Regione Sicilia

9 Province 390 Comuni 0 Abitanti Codice: 19

Descrizione

La “Trinacria” (‘tre promontori’), come la chiamavano i greci, o TRIQUETRA (‘triangolare’), come la chiamavano i romani con riferimento alla sua forma triangolare, deve il suo nome attuale ai siculi e ai sicani, primi abitatori della zona. Bagnata dal mar Tirreno a nord, dallo Ionio a est e dal Mar di Sicilia a sud, essa, con i suoi quasi 26.000 kmq di estensione, è la pi๠grande regione italiana e la pi๠vasta isola del Mediterraneo; è separata dalla Calabria dallo Stretto di Messina, largo solo 3 km, e dall’Africa dal Canale di Sicilia: qui si trovano le isole Pelagie e Pantelleria che, insieme alle Eolie e Ustica nel Tirreno e alle Egadi presso l’estremità  occidentale della regione, costituiscono parte integrante del territorio siculo.   Collegamenti. La rete viaria è costituita anzitutto dalle arterie autostradali: A18, Messina-Catania; A19, Palermo-Catania, con svincoli per Enna, Caltanissetta, Agrigento; A20, Messina-Palermo, di cui un tratto è tuttora in costruzione; A29, Palermo-Mazara del Vallo, con diramazione per Trapani. Le strade statali attraversano il territorio regionale, collegando tutti i centri principali e sono: la statale 114, per Siracusa, Catania, Messina; la statale 115 per Siracusa, Ragusa, Modica (RG), Gela (CL), Noto (SR), Agrigento, Sciacca (AG), Marsala (TP), Trapani; la statale 124 per Siracusa, Caltagirone (CT); la statale 113 per Messina, Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Patti ((ME), Cefal๠(PA), Termini Imerese (PA), Bagheria (PA), Palermo, Alcamo (TP), Castellammare del Golfo (TP), Trapani; la statale 121 per Catania, Enna, Palermo e la statale 417 per Catania, Caltagirone (CT), Gela (CL). Le principali linee ferroviarie sono costituite dalla Messina-Palermo, che percorre il litorale tirrenico, dalla Messina-Catania-Siracusa, lungo la costa ionica e dalla Palermo-Catania, che attraversa l’interno dell’isola; al porto di Messina fanno capo le linee per Napoli, Reggio di Calabria e Villa San Giovanni (RC), mentre a Palermo si trovano le linee per Cagliari, Napoli, Tunisi e Ustica (PA). Dei 5 aeroporti dell’isola, quello di Catania/Fontanarossa è, per le dimensioni, il primo su scala regionale e il quarto su scala nazionale; il secondo della regione, per grandezza, risulta il “Falcone-Borsellino”, di Palermo/Punta Raisi, cui seguono quelli di Trapani, di Lampedusa (AG) e di Pantelleria (TP). L’area sud-orientale della Sicilia è priva di strutture aeroportuali ma sono allo studio varie ipotesi di soluzione al problema, fra cui la riconversione dell’aeroporto militare di Comiso, in provincia di Ragusa, e la costruzione di un nuovo aeroporto presso Gela, in provincia di Caltanissetta, o presso Agrigento. I porti pi๠importanti sono quelli di Palermo e Messina, che assorbono la maggior percentuale di traffico passeggeri regionale, mentre il traffico merci risulta concentrarsi principalmente nel porto di Augusta (SR); molti altri scali forniscono i collegamenti per le isole minori del Mediterraneo, nonchà© infrastrutture per imbarcazioni private. Sia i porti che gli aeroporti e i capoluoghi di provincia costituiscono centri di gravitazione, insieme con poli interni a ciascuna circoscrizione provinciale, come: Sciacca, Licata e Canicattà¬, in provincia di Agrigento; Mussomeli e Gela, in provincia di Caltanissetta; Acireale e Caltagirone, in provincia di Catania; Nicosia e Piazza Armerina, in provincia di Enna; Barcellona Pozzo di Gotto, Lipari, Milazzo, Taormina, Mistretta, Patti e Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina; Termini Imerese, Cefal๠e Corleone, in provincia di Palermo; Modica e Vittoria, in provincia di Ragusa; Lentini, Augusta e Noto, in provincia di Siracusa; Marsala e Castelvetrano, in provincia di Trapani.   Territorio. Dal punto di vista morfologico, la regione si presenta per lo pi๠montuosa e collinare mentre le pianure occupano solo meno di un sesto del territorio: sono di origine alluvionale e si estendono prevalentemente lungo le coste. Degne di rilievo sono la Piana di Catania, che è la pi๠estesa, la Piana di Gela e la cosiddetta Conca d’Oro, nei pressi di Palermo, famosa per la sua fertilità . Le catene montuose si estendono soprattutto nella parte settentrionale dell’isola, presentandosi come una prosecuzione dell’Appennino Calabro e snodandosi da est a ovest attraverso i Monti Peloritani, i Monti Nebrodi e le Madonie, dove si trovano le vette pi๠importanti della regione (Pizzo Carbonara 1.975 m). Sul lato orientale si innalza, isolato, l’Etna, certamente la cima pi๠alta, con i suoi 3.323 metri, maggiore vulcano attivo d’Europa. Nella parte sud-occidentale della Sicilia si estendono infine i Monti Iblei, seguiti, da est a ovest, dai Monti Erei e dai Monti Sicani. I rilievi collinari costituiscono non molto meno dei due terzi del territorio e si trovano soprattutto nella zona centro meridionale, degradando dai monti verso le coste, che si presentano basse e sabbiose a sud, pi๠alte e articolate lungo il Tirreno e lo Ionio. Per quanto riguarda l’idrografia, la Sicilia è attraversata da numerosi fiumi che sono perಠper la maggior parte poco estesi e hanno regime torrentizio: i principali sono l’Alcantara e il Simeto, che scorrono alle pendici dell’Etna e sfociano nello Ionio, il Belice, il Platani e il Salso, che si versano nel Mar di Sicilia, e il Torto, che sfocia nel Tirreno. Tra i pochi invasi naturali, di particolare rilievo per la sua natura carsica è il Lago di Pergusa, che si trova presso i Monti Erei; numerosi sono invece i bacini artificiali, come quello di Pozzillo, creati per sopperire all’esigua presenza di risorse idriche naturali. La flora si presenta molto variegata: in parte simile a quella dell’Africa settentrionale, nella zona mediterranea, in cui si trova la foresta sempreverde dominata dalla quercia e dal leccio; in parte di tipo alpino, naturalmente sui rilievi. Degna di nota è la presenza del papiro e della ginestra, che cresce rigogliosa alle pendici dell’Etna; introdotti dall’uomo, ma perfettamente adattati all’ambiente naturale, sono inoltre il ficodindia, il pistacchio, l’agave, la palma, l’eucalipto, il gelso e il cedro. Il suolo della regione è particolarmente fertile, soprattutto nelle vicinanze dell’Etna e nelle zone costiere, tanto che i tre quarti del territorio sono destinati all’attività  agricola: le principali colture sono quelle di agrumi, massicciamente esportati all’estero, viti, olivi, mandorli, albicocchi e vari altri alberi da frutta; nelle zone interne, data la scarsità  d’acqua, il suolo è destinato alla coltivazione di cereali e al pascolo. Visto l’enorme sfruttamento del territorio nel settore primario, i disboscamenti massicci e l’intervento umano preponderante, si intuisce quanto poco spazio sia lasciato alla vegetazione spontanea, di cui l’aspetto originario risulta largamente modificato. Anche la fauna ha subito molte modifiche a causa dell’intervento antropico: numerose specie si sono estinte, come il cervo, il capriolo e il daino, e altre rischiano l’estinzione, come ad esempio la foca monaca e la tartaruga marina caretta-caretta, frequente fino a pochi anni fa. Stesso discorso vale per l’avifauna: oramai i rapaci sono in costante diminuzione ed è diventato raro incontrare l’aquila del Bonelli, il gufo reale e l’allocco. Animali diffusi sono invece alcuni mammiferi come l’istrice, il coniglio selvatico, la donnola, il riccio e alcuni uccelli come il gheppio, il nibbio bruno, lo sparviero, il barbagianni, la civetta e l’assiolo. Non mancano alcune specie endemiche come chiocciole del genere Murella e alcuni insetti. Il sottosuolo delle Sicilia è ricco di zolfo, sali potassici, bromo e idrocarburi (petrolio e metano) scoperti, questi ultimi, nel secondo dopoguerra nella zona di Gela (CL) e Ragusa.   Clima. I rilievi pi๠importanti, i Peloritani, i Nebrodi e il massiccio delle Madonie, costituiscono una barriera di circa 120 km, della larghezza di circa 20 km e alta intorno ai 100 metri. Il massiccio dell’Etna, pur essendo isolato, si puಠconsiderare come parte della barriera. Situazioni climatiche pi๠marcate sono rappresentate in primavera, a causa del contrasto termico tra le regioni nord-africane, sulle quali cominciano a formarsi masse d’aria con caratteristiche quasi estive, e le regioni centro-settentrionali europee, ove le condizioni tendono a mantenere alcune caratteristiche invernali. Il Mediterraneo diviene cosଠun’area in cui tale contrasto si manifesta pienamente, dando luogo al rapido sviluppo di depressioni con conseguente variabilità  del tempo. Sull’Africa settentrionale, poco a sud della catena dell’Atlante, si sviluppano con apprezzabile frequenza le cosiddette depressioni sahariane le quali, seguendo di norma una traiettoria da sud-ovest verso nord-est, attraversano il Mediterraneo influenzando innanzitutto la Sicilia con vento forte di Scirocco, per lo pi๠poco umido e carico di sabbia. Intense sciroccate si ebbero, ad esempio, nel marzo 1962 e nello stesso mese del 1972 e del 1974, accompagnate da sensibili rialzi della temperatura e da venti forti, che a Palermo, Trapani, Pantelleria superavano i 120 km all’ora. Per contro, sempre in primavera, possono presentarsi invasioni di aria fredda proveniente dall’Europa nord-occidentale, attivando un’instabilità  convettiva che dà  luogo a temporali: questi cominciano ad avere, sulla Sicilia e sulle regioni meridionali, una certa frequenza con punte massime del Mistral. Anche con il massiccio dell’Aspromonte i Monti Peloritani costituiscono nel complesso una barriera, con cime superiori a 1.000 metri e pochi chilometri di larghezza, per i Peloritani. Tale barriera determina, in presenza di correnti da nord-nord-ovest e anche da sud-sud-est, un sollevamento delle correnti. Questo, pur non essendo di entità  paragonabile a quella del sollevamento determinato dai maggior rilievi appenninici e alpini, è comunque tale che, combinato con l’effetto di canalizzazione delle correnti nello Stretto di Messina, altera la distribuzione della pressione nonchà©, in notevole misura, il carattere delle masse d’aria nei primi 2.000 metri.   Attività  produttive. Caratterizzata da un netto dualismo tra le zone interne e quelle costiere, economicamente pi๠vitali, la regione vede, altresà¬, maggiormente sviluppata l’area orientale rispetto a quella occidentale. Seppur dotata di centri come Catania, Siracusa e Messina, orientati verso una chiara vocazione al terziario, e, pur avendo registrato negli ultimi anni un notevole incremento nell’attività  commerciale interna ed estera, la Sicilia si distingue per la forte vivacità  produttiva del settore agricolo, che la colloca, insieme alla Puglia, in una posizione di primato assoluto in tutto il Mezzogiorno e la rende seconda, a livello nazionale, soltanto all’Emilia-Romagna, alla Lombardia e al Veneto. A tale proposito, risulta considerevole la produzione di frumento e agrumi e relativamente modesta quella di mais e foraggi, cosଠcome la consistenza del patrimonio bovino; un ruolo trainante hanno la viticoltura e la pesca. Nonostante l’esistenza di una potente industria dell’energia, testimoniata dalle grandi raffinerie di petrolio e centrali termoelettriche, nonchà© la localizzazione, nell’area di Siracusa-Augusta-Priolo Gargallo, di uno dei maggiori complessi petrolchimici d’Europa, il settore industriale, nell’insieme, soffre tuttora una sostanziale condizione di inferiorità  nello spazio economico nazionale; inoltre, pur godendo della presenza di tre grandi sedi universitarie, la Sicilia resta emarginata dalla geografia dei centri di ricerca scientifica e tecnologica, mostrando una modestissima quota nella spesa di ricerca industriale. A ciಠsi aggiunge che il tasso occupazionale manifesta ancora una situazione estremamente problematica, fatta eccezione per il comparto del turismo, quasi unico ramo dell’economia regionale che continui a creare posti di lavoro permanenti o stagionali.   Analisi statistica. Area sociale. Le statistiche culturali e sociali varie vedono la regione collocarsi, nel complesso, molto al di sotto delle medie nazionali. Occupa il diciassettesimo posto per la spesa pro-capite per spettacoli, manifestazioni sportive e trattenimenti vari e la diciottesima posizione per grado di istruzione, con 172,8 laureati e diplomati per 1.000 abitanti contro i 211,1 della media italiana. àˆ la sedicesima regione per diffusione di periodici per abitante, con appena 30 copie contro le 66 della media nazionale. Area economica. L’apporto pi๠consistente al Prodotto Interno Lordo è dato dal terziario, con una percentuale del 72,2%, superiore ai valori medi nazionali; inferiore alla media italiana è la percentuale del settore industriale (20,8%) mentre discreto è l’apporto dato dal settore agricolo con il 7%. La regione si trova all’ultimo posto per numero di occupati, con 238 per mille abitanti rispetto ai 346,5 della media nazionale. Nella graduatoria dei conti economici pro-capite è diciassettesima per Prodotto Interno Lordo e quindicesima per i consumi. Area demografica. Quarta regione per numero di abitanti, presenta il maggior numero di comuni (95) nella classe di ampiezza demografica che va dai 5.000 ai 10.000 abitanti. Oltre il 72% dei comuni ha una popolazione che supera i 3.000 abitanti; la città  pi๠popolosa è il capoluogo di regione, con quasi 700.000 abitanti. Nella graduatoria della vita media occupa l’undicesimo posto per gli uomini (73,7 anni, rispetto alla media italiana di 73,4) e il diciannovesimo per le donne (78,8 anni, rispetto alla media italiana di 80 anni) mentre, con un indice di vecchiaia pari a 74,1 (contro il valore nazionale di 96,57), è tra le regioni pi๠“giovani” d’Italia. Area ambientale. La superficie territoriale secondo la zona altimetrica presenta una composizione prevalentemente collinare, con il 61,4%; il 24,4% di superficie montuosa e il 14,2% di superficie pianeggiante completano l’estensione territoriale della regione. Quasi il 90% del territorio è classificato, secondo il grado di sismicità , a un livello medio-alto. Nella graduatoria della qualità  delle acque marine balenabili occupa le ultime posizioni per percentuale di costa non balenabile.

Storia

Fu tra le prime regioni d’Italia a essere abitata, fin dal paleolitico, e conserva tracce evidenti e diffuse dell’età  neolitica; l’Età  del Bronzo è testimoniata dalla presenza di tombe scavate nella roccia; dell’Età  del Ferro rimangono gli affascinanti resti dei villaggi di capanne. Secondo la tesi pi๠accreditata il popolamento preistorico risale almeno al 2700 a.C. Dagli scrittori greci del V secolo si apprende che indigeni dell’isola furono i sicani, successivamente scacciati dai siculi; i due popoli si stanziarono rispettivamente nel versante occidentale e nel versante orientale; i primi, che si erano stanziati nella zona compresa tra il golfo di Castellammare e Trapani, si fusero con genti straniere e diedero origine alla popolazione meticcia degli elimi, situati nelle città  di Segesta e di Erice. Tutte le popolazioni passate per il Mediterraneo ne apprezzarono la posizione geografica strategica, il clima favorevole, la fertilità  dei suoli. Per circa tre secoli dell’antichità , la regione fu interessata dalle lotte contro la stirpe semitica, che, venuta dall’Asia, si era trapiantata in Africa. Pienamente coinvolta, secondo alcuni studiosi, nella civiltà  micenea, la Sicilia dai fenici fu dotata di porti commerciali, soprattutto nella zona occidentale. La zona orientale dell’isola, invece, fu appannaggio dei commerci dei greci, per cui la regione fu divisa fra la civiltà  semitica (a occidente) e quella greca (a oriente). Quella greca fu una vera e propria egemonia, che portಠalla creazione di colonie, in cui sorse una ricca borghesia; da questa erano esclusi gli indigeni, che perciಠmal sopportavano l’ingerenza greca sul loro territorio. I coloni provenienti dalla Grecia affluirono in Sicilia nei secoli tra l’VIII e il V a.C., creando numerose città  con un regolare impianto urbanistico. Dal VI secolo in poi, percià², nelle città  ioniche come in quelle doriche nacquero dittature democratiche, che a Gela e ad Agrigento assunsero forme dinastiche, dal V secolo a.C. Nel corso dello stesso secolo, per la storia dell’isola divenne particolarmente importante il ruolo di Siracusa, fra le pi๠grandi potenze mediterranee dell’epoca. Nell’inevitabile scontro fra greci e cartaginesi, teso ad assicurarsi il controllo dell’isola, Siracusa esercitಠuna funzione importante, trovando in Gelone e in Gerone forti sostenitori della causa greca. Anche i conflitti in casa greca dovevano avere ripercussioni in Sicilia: l’inimicizia fra Sparta e Atene portava quest’ultima a temere che Siracusa si alleasse con la nemica Sparta. Della situazione approfittarono le colonie calcidiche dell’isola, che chiesero l’aiuto di Atene contro le vessazioni siracusane. Ne seguଠla pace di Gela (del 424), che stabiliva l’indipendenza dei greci di Sicilia, ormai denominati sikelioti, che cosଠcercavano di arginare la minaccia proveniente dall’Attica. Al pericolo ateniese si alternಠquello cartaginese, che sarebbe durato fino all’avvento dei romani. Siracusa anche questa volta svolse un ruolo determinante tale da richiedere nuovamente l’istituzione della dittatura militare, che avrebbe comportato l’esclusione della cittadinanza dal governo dello stato. A partire dal 258 a.C. subentrಠla dominazione romana, nel corso della quale la zona divenne un importante centro agricolo per la produzione del grano. La dominazione greca sull’isola cessava definitivamente con la prima guerra punica, quando i romani proclamarono, nel 227 a.C., Siracusa provincia romana. Per la Sicilia inizià², allora, una grande prosperità , che durಠper tutto il periodo imperiale malgrado qualche parentesi di saccheggi e sfruttamento: è nota la ribellione all’esercito del pretore Verre. Alla caduta dell’Impero romano d’Occidente anche per la Sicilia iniziಠin periodo di crisi, attenuata di molto (rispetto al resto dell’impero) dalle ricchezze in grano e dalla posizione isolata della regione. Prima fece parte del regno costituito dai vandali in Africa settentrionale, poi fu venduta a Odoacre, il re degli eruli che nel 476 d.C. pose formalmente fine all’Impero romano d’Occidente. Fu, quindi, la volta dei bizantini, che in Sicilia dominarono per tre secoli e mezzo. L’imperatore d’oriente non aveva mai formalmente approvato il fatto che Odoacre si impossessasse del potere ma si era limitato ad accettare la situazione di fatto. Alla prima favorevole occasione, dunque, aveva agito contro Odoacre, dando, di fatto, via libera agli ostrogoti guidati da Teodorico, che quindi si erano impossessati dell’Italia, Sicilia compresa. Quando i bizantini decisero di esercitare i loro diritti sull’occidente, l’isola divenne punto nodale della loro azione, in occasione della guerra gotica, che ebbe inizio proprio con la conquista della Sicilia da parte del generale Belisario (nel 535). Nel corso della loro dominazione si instaurಠun regime vessatorio dal punto di vista burocratico e fiscale e si affermಠil latifondismo, imperiale ed ecclesiastico. Tutto ciಠfacilità², nel IX secolo, l’invasione araba, la cui dominazione, interrotta solo da un nuovo intervento da parte dei bizantini, alla metà  dell’XI secolo, durಠdue secoli, fino all’arrivo dei normanni, lasciando, perà², un’impronta indelebile nella cultura locale. L’occasione per l’invasione araba fu offerta dalla fuga in Africa di Eufemio, ammiraglio della flotta bizantina in Sicilia: in quel continente il fuggitivo trovಠasilo presso il terzo principe degli Aghalabiti, che mise a sua disposizione un’armata, con la quale l’ammiraglio sconfisse, a Catania, l’esercito di Costantinopoli facendosi eleggere imperatore. Eufemio sarebbe morto, poco dopo, ucciso da due cugini da lui nominati governatori di Agrigento e Palermo. I normanni, invece, arrivarono con Roberto il Guiscardo e Ruggero I d’Altavilla, allora già  signori di gran parte dell’Italia meridionale, dove erano presenti fin dal 1040: Roberto il Guiscardo dapprima aveva combattuto contro i bizantini di Calabria come mercenario al servizio di Guaimaro V di Salerno e poi, dopo la morte di quest’ultimo (1052), si era impadronito di una parte del territorio salernitano e aveva iniziato l’invasione della Calabria. Temendo il costituirsi di uno stato forte ai confini del territorio pontificio, papa Leone IX aveva mosso contro di lui ma, nel 1053, Roberto e due suoi fratelli lo avevano sconfitto e lo avevano fatto prigioniero in Puglia. Immediatamente dopo, perà², gli avevano fatto atto di sottomissione e avevano riconosciuto la sua sovranità  sull’Italia meridionale in cambio dell’investitura delle terre conquistate e di quelle che avrebbero conquistato in seguito. Nel 1057, poi, Roberto si era fatto riconoscere conte di Puglia e nel 1059 si era dichiarato vassallo di papa NiccolಠII in cambio del titolo di duca di Puglia e di Calabria e di conte di Sicilia -tutti territori che, in parte dominati ancora da bizantini e arabi, erano considerati feudi della Chiesa-. Nel 1060, portata a termine la conquista della Calabria, sottraendola ai bizantini, diede luogo, insieme al fratello Ruggero, all’invasione della Sicilia. Gli arabi si opposero tenacemente, soprattutto a Siracusa, per evitare che i nuovi arrivati si impadronissero dell’isola ma nel 1091 Ruggero I portಠa compimento la conquista dell’isola, facendosi proclamare conte di Sicilia, dopo decenni di guerra. A Ruggero I succedette il figlio Ruggero II (1095-1154), il pi๠grande e saggio dei sovrani normanni, che riuscଠa ottenere il riconoscimento dei titoli di re di Sicilia, duca di Puglia e principe di Capua, realizzando cosଠl’unificazione politica del mezzogiorno d’Italia e fondando il regno siculo-normanno, che comprendeva, oltre l’isola, la maggior parte dell’Italia continentale a sud di Roma. A Ruggero II successero Guglielmo I il Malo (1154-1166) e Guglielmo II il Buono (1166-1189); morto quest’ultimo senza figli, il regno passಠa sua zia Costanza I d’Altavilla che, avendo sposato nel 1186 il figlio di Federico I Barbarossa, Enrico VI di Svevia, trasferଠa quest’ultimo i diritti di successione al trono di Sicilia e di Puglia. Molti baroni e il popolo di Sicilia, tuttavia, si opposero all’erede svevo e nel 1190 gli preferirono Tancredi, conte di Lecce, nato da un figlio illegittimo di Ruggero II. Sconfitto e ucciso Tancredi nel 1194, Enrico VI ne spodestಠil figlio Guglielmo III e regnಠfino alla morte (1197). Lasciಠerede il figlio di tre anni Federico II il quale, dopo la reggenza della madre Costanza (che morà¬, a sua volta, l’anno successivo), restಠsotto la tutela del papa Innocenzo III, alto sovrano del regno di Sicilia, grazie al quale riuscà¬, nel 1212, a essere eletto anche re di Germania. Con lui l’isola raggiunse il culmine della potenza, riuscendo, tra l’altro, a fondere la molteplicità  di culture presenti sul suo territorio. Alla morte di Federico II (1250), dopo alterne vicende il potere passಠ(1258) nelle mani del figlio naturale Manfredi, che lo detenne fino alla battaglia di Benevento, in cui perse la vita. Ma già  da un anno, nel 1265, papa Clemente IV aveva investito del regno di Sicilia il fratello del re francese Luigi IX il Santo, Carlo I d’Angià². Con l’uccisione di Manfredi (1266) e quella del nipote Corradino (1268) la dinastia sveva si estingueva e restava sul trono la casa angioina, che perಠspostava la capitale a Napoli, trasformando il regno di Sicilia in regno di Napoli. Carlo inaugurava una frenetica stagione di espansionismo verso il vicino Oriente, che perಠcostಠpesanti tasse, che a loro volta contribuirono a fare scoppiare nel 1282 la ribellione nota con il nome di Vespri Siciliani. In quell’occasione si fece avanti l’erede della casa sveva, l’aragonese Pietro III, che aveva sposato la figlia di Manfredi, Costanza (omonima della bisnonna). Scoppià², allora, la cosiddetta Guerra del Vespro, che si concluse solo venti anni dopo, nel 1302, con la Pace di Caltabellotta. Con quest’ultima la famiglia spagnola vide riconosciuto il proprio dominio sulla Sicilia e Federico II, figlio di Pietro III, assunse il titolo di re di Trinacria -col nome di Federico III-, dando inizio alla dinastia siculo-aragonese. Secondo la Pace di Caltabellotta il nuovo sovrano avrebbe sposato Eleonora, figlia di Carlo II d’Angià², mentre agli angioini rimaneva il titolo di re di Sicilia, col diritto a riottenere l’isola alla morte di Federico III. Quest’ultima clausola, perà², non venne rispettata. L’isola fu, quindi, sottoposta a Pietro III d’Aragona. Per questo motivo si diffuse l’idea che esistessero, appunto, “due Sicilie”. La dinastia siculo-aragonese raggiunse l’apogeo nel 1442, quando Alfonso V il Magnanimo (1416-1458), re d’Aragona, di Sicilia e di Sardegna, conquistಠanche il regno di Napoli. Alla sua morte il regno d’Aragona, insieme con la corona di Sicilia, andಠal fratello, Giovanni II, padre di Ferdinando II il Cattolico che, sposando Isabella di Castiglia nel 1469, unificಠla Spagna; il regno di Napoli, invece, passಠa Ferdinando I o Ferrante (1458-1494), figlio naturale di Alfonso V. Dalla Pace di Caltabellotta (1302) e fino alla guerra di successione spagnola (fine del secolo XVII), per ben quattro secoli, la Sicilia restava appannaggio della Spagna. La dominazione spagnola significಠsoprattutto un peggioramento delle condizioni economiche, politiche e sociali dell’isola, tanto che in molte città  siciliane si organizzarono rivolte antispagnole e si manifestarono altri segni di insofferenza nei confronti di quella monarchia. La pace di Utrecht (del 1713) assegnಠla Sicilia ai Savoia, in cambio della partecipazione alla guerra di successione spagnola. Dopo pochi anni, perà², il Trattato dell’Aja (1720) ne sanciva il passaggio dalla casa Savoia all’impero asburgico, in cambio della Sardegna. Ancora una volta l’isola fu governata da un vicerà©. La sua dipendenza dagli Asburgo d’Austria comportಠun fiscalismo anche pi๠pesante, che portಠa rimpiangere i metodi spagnoli. La guerra di successione polacca, dopo la vittoria di Bitonto (del 1734), causಠil ritorno degli spagnoli sull’isola e l’esclusione degli austriaci. Anche stavolta, perà², sotto Carlo di Borbone (Carlo VII come re di Napoli e Sicilia: 1735-1759), la Sicilia ebbe il ruolo di dipendenza spagnola; soltanto quando questi, nel 1759, divenne sovrano di Spagna (con il nome di Carlo III) i regni di Sicilia e di Napoli si divisero in due regni autonomi: il figlio di Carlo, Ferdinando, divenne, cosà¬, Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Sicilia. Non molti anni dopo, un vero e proprio ciclone politico investiva l’Europa: la Rivoluzione francese ma gli effetti, che tanto si fecero sentire in Italia e in tutta l’Europa, poco furono avvertiti, se non di riflesso, sulla Sicilia. Il regno di Napoli, caduto sotto la Repubblica Partenopea e invaso dai francesi, fu abbandonato dal re Ferdinando, che si rifugiಠin Sicilia. Di lଠa poco il Borbone potette rientrare a Napoli ma la sua permanenza sul trono fu di breve durata, perchà© la corona, nuovamente strappatagli, passಠprima sulla testa di Giuseppe Bonaparte e poi su quella di Gioacchino Murat, rispettivamente fratello e cognato di Napoleone. A Palermo, invece, la situazione restಠsostanzialmente immutata, col re Ferdinando al suo posto. Che nulla fosse accaduto, comunque, nemmeno si puಠdire, non foss’altro che per la pesante ingerenza inglese, grazie alla quale nel 1812 fu concessa la costituzione (con cui, tra l’altro, si aboliva la feudalità ), che si ispirava pi๠al costituzionalismo inglese che alla carta firmata lo stesso anno in Spagna. La longa manus dell’Inghilterra era rappresentata dal potente Bentinck, che arrivಠa far detronizzare il re e a farlo sostituire con il figlio Francesco, nominato vicario generale. Anche questo sconvolgimento, comunque, fu di breve durata, perchà© Ferdinando finଠcol riprendere il potere, approfittando di una temporanea assenza dell’inglese Bentinck. Quest’ultimo, per la verità , quando fece ritorno instaurಠaddirittura una propria dittatura. Ma tutto tornಠcome prima, quando Napoleone fu sconfitto definitivamente e con lui fu sepolta la nuova mappa dei confini europei disegnata dalla Rivoluzione francese in poi. Nel 1815, in virt๠del Congresso di Vienna, seguito alla caduta di Napoleone, Ferdinando tornಠanche sul trono napoletano, assumendo il titolo di Ferdinando I re delle due Sicilie (1815-1825). Il tutto rientrava nel pi๠ampio disegno della restaurazione, decisa dal Congresso di Vienna: la denominazione di Regno delle due Sicilie aveva lo scopo di non far avvertire ai siciliani la sensazione di tornare alle dipendenze di Napoli! Con la restaurazione, invece, in Sicilia vennero a mancare le libertà  costituzionali già  acquisite e la fragile sovrastruttura economica subଠun tracollo: il re, prima di lasciare Palermo, sciolse il parlamento; dopo poco pi๠di sei mesi abolଠla costituzione. In questo clima a Palermo (dove si aspirava a un ritorno alle “libertà ” del 1812) prese le mosse la rivoluzione del 1820-21, alla quale si opposero Catania e Messina che, tradizionalmente democratiche, si mostravano disposte ad accettare la costituzione spagnola giurata a Napoli dal re. A Palermo si insediಠuna giunta prov visoria di governo ma il parlamento di Napoli inviಠin Sicilia una spedizione militare, comandata da Florestano Pepe, prima, e da Pietro Colletta, poi. La rivoluzione siciliana fu, quindi, sconfitta, anche grazie all’intervento austriaco. A Ferdinando I succedette Francesco I (1825-1830), alla cui morte salଠal trono Ferdinando II (1830-1859), che dapprima governಠcon moderazione e saggezza, facendo sperare in un governo liberale, ma in seguito divenne sostenitore dell’ideale assolutistico pi๠gretto e reazionario. La sua azione repressiva, anche se frammentaria e non sistematica, indirettamente assicurava una nuova autonomia alla nobiltà , che fu blandita e chiamata a occuparsi dei moti democratici del 1837, a Siracusa e a Catania. Intanto andava affermandosi, fino a prevalere, la soluzione federalista, che perಠnon trovava consenso pieno. Le figure pi๠rappresentative della cultura siciliana tenevano contatti con esponenti della cultura italiana ed europea; nella loro opera economica, filosofica, letteraria, pedagogica, scientifica, storiografica si evidenziava l’incoerenza tra i fini (ideali e pratici) di una moderna comunità  e la quotidiana oppressione attuata dalla politica napoletana. Nel 1848 scoppiarono moti rivoluzionari a Palermo e nel Cilento, sicchà© Ferdinando II fu costretto a concedere la costituzione (modellata su quella francese del 1830) e a mandare un corpo di spedizione in Lombardia per appoggiare il Piemonte contro l’Austria. In seguito, perà², il re sciolse il parlamento e riprese il potere assoluto, determinando lo scoppio di altri moti popolari a Napoli, in Calabria e poi in Sicilia (maggio-settembre 1848), che represse sanguinosamente (maggio 1849). Abrogata la costituzione, instaurಠun duro regime di polizia, cosଠresistendo anche ad altri tentativi insurrezionali, come quello di Carlo Pisacane (1857). Ma la crisi era ormai in atto. Ferdinando II morଠnel 1859, quando la seconda guerra di indipendenza stava avendo i primi successi; suo figlio Francesco II (1859-1860), l’ultimo dei Borbone di Napoli, fu cacciato nel 1860 da Giuseppe Garibaldi, che con il proclama di Salemi diveniva dittatore dell’isola, in nome del re Vittorio Emanuele II di Savoia. L’annessione al Regno d’Italia (1861), per la verità , non arrecಠveri benefici alla vita economica della regione, che conservಠla sua fisionomia di terra pastorale e agricola; le sue risorse rimanevano povere, con ciಠfavorendo l’emigrazione, che divenne un fenomeno endemico. Ancora una volta il sistema fiscale si rivelಠgravoso e impopolare e ancora una volta sull’isola si toccava con mano il sentimento di avversione per il “continente”, questa volta rappresentato dai piemontesi. Anche per questo nacque il fenomeno del brigantaggio (che trovava fautori nei borboni e nel clero), che sostituଠall’ingiustizia dello stato una sorta di “giustizia semplice” di organizzazioni, come la mafia, i cui metodi apparivano pi๠efficaci e adeguati alla società  locale. Neanche l’avvento del fascismo mutಠla situazione dei latifondi, creando solo l’illusione di poter raggiungere un benessere materiale nelle colonie d’Africa. La liberazione della penisola dai tedeschi ebbe inizio dalla Sicilia nel 1943 e in quell’occasione si affermarono movimenti per l’indipendenza dell’isola. Le spinte autonomistiche sono infine rientrate nella legalità : la Sicilia è stata riconosciuta regione autonoma, con uno statuto speciale approvato con decreto legge nel 1946, convertito in legge costituzionale nel 1948. Ciಠha comportato una sensibile ripresa economica dell’isola, pur senza eliminare, perà², la piaga dell’emigrazione, che solo un’elevata natalità  è riuscita a compensare, cosଠsalvaguardando la consistenza demografica.

Servizi

Turismo. Con una ricettività  alberghiera di circa 900 esercizi, dotati di oltre 75.000 posti letto, e una ricettività  extra alberghiera di oltre 500 esercizi, per l’equivalente di oltre 46.000 posti letto, la regione si colloca, per le presenze turistiche, al decimo posto in Italia e al secondo in tutto il Mezzogiorno. Gli elementi caratterizzanti il turismo locale vedono la maggiore concentrazione della domanda negli alberghi, in particolare quelli di medio-alta qualità , cui seguono le strutture complementari, fra le quali spicca una netta preferenza per i campeggi e i villaggi turistici. La stagionalità  dei flussi, che si intensificano nel periodo caldo, da aprile a ottobre, determina la tipologia turistica nonchà© le aree maggiormente interessate. In particolare, l’indice pi๠alto di densità  si riferisce a tutta l’area nord-orientale, escludendo, o quasi, le province di Enna e Caltanissetta e prediligendo le località  marittime. Ciಠindica la chiara preponderanza di un turismo balneare, cui si deve poi aggiungere la notevole incidenza di un forte movimento localizzato nei centri di interesse storico-culturale e di una non meno rilevante concentrazione nelle zone limitrofe ai grandi centri urbani. Purtroppo, la carenza strutturale e gestionale delle reti di comunicazione e l’indiscutibile inadeguatezza dei sistemi di accoglienza, in proporzione all’entità  della domanda, rendono il livello di capacità  attrattiva turistica nettamente inferiore rispetto alle potenzialità  della regione. Senza dubbio, l’impegno per una crescita qualitativa, l’ampliamento dei servizi di supporto, un miglioramento nella gestione dei beni culturali, la creazione di infrastrutture e di nuovi itinerari, associati a una promozione, con largo anticipo, di elementi di richiamo, accrescerebbero la densità  dei flussi, consentendo il raggiungimento di un migliore equilibrio fra domanda e offerta ed elevando il comparto turistico a una posizione di maggiore rilevanza nel contesto generale dell’economia del paese.   Sport. Molto diffusa e variegata è la pratica sportiva, grazie anche alla particolare morfologia della regione, che mette a disposizione sia il mare che la montagna, con una varietà  di microclimi che consente di coltivare le pi๠svariate discipline. La costa si presta benissimo ai vari sport acquatici: nautica, canottaggio, vela, sci nautico, windsurf, caccia subacquea. In montagna e nell’entroterra in genere, si puಠscegliere fra un vasto ventaglio di opportunità : sci, escursioni a piedi o a cavallo o in bicicletta, caccia, golf, tennis, calcio. Pur senza una particolare diffusione, ci sono parchi ricreativi e piscine, impianti sportivi per tutte le esigenze: dall’autodromo alle aviosuperfici per gli aeroclub, dai pi๠svariati campi sportivi e di atletica leggera a una grande varietà  di palestre, il tutto in linea con uno spirito associazionistico che fa fiorire circoli sportivi e ricreativi, club alpini e associazioni sportive in genere, col supporto di accademie e federazioni sportive regionali e provinciali.   Trasporti. La Sicilia evidenzia, tuttora, un livello modesto delle reti di trasporto e delle strutture logistiche ed è caratterizzata da infrastrutture di livello notevolmente inferiore alla media nazionale. La rete viaria si estende nel territorio per 21.000 km, di cui le autostrade costituiscono il 2,7%, le strade statali il 17,3%, le strade provinciali e comunali l’80%; la dotazione infrastrutturale, fortemente deficitaria, manifesta le sue carenze soprattutto nei periodi di punta stagionale, in cui si verificano fenomeni di congestione stradale, dovuti all’inadeguatezza dei collegamenti. La rete ferroviaria, che percorre la regione per circa 1.500 km, è solo limitatamente elettrificata e, in buona parte, ancora basata su binario unico, anche nelle tratte che collegano i centri principali. La condizione delle infrastrutture penalizza, in particolare, le province di Ragusa e Trapani. Benchà© sia presente nell’isola un elevato numero di scali e approdi, le strutture portuali soffrono, tra l’altro, l’insufficienza di raccordi intermodali; ciಠvale soprattutto per i porti turistici, la maggior parte dei quali è di quarta classe, alcuni sono difficilmente praticabili e molti mancano di servizi igienici a terra, di servizi di rimessaggio o di distributori di carburante. Anche il tessuto aeroportuale necessiterebbe di un potenziamento infrastrutturale. Gran parte dei collegamenti internazionali è effettuata via Roma o Milano; la domanda turistica, potenzialmente alta, si scontra con la lunghezza dei tempi di percorrenza, causati dall’inadeguatezza dei servizi di trasporto interni, e con l’elevato costo dei pacchetti turistici. Solo ultimamente si è verificato uno sviluppo del mercato dei voli charter, soprattutto nell’aeroporto catanese, e, in generale, è aumentata la presenza dei vettori di trasporto aereo, specialmente nelle tratte principali da e verso Roma e Milano.   Sanità . Secondo i dati pi๠recenti relativi alle strutture ospedaliere, si rilevano nel territorio regionale una ottantina di istituti di cura pubblici e una sessantina di istituti di cura privati, per un ammontare complessivo di oltre 23.000 posti letto (pubblici, per oltre i tre quarti). L’analisi relativa alla situazione sanitaria della regione rileva uno stato di notevole disfunzione dei servizi, per cui si è attivando un programma finalizzato al miglioramento della condizione generale, promosso dal CEFPAS, Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario della Regione Siciliana: nel 1998 è stato avviato, presso i quattro presidi ospedalieri dell’Azienda Usl 7 di Ragusa, un progetto pilota innovativo di Miglioramento Continuo della Qualità  (MCQ) dei servizi e delle prestazioni sanitarie, ottenendo risultati soddisfacenti. Il felice esito dell’iniziativa ha stimolato la Regione ad estendere l’azione del medesimo progetto al restante territorio regionale, con lo scopo di potenziare qualitativamente la situazione attuale, agendo sulle procedure, sia tecnico-professionali, sia gestionali.   Istruzione e cultura. La regione vanta tre grandi università . L’Università  degli studi di Palermo, inaugurata il 5 novembre del 1779, si distribuisce nelle sedi di Palermo, Agrigento, Bivona (AG), Caltanissetta, Enna, Trapani e Marsala (TP). Articolata in 69 dipartimenti, che a loro volta racchiudono 12 centri interdipartimentali, comprende le facoltà  di: agraria, architettura, economia, farmacia, giurisprudenza, ingegneria, lettere e filosofia, medicina e chirurgia, scienze della formazione, scienze matematiche, fisiche e naturali, scienze motorie e scienze politiche, cui si aggiungono corsi post-laurea di vario indirizzo di specializzazione. L’Università  degli studi di Catania, dislocata nelle sedi di Catania, Caltagirone (CT), Caltanissetta, Enna, Nicosia (EN), Piazza Armerina (EN), Modica (RG), Comiso (RG), Ragusa e Siracusa, affonda le sue radici nel lontano XV secolo (19 ottobre 1445). Organizzata in 30 dipartimenti e 41 istituti, include le facoltà  di: agraria, architettura, economia, farmacia, giurisprudenza, ingegneria, lettere e filosofia, lingue e letterature straniere, medicina e chirurgia, scienze della formazione, scienze matematiche, fisiche e naturali e scienze politiche. Infine, l’Università  degli studi di Messina, fondata nel 1548 è decentrata nelle sedi di: Caltagirone (CT), Locri (RC) e Reggio di Calabria, in Calabria, Modica (RG), Noto (SR), Patti (ME) e Priolo Gargallo (SR). àˆ suddivisa in 60 dipartimenti, è dotata delle facoltà  di: economia, farmacia, giurisprudenza, ingegneria, lettere e filosofia, medicina e chirurgia, medicina veterinaria, scienze della formazione, scienze matematiche, fisiche e naturali, scienze politiche e scienze statistiche, cui seguono i corsi post-laurea. In generale, il sistema scolastico risulta adeguato alle esigenze delle comunità  siciliane, con istituti d’istruzione secondaria di secondo grado ubicati in tutti i comuni pi๠importanti, oltre che, ovviamente, nei capoluoghi di provincia. Sono, inoltre, presenti in Sicilia ben 178 musei di interesse archeologico, artistico, etno-antropologico e naturalistico. Buona è anche la dotazione di biblioteche, dislocate su tutto il territorio regionale.

Ordinamento

L’Assemblea regionale, con sede a Palermo, è formata da 90 membri -che si definiscono deputati- ed è strutturata in 6 commissioni permanenti: I Affari istituzionali (ordinamento regionale, riforme istituzionali, organizzazione amministrativa, enti locali territoriali ed istituzionali, diritti civili); II Bilancio (bilancio e programmazione, finanze, controllo della spesa regionale ed extraregionale, credito e risparmio); III Attività  produttive (agricoltura, industria, partecipazioni regionali, commercio, cooperazione, pesca, artigianato); IV Ambiente e territorio (lavori pubblici, assetto del territorio, ambiente, foreste, comunicazioni e trasporti, turismo e sport); V Cultura, formazione e lavoro (pubblica istruzione, beni ed attività  culturali, lavoro, formazione professionale, emigrazione); VI Servizi socio-sanitari (previdenza ed assistenza sociale, sanità , igiene). Presso l’Assemblea regionale operano: la Commissione Unione Europea nonchà© la Commissione parlamentare d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia. La Giunta regionale ha sede a Palermo ed è composta dal presidente, dal vice presidente e da dodici assessori. Presso gli assessorati operano anche Consulte, Comitati, Consigli e Commissioni, oltre ad altre strutture. Istituzioni sub-regionali. Sono presenti, tra le altre istituzioni: 3 Aree Metropolitane, 9 Aziende Unità  sanitarie locali e 65 distretti scolastici. Non ci sono Comunità  montane perchà© sono state soppresse. I Comuni hanno costituito, tra loro, 9 liberi consorzi, le Province Regionali, che sul piano territoriale ricalcano pressappoco le soppresse Province ma presentano peculiarità  tutte proprie, che ne fanno enti unici in Italia. I loro capoluoghi sono: Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani; non ci sono comuni che non facciano parte di una Provincia Regionale. Sul piano pratico questo ente è molto simile alle altre Province italiane, rappresentando, per esempio, anch’esso ripartizione di decentramento cui lo Stato puಠattribuire l’espletamento di propri compiti. Sul piano giuridico, perà², mostra una sostanziale differenza, non foss’altro che per la modalità  costitutiva, che ne fa il risultato di un’aggregazione formata, per cosଠdire, dal basso e non una sorta di imposizione dall’alto. Quanto alle funzioni, le Province Regionali hanno compiti di programmazione e di pianificazione territoriale nonchà© di amministrazione. Le Province Regionali comprendenti Aree Metropolitane, poi, svolgono, nell’ambito delle predette aree, i compiti specifici assunti dall’Area Metropolitana e cioè le funzioni spettanti ai comuni in materia di: disciplina del territorio, mediante la formazione di un piano intercomunale (relativo: alla rete delle principali vie di comunicazione stradali e ferroviarie e dei relativi impianti; alle aree da destinare a edilizia pubblica residenziale convenzionata e agevolata; alla localizzazione delle opere e impianti d’interesse sovracomunale), le cui previsioni costituiscono variante rispetto agli strumenti urbanistici comunali; formazione del piano intercomunale della rete commerciale; distribuzione dell’acqua potabile e del gas; trasporti pubblici; raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Al governo dell’Area Metropolitana di Messina la Provincia Regionale provvede nell’ambito pi๠vasto dell’area dello Stretto. Lo stemma della Regione riproduce la Trinacria, mitico mostro a tre gambe, a simbolo della forma triangolare dell’isola. I colori dello sfondo sono il giallo e il rosso. Aree Metropolitane. Area Metropolitana di Catania, comprendente 27 Comuni (Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Acireale, Aci Sant’Antà²nio, Belpasso, Camporotondo Etnèo, Catania, Gravina di Catà nia, Mascalucia, Misterbianco, Motta Sant’Anastà sia, Nicolosi, Paternà², Pedara, Ragalna, San Giovanni La Punta, San Gregà²rio di Catà nia, San Pietro Clarenza, Sant’à€gata li Battiati, Santa Maria di Licodà¬a, Santa Venerina, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Valverde, Viagrande, Zafferana Etnèa); Area Metropolitana di Messina, comprendente 51 Comuni (Alà¬, AlଠTerme, Antillo, Barcellona Pozzo di Gotto, Casalvècchio Sà¬culo, Castelmola, Castroreale, Condrà², Fiumedinisi, Forza d’Agrà², Furci Sà¬culo, Fà¹rnari, Gaggi, Gallodoro, Giardini Naxos, Gualtieri Sicaminà², Itala, Leni, Letojanni, Là¬mina, Lipari, Malfa, Mandanici, Merà¬, Messina, Milazzo, Monforte San Giorgio, Mongià¹ffi Melà¬a, Nizza di Sicà¬lia, Pace del Mela, Pagliara, Roccafi orita, Roccalumera, Roccavaldina, Rometta, San Filippo del Mela, San Pièr Niceto, Sant’Alèssio Sà¬culo, Santa Lucà¬a del Mela, Santa Marina Salina, Santa Teresa di Riva, Saponara, Sà voca, Scaletta Zanclèa, Spadafora, Taormina, Terme Vigliatore, Torregrotta, Valdina, Venètico, Villafranca Tirrena); Area Metropolitana di Palermo, comprendente 27 Comuni (Altavilla Mà¬licia, Altofonte, Bagherà¬a, Balestrate, Belmonte Mezzagno, Bolognetta, Borgetto, Capaci, Carini, Casteldà ccia, Cà¬nisi, Ficarazzi, Giardinello, àŒsola delle Fèmmine, Misilmeri, Monreale, Montelepre, Palermo, Partinico, Santa Flà via, Tèrmini Imerese, Terrasini, Torretta, Trabà¬a, Trappeto, à™stica, Villabate). Comunità  montane. Sono state soppresse dall’art. 45 della legge regionale 6 marzo 1986, n. 9. Unità  Sanitarie Locali. Azienda Usl 1 di Agrigento; Usl 2 di Caltanissetta; Usl 3 di Catania; Usl 4 di Enna; Usl 5 di Messina; Usl 6 di Palermo; Usl 7 di Ragusa; Usl 8 di Siracusa; Usl 9 di Trapani. Distretti scolastici. In provincia di Agrigento: n. 1 con sede a Sciacca, n. 2 (Ribera), n. 3 (Bivona), n. 4 (Aragona), n. 5 (Agrigento), n. 6 (Licata), n. 7 (Canicattà¬); in provincia di Caltanissetta: n. 8 (Mussomeli), n. 9 (Caltanissetta), n. 10 (Gela), n. 11 (Riesi); in provincia di Catania: nn. 12, 13 e 14 (Catania), n. 15 (Caltagirone), n. 16 (Militello in Val di Catania), n. 17 (Palagonia), n. 18 (Trecastagni), n. 19 (Acireale), n. 20 (Giarre), n. 21 (Randazzo), n. 22 (Adrano), n. 23 (Paternà²); in provincia di Enna: n. 24 (Enna), n. 25 (Agira), n. 26 (Nicosia), n. 27 (Piazza Armerina); in provincia di Messina: nn. 28 e 29 (Messina), n. 30 (Santo Stefano di Camastra), n.31 (Sant’Agata di Militello), n. 32 (Capo d’Orlando), n. 33 (Patti), n. 34 (Francavilla di Sicilia), n. 35 (Taormina), n. 36 (Santa Teresa di Riva), n.37 (Milazzo), n. 38 (Barcellona Pozzo di Gotto); in provincia di Palermo: nn. 39, 40, 41, 42 e 43 (Palermo), n. 44 (Partinico), n. 45 (Bagheria), n. 46 (Termini Imerese), n. 47 (Monreale), n. 48 (Cefalà¹), n. 49 (Corleone), n. 50 (Lercara Friddi), n. 51 (Petralia Soprana); in provincia di Ragusa: n. 52 (Ragusa), n. 53 (Vittoria), n. 54 (Modica); in provincia di Siracusa: n. 55 (Palazzo Acreide), n. 56 (Noto), n. 57 (Lentini), n. 58 (Augusta), n. 59 (Siracusa); in provincia di Trapani: n. 60 (Trapani), n. 61 (Erice), n.62 (Alcamo), n. 63 (Marsala), n. 64 (Mazara del Vallo), n. 65 (Castelvetrano).

Province della Regione

9 province
Agrigento

AG

43 comuni

Codice: 084

Esplora provincia
Caltanissetta

CL

22 comuni

Codice: 085

Esplora provincia
Catania

CT

58 comuni

Codice: 087

Esplora provincia
Enna

EN

20 comuni

Codice: 086

Esplora provincia
Messina

ME

108 comuni

Codice: 083

Esplora provincia
Palermo

PA

82 comuni

Codice: 082

Esplora provincia
Ragusa

RG

12 comuni

Codice: 088

Esplora provincia
Siracusa

SR

21 comuni

Codice: 089

Esplora provincia
Trapani

TP

24 comuni

Codice: 081

Esplora provincia

Comuni Principali

I 10 comuni più popolosi
Comune Provincia Abitanti Altitudine
Mirto Messina 0 0 m
Mistretta Messina 0 0 m
Mòjo Alcàntara Messina 0 0 m
Monforte San Giorgio Messina 0 0 m
Mongiùffi Melìa Messina 0 0 m
Montagnareale Messina 0 0 m
Montalbano Elicona Messina 0 0 m
Motta Camastra Messina 0 0 m
Motta d'Affermo Messina 0 0 m
Naso Messina 0 0 m

Informazioni Regione

  • Nome Sicilia
  • Codice ISTAT 19
  • Ordine alfabetico 15
  • Numero province 9
  • Numero comuni 390
  • Popolazione totale 0

Date Storiche

Statistiche Avanzate

  • Popolazione media comune 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m
  • Superficie media 65,90 km²

Mappa Regione

Mappa della regione Sicilia

Capoluogo di Regione

Palermo

Provincia: Palermo (PA)

Vedi scheda