Provincia di Agrigento

Sicilia - Sigla: AG

43 Comuni Codice: 084 Regione: 19

Descrizione

Territorio. Articolata in 43 comuni (la stragrande maggioranza dei quali sottoposta a rischio sismico) ed estesa su una superficie di oltre tremila chilometri quadrati, la provincia si trova sulla costa meridionale dell’isola ed è delimitata dai Monti Sicani, a nord, dal tratto terminale del fiume Salso, a est, e da quello del fiume Belice, a ovest, comprendendo nella sua circoscrizione le rinomate Isole Pelagie: Lampedusa, Linosa e Lampione. La popolazione si distribuisce sul territorio con una densità tra le pi๠basse dell’Isola, denotando un modesto livello di urbanizzazione. Caratterizzato dalla presenza dell’Altopiano solfifero, dell’Altopiano di Racalmuto e delle ultime avvisaglie dei Monti Sicani, il territorio provinciale trova la sua cima pi๠alta nel Monte Cammarata (1.578 m), presentando un assetto in gran parte montuoso nelle zone interne e prevalentemente pianeggiante lungo il litorale, a sua volta disegnato dalla bellezza paesaggistica di sequenze di dune costiere, di notevole altezza, costituite di sabbia finissima. L’idrografia dell’area provinciale mostra, in genere, fiumi di poca importanza e a carattere torrentizio, mentre sono degni di nota il fiume Salso, che segna il confine con la provincia di Caltanissetta, il fiume Belice, che marca quello con la provincia di Trapani, e il Platani, che attraversa il territorio all’interno, sfociando nel Mar di Sicilia. Dotata di una considerevole varietà e ricchezza di paesaggi, la provincia ospita alcune riserve di notevole interesse naturalistico, fra le quali vale la pena citare almeno: quella della Montagnola e Acqua Fitusa, localizzata in prossimità di San Giovanni Gemini, dove si può ammirare la suggestiva grotta di Acqua Fitusa, quella naturale Foce del fiume Belice e dune limitrofe, e quella del Monte Cammarata, sulle cui sommità si trovano numerose specie erbacee. Lo stemma della provincia, partito semitroncato, è stato concesso con Regio Decreto. L’arma racchiude i simboli araldici del capoluogo e delle città di Sciacca e Bivona. Nella prima sezione sono raffigurati tre giganti, recanti, sul capo, una piattaforma dalla quale si ergono tre torri -la centrale è sovrastata dal simbolo cristiano ed eucaristico-, e su cui si legge: SIGNAT AGRIGENTUM MIRABILIS AULA GIGANTUM. Nel secondo campo si raffigura un guerriero armato a cavallo che, irradiato da un sole raggiante, tenta di espugnare una fortezza sormontata da tre torri; il guerriero simboleggia Agatocle, eroe di Sciacca, nell’atto di conquistare i tre domini di Sicilia, Grecia ed Africa. La terza partizione raffigura, infine, un ragno, usato originariamente come sigillo da Pietro, primo duca di Bivona, sormontato da una luna, simbolo del casato dei Luna. Comunicazioni. La rete viaria è priva di arterie autostradali, la cui assenza è però compensata da una fitta rete di strade statali; fra queste le pi๠importanti sono: la n. 115 Sud Occidentale Sicula, che congiunge la provincia a quelle di Trapani e di Siracusa; la n. 118 Corleonese Agrigentina, la n. 188 Centro Occidentale Sicula e la n. 189 della Valle del Platani, che giungono nella provincia di Palermo; la n. 122 Agrigentina e la n. 640 di Porto Empedocle, che uniscono la città a Caltanissetta. Un reticolato di strade interne, che attraversano l’area provinciale, crea poi il collegamento con alcuni centri importanti. Le principali linee ferroviarie mettono in comunicazione la provincia con Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa, Palermo e Catania. L’unico aeroporto presente nel territorio provinciale è quello di Lampedusa, nelle Isole Pelagie; situato a poche centinaia di metri dal capoluogo comunale, garantisce quotidianamente il collegamento con alcuni principali scali nazionali. In Sicilia, i due aeroporti di riferimento sono quelli di Palermo/Punta Raisi e di Catania/Fontanarossa; sul continente, l’aerostazione di Roma/Fiumicino garantisce voli di linea intercontinentali diretti. Fra i porti presenti in provincia, il solo destinato al traffico passeggeri per le Isole Pelagie è Porto Empedocle. Sciacca ha un porto peschereccio, Licata uno peschereccio e commerciale. I porti di Palermo e di Messina assicurano gli altri collegamenti marittimi col continente. Storia. A partire dalla preistoria e quindi in epoca protostorica l’attuale circoscrizione provinciale è stata sempre meta ambita sia per la sua posizione, sia per la fertilità della sua terra. Gli ultimi dominatori, per cosଠdire, estranei all’Italia furono cartaginesi e greci, dopo di che vi si insediarono i romani, sotto il cui dominio la zona poté svilupparsi e accrescere il proprio valore, potenziando la propria agricoltura e la propria organizzazione portuale, godendo, cosà¬, di una notevole prosperità economica e politica. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e l’avvento dei bizantini iniziò un periodo di crisi e decadenza che culminò, nell’827, con l’invasione araba, a seguito della quale la sua potenza portuale subଠun duro colpo. L’arrivo dei normanni, nell’ultimo scorcio dell’undicesimo secolo, segnò una nuova fase di ripresa, che pi๠tardi rese Agrigento una delle pi๠importanti diocesi della Sicilia. Dopo la dominazione sveva, gli angioini, motivati anche dalla floridezza delle condizioni economiche del momento, imposero un gravoso sistema fiscale, che sfociò nella nota rivolta dei Vespri Siciliani, conclusasi, nel 1302, con la Pace di Caltabellotta fra Federico II d’Aragona e Carlo di Valois. In epoca spagnola, tra il ‘500 e il ‘700, la città capoluogo vide trasformarsi il proprio assetto architettonico a seguito di un’intensa attività di urbanizzazione, legata all’istituzione di tasse e diritti sui terreni e corrispettivi per la “licentia populandi”, che il governo madrileno impose per arricchire il suo erario; il conseguente declino economico fu ulteriormente aggravato, poi, dalla cattiva amministrazione dei Borbone, motivo per cui l’arrivo dei garibaldini nella provincia, nel 1860, fu accolto dai cittadini con grande entusiasmo. Purtroppo neanche in questa fase si conobbe un miglioramento delle condizioni di vita, sicché gli anni a seguire, fino alla metà del secolo successivo, furono caratterizzati dall’intensificarsi del fenomeno dell’emigrazione che, soprattutto a causa del tasso di sottoccupazione e disoccupazione, continua, ancora oggi, a verificarsi. Struttura socio-economica. L’agricoltura rappresenta l’attività prevalente dell’economia agrigentina. Differentemente da quanto accade in altre province siciliane, il terziario -in particolare servizi, trasporti, credito- non sembra una risorsa rilevante dell’economia locale. Stesso discorso può essere ripetuto per il settore secondario e per l’artigianato. Troppo alto, poi, risulta il numero delle ditte individuali, che rappresentano quasi quattro quinti del sistema imprenditoriale agrigentino, cosଠoccupando la settima posizione pi๠alta in campo nazionale. Basso, infine, è il tasso di occupazione. In particolare, il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge soglie critiche, con la maggior parte dei giovani impiegati in lavori socialmente utili, oppure come precari presso vari enti e strutture; tuttavia, emerge il dato confortante di una buona percentuale della stessa popolazione giovanile interessata a dar vita a nuove attività imprenditoriali. Infatti, l’economia agrigentina risulta essere caratterizzata da una forte imprenditoria locale, espressa non solo in termini di indici di concentrazione ma anche nel numero di settori. Le attività economiche, però, sono prevalentemente a basso valore aggiunto, sicché relativamente modesto è il contributo dell’economia agrigentina alla formazione del Pil nazionale. Relativamente al reddito pro-capite si riscontra una situazione decisamente poco brillante, che colloca Agrigento in quintultima posizione nella graduatoria nazionale. La struttura produttiva, comunque, manifesta una notevole dinamicità imprenditoriale, testimoniata sia dall’alto tasso di evoluzione delle imprese, sia dal basso tasso di mortalità delle aziende. I settori dell’industria e dell’edilizia continuano a soffrire una posizione di marginalità nell’andamento economico della provincia mentre l’agricoltura risulta la risorsa produttiva pi๠importante: in particolare, la produzione locale vanta una tradizione vinicola, che risale all’insediamento delle prime colonie greche e si specializza nella lavorazione dell’uva e nella realizzazione di vini e spumanti. Infine, grazie al clima, caldo e mite, alla bellezza del patrimonio paesaggistico ma, soprattutto, alla ricchezza di beni archeologici, va sviluppandosi sempre pi๠il turismo. Con quest’ultimo ben si coniugano le specialità dolciarie e alimentari in genere, unite a una gastronomia fortemente caratterizzata. Notevoli sono le varietà gastronomiche dell’agrigentino, caratterizzate da piatti a base di pesce della fascia costiera e piatti a base di carne delle zone interne. A base di pesce si segnalano: cuscus di pesce fritto, sogliole in tutte le maniere, cernia alla ghiotta, triglie in tegame. A base di carne sono una prelibatezza: arrosto di maiale e castrato, salsicce, stigliole, capretto o agnello al forno, coniglio alla cacciatora ecc. Tra i primi piatti pi๠tipici: la pasta con le sarde, “u taganu”, cavatelli al cartoccio, il “maccu” (minestra di fave secche cotte fino a disfarsi con erbe aromatiche), la “ncaciata” (sformato ripieno di carne e uova sode abbondantemente condita con pecorino fresco o caciocavallo), zuppa di lumache ecc. Da ricordare: la “miscata” (una focaccia di farina, carne di maiale tritata fresca, pezzettini di salsiccia secca e olive nere). Specialità irripetibili nel campo dolciario sono anche i “purciddati”, la “cubbaita”, le “mignolate”, i frutti “marturani”, la cassata siciliana, i cannoli alla ricotta, i “pasticciotti” ecc. La presenza turistica, comunque, è ridotta rispetto a quella registrata in altre province siciliane, il che contribuisce a rendere basso il livello dei consumi pro-capite. Il tenore di vita dei residenti, nel complesso, è decisamente inferiore al livello medio italiano, non solo, ma anche a quello di molte altre realtà del Sud.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE La storia dei comuni agrigentini scorre lungo costanti che li accomunano un po’ tutti, pur nel complesso intreccio degli eventi, che hanno visto avvicendarsi, nei millenni, popolazioni, nazioni, fazioni su questa terra ambita sia per la sua posizione, sia per la sua fertilità . A una sostanziale omogeneità , pur nella congerie di vicissitudini, si sovrappone, invece, una distinzione di fondo del territorio in due macro-aree: la zona interna e la fascia costiera. I motivi di distinzione sono non solo geografici in senso stretto ma anche socio-economici, riguardando non solo la posizione rispetto al mare, l’orografia, l’agricoltura ma anche il sistema delle comunicazioni, la struttura produttiva pi๠in generale, il profilo socio-culturale. La fascia costiera, poi, gravita, a sua volta, su tre poli principali: quello occidentale, di Sciacca, quello centrale, di Agrigento, e quello orientale, di Licata e Canicattà¬. Alle distinzioni geografiche e socio-economiche tra le due macro-aree qui si aggiungono gli elementi distintivi determinati dalle comunicazioni, dall’indice di urbanizzazione, dall’articolazione dei bacini di utenza rispetto ai servizi. Un discorso a sé, poi, va fatto per l’arcipelago delle Isole Pelagie che, oltre a distinguersi nettamente, com’è ovvio, per la loro insularità , hanno vissuto e vivono tuttora vicende particolari, che ne fanno un ambito sub-provinciale con una sua specificità molto marcata, malgrado le dimensioni, territoriale e demografica, poco rilevanti. In conclusione, sono individuabili quattro ambiti sub-provinciali agrigentini: la fascia occidentale, l’Agrigentino e zona montana, la fascia orientale, le Isole Pelagie. La prima, che raccoglie 17 comuni, gravita complessivamente su Sciacca, malgrado l’attrazione esercitata dal polo di Castelvetrano (TP) sui comuni a confine tra le due province; la seconda, costituita anch’essa da 17 comuni, gravita sul capoluogo di provincia ma risente anch’essa, per i comuni pi๠a nord, dell’attrazione di una provincia confinante, Caltanissetta, in virt๠di un polo gravitazionale di quest’ultima, Mussomeli (CL); la terza, pur essendo estesa a soli 8 comuni, ha due poli di gravitazione, Licata e Canicattà¬; la quarta, infine, è rappresentata dall’arcipelago, le cui due sole isole abitate formano il comune unico di Lampedusa e Linosa, che ha in Agrigento il polo di gravitazione per uffici e servizi intercomunali e in Porto Empedocle il pi๠diretto e naturale collegamento marittimo col continente. Fascia occidentale: Alessà ndria della Rocca, Bivona, Bà¹rgio, Calamònaci, Caltabellotta, Cattòlica Eraclèa, Cianciana, Lucca Sà¬cula, Menfi, Montallegro, Montevago, Ribera, Sambuca di Sicà¬lia, Santa Margherita di Bèlice, Santo Stéfano Quisquà¬na, Sciacca, Villafranca Sà¬cula. Agrigentino e zona montana: Agrigento, Aragona, Cammarata, Casteltèrmini, Comitini, Favara, Grotte, Jòppolo Giancà xio, Porto Empèdocle, Racalmuto, Raffadali, Realmonte, San Bià gio Plà tani, San Giovanni Gèmini, Santa Elisabetta, Sant’à€ngelo Muxaro, Siculiana. Fascia orientale: Camastra, Campobello di Licata, Canicattà¬, Castrofilippo, Licata, Naro, Palma di Montechiaro, Ravanusa. Isole Pelagie: Lampedusa e Linosa. FASCIA OCCIDENTALE Territorio. Occupa l’estremo nord-ovest della provincia, a confine con quelle di Trapani e Palermo, e si affaccia sul mare africano con circa un terzo dei suoi comuni, uno dei quali, Sciacca, ubicato proprio sulla costa, è sede di un importante porto peschereccio. àˆ proprio su Sciacca che gravita complessivamente l’ambito, malgrado l’attrazione esercitata dal polo di Castelvetrano (TP) sui comuni a confine tra le due province. Sul litorale, tratti bassi e sabbiosi si alternano ad alte scogliere bianche, in particolare nella zona di Eraclea Minoa, nel comune di Cattolica Eraclea. Pi๠a nord, a Porto Palo, nel comune di Menfi, il litorale è caratterizzato dal fenomeno delle dune che invadono l’entroterra per centinaia di metri; e l’acqua del mare ha ottenuto l’assegnazione della Bandiera Blu d’Europa 2003 da parte della FEE (Fondazione europea per l’educazione all’ambiente). All’interno il territorio, ricoperto da uliveti, mandorleti e agrumeti, presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche anche molto accentuate. Pizzo Lupo, Serra di Leone, Monte Rose sono i monti che segnano il confine con la provincia di Palermo; altri, come Serra di Moneta, sono sparsi qua e là insieme a rilievi minori, come Monte Sara. Il confine con la provincia di Trapani è segnato per gran parte dal fiume Belice; seguono, man mano che si scende verso meridione, il Carboi, il Verdura, il Magazzolo, il Platani, la cui ampia vallata delimita l’ambito a sud-est; gli altri corsi d’acqua sono di dimensioni minori. A Sambuca di Sicilia sul bacino artificiale del Lago Arancio si svolgono gare di sci nautico di livello internazionale e canoa cajak. Pochi altri laghi minori completano il patrimonio idrico dell’ambito: l’area speciale lago Gorgo è una riserva naturalistica che ospita gli uccelli migratori per l’Africa. Altre riserve di cui possono fruire i comuni dell’ambito sono: la Riserva Naturale Foce del Fiume Platani, la Riserva Monte San Calogero e la Riserva Naturale Monte Cammarata, a confine con l’ambito agrigentino e zona montana. Ai lembi della provincia, invece, a confine con quella di Trapani, si trova la Zona delle Acque Calde: acque termali affioranti nella località cui danno il nome: un vallone naturale a confine tra Montevago e Partanna (TP). Comunicazioni. L’ambito è come racchiuso in un triangolo formato da tre strade statali: l’importantissima n. 115 Sud Occidentale Sicula, che segue la costa, la n. 118 Corleonese Agrigentina, sul lato orientale, e la n. 188 Centro Occidentale Sicula, sul lato occidentale; al centro, con andamento nord-sud, il territorio è attraversato dalla n. 386 di Ribera. Le autostrade di riferimento, ambedue esterne all’ambito, sono: la vicina A29 Palermo-Mazara del Vallo e la molto pi๠distante A19 Palermo-Catania. L’ambito è servito dalla ferrovia sia con linee interne, sia con linee esterne, che lambiscono la zona o la provincia: la Agrigento-Palermo, la Agrigento-Canicattà¬-Gela-Ragusa-Siracusa, la Agrigento-Caltanissetta-Enna-Catania e la Trapani-Castelvetrano-Alcamo Diramazione. Gli aeroporti di riferimento sono: quello di Palermo/Punta Raisi, nella regione, e quello di Roma/Fiumicino, sul continente, che mette a disposizione linee intercontinentali dirette. Porti di riferimento sono: quello di Porto Empedocle, in provincia, e quelli di Palermo e di Messina, per gli altri collegamenti col continente. Sciacca ha un suo porto peschereccio. Storia. L’area era abitata già in epoca preistorica, come dimostrano reperti archeologici risalenti al XIII secolo a.C. In epoca storica è stata teatro di scontri per cartaginesi, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini, aragonesi e tutti i vari altri dominatori che si sono susseguiti in questa parte della Sicilia. Numerose le famiglie di feudatari succedutesi al vertice dei vari feudi. Qui di seguito un elenco delle pi๠importanti: Alliata, Alvarez de Toledo, Barberini, Barresi, Beccadelli Bologna, Bonanno, Caltagiorone, Cardona, Chiaromonte, Colonna, Corbera, D’Antiochia, De Agijs, De Ribera, De Spuches, De Termini, Di Toledo, Filangieri, Gioeni, Gravina, Ioppolo, Isfar e Corilles, Larcan, Luna, Moncada, Montaperto, Napoli, Peralta, Perollo, Resuttano, Sciorrotta, Tagliavia d’Aragona, Ventimiglia. Date fondamentali per quest’ambito sono: la Pace di Caltabellotta, del 19 aprile 1302, che metteva fine, almeno apparentemente, alla cosiddetta “guerra del Vespro”, divampata dopo i Vespri Siciliani; il 1812, data di abolizione dei diritti feudali in Sicilia; il 1860, data di passaggio della Spedizione dei Mille; il 1968, anno in cui un sisma devastante, il cosiddetto “terremoto del Belice”, portò distruzione e morte nella Sicilia Occidentale. Struttura socio-economica. Basilare, per l’economia della zona, resta il settore primario. Si producono: cereali, frumento, ortaggi, foraggi, uva, olive, agrumi e altra frutta (soprattutto pesche, che alimentano il comparto delle esportazioni locali, e mandorle, utilizzate per prelibati prodotti dolciari, come i “cucchiteddi” di Sciacca). Ma non finiscono qui le specialità dell’agricoltura locale: le arance (particolarmente rosse e succose) Washington Navel di Ribera, insieme con tutta l’altra frutta dello stesso comune (soprattutto fragole), il miele e l’olio extravergine di oliva (varietà “biancolilla”), i pistacchi, i vini di Sciacca, di Menfi, della stessa Ribera sono prodotti la cui notorietà supera ampiamente i confini regionali. Vi si aggiungono i prodotti caseari, come il pecorino, frutto di un’attività nel settore zootecnico, che si estende a bovini, suini, caprini, equini e avicoli. Il settore economico secondario è costituito da aziende di piccole e medie dimensioni, che operano prevalentemente nei comparti: alimentare, dei materiali da costruzione e dell’edilizia, estrattivo, dell’abbigliamento, dei mobili, della produzione e distribuzione di energia elettrica, dei gioielli, dei laterizi, della fabbricazione di macchine per l’agricoltura e la silvicoltura, della raccolta, depurazione e distribuzione dell’acqua, della pesca, del legno, della metallurgia, degli strumenti ottici e fotografici, della produzione e distribuzione del gas, dell’editoria, della plastica, del vetro, della tipografia, della produzione di prodotti petroliferi, della lavorazione e conservazione della frutta e degli ortaggi, della fabbricazione di apparecchi medicali, della pelletteria, tessile, dell’elettronica, delle automobili. Ancora fiorente è l’artigianato, che va dalla produzione artigianale di sedie, “coffe” (panieri di vimini) e scope, merletti, ricami, alla lavorazione del marmo, del legno, del ferro battuto, dell’alluminio, del bronzo, come a Santa Margherita di Belice e a Burgio (a Burgio si trova l’unica fonderia siciliana atta alla produzione di campane), della terracotta, della creta. Un capitolo a parte meritano le ceramiche, sia a Burgio sia a Sciacca. Tra i ritrovamenti relativi alla produzione ceramica saccense c’è un gruppo di frammenti di ceramica invetriata ritrovati nel feudo di San Domenico, di periodo normanno; nel 1971 sono stati scoperti i forni trecenteschi. Il periodo di maggiore fulgore della maiolica di Sciacca è il XVI secolo. Ma Sciacca è celebrata anche per le sue acque termali e stufe di alto valore terapeutico. Importante per le sue terme è anche Montevago, col suo complesso Acquapaia. AGRIGENTINO E ZONA MONTANA Territorio. Occupa la parte centrale della provincia, a confine con quelle di Palermo e di Caltanissetta; pochi sono i suoi comuni affacciati sul mare meridionale mentre la stragrande maggioranza di essi è sparsa sulla fascia montana, alcuni addirittura decentrati tanto verso Caltanissetta da gravitare, in parte, su un polo gravitazionale di quest’ultima, Mussomeli (CL). Un paio di comuni centro-occidentali (Grotte e Racalmuto) gravitano, a loro volta, su Canicattà¬, nell’ambito sub-provinciale della Fascia orientale. Agrigento, al centro della parte meridionale dell’ambito, è polo di gravitazione per tutti i comuni. àˆ proprio la parte meridionale quella maggiormente interessata dal movimento, turistico e non, sia interno all’isola che proveniente dall’esterno. A Realmonte, per esempio, si trova uno dei tratti costieri pi๠suggestivi della Sicilia: quello compreso tra la spiaggia di Capo Rossello e la “Scala dei Turchi”, dove un costone di calcare bianchissimo e l’antistante specchio d’acqua africano evocano suggestivi scenari tropicali. A nord, in prossimità del confine con le altre due province, il Monte Cammarata domina con la sua vetta, la pi๠alta di tutta la circoscrizione; i rimanenti, come Monte Suzza, Le Fosse e altri, sono rilievi minori. I fiumi pi๠importanti sono: il Platani, che nel suo primo tratto attraversa longitudinalmente l’intero ambito, e, pi๠a sud, il Gallo d’Oro e il Naro. Qua e là si trovano altri fiumi minori e corpi idrici vari. La natura in quest’area agrigentina è stata particolarmente generosa: paesaggi bellissimi si alternano a solfatare, a siti termali e a fenomeni del tutto inconsueti, che rendono la zona particolarmente interessante. Le grotte “dell’acqua fitusa” (dal nome di una vicina sorgente di acque sulfuree) di San Giovanni Gemini, per esempio, rivestono particolare importanza dal punto di vista termale. Interesse paesaggistico-naturalistico rappresentano i vulcanelli di Contrada Maccalube, ad Aragona, che caratterizzano con la loro presenza uno scenario lunare. La Riserva Naturale Maccalube, in un piccolo pianoro, completamente deserto, cosparso di depressioni di varia grandezza, tutela una distesa argillosa caratterizzata da vulcanelli di fango che eruttano alternativamente sbuffi di gas metano e melma grigiastra, dando cosଠuna suggestiva manifestazione di natura geologica. Le “Maccalube” sono, appunto, fenomeni esplosivi di fuoriuscita dal terreno di acido solfidrico e anidride carbonica; dall’arabo Maqlub, il significato del nome è: ‘rivoltato’. Altre riserve naturali sono: quella del Monte Cammarata, la Riserva La Montagnola e Acqua Fitusa, quella della Grotta Ciauli o di Sant’Angelo Muxaro, la Riserva marina di Torre Salsa. Comunicazioni. Le strade statali coprono a raggiera tutto l’ambito come in un semicerchio il cui diametro è rappresentato dall’importantissima arteria che fiancheggia la costa: la n. 115 Sud Occidentale Sicula; le altre statali si dipartono dal centro del semicerchio, nella zona di Agrigento. Procedendo in senso orario, si trovano: la n. 118 Corleonese Agrigentina, la n. 189 della Valle del Platani, la n. 640 di Porto Empedocle e la n. 122 Agrigentina. L’autostrada di cui ci si serve, invece, è la A19 Palermo-Catania, tutta esterna alla provincia e nemmeno facile da raggiungere, vista la distanza. Le linee ferroviarie sono quelle di: Agrigento-Palermo, Agrigento-Canicattà¬-Gela-Ragusa-Siracusa, Agrigento-Caltanissetta-Enna-Catania e Trapani-Castelvetrano-Alcamo Diramazione. Gli aeroporti di riferimento sono: quelli di Palermo/Punta Raisi e Catania/Fontanarossa, nella regione, e quello di Roma/Fiumicino, sul continente, che mette a disposizione linee intercontinentali dirette. Porti di riferimento: quello di Porto Empedocle, in provincia, e quelli di Palermo e di Messina, per gli altri collegamenti col continente. Non lontano è il porto peschereccio di Sciacca. Storia. La zona è stata abitata fin dall’epoca preistorica, come testimoniano numerosi reperti della zona: Raffadali, per esempio, conserva, alle falde del monte Guastella, tombe preistoriche; Sant’Angelo Muxaro è uno dei pi๠notevoli centri archeologici del periodo preistorico siciliano e abbraccia un arco di tempo che va dall’Età del Bronzo all’Età del Ferro. Interessantissima la necropoli protostorica che, con un complesso di tombe perfettamente semisferiche, dette “a Tholos”, scavate nella roccia, occupa la parte sud della collina sulla quale sorge il paese. Nella necropoli sono stati ritrovati vasi e oggetti in oro, tra cui due bellissimi anelli di età micenea conservati nel museo di Siracusa e una “patera” d’oro del VII secolo a.C., che si trova al British Museum di Londra. Successivamente, nel 581 a.C., abbiamo traccia di coloni rodio-ciprioti di Gela. Numerose sono, nel complesso, le tracce di cartaginesi, romani, bizantini, arabi: da un sarcofago romano del III secolo d.C. ai ruderi di un antico castello (XI secolo), tanto per restare a Raffadali. Dopo gli arabi è la volta dei normanni, degli svevi, degli angioini, degli aragonesi e cosଠvia. Le famiglie succedutesi al vertice dei vari feudi sono state numerose. Qui di seguito un elenco delle pi๠importanti: Abatellis, Alimena, duchi di Castrofilippo, Aragona-Pignatelli, Bonanno, Bosco, Branciforte, Cammarata, Carini, Carretto, Castelvetrano, Chiaromonte, Colonna, Cortes, De Marinis, Filangieri, Gerardi, Gravina, Joppulo, La Grua Talamanca, Lanza, Moncada, Monreale, Montaperto, Monteleone, Naselli, Parapertusa, Vinciguerra. Tra il Quattrocento e il Cinquecento hanno fatto la loro comparsa anche i pirati turchi. Quella successiva è storia relativamente recente, comune a tutta la Sicilia. Struttura socio-economica. L’importanza del settore primario per l’economia di questo ambito resta indiscussa: i pistacchi di Aragona, le pesche, le mandorle, i ceci, insieme con gli agrumi e con l’uva, costituiscono la ricchezza anzitutto dei comuni pi๠interni. Di livello alto sono anzitutto i derivati: i vini bianchi, rossi o rosé provenienti dalle cantine di Siculiana, le specialità irripetibili nel campo dolciario, come il cuscus dolce (a base di pistacchio, frumento e frutta candita), i “vuccuneddi” (con zucchero fuso, mandorle e pistacchi), capolavori entrambi delle monache di Santo Spirito di Agrigento. Dal suo canto, la pastorizia mette a disposizione prodotti caseari genuini. Legata allo sfruttamento della terra è anche l’attività estrattiva: le miniere di zolfo e quelle di salgemma, le cave di sabbia. Il settore economico secondario è costituito da aziende di piccole e medie dimensioni, che operano nei comparti: alimentare, dei mangimi, dei prodotti petroliferi, del vetro, dei materiali da costruzione, dei laterizi, dell’elettronica, dei mobili, della gioielleria, dell’edilizia, della plastica, metallurgico, della fabbricazione delle macchine per l’agricoltura e per la silvicoltura, della produzione e distribuzione di energia elettrica e di gas, della fabbricazione di strumenti ottici e fotografici, lattiero-caseario, cantieristico, della produzione del sale, tipografico, chimico-farmaceutico, metalmeccanico, manifatturiero (gioielli e oreficeria). L’artigianato, ancora in vita, produce: ferro battuto, legno lavorato, marmo lavorato, terracotta, ceramica, merletti e ricami. Notevole è anche la lavorazione del sughero (ad Agrigento). In espansione è il terziario, ora fondato anche sul turismo, che si avvale di ricchezze naturali e storico-architettoniche di tutto rispetto: una per tutte la Valle dei Templi di Agrigento. Il settore turistico sta vivendo negli ultimi anni un discreto sviluppo grazie anzitutto alla prossimità a uno dei tratti costieri pi๠suggestivi della Sicilia, con spiagge dalla sabbia finissima e scogliere frastagliate. FASCIA ORIENTALE Territorio. Si trova nella parte sud-orientale della provincia, a confine con quella di Caltanissetta. Affacciato sul mare verso l’Africa, con una splendida costa ricca di insenature, promontori e piccole, caratteristiche spiagge, è delimitato, a oriente e settentrione, da una fascia di maggiore altitudine, che comunque non raggiunge quote molto elevate. Due sono i comuni che col loro territorio occupano questo tratto della riviera meridionale siciliana: a est si trova Licata, che col suo porto rappresenta uno dei poli di gravitazione dell’area, a ovest Palma di Montechiaro, che sorge su un terrazzo a pochi chilometri dal mare. L’altro polo di gravitazione, Canicattà¬, si trova nell’estremo nord dell’ambito. Gli altri comuni sono sparsi qua e là su un territorio dal profilo geometrico irregolare, tra colline e vigneti. I rilievi, bassi e arrotondati, evocano anche con il loro nome la natura del territorio: Monte Sole, Caldara, Monte Gotticelle, Serra Bardaro, Poggio di Monte Bosco, Malvizzo, Monte Pozzillo. Tutto il lato orientale dell’ambito è attraversato dal fiume Salso o Imera Meridionale mentre la parte centrale è attraversata da fiume Palma. Altri corsi d’acqua minori sono il Mendola, lo Iacono, il Malvizzo, il Gibbesi. Tra Castrofilippo e Naro si trova il lago di San Giovanni, utilizzato anche dai pescasportivi. Comunicazioni. Il sistema viario interno all’ambito è costituito da due arterie principali, che fanno da raccordo per le arterie minori: a sud si trova la strada statale n. 115 Sud Occidentale Sicula, che serve tutta la fascia costiera meridionale siciliana, da Siracusa fino a Trapani. Su di essa si innestano varie trasversali nord-sud, tra cui la pi๠importante, la strada statale n. 123 di Licata, che dal mare porta fino alla strada statale n. 122 Agrigentina che, a nord, congiunge Agrigento a Caltanissetta passando per Canicattà¬. Altre due trasversali collegano il nord con il sud e, quindi, la statale Agrigentina con la statale Sud Occidentale Sicula: la n. 410 e la n. 410 diramazione di Naro. Tutte nell’area di Ravanusa, verso l’interno, a est, si snodano, invece, le altre statali che interessano l’ambito: la n. 190 delle Solfare, la n. 557 di Campobello di Licata, la n. 626 diramazione della Valle del Salso e la n. 644 di Ravanusa. L’autostrada di riferimento, come per tutta la provincia, è la A19 Palermo-Catania, non molto comoda da raggiungere. La ferrovia, invece, attraversa l’ambito con pi๠linee: la Agrigento-Palermo, la Agrigento-Canicattà¬-Gela-Ragusa-Siracusa, la Agrigento-Caltanissetta-Enna-Catania e la Trapani-Castelvetrano-Alcamo Diramazione. Come per tutta la provincia, gli aeroporti di riferimento sono quelli di Catania/Fontanarossa e Palermo/Punta Raisi, nella regione, e quello di Roma/Fiumicino, sul continente; i porti sono quelli di Porto Empedocle, in provincia, e quelli di Palermo e Messina per gli altri collegamenti col continente. Licata ha un suo porto peschereccio e commerciale. Storia. Si trovano sparse per tutto il territorio le tracce degli antichissimi insediamenti che testimoniano che la zona era abitata fin dalla preistoria. Siti archeologici di quelle età si affiancano a siti di età successive, dall’antichità greca a quella romana, a ricordare la storia che ha preceduto gli impianti medievali o moderni dei comuni attuali. Proprio di queste epoche pi๠recenti restano monumenti anche pregevoli, come nelle cittadine lungo la costa. A Licata, per esempio, il centro storico è ricco di monumenti in stile barocco e in stile liberty, mentre nella zona circostante sono ancora visibili testimonianze di culture preistoriche. Al periodo greco risalgono, invece, i resti della cinta muraria e dell’impianto urbanistico a terrazzo (la cittadina attuale sorge sul sito dell’antica Phintias). Non meno interessante è il patrimonio artistico e monumentale di Palma di Montechiaro: basti ricordare l’antico palazzo baronale del Gattopardo e il Palazzo Ottaviano (entrambi in stile barocco) fiancheggianti la grande scalinata in cima alla quale si erge la maestosa chiesa madre del XVII secolo. Anche qui tutta la zona circostante ha restituito testimonianze di culture preistoriche che coprono l’arco cronologico dal 3000 al 1450 a.C. Sono state rinvenute tracce di insediamenti siculi, greci e romani. Durante la seconda guerra mondiale queste coste sono state utilizzate per sbarchi delle truppe degli Alleati. Struttura socio-economica. Il settore primario continua a rivestire un ruolo importante nell’economia di questa zona, grazie anche alla morfologia del territorio e al clima particolarmente favorevole all’agricoltura. Canicattà¬, Licata e un po’ tutti comuni che fanno loro da corona vantano produzioni di buon livello e di ottima qualità : famosi sono il melone “cantalupo” e l’uva “Italia”, che vengono anche esportati. Come pure sono di pregio i vini prodotti nei vigneti che caratterizzano il panorama di quest’area. Proprio i prodotti agricoli giustificano anche la locale industria agro-alimentare, continuazione anche di un’antica tradizione della trasformazione dei prodotti alimentari, che trova, per esempio, nei dolci locali un fondato motivo di vanto: ben noti sono i “viscotti ricci” di Palma di Montechiaro, a base di mandorle. Altra traccia storica ripercorsa dall’industria attuale è quella di una tradizione artigianale di tutto rispetto, che ancora oggi si impone sul mercato regionale. Una specialità per tutte: quella del ferro battuto. Un legame altrettanto forte tra il settore secondario e il territorio si ritrova nell’industria estrattiva, qui presente in misura significativa: giacimenti minerari, cave, miniere di zolfo occupano un posto di rilievo nella cultura economica locale. E sempre al territorio -al mare, prevalentemente- è legato in massima parte il terziario, con le attività portuali di Licata e col turismo, specialmente balneare. ISOLE PELAGIE Territorio. àˆ l’estremo lembo meridionale dell’Italia, in pieno mare africano, a sud-ovest della Sicilia, a circa 200 chilometri da Agrigento. Le ‘Isole d’Alto Mare’ (questo sarebbe il significato di Pelagie), sono tre, Lampedusa, Linosa e Lampione, pi๠qualche piccolo scoglio quasi attaccato alle loro coste. Favorite da condizioni climatiche introvabili altrove in Italia, sono fruibili per il turismo da aprile a novembre, riuscendo, tra l’altro, a dare un valore aggiunto alle loro caratteristiche geografiche: la sensazione di distacco dal continente, non solo, ma anche l’atmosfera rarefatta di una terra diversa, che tanto ricorda la vicina Africa. Il panorama è quello suggestivo delle spiagge assolate non trasformate in un formicaio di bagnanti, delle coste rocciose, delle insenature, delle splendide grotte integrate da un mare azzurro dai limpidi fondali. Ed è qui che i sub trovano gli scenari pi๠belli, tra le coste frastagliate di Lampedusa, nei fondali ricchi di fauna marina di Linosa, nello sfavillare delle acque di Lampione. Lampedusa, l’isola maggiore, è una tavola calcarea con spiagge di eccezionale bellezza; Linosa, distante 16 miglia da essa, è un’isola di origine vulcanica: sono ambedue meta della Caretta-Caretta, una tipica tartaruga marina che ha scelto le due isole come sede per la propria riproduzione, che avviene ogni due anni. L’isolotto di Lampione, pi๠a nord, è uno scoglio disabitato. Comunicazioni. L’arcipelago è raggiungibile sia con navi traghetto e aliscafi da Porto Empedocle, sia in aereo dagli aeroporti italiani. La traversata marittima (120 miglia) dura sette ore in traghetto o tre e mezza in aliscafo (il servizio è attivo in luglio e agosto). Per via aerea, invece, Lampedusa, che è dotata di aeroporto, è collegata con voli giornalieri all’aeroscalo di Palermo/Punta Raisi. Per il resto, la situazione è la stessa di Porto Empedocle o di Palermo, capisaldi che collegano l’arcipelago alle reti di comunicazione regionali e nazionali. Storia. Tracce del neolitico ci sono fornite da numerosi rinvenimenti archeologici, che testimoniano la presenza dell’uomo fin dalla preistoria. La storia antica locale, almeno quella fondata su documenti certi, è priva di eventi di rilievo: si sa solo che l’arcipelago fu conquistato e abitato da fenici, greci, romani, arabi. L’attuale nucleo urbano trae origine dalla politica di Ferdinando II di Borbone, che qui come in altre isole del suo regno dedusse una colonia in grado di popolare quella che era ormai una landa desolata. Era il 1843. Dopo meno di trent’anni, nel 1870, ci fu la trasformazione in colonia penale, soppressa settant’anni dopo. Anche in questo caso, si ripete l’esperienza di altri piccoli arcipelaghi del regno borbonico. Attualmente Lampedusa è nota anche come una sorta di testa di ponte per i profughi africani e i loro sbarchi avventurosi, seguiti dall’avviamento in centro di accoglienza. Struttura socio-economica. La sua economia è legata prevalentemente al turismo e alla pesca; quest’ultima alimenta anche l’industria della conservazione, presente con imprese di piccole dimensioni: come quelle, del resto, operanti nei comparti della cantieristica, dell’edilizia, della raccolta, depurazione e distribuzione dell’acqua. Non è stata, comunque, abbandonata l’agricoltura che, sia pure con volumi di produzione di piccola entità , riesce a imporre qualche sua specialità sulla ribalta nazionale e internazionale: è il caso delle lenticchie di Linosa, apprezzate ben al di là del territorio comunale. Lampedusa dispone di numerose strutture alberghiere ed è attrezzata per l’attività subacquea. Anche l’economia di Linosa è legata alla pesca, al turismo e all’agricoltura.

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Informazioni

  • Nome completo Agrigento
  • Sigla AG
  • Codice ISTAT 084
  • Regione Sicilia
  • Numero comuni 43

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m

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