Provincia di Pordenone

Friuli-Venezia Giulia - Sigla: PN

51 Comuni Codice: 093 Regione: 06

Descrizione

Territorio. Il territorio della provincia di Pordenone, articolata in 51 comuni, è stato disegnato definitivamente nel 1968 quando, all’interno della vasta provincia di Udine, fu riconosciuta l’autonomia del cosiddetto Friuli Occidentale o Destra Tagliamento, un compatto rettangolo tra i fiumi Tagliamento e Livenza, che segnano lunghi tratti di confine con la provincia di Udine e quella veneta di Treviso. Il territorio comprende un’ampia zona montana -che fu battezzata “Prealpi Carniche” ma che deve essere chiamata “Prealpi Pordenonesi-, una ristretta fascia collinare e una lunga pianura. La zona montana deve essere ulteriormente distinta: la parte pi๠settentrionale, l’ossatura delle Prealpi Pordenonesi, è la parte geologicamente pi๠antica, costituita all’inizio dell’era mesozoica da sedimenti del Trias, che i geologi definiscono della “dolomia principale”, sui cui sedimenti, procedendo verso sud, si sviluppano -dal Cansiglio alla Val Cellina, alle montagne del Meduna e dell’Arzino- le formazioni calcaree del Giura e del Cretaceo. La struttura di questi giacimenti è tale che i bordi meridionali sono rialzati rispetto a quelli pi๠interni. Il bordo esterno pi๠rilevato ha favorito l’instaurarsi dei fenomeni carsici e ha costretto i fiumi a svolgere una incessante azione di erosione regressiva per giungere al piano, evidente negli orridi del Cellina, del Colvera e del Cosa e negli stretti “canali” (solchi vallivi a pareti molto ripide e ravvicinate) del Meduna e dell’Arzino: queste valli si aprono internamente a forme pi๠ampie e accoglienti, perché sono il risultato dell’azione erosiva di lingue glaciali, che non hanno avuto la forza di superare l’ultima soglia, che solo i fiumi sono riusciti a incidere. La necessità dello sfruttamento idroelettrico di queste valli ha determinato profonde modificazioni con i bacini lacustri della Molassa, del Tul, di Maraldi, Tramonti, Barcis, Vajont, Ciul, Selva e Ravedis. Il clima è submediterraneo di media latitudine e di tipo montano -con lunghi autunni umidi, inverni asciutti, nevi abbondanti e tardive, primavere piovose ed estati calde- e favorisce il fenomeno dell’abbassamento dei limiti altimetrici, che qui raggiunge valori eccezionali, con la conseguente collocazione, a quote molto basse, di specie che sono altrove tipiche di orizzonti pi๠elevati. Tra la zona montana e i depositi della pianura si estende la ristretta fascia collinare, costituita da arenarie, conglomerati, argille e marne, che le conferiscono morfologie dolci e arrotondate. L’insediamento umano in questa fascia, soprattutto nella parte settentrionale, è polverizzato in decine e decine di abitati, privi, a volte, di un autentico centro storico di aggregazione e convergenza. I depositi dei fiumi Cellina, Colvera, Meduna, Cosa, Arzino e Tagliamento hanno formato, durante l’ultimo periodo postglaciale, l’alta pianura, che si estende dall’area pedemontana fino alla linea delle risorgive ed è fittamente abitata ai bordi -lungo la fascia pedemontana, lungo il corso del Tagliamento e lungo la linea delle risorgive-; magredi e grave, per povertà o assenza di humus o per eccessivo grado di permeabilità , hanno invece ostacolato l’insediamento entro questo perimetro. La linea delle risorgive è una fascia abbastanza larga, che corre dove le acque dei fiumi prealpini, inghiottite dallo strato ghiaioso dell’alta pianura, riemergono in centinaia di polle, rigagnoli, paludi, canneti, macchie silvestri, torbiere e sfuma nella bassa pianura sabbiosa e argillosa, dove l’agricoltura è molto progredita e coesiste con l’industrializzazione diffusa; è disseminata di nuclei abitati ed è percorsa da una fitta rete stradale che insiste, in parte, sulle tracce della centuriazione romana del I secolo a.C. Lo stemma provinciale, a sfondo azzurro e bordi dorati, è stato concesso con Decreto del Presidente della Repubblica; su di esso è raffigurata l’immagine della Dea Concordia, che tiene in una mano un ramoscello d’ulivo e nell’altra una cornucopia d’oro piena di frutti. Su lista azzurra compare il motto: CONCORDIA PARVAE RES CRESCUNT. Comunicazioni. La rete stradale provinciale è strettamente collegata alla rete del capoluogo, a quella di tutti i comuni, grandi e piccoli, e alla maglia costituita dalle strade statali e dalle autostrade. Le principali direttrici del traffico autostradale sono la A23 Udine-Carnia-Tarvisio, la A27 Mestre-Vittorio Veneto-Pian di Vedoia e la A28 Portogruaro-Pordenone. Estremamente articolata è la maglia della viabilità ordinaria: gli assi viari pi๠importanti sono rappresentati dalle strade statali n. 13 Pontebbana, n. 53 Postumia, n. 251 della Val di Zoldo e Val Cellina, n. 463 del Tagliamento, n. 464 di Spilimbergo e n. 552 del Passo Rest. La rete ferroviaria è costituita dalle linee Sacile-Gemona, Portogruaro/Caorle-Casarsa, Conegliano-Ponte nelle Alpi, Padova-Calalzo/Pieve di Cadore, Venezia-Udine, Udine-Tarvisio. Storia. Il moltiplicarsi delle indagini archeologiche, dei rinvenimenti, degli studi e delle pubblicazioni fa emergere dall’ombra tutte le pi๠remote vicende della provincia, in particolare la preistoria e la protostoria fino alla romanizzazione e ai due secoli della dominazione longobarda. Le tracce pi๠antiche della presenza umana appartengono al paleolitico medio e sono venute alla luce nella zona di Sequals; pi๠consistenti sono i reperti del paleolitico superiore o mesolitico e del neo-eneolitico: gli insediamenti punteggiavano la “via del Pedemonte” e la fascia delle risorgive, le due direttrici che nella storia locale giocheranno per millenni un ruolo di fondamentale importanza. Nel corso dell’età del Bronzo si moltiplicarono gli insediamenti lungo il corso del Tagliamento, che garantiva un sicuro percorso tra le Alpi e il mare. I rinvenimenti archeologici attestano la presenza, nell’età del Ferro, della cultura paleoveneta, che aveva come centro la zona di Este-Padova; i toponimi e le fonti letterarie attestano invece la presenza della cultura carnica, da connettere all’espansione di trib๠celtiche dell’Europa centrale nel V-IV secolo a.C. La romanizzazione ebbe inizio, tra il III e il II secolo a.C., dal vicino Veneto (prima da OPITERGIUM e poi da AQUILEIA) e interessò quasi esclusivamente la parte meridionale della provincia, percorsa dal tracciato di due importanti arterie stradali: la VIA POSTUMIA, che collegava Genova ad Aquileia, e la VIA ANNIA, da Adria ad Aquileia. Tra il 42 e il 40 a.C. Ottaviano fondò la colonia di JULIA CONCORDIA e promosse la centuriazione di tutta la parte centromeridionale della provincia; successivamente lo sfruttamento del territorio risalଠlungo il corso del Tagliamento, soprattutto dopo la completa sottomissione delle trib๠carniche a opera di Tiberio e Druso. Le reiterate invasioni di quadi, marcomanni, alamanni, visigoti e unni devastarono la zona dal II al VI secolo d.C. Nel VI secolo i longobardi di Alboino invasero il Friuli e inaugurarono una nuova fase della storia pordenonese: la fondazione dell’abbazia benedettina di Sesto, promossa dai figli di un duca longobardo di Cividale, rappresentò un avvenimento destinato a segnare l’identità della provincia, per l’autorità religiosa e civile di cui godettero gli abati, che contribuirono alla rinascita della vita e alla riorganizzazione del territorio dopo secoli di guerre e distruzioni. Succeduti ai longobardi i franchi, la rinascita carolingia fu stroncata dalle incursioni magiare, che fecero retrocedere di qualche secolo la vita civile. In seguito a questa tragedia furono accolti numerosi slavi ad abitare terre abbandonate e gli imperatori germanici offrirono al patriarca d’Aquileia il potere feudale sull’intero Friuli: proliferarono i castelli e i feudatari si riunirono nel Parlamento della Patria, costituito da pi๠di cento membri. Le invasioni ungare e la presenza di quest’organo di autogoverno ritardarono lo sviluppo della vita comunale -che qui si verificò nel XIV secolo-, con le sole eccezioni di Sacile e Pordenone. Tra il 1418 e il 1420 la repubblica di Venezia occupò l’intero Friuli, fatta eccezione per Pordenone, la cui conquista avvenne solo nel 1508 nel corso delle vicende connesse con la lega di Cambrai. L’occupazione veneziana favorଠlo sviluppo economico di Pordenone, che gettò le basi del futuro sviluppo industriale, ma impoverଠil mondo contadino, la cui rivolta esplose nel 1511, dopo i massacri dei turchi bosniaci e un’impressionante serie di carestie e pestilenze, seguite dalla persecuzioni connesse alla protesta luterana. Nel XVII secolo la popolazione sopravvissuta era poco meno della metà di quella del secolo precedente: si mise cosଠin moto il fenomeno dell’emigrazione prima verso Venezia, poi, nel Settecento, verso Trieste e l’impero austro-ungarico. Il periodo della dominazione austriaca fu contrassegnato da una fortissima depressione ma anche da una serie di elementi di crescita che prepararono lo sviluppo della zona: la realizzazione della strada statale Pontebbana, l’istituzione della scuola elementare in ogni nucleo abitato, il decollo delle industrie pordenonesi, l’utilizzazione dell’energia elettrica, la diffusione delle idee liberali e unitarie dopo il 1848, il collegamento ferroviario con Venezia e Trieste e il plebiscito di annessione all’Italia. Drammatici furono gli anni del primo conflitto mondiale: nel novembre 1917, dopo la rotta di Caporetto, tra il Tagliamento e il Livenza si ebbero gli unici ma inutili tentativi di fermare l’avanzata austro-tedesca. La seconda guerra mondiale impose un alto prezzo in vite umane e molto dura fu la resistenza partigiana sulla montagna pordenonese, soprattutto dopo la creazione della Zona libera del Friuli e della Carnia. Nel 1945 cominciò la ricostruzione, cui seguଠlo straordinario sviluppo industriale che avrebbe guadagnato a Pordenone il titolo di capoluogo di provincia del Friuli Occidentale, di cui era sempre stata la massima espressione. Struttura socio-economica. L’industria, con una percentuale di addetti superiore alla media nazionale, è la struttura portante dell’economia della provincia. Il processo di industrializzazione, che appartiene in gran parte ai decenni del secondo dopoguerra, ha determinato un abbandono delle Prealpi e un afflusso verso i maggiori centri della zona pedemontana (Maniago e Spilimbergo) e soprattutto verso la pianura. I settori trainanti dell’economia provinciale sono quelli metalmeccanico e del legno. Il primo comprende imprese operanti sia nel comparto metallurgico, tra cui le coltellerie di Maniago, sia in quello meccanico, concentrato soprattutto nel Pordenonese. Oltre ai comparti metalmeccanico, dell’elettricità e dell’elettronica, l’altro punto di forza è rappresentato dal comparto del legno. Di recente espansione sono i comparti dell’abbigliamento, della carta, della gomma e della plastica. L’agricoltura, notevolmente meccanizzata, contribuisce a determinare una parte considerevole del reddito, soprattutto con l’espansione delle colture specializzate e industriali: un notevole grado di organizzazione ha raggiunto la vitivinicoltura (zona vitivinicola del Grave del friuli). La distribuzione degli occupati evidenzia inoltre lo sviluppo del settore terziario, con la forte espansione del credito e dell’istruzione.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE L’analisi morfologica e idrografica individua sette subaree provinciali, ognuna delle quali è fortemente caratterizzata dalla presenza di elementi geografici che, nel corso dei millenni, ne hanno influenzato lo sviluppo economico e urbanistico: il “cuore”, che l’alto grado di urbanizzazione e la forte concentrazione industriale hanno saldato in modo indissolubile; l’alta pianura, che si estende dal Pedemonte alla linea delle risorgive; il Pedemonte; l’ampia zona montana, che raggruppa i comuni delle valli Cellina, Colvera, Meduna, Cosa e Arzino; la striscia che si estende lungo la riva destra del Tagliamento; le ampie distese coltivate che si snodano nei dintorni dell’abbazia di Sesto; i fertili campi lambiti dal Livenza. L’individuazione di nuclei fortemente urbanizzati, in grado di esercitare un’attrazione socio-economica a largo raggio, ha ridotto a tre gli ambiti sub-provinciali: l’Area metropolitana, che trova il suo naturale punto di aggregazione nel capoluogo di provincia; il Destra Tagliamento, che gravita su Spilimbergo e San Vito al Tagliamento; l’Area montana e pedemontana, che si stringe intorno al polo industriale di Maniago. Area metropolitana: Aviano, Azzano Decimo, Brugnera, Budoia, Caneva, Cordenons, Fiume Veneto, Fontanafredda, Pasiano di Pordenone, Polcenigo, Porcia, Pordenone, Prata di Pordenone, Pravisdomini, Roveredo in Piano, Sacile, San Quirino, Zoppola. Destra Tagliamento: Arzene, Casarsa della Delizia, Chions, Cordovado, Morsano al Tagliamento, San Giorgio della Richinvelda, San Martino al Tagliamento, San Vito al Tagliamento, Sesto al Reghena, Spilimbergo, Valvasone. Area montana e pedemontana: Andreis, Arba, Barcis, Castelnovo del Friuli, Cavasso Nuovo, Cimolais, Claut, Clauzetto, Erto e Casso, Fanna, Frisano, Maniago, Meduno, Montereale Valcellina, Pinzano al Tagliamento, Sequals, Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto, Travesio, Vajont, Vito d’Asio, Vivaro. AREA METROPOLITANA Territorio. L’area rappresenta il cuore della provincia non solo per ragioni puramente geografiche ma anche per l’alto grado di urbanizzazione e la forte concentrazione industriale: il tessuto economico ha promosso lo sviluppo urbano del capoluogo di provincia e dei comuni vicini, lungo il filo conduttore di una strada e di un fiume e pi๠in generale dell’acqua e dei luoghi umidi di cui la zona è ricca. Il fiume Livenza nasce alle falde del monte Spada da due sorgenti: i due rami, assai ampi già a pochi metri dalla sorgente, attraversano il Pal๠-la vasta zona di risorgiva paludosa del fiume Livenza, compresa tra le alture di Sarone a sud, la dorsale allungata del Longone a ovest e i pendii sudorientali del Cansiglio- per congiungersi e aggirare a nord il Longone, dove ricevono le acque del Gorgazzo, lungo le cui sponde le marcite sfruttano le acque delle zone di risorgiva. L’area è tutelata dal Parco Rurale Naturalistico San Floriano di Polcenigo, che ha, tra gli scopi istituzionali, la conservazione e il ripristino delle caratteristiche ambientali naturali in equilibrio con l’antica vocazione agricola, attraverso coltivazioni e allevamenti opportunamente individuati. Il colle di San Floriano fa parte dei rilievi collinari che orlano le Prealpi Carniche: protetto dai venti settentrionali dai poderosi bastioni del massiccio del Cavallo ed esposto a quelli, pi๠caldi e umidi, provenienti dal mare, presenta un clima con caratteristiche di leggera continentalità e una copertura vegetale costituita prevalentemente da boschi. Comunicazioni. La qualità dei collegamenti è di buon livello e si affida alle strade statali n. 13 Pontebbana, n. 53 Postumia e n. 251 della Val di Zoldo e Val Cellina; a queste vanno aggiunti i tracciati autostradali dell’A27 Mestre-Vittorio Veneto-Pian di Vedoia e dell’A28 Portogruaro-Pordenone. Le linee ferroviarie Sacile-Gemona, Venezia-Udine, Udine-Tarvisio, Portogruaro/Caorle-Casarsa completano il quadro delle infrastrutture di trasporto. Storia. Nell’area dell’attuale comune di Pordenone, oltre a tracce di insediamenti preistorici, furono rinvenuti, in località Torre, reperti romani pertinenti a una villa, sorta con ogni probabilità nei pressi di un porto fluviale. Nell’undicesimo secolo, a qualche chilometro di distanza, cominciò a svilupparsi il porto sul Noncello, intorno al quale si formò Pordenone. Dal 1077 al 1420 la zona rimase quasi tutta sotto la giurisdizione temporale dei patriarchi di Aquileia, fatta eccezione per Pordenone, appartenuta, fin dalla prima metà del XIII secolo, a vari signori tedeschi e, dal 1278, agli Asburgo -che concessero numerosi privilegi e immunità -. Fino al 1508 fu capitale di uno staterello ben pi๠antico: la Curtis regia Naonis -costituitasi all’incirca nei secoli VIII e IX-, che mai fece parte della Patria del Friuli, soggetta ai patriarchi di Aquileia e, dal 1420, alla repubblica di Venezia. Nel 1508, nel corso di vicende europee connesse con la lega di Cambrai, Venezia conquistò Pordenone e la cedette in feudo alla famiglia del condottiero Bartolomeo d’Alviano fino al 1539: da allora rimase direttamente sotto la giurisdizione della Serenissima fino alla scomparsa di questa nel 1797. Fu un periodo di stabilità contrassegnato dagli scambi commerciali e dallo sviluppo delle attività artigianali: la città rinsaldò i suoi rapporti privilegiati con Venezia, lungo il sistema idroviario Noncello-Meduna-Livenza, e preparò le condizioni del suo futuro sviluppo industriale. Piuttosto negativo fu invece il bilancio per il resto della zona, soprattutto per l’incameramento e la vendita delle “terre comuni”, su cui per secoli era sopravvissuta gran parte della popolazione. Nel 1797 fu ceduta da Napoleone all’Austria, dei cui possedimenti fece parte fino al 1866, quando fu annessa al regno d’Italia. Dai primi anni dell’Ottocento fiorirono a Pordenone molte industrie, destinate a segnare profondamente la storia della città : nel 1811 la ceramica Galvani e dal 1840 i cotonifici. Divenuta meta di un consistente flusso immigratorio, aumentò rapidamente la propria popolazione, soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale, conquistando, nel 1968, il titolo di capoluogo di provincia. Struttura socio-economica. Antichissime tradizioni commerciali e manifatturiere sono alla base dell’intenso processo di urbanizzazione e di concentrazione industriale che ha interessato l’area metropolitana. Il comparto meccanico, concentrato soprattutto nel Pordenonese (elettrodomestici, grande carpenteria metallica, mobili metallici, macchine agricole, macchine utensili per la lavorazione dei metalli, del legno e dei tessili), occupa un elevato numero di addetti mentre le industrie tessili -un tempo assai famose- sono quasi del tutto scomparse. L’intera fascia che ha come centro Bugnera e si estende tra Budoia, Polcenigo, Caneva, Sacile, Prata Pasiano, Pravisdomini rappresenta una delle pi๠forti concentrazioni europee del comparto del legno. Il riscatto irriguo e colturale dell’alta pianura e la bonifica della bassa hanno inoltre favorito l’espansione delle colture specializzate e industriali: il mais, la soia, la floricoltura, la vivaistica e soprattutto la vitivinicoltura. L’industrializzazione non ha cancellato le tracce del mondo antico, dalla preistoria ai castelli medievali, la cui rivalutazione e riqualificazione promuovono lo sviluppo del turismo, il cui potenziale è in parte ancora inesplorato anche se l’insediamento turistico estivo e invernale di Piancavallo, nel comune di Aviano, è già una realtà consolidata a livello internazionale. DESTRA TAGLIAMENTO Territorio. Il filo conduttore che lega tra loro questi comuni è costituito essenzialmente dal vasto fiume, che ha sempre condizionato comunicazioni ed economia. Il Tagliamento nasce a sud-est di Lorenzago (UD), solca la valle che divide le Prealpi Carniche e confluisce con i fiumi Degano e But. Entrato nella parte valliva del suo corso, perde parte delle sue acque a causa della forte permeabilità del terreno e, nei pressi di Casarsa della Delizia, entra nella zona delle risorgive, dove riemerge in polle, sorgenti e rigagnoli, fino a sfociare nell’Adriatico. àˆ una zona fittamente abitata, con un fitto reticolo di strade, che insistono sulle tracce dell’antica centuriazione attuata dai coloni della romana CONCORDIA nel I secolo a.C. Comunicazioni. Al tracciato autostradale dell’A28 Portogruaro-Pordenone si affianca una fitta rete di strade statali di estrema importanza per i collegamenti locali e con i capoluoghi friulani (n. 13 Pontebbana, n. 251 della Val di Zoldo e Val Cellina, n. 463 del Tagliamento, n. 464 di Spilimbergo). Il trasporto su rotaia può contare su una rete ferroviaria altrettanto fitta e articolata (Venezia-Udine, Udine-Tarvisio, Portogruaro/Caorle-Casarsa, Sacile-Gemona). Storia. Lungo il letto del fiume si schierano castellieri preistorici, tombe a tumulo, insediamenti romani -sulla via che, dalla colonia romana di CONCORDIA, saliva al passo del Tagliamento-, castelli medievali, ricoveri e ospizi per mercanti e pellegrini che affrontavano il guado. Il patrimonio storico-architettonico, che alimenta la vocazione turistica dei comuni che accompagnano il Tagliamento nel suo percorso verso il mare, racconta la nascita e la crescita di un tessuto urbano, favorito dalla vicinanza al fiume, che, nei secoli, ha promosso lo sviluppo delle attività commerciali e dell’agricoltura. Le rive del Tagliamento vissero tuttavia momenti di tragedia: dalle invasioni ungare del X secolo a quelle turche del XV, dalle battaglie napoleoniche alle tragiche giornate di Caporetto, alle vicende della seconda guerra mondiale. Struttura socio-economica. La realtà economica è piuttosto composita e ben ripartita tra i settori agricolo, industriale-artigianale e del commercio e servizi. L’agricoltura è altamente specializzata: oltre al mais, viti e frutteti punteggiano la sponda del fiume, riscattando un terreno un tempo improduttivo. Il settore industriale è caratterizzato dalla piccola industria e da un diffuso artigianato: sono soprattutto i comparti edile, metalmeccanico e del legno ad assorbire i flussi pi๠consistenti di manodopera. La composizione del terreno, costituito essenzialmente da sabbia, argilla e ghiaia, ha favorito lo sviluppo dell’industria estrattiva, cui si affiancano i comparti alimentare e dell’abbigliamento. Una percentuale consistente della popolazione attiva è occupata nei settori del commercio e dei servizi, quasi a perpetuare un’antica vocazione favorita dalla posizione geografica. AREA MONTANA E PEDEMONTANA Territorio. La posizione geografica, i fenomeni geomorfologici di erosione e carsismo, l’impianto urbanistico, le condizioni storiche di isolamento che hanno determinato un fortissimo esodo migratorio senza ritorno, il mancato sviluppo di centri di aggregazione e gravitazione hanno configurato i comuni dislocati lungo la via del Pedemonte e quelli compresi nelle valli Cellina, Colvera, Meduna, Cosa e Arzino come compagine storico-naturalistica unitaria. Il sistema orografico è costituito dai rilievi delle Prealpi Carniche percorse da torrentelli, cascate e fonti e punteggiate di borghi, che raggiungono le massime quote della zona con i monti Valcalda e Frascola. Il sistema idrografico comprende il torrente Arzino e i corsi montani dei torrenti Cosa e Meduna; i primi due appartengono al bacino del Tagliamento mentre il Meduna è il maggior affluente di sinistra del Livenza. Il territorio, esteso altimetricamente dalla pianura alla fascia subalpina, presenta una notevole varietà floristica e il regresso della presenza umana nelle aree montane ha favorito l’incremento faunistico del territorio, tutelato in parte dal Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, caratterizzate da pareti verticali, punteggiate da estesi boschi e incise dall’acqua. Comunicazioni. Il territorio è attraversato dalle strade statali n. 251 della Val di Zoldo e Val Cellina, n. 463 del Tagliamento, n. 464 di Spilimbergo e n. 552 del Passo Rest nonché dalle linee ferroviarie Sacile-Gemona, Conegliano-Ponte nelle Alpi, Padova-Calalzo/Pieve di Cadore. I tracciati autostradali dell’A23 Udine-Carnia-Tarvisio, dell’A27 Mestre-Vittorio Veneto-Pian di Vedoia e dell’A28 Portogruaro-Pordenone completano il quadro delle infrastrutture di trasporto. Storia. Alla leggenda appartiene la mitica città romana di CAELINA, di cui si hanno pochissime notizie e che, secondo alcuni studiosi, sarebbe stata il primo insediamento urbano del comprensorio. àˆ noto tuttavia che i romani arrivarono poco prima dell’era cristiana e, a quel tempo, la zona cominciò a essere frequentata se non abitata: infatti Maniago compare nelle fonti solo tra il IX e il X secolo d.C. àˆ probabile però che alcuni villaggi, specie nelle valli interne, siano sorti come estremi baluardi alle scorrerie dei barbari, succeduti ai romani dopo il loro declino. Dai patriarchi di Aquileia al dominio della Serenissima e all’unità d’Italia, la storia di queste valli è la stessa dell’intero Friuli. Struttura socio-economica. L’agricoltura, praticata con criteri d’avanguardia, si è specializzata nella coltivazione della vite ma il settore economico che maggiormente caratterizza questa terra è l’artigianato, che, utilizzando le poche risorse offerte dalla natura, quali legno, ferro e pietra, è riuscito a imporsi e a sopravvivere nel corso dei secoli. Le necessità dello sfruttamento idroelettrico, e pi๠ancora quelle della guerra, hanno aperto queste valli alla realizzazione di strutture che valorizzano il patrimonio naturalistico ed etnografico e favoriscono lo sviluppo del turismo.

Comuni della Provincia

51 comuni
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Informazioni

  • Nome completo Pordenone
  • Sigla PN
  • Codice ISTAT 093
  • Regione Friuli-Venezia Giulia
  • Numero comuni 51

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m

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