblioteca e il Comitato regionale per i servizi radiotelevisivi. La Giunta della Regione Friuli-Venezia Giulia, con sede a Trieste, è composta dal presidente e da 9 assessori. Presso la Giunta opera anche la Commissione regionale per le pari opportunità  tra uomo e donna. Istituzioni sub-regionali diverse da Province e Comuni operano in vari settori e a vari livelli. Si contano, fra l’altro, 10 Comunità  montane e una Comunità  collinare, 6 Consorzi di bonifica, 12 Unità  sanitarie locali e 10 distretti scolastici. Lo stemma regionale, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, raffigura, su sfondo azzurro, un’aquila d’oro al volo spiegato che regge con gli artigli una corona turrita d’argento. Comunità  montane. Carnia (Prima Zona: ventotto comuni interessati), con sede a Tolmezzo (UD); Canal del Ferro - Val Canale (Seconda Zona:otto comuni interessati), con sede a Pontebba (UD); Pedemontana del Livenza (Terza Zona: quattro comuni interessati), con sede a Polcenigo (PN); Meduna Cellina (Quarta Zona: tredici comuni interessati), con sede a Barcis (PN); Val d’Arzino Cosa e Tramontina (Quinta Zona: nove comuni interessati), con sede a Meduno (PN); Del Gemonese (Sesta Zona: sette comuni interessati), con sede a Gemona del Friuli (UD); Valli del Torre (Settima Zona: otto comuni interessati), con sede a Tarcento (UD); Valli del Natisone (Ottava Zona: dieci comuni interessati), con sede a San Pietro al Natisone (UD); Del Collio (Nona Zona: sette comuni interessati), con sede a Cormons (GO); Del Carso (Decima Zona: undici comuni interessati), di cui sei in provincia di Gorizia, con sede a Duino-Aurisina (TS): loc. Sistiana. Comunità  collinare del Friuli con sede a Colloredo di Monte Albano (in provincia di Udine). Unità  sanitarie locali. Usl Triestina (zone: triestina e isontina); Usl Goriziana (zona: Carso); Usl Alto Friuli (zone: area alpina e prealpina); Usl Medio Friuli (zone: area alpina e prealpina); Usl Bassa Friulana (zona: pianura friulana); Usl Friuli Occidentale (zone: area metropolitana; Destra Tagliamento; area montana e pedemontana).  

Province della Regione

4 province
Gorizia

GO

25 comuni

Codice: 031

Esplora provincia
Pordenone

PN

51 comuni

Codice: 093

Esplora provincia
Trieste

TS

6 comuni

Codice: 032

Esplora provincia
Udine

UD

138 comuni

Codice: 030

Esplora provincia

Comuni Principali

I 10 comuni più popolosi
Comune Provincia Abitanti Altitudine
San Pier d'Isonzo Gorizia 0 0 m
Savogna d'Isonzo Gorizia 0 0 m
Duino-Aurisina Trieste 0 0 m
Staranzano Gorizia 0 0 m
Monrupino Trieste 0 0 m
Turriaco Gorizia 0 0 m
Mùggia Trieste 0 0 m
Villesse Gorizia 0 0 m
San Dorligo della Valle Trieste 0 0 m
Sgonico Trieste 0 0 m

Informazioni Regione

  • Nome Friuli-Venezia Giulia
  • Codice ISTAT 06
  • Ordine alfabetico 6
  • Numero province 4
  • Numero comuni 220
  • Popolazione totale 0

Date Storiche

Statistiche Avanzate

  • Popolazione media comune 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m
  • Superficie media 35,76 km²

Mappa Regione

Mappa della regione Friuli-Venezia Giulia

Capoluogo di Regione

Trieste

Provincia: Trieste (TS)

Vedi scheda