Cenni storici su San Pier d'Isonzo.
Abitata fin da epoca romana, come testimoniato dai numerosi reperti archeologici rinvenuti nella zona, che fanno supporre la presenza nel territorio di un insediamento di una certa rilevanza, fece parte dell’agro di Aquileia e venne probabilmente assegnata ad alcune famiglie di legionari romani.
Il toponimo, attestato in un documento della metà del XIII secolo, riflette il nome di uno dei Santi Patroni.
Chiamata a lungo San Pietro d’Isonzo, ha assunto l’attuale denominazione con un Regio Decreto del 1923.
Sede di una pieve con giurisdizione estesa su gran parte delle chiese vicine, nel corso dei secoli ha registrato un continuo passaggio di eserciti, subendo inevitabili saccheggi, per via della sua posizione geografica nei pressi di un punto in cui è possibile attraversare facilmente l’Isonzo.
Possedimento del patriarcato, che ne recuperò il possesso nella seconda metà del Duecento, dopo un periodo di occupazione veneziana, nel 1420 fu conquistata dalla repubblica veneta e venne devastata dai turchi, sul finire del XV secolo.
Seguendo le vicende della Serenissima, fu coinvolta nella guerre tra questa e l’Austria, sotto il cui dominio tornò anche dopo la parentesi del Regno Italico: le truppe napoleoniche riuscirono a raggiungere il Carso dopo aver attraversato l’Isonzo proprio a Cassegliano.
Fu annessa all’Italia al termine della prima guerra mondiale, durante la quale, al pari delle altre località isontine, fu teatro di cruenti combattimenti.
Il patrimonio storico-artistico annovera alcuni edifici di culto, tra cui figurano: la settecentesca parrocchiale e la chiesa di San Giovanni Battista, della seconda metà del XVII secolo.
Nell’architettura civile interessante è la villa ex Prandi, dell’Ottocento, circondata da un parco.