Provincia di Catania

Sicilia - Sigla: CT

58 Comuni Codice: 087 Regione: 19

Descrizione

Territorio. Si trova nell'area centro-orientale della regione. La sua morfologia è resa particolarissima dalla presenza dell'Etna, il vulcano da cui si dipana l'ampia pianura, contrastata, verso l'interno, dalle aree collinari. La superficie totale supera i 3.500 kmq, con una concentrazione urbanistica localizzata prevalentemente lungo l'area costiera e collinare e una popolazione che fa registrare sorprendentemente un saldo naturale positivo, il maggiore in tutta la regione. La provincia consta attualmente di 58 comuni ed è delimitata a nord dalla provincia di Messina, a ovest dalla provincia di Enna, a sud-ovest da quella di Caltanissetta, a sud-est da quelle di Siracusa e Ragusa e a est dal confine naturale delle sponde del Mar Ionio. La vetta principale è rappresentata dalla cima dell'Etna (3.323 m); altri rilievi, di minore importanza, sono i Nebrodi e i Peloritani a nord e gli Iblei a sud. Ai piedi del vulcano, irrorano la pianura (Piana di Catania), il Simeto, il Dittaino e il Gornalunga, suoi maggiori corsi d'acqua. A nord del massiccio dell'Etna scorre l'Alcantara, che si versa anch'esso nello Ionio. Nonostante la massiccia urbanizzazione che ha interessato gran parte della provincia a partire dagli anni Settanta del Novecento, occorre evidenziare la presenza di aree naturali protette, rappresentate in prevalenza dal Parco dell'Etna e dal Parco dei Nebrodi. Il primo si estende dalla sommità del vulcano, regno dei grandi rapaci -tra cui l'aquila reale-, alla cintura superiore dei paesi etnei, fino a pochi chilometri dal mare; il secondo -di cui solo una parte rientra nel territorio della provincia di Catania- raccoglie in varia misura essenze di latifoglie e conifere. Lo stemma della provincia regionale, inquartato, è quello concesso con Regio Decreto del 1883 e formato dai simboli di Catania, Caltagirone, Nicosia e Acireale, i cui quattro distretti allora costituivano la circoscrizione provinciale. Lo scudo è rimasto invariato anche quando, nel 1926, è stata istituita la provincia di Castrogiovanni (poi Enna), staccando da quella di Catania il distretto di Nicosia. Le insegne araldiche dei quattro quarti sono: un elefante d'oro in campo azzurro (Catania), una croce rossa su sfondo argentato (Caltagirone), una croce d'argento su sfondo rosso (Nicosia) e, in campo azzurro, un castello d'oro munito di due torri, di cui una sovrastata da un pennone rosso e l'altra da un leoncino nascente, pure d'oro (Acireale). Comunicazioni. Il fondamento della rete viaria presente nella provincia è rappresentato dall'autostrada A18, che da Messina segue la costa nord-orientale fino alla tangenziale sud di Catania, dove si ricollega alla A19 Palermo-Catania, che attraversa l'entroterra con Enna e Caltanissetta, prima di raggiungere il capoluogo regionale. Proseguendo verso sud, il collegamento per Siracusa è invece assicurato dalla strada statale n. 114 Orientale Sicula. Le strade statali n. 120 dell'Etna e delle Madonie e n. 121 Catanese garantiscono collegamenti alternativi con l'interno e con i comuni minori, rispettivamente a nord e a sud del vulcano. Nel settore dei trasporti su rotaia, la Circumetnea, oltre a svolgere un importante servizio di collegamento dei principali centri che circondano il vulcano, assume il ruolo di attrazione turistica: per la panoramicità nonché la suggestività che offre il suo percorso, è stata e continua a essere fonte di ispirazione letteraria. Le altre linee ferroviarie che servono la provincia sono: la Messina-Catania-Siracusa, la Catania-Lentini-Gea, la Catania-Enna-Caltanissetta-Siracusa, la Circumetnea-Catania, la Taormina/Giardini-Randazzo e la Catania-Caltanissetta-Palermo. Per quanto riguarda il collegamento aereo, l'aeroporto di Catania/Fontanarossa, che rientra nel perimetro urbano di Catania, accoglie il traffico, oltre che dell'intera provincia, di gran parte della Sicilia centro-orientale. Per necessità particolari è disponibile, ovviamente, anche quello di Palermo/Punta Raisi; buoni sono i collegamenti con l'aerostazione di Roma/Fiumicino che, sul continente, mette a disposizione linee intercontinentali dirette. Il porto di Catania attualmente ha una funzione meramente commerciale. Altri porti presenti in provincia sono quelli di Riposto e Acireale. Per gli altri collegamenti col continente è utilizzato il porto di Messina dove, su apposite navi, tutto il trasporto su ruota viene traghettato da una sponda all'altra dello Stretto. Storia. Per la sua particolare posizione geografica l'isola, posta al centro del Mare Mediterraneo, ha rappresentato, nel corso dei millenni, il punto d'incontro e, talora, di scontro delle principali civiltà di questo bacino. Le prime testimonianze significative relative alla Sicilia orientale si possono far risalire all'Età del Bronzo, identificabili con la civiltà di Castelluccio, sviluppatasi su vaste aree dall'Etna fino al mare, in prossimità dei corsi d'acqua, in zone collinari fertili. Il quadro etnografico che ne è scaturito è, quindi, molto complesso, risultando da una commistione di popoli arrivati in Sicilia prima dei greci, a partire dal V millennio a.C., con preponderanza certa di tre elementi: il sicano, il siculo e l'elimo. Il territorio catanese fu abitato prevalentemente dai siculi, popolazioni peninsulari, affini agli itali. Antica colonia greca (Katana), il capoluogo fu fondato dai Calcidesi nell'VIII secolo a.C.; di quella civiltà non ha conservato che scarsissimi avanzi, a causa delle numerose devastazioni subite nel corso dei secoli, che hanno interessato tutto il territorio dell'attuale provincia. Anche qui la dominazione araba ebbe inizio nel IX secolo. L'occasione fu offerta dalla fuga in Africa di Eufemio, ammiraglio della flotta bizantina in Sicilia: in quel continente il fuggitivo trovò asilo presso il terzo principe degli Aghalabiti, il quale mise a sua disposizione un'armata, con la quale egli sconfisse, a Catania, l'esercito di Costantinopoli, facendosi eleggere imperatore. Eufemio sarebbe morto, poco dopo, ucciso da due cugini da lui nominati governatori di Agrigento e Palermo. La conquista araba comportò un radicale mutamento in primo luogo nell'economia, introducendo rivoluzionari cambiamenti nel settore agricolo, oltre che negli usi e nei costumi. Anche la cultura trovò linfa vivificante, grazie alle avanzate conoscenze matematiche e scientifiche nonché all'alto livello della letteratura, di cui le popolazioni arabe furono portatrici. Ma le rivalità tra gli arabi di Sicilia e quelli d'Africa provocarono violente guerre civili, che insanguinarono l'isola nell'XI secolo. Proprio quelle discordie favorirono l'intromissione dei normanni, che intanto si erano impadroniti dell'Italia del sud: in meno di trent'anni, il normanno conte Ruggero d'Altavilla avrebbe conquistato tutta la Sicilia. Intorno al 1200 ebbe inizio il grande regno di Federico II di Svevia, con il quale l'intera isola raggiunse livelli invidiabili di prosperità , mai conseguiti fino a quell'epoca da nessun Paese europeo. Fecero seguito i regni angioino e aragonese. Con l'era dei viceré lo stato di diritto cessò di esistere anche nella provincia di Catania, per lasciare il posto al sopruso e all'ingiustizia. Forse anche per questo non ci fu mai adesione completa all'autorità spagnola dei viceré, che spesso dovette scontrarsi con l'ostilità dei ceti borghesi e, talvolta, di quelli popolari. Nel ‘600 l'azione popolare guidata da Girolamo Giuffrida fu stroncata dalla controrivoluzione aristocratica che mise fine al moto con un'azione crudele quanto macabra: la sfilata per le vie della città delle teste decapitate dei capi sommossa. Nel periodo garibaldino parte del territorio provinciale fu teatro di violenti e sanguinosi tumulti per la rivendicazione dei terreni demaniali; nel 1860 Garibaldi incaricò Bixio di sedare la sommossa e il tutto si concluse con la condanna a morte di alcuni rivoltosi. Durante l'ultima guerra mondiale, il territorio provinciale, pur senza essere realmente coinvolto dalla resistenza, dovette comunque registrare numerose vittime. Struttura socio-economica. L'economia della provincia, per tradizione prevalentemente agricola, negli ultimi decenni ha visto ridurre in parte l'incidenza del settore primario, in favore del terziario e dell'industria. Sono state le lunghe dominazioni a lasciare il loro segno non solo nell'arte e nei costumi ma anche nell'economia. Il permanere dell'agricoltura come settore privilegiato si spiega, comunque, sia per il suo carattere intensivo sia, soprattutto, per l'elevato livello qualitativo delle produzioni. Nell'intensità del gusto dell'olio d'oliva e, in particolar modo, nei prodotti della viticoltura si ritrovano ancora i sapori della tradizione greca ma sono stati certamente gli arabi a introdurre le colture che caratterizzano l'economia della provincia. Un esempio per tutte: quella dell'arancio amaro, in seguito reinnestato e trasformato nel prodotto di altissima qualità che oggi possiamo gustare sulle nostre tavole. Questo tipo di agricoltura, però, proprio perché largamente imperniato su produzioni di tipo mediterraneo, è soggetto agli squilibri generati dagli interventi dell'Unione Europea. Lo sforzo attualmente in atto, quindi, è quello di incoraggiare produzioni capaci di coniugare la salvaguardia dell'ambiente con il recupero e la valorizzazione delle tradizioni e dei prodotti tipici. Ciononostante, nel corso degli ultimi anni si è registrata una netta flessione, in linea, del resto, con la tendenza manifestatasi a livello nazionale già verso la fine del Novecento con la crisi non solo del settore agricolo ma anche di quello industriale; incoraggiata, di contro, ne è uscita l'espansione del comparto turistico, anche se in misura inferiore alle aspettative. Il turismo, a oggi, è uno dei settori trainanti dell'economia della provincia.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE La provincia di Catania, come gran parte delle province siciliane, è caratterizzata da un forte nucleo urbano insediativo e dalla dilatazione di questi spazi urbani che, con la creazione di unità periferiche inizialmente distinte, formano oramai un tutt'uno con il vecchio insediamento metropolitano, nella congiunzione senza apparenti soluzioni di continuità soprattutto con i centri antichi della costa etnea e persino all'interno degli agrumeti della Piana. Nonostante l'indecifrabilità del suo tessuto, la circoscrizione provinciale è costituita da quattro aree ben identificabili in base a omogeneità di tipo non solo territoriale ma, principalmente, sociale ed economico. Il territorio del Parco dell'Etna rientra in ben tre di questi ambiti sub-provinciali, secondo lo stesso schema con cui esso è stato suddiviso, dalla base alla sommità , seguendo la forma conica del vulcano. Area metropolitana: Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Acireale, Aci Sant'Antònio, Belpasso, Camporotondo Etnèo, Catà nia, Gravina di Catà nia, Mascalucà¬a, Misterbianco, Motta Sant'Anastà sia, Nicolosi, Paternò, Pedara, Ragalna, San Giovanni la Punta, San Gregòrio di Catà nia, San Pietro Clarenza, Sant'à€gata li Battiati, Santa Maria di Licodà¬a, Santa Venerina, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Valverde, Viagrande, Zafferana Etnéa. Area ionica nord-etnea: Calatabiano, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo di Sicà¬lia, Giarre, Linguaglossa, Mà scali, Milo, Piedimonte Etneo, Randazzo, Riposto, Sant'à€lfio. Area pedemontana nord-etnea: Adrano, Biancavilla, Bronte, Maletto, Maniace. Calatino e sud Simeto: Caltagirone, Castèl di Ià¹dica, Grammichele, Licodà¬a Eubea, Mazzarrone, Militello in Val di Catà nia, Mineo, Mirabella Imbà ccari, Palagonia, Raddusa, Ramacca, San Cono, San Michele di Ganzerà¬a, Scordà¬a, Vizzini. Area metropolitana Territorio. La sua perimetrazione, decretata dalla Regione, raggruppa 27 comuni sud-etnei e muove dalla considerazione che gli scambi nel sistema catanese interessano un ampio territorio che ha come principale caposaldo, oltre al polo del capoluogo, il centro di Acireale a nord. E tra gli scambi quotidiani, quelli interni raggiungono livelli superiori a quelli raggiunti dagli scambi con l'esterno. Sviluppata intorno al capoluogo, l'area presenta una morfologia piuttosto varia. Il paesaggio è caratterizzato da forti contrasti: da quello lavico e montano del vulcano a quello paludoso e fertile della pianura, per finire con le colline verdeggianti e, allo stesso tempo, brune di lava. La Riserva Naturale dell'Oasi del Simeto è un'area di notevole interesse naturalistico. Percorsa dall'omonimo fiume è contraddistinta da diversi tipi di ambienti umidi che consentono a parecchie specie animali e vegetali di trovare condizioni ideali di vita. L'ambiente fluviale ospita nelle sue rive la “cannuccia d'acqua”, l'ambiente palustre pantani salmastri che lo separano dal mare e grossi esemplari di tamerice, in grado di stabilizzare le dune e proteggere le depressioni palustri. In direzione nord-est si estende una zona a vegetazione tipicamente mediterranea, costituita da querce secolari. Sottratta alla colata lavica del 1969, quest'area è caratterizzata, inoltre, da antichi ruderi, custoditi all'interno del Parco Suburbano Campanazzo, progettato per la salvaguardia dei lembi di bosco originario a macchia mediterranea, presente a bassa quota nel versante sud del massiccio etneo. Spostandosi verso la costa ionica, si incontra una spettacolare scarpata lavica, formatasi con la sovrapposizione di due cicli di attività eruttive differenti per età e composizione. Il territorio costituisce la “Riserva Naturale orientata della Timpa”, istituita per consentire la conservazione e il ripristino della macchia mediterranea. In questo versante del Parco dell'Etna, a sud-sud-est, si possono trovare pascoli erborati, conseguenza dell'abbandono delle coltivazioni, mentre a nord-est campeggiano i noccioleti. Incolti produttivi provenienti dall'abbandono di vigneti e mandorleti sono riscontrabili, sempre in questo versante, pi๠a ovest, dove predomina l'ulivo, soprattutto lungo il confine esterno (Ragalna). Sono comprese inoltre, sempre all'interno del Parco, vaste estensioni boschive, oggi in aumento grazie alle opere di rimboschimento. Il Parco dell'Etna conserva al suo interno formazioni laviche a foggia cava, utilizzate in epoca remota come luoghi sacri di sepoltura. A questo proposito sono da segnalare, a San Gregorio di Catania, sul versante sud-orientale dell'edificio vulcanico, otto cavità con morfologie di notevole interesse speleologico. Al loro interno si trovano popolose colonie di pipistrelli di una particolare specie oltre a numerosi reperti dell'Età del Bronzo. Altre grotte, sopra Nicolosi, erano utilizzate in passato come serbatoi naturali per accumulo di neve, elemento indispensabile per la conservazione degli alimenti durante l'estate. Tra le riserve naturali marine si trova la riserva integrale “Isola Lachea e Faraglioni dei Ciclopi”. Il suo territorio è alquanto limitato ma di grande valore simbolico e culturale per il riferimento ai miti omerici. L'elemento caratterizzante la fauna dell'isoletta è certamente la lucertola “Podarcis sicula ciclopica”, una sottospecie endemica. Benché l'avifauna sia piuttosto numerosa, specie nell'antistante litorale, poche specie utilizzano questi luoghi come sito di nidificazione, anche a causa di un notevole disturbo antropico che ha, oltretutto, compromesso seriamente il patrimonio floreale della piccola riserva. Comunicazioni. L'ambito si configura in una forma abbastanza compatta e, a differenza di altre realtà siciliane, con una certa capacità di rapporti tra costa ed entroterra. Lo caratterizza, inoltre, una forte mobilità interna, con una crescente domanda di trasporti su scala territoriale oltre che urbana. Ciò determina l'importanza crescente delle infrastrutture e gli interventi sulle stesse, nonostante i quali, però, la rete appare ancora inadeguata, anche perché gli ultimi interventi sulla viabilità hanno teso a risolvere pi๠le necessità di scavalcamento di Catania che le relazioni tra i vari comuni dell'area. In questo quadro, il fascio delle linee di costa appare dominante, anche se l'autostrada A19 Palermo-Catania definisce una forte penetrazione verso l'interno dell'isola. I collegamenti con le aree pi๠interne sono in buona parte affidati alla struttura viaria delle antiche statali e provinciali, in parte migliorate da interventi di rettifica e da alcune circonvallazioni che scavalcano i centri abitati. Si configura un sistema ad “albero” con una penetrazione che cinge la base del cono etneo e con la forte polarità di Catania che spinge verso valle le principali radici produttive e i servizi. Procedendo dal principale percorso per l'Etna (via Etnea), in direzione nord, la strada provinciale n. 8/I/II/III/IV conduce fino a Zafferana Etnea, attraversando i centri urbani di Sant'Agata li Battiati, San Giovanni la Punta, Viagrande. Ma il tratto principale di collegamento tra il capoluogo e la parte orientale del vulcano è rappresentato dalla strada provinciale n. 92, nella quale converge il reticolato viario minore. La strada statale n. 114 Orientale Sicula attraversa la costa ionica e in alcuni tratti stabilisce un collegamento con i centri etnei. Lo sviluppo complessivo della rete stradale principale è di circa 187 km, la distanza tra gli estremi dell'area e la città di Catania varia tra gli 11 e i 38 km. Le autostrade che attraversano l'ambito sono: la A18 Messina-Catania e la A19 Palermo-Catania. Il collegamento ferroviario trova i suoi nodi principali nelle stazioni di Catania e di Giarre e si svolge lungo le linee Messina-Catania-Siracusa e la Circumetnea-Catania. La Circumetnea, circuito ferroviario secondario, collega i comuni intorno al vulcano. I collegamenti aerei sono assicurati dall'aeroporto di Catania/Fontanarossa, all'interno del perimetro urbano del capoluogo provinciale, da dove, tra l'altro, è facile raggiungere l'aerostazione di Roma/Fiumicino che, sul continente, mette a disposizione linee intercontinentali dirette. Il porto di Catania attualmente svolge una funzione meramente commerciale; altro porto presente nell'ambito è quello di Acireale. Per gli altri collegamenti col continente è utilizzato il porto di Messina dove, su apposite navi, tutto il trasporto su ruota viene traghettato da una sponda all'altra dello Stretto. Storia. La storia di questo ambito provinciale è legata principalmente a quella del capoluogo, anche se molto si deve alle antiche leggende e alla mitologia di Aci, che riguarda il territorio in prossimità della costa ionica fino alla limitrofa fascia dell'entroterra. Il termine “Aci”, infatti, sta per Akis, il pastorello innamorato della ninfa Galatea, perseguitato dal rivale Polifemo e trasformato poi in fiume dal dio del mare, Poseidone. Sulle rive del fiume Akis, oggi scomparso, vissero popolazioni primitive. àˆ data per certa l'esistenza di un primo villaggio del periodo neolitico sulla catena collinare che circonda il capoluogo provinciale, in prossimità della foce del fiume Amenanos. Verso la fine dell'VIII secolo a.C., coloni greci fondarono una città dal nome Akis, della quale non si è mai identificata l'esatta ubicazione (pressappoco dove sorge oggi Acireale). Per la vicinanza sia alla costa che al vulcano la zona fu tormentata nei secoli dalle numerose incursioni, dalle devastanti eruzioni e dai terremoti. Dalla fuga degli abitanti del nucleo abitativo principale si crearono i vari centri delle Aci che oggi si trovano nel territorio. Stessa sorte, a maggior ragione, toccò ai comuni pi๠prossimi al vulcano e che tuttavia rientrano nel territorio dell'Area metropolitana. La zona fu infeudata per molti secoli ai Moncada, principi di Paternò, e a molti altri casati fino ai moti del 1860, che segnarono la fine del dominio borbonico in queste terre. Struttura socio-economica. Le attività principali sono segnate dall'esistenza del polo industriale di Catania, dalle realtà agricole dei territori di Belpasso e Paternò e dalle attività turistiche legate al sistema di costa e alla montagna dell'Etna. Il turismo è parte molto significativa dell'economia di quest'ambito. Il ruolo dell'Etna, per quanto riguarda la zona di Nicolosi, Pedara, Zafferana Etnea, rimane in questo senso fondamentale. A esso si aggiunge, nella fascia costiera, l'attrazione per le scogliere laviche, simbolicamente connesse alla mitologia e alla letteratura verista del Novecento. Tuttavia, la ricettività risulta insufficiente ad accogliere la domanda turistica in continua espansione, anche se è in atto un potenziamento e ammodernamento delle strutture. Notevole importanza riveste il commercio al dettaglio, fiorente soprattutto nel capoluogo e nelle principali località turistiche che rientrano nell'area. Oltre alle funzioni direzionali e ai principali servizi che Catania offre, il sistema dei centri dell'Area metropolitana possiede attività industriali dislocate prevalentemente lungo la costa meridionale. Quelle intorno al capoluogo di provincia, invece, sono legate, in genere, all'edilizia, alimentata soprattutto dai lavori pubblici e dall'espansione urbana dei vari comuni della cintura. La caduta di importanza della produzione di zolfo, del cuoio e delle pelli, fiorentissima nei primi decenni del secolo, è stata compensata dal forte sviluppo assunto dall'industria alimentare e da quella chimico-farmaceutica. L'agricoltura è ancora un'attività delle aree pi๠interne. Area Ionica NORD-ETNEA Territorio. In prossimità di Sant'Alfio, in direzione sud-ovest, si trova il torrente Carpineto, che nei periodi di piena determina la formazione di suggestive cascatelle. Il torrente è inserito in un'area protetta dall'omonimo nome. Qui il paesaggio è quello tipico della zona etnea, caratterizzato da pietra lavica che per l'erosione si presenta levigata in una insolita forma arrotondata. Il territorio interessato presenta aspetti tipici del bosco collinare-montano del versante orientale dell'Etna. àˆ caratterizzato principalmente da un castagneto e dalla presenza del leccio e della roverella, oltre che dall'acero, dal frassino, dal carpino nero e da specie arbustive varie. Ma notevole importanza tra le risorse ambientali della provincia di Catania riveste sicuramente la Riserva Naturale di Fiumefreddo, patrimonio di inestimabile valore per le comunità stanziali e polo d'attrazione turistica. Il suo territorio si estende dalle ultime propaggini dell'Etna, nella parte nord-orientale della provincia, fino al mar Ionio; su di esso si registra la presenza di specie vegetazionali estremamente interessanti. Sono da segnalare: le brasche, i ranuncoli a pennello e il Papiro. Per quanto riguarda l'aspetto faunistico, l'ecosistema fluviale offre un insieme di fattori naturali favorevoli alla sopravvivenza di specie animali, anche di quelle non direttamente legate alla vita acquatica. Sempre sul versante nord dell'Etna, divide il vulcano dalla catena dei Nebrodi e dai Peloritani la Valle dell'Alcantara, separando inoltre il territorio provinciale di Catania da quello di Messina. L'omonimo fiume che attraversa la valle è alimentato, durante il suo corso, dalle numerose sorgenti delle pendici etnee; piegando verso levante, esso cinge da nord l'Etna e si sviluppa scorrendo nelle pittoresche valli laviche, per sfociare infine nello Ionio. Ciò che conferisce al paesaggio un aspetto singolare, specie nel tratto mediano del fiume, è il letto di colate laviche, dovute a un fenomeno di lenta erosione. Una limitata parte del territorio del Parco dei Nebrodi entra a far parte del territorio del comune di Randazzo. Il piano mediterraneo è caratterizzato dalla tipica macchia sempreverde, dove predominano l'euforbia, il mirto, il lentisco, la ginestra ed elementi arborei a foglie strette, quali il corbezzolo, la sughera, il leccio. Il piano supramediterraneo è abitato principalmente da querce caducifoglie, tra cui la roverella, la rovere, la “Quercus gussonei”. I crinali dei Nebrodi sono ambienti di grande valore ambientale e paesaggistico anche per la presenza di una ricca fauna che popola le splendide faggete, un tempo regno dei cerbiatti da cui prendono il nome (dal greco “Nebros”, che significa ‘cerbiatto'). Nonostante il progressivo impoverimento ambientale, il parco continua a ospitare importanti comunità faunistiche oggi in via di estinzione -mammiferi, rettili, anfibi- nonché numerose specie di uccelli e invertebrati. Comunicazioni. Le arterie principali di questo ambito sub-provinciale sono rappresentate, oltre che dall'autostrada A18 Messina-Catania, dalla strada statale n. 114 Orientale Sicula, che attraversa longitudinalmente la zona pi๠a est dell'area fino al confine con la provincia di Messina, dove incrocia la strada statale n. 120 dell'Etna e delle Madonie, per Linguaglossa, e su cui, a sua volta, si innesta la strada provinciale n. 168, importante via di accesso all'abitato di Castiglione di Sicilia. Dalla statale n. 114 Orientale Sicula si dirama una fitta rete stradale minore, di collegamento con i comuni etnei. Importanti sono anche la provinciale n. 59/III, che da Linguaglossa conduce a Milo, e la ferrovia Circumetnea, che collega Randazzo, Linguaglossa, Piedimonte Etneo, Riposto, Giarre. Altre linee ferroviarie sono: la Messina-Catania-Siracusa e la Taormina/Giardini-Randazzo. I trasporti aerei sono assicurati dall'aeroporto di Catania/Fontanarossa, ben collegato, sul continente, con l'aerostazione di Roma/Fiumicino, che mette a disposizione linee intercontinentali dirette. Il porto di Riposto riveste attualmente un ruolo di notevole rilevanza. A pochi chilometri si trova il porto di Catania. Per gli altri collegamenti col continente è utilizzato il porto di Messina dove, su apposite navi, tutto il trasporto su ruota viene traghettato da una sponda all'altra dello Stretto. Storia. Per la posizione geografica l'attuale area ionica rivestiva grande importanza nel controllo strategico politico-militare di tutta la Sicilia orientale: abbondava, infatti, di fortezze e castelli, di cui oggi rimane in parte testimonianza nei numerosi ruderi disseminati sul territorio e nei pochi resti di fortificazioni in buono stato (Randazzo, Castiglione di Sicilia, Calatabiano, Fiumefreddo di Sicilia). Ricchissima già in epoca araba e, in seguito, normanna, l'area continuò a esserlo con gli svevi e gli aragonesi fino a tutto il ‘500. Fino ad allora fu ben provvista di legname e i mercati dei principali borghi pullularono di artigiani e di mercanti. Fu governata dalle famiglie: Lanza (parenti di Manfredi), Spatafora, Lauria, Rosso, Villanuova nonché dai principi di Castiglione e da molti altri feudatari. Struttura socio-economica. In questa parte della provincia è molto fiorente l'agricoltura, fondata, in gran parte, sulla produzione di agrumi, uva, olive, cereali e legumi. Molto diffuse sono le cantine sociali -dove (Castiglione di Sicilia) si produce un vino di particolare pregio, “il solicchiata”- e gli oleifici. Nei comuni della costa, dove, soprattutto a Riposto, è fiorente la pesca, negli ultimi anni si è diffusa la floricoltura, specializzata nelle colture esotiche come il mango e l'ibisco. Ad altitudini pi๠elevate, invece, si produce miele e non mancano aziende per la lavorazione delle mandorle e delle nocciole. A monte si trovano allevamenti di bestiame. L'industria è per lo pi๠legata alla lavorazione dei prodotti agricoli, benché si trovino anche cartiere e laboratori per la lavorazione del sughero. Il turismo svolge un ruolo importante per tutta l'area, considerato anche il numero di attività ad esso collegate. Area Pedemontana NORD-ETNEA Territorio. In quest'area ricadono ampi spazi del Parco dell'Etna e del Parco dei Nebrodi (Maniace, Bronte). Il Parco dei Nebrodi, istituito nel 1993, ospita le pi๠importanti ed estese formazioni boschive presenti in Sicilia. Sul piano montano spiccano le faggete, di grande effetto paesaggistico, in cui vive, tra le tante specie faunistiche, il satiro del faggio, una farfalla che si mimetizza tra i tronchi degli alberi. àˆ possibile, inoltre, individuare una diversità vegetazionale di verdi pascoli d'alta quota, irrorati da fluenti torrenti e silenziosi laghi che per molti versi contrastano con l'immagine pi๠comune di una Sicilia arida e arsa dal sole. Nel Parco dell'Etna, di grande interesse sono: Piana delle Ginestre, Monte dei Tre Frati, la Grotta del Collegio o della neve ecc. Da Monte Nunziata verso Punta Lucia le pendici del vulcano sono ricoperte di lava con piccole isole di alberi di faggio e pino laricio, dove si possono incontrare diverse specie faunistiche come l'aquila reale, la volpe, la donnola, il coniglio, la lepre e l'istrice. Pi๠a valle il paesaggio è caratterizzato da ampie distese di mandorli, di cui, in primavera, si può ammirare la grazia dei fiori. Comunicazioni. La strada statale n. 120 dell'Etna e delle Madonie attraversa il costone nord del vulcano verso l'entroterra, in direzione sud. Da Randazzo si snoda congiungendosi alla n. 284 Occidentale Etnea per Adrano, costituendo la principale via di collegamento di questo ambito sub-provinciale. La rete viaria secondaria è costituita dalla strada provinciale n. 159, che mette in comunicazione la n. 284 con la n. 120; quest'ultima, proseguendo in direzione ovest, si innesta con la n. 87, che a sua volta si congiunge con la n. 17/III per Bronte. Da questa, all'altezza di Ponte Cantera, si raggiunge la n. 211, che prosegue a sud costeggiando il Simeto. Il collegamento su rotaie è dato solo dalla rete Circumetnea, che in questo ambito fa scalo ad Adrano e Bronte. L'ambito non è attraversato dall'autostrada. L'aeroporto di Catania/Fontanarossa e, sul continente, l'aerostazione di Roma/Fiumicino costituiscono riferimento per il trasporto aereo; il vicino porto di Catania e, per gli altri collegamenti col continente, quello di Messina lo sono per il trasporto via mare. Storia. Alcuni reperti archeologici dimostrano che i primi abitanti che si stabilirono sul versante occidentale dell'Etna furono i siculi, pochi anni dopo la fondazione di Nasso (735-730 a.C.). Successivamente, cartaginesi e romani si soffermarono per brevi periodi in queste zone: un pavimento di villa di epoca tardo-imperiale, nella zona di Maniace, ne è testimonianza. Lunga e duratura fu l'occupazione araba anche in questo ambito del catanese: furono gli arabi a introdurre le prime piantagioni di pistacchio oltre che importanti tecniche di lavorazione. Intorno all'anno Mille si registrano importanti scontri tra cristiani e saraceni e nel 1040 gli arabi furono sconfitti dalle truppe bizantine guidate dal generale Giorgio Maniace. Intorno alla fine del XII secolo il territorio era composto da ventiquattro casali, che nel 1535 Carlo V riunଠin un'unica università (Universitas Brontis). Presto ai casali medievali furono associate importanti costruzioni sacre. Nel 1636 scoppiò una rivolta che coinvolgeva anche la popolazione di Bronte; sedata la rivolta, il suo capitano Matteo di Pace fu condannato a morte. Nel 1799 Ferdinando IV re di Napoli (che poi assunse il nome di Ferdinando I re delle due Sicilie), donò all'ammiraglio inglese Orazio Nelson l'abbazia di Maniace, come ricompensa per l'aiuto ricevuto nel sedare la rivolta della Repubblica Partenopea -solo nel 1981 il comune di Bronte ha potuto recuperare il castello di Nelson, con annesso parco, acquistandolo dai discendenti dell'ammiraglio e ponendo, cosà¬, fine all'ultimo feudo d'Italia!-. Nel 1860 questi territori furono teatro di moti contadini. Struttura socio-economica. Alla base dell'economia locale è l'agricoltura. I terreni di origine vulcanica, fortemente permeabili alle piogge e aridi nei mesi caldi, sono idonei per la crescita delle piante di pistacchio, che in questa zona acquisiscono specifiche proprietà organolettiche che rendono il frutto qualitativamente eccellente, unico nella produzione mondiale. La coltivazione del pistacchio è in particolar modo legata al comune di Bronte. Un po' dovunque, nell'ambito, cresce rigoglioso l'ulivo; non mancano altri prodotti, come le mele e le pere dell'Etna nonché le mandorle. Fiorente è l'artigianato -di particolare pregio quello dolciario-, che vede attive piccole e grandi imprese. Calatino e Sud Simeto Territorio. A sud-ovest della Piana di Catania si sviluppa un complesso e articolato sistema di strette valli fluviali, delimitate dalle alture del sistema dei Monti Iblei (che non superano i 600 metri s.l.m.), scavate dal corso di tre fiumi: il Gornalunga, a nord, nonché il Pietrarossa-Margherito e il Caltagirone o Fiume dei Margi, a ovest e sud-ovest. Solo in prossimità della foce il Gornalunga, dopo aver ricevuto le acque del Caltagirone e del Pietrarossa, si immette nel Simeto, che poco pi๠a monte ha già ricevuto le acque del Dittaino. Il parco sub-urbano Monte San Giorgio, in prossimità di Caltagirone, si trova in una zona particolarmente suggestiva per le caratteristiche naturali e paesaggistiche. Si tratta di un'altura ai cui fianchi, privi di vegetazione, si sono generati nel tempo i cosiddetti “calanchi”, a causa delle forti pendenze associate a fenomeni erosivi. Queste scarpate geomorfologiche, la cui genesi è legata alla capacità scultorea dell'acqua sul terreno argilloso, sono di grande e suggestivo impatto visivo anche per l'aridità , interrotta a tratti solo da due specie introdotte artificialmente: l'eucalipto e il pino. Sempre nel territorio comunale di Caltagirone si trova l'area naturalistica pi๠a sud della provincia di Catania: la “Riserva naturale orientata Bosco di San Pietro”, istituita nel 1991 per la salvaguardia del pi๠importante relitto di sughereta mista a lecceta esistente nella Sicilia centrale. In epoca romana l'attuale bosco faceva parte di un'immensa superficie forestale denominata “Saltus cannarimasis”, che si estendeva tra gli Erei e gli Iblei fino alle foci dell'Ippari. Spostandosi verso Grammichele, nel territorio della Valle dei Margi, il paesaggio è caratterizzato da altipiani rocciosi separati gli uni dagli altri da profondi fossi scavati da torrenti fino alle rocce di Palagonia, formazioni geologiche di particolare rarità riferibili a un'era geologica che precede la formazione dell'Etna. Sempre in Valle dei Margi, di particolare rilevanza è il lago di “Naphtia”, dalle acque ribollenti per la presenza di anidride carbonica; nelle sue vicinanze è stata documentata la presenza, in passato, di laghetti, anch'essi di origine vulcanica. Il fenomeno di ribollimento delle acque, proprio di quest'area, fu ritenuto nell'antichità segno indiscutibile della presenza divina, donde scaturଠl'esigenza di costruzioni, che ora riaffiorano come reperti archeologici. àˆ per questo che si sta attuando un progetto con il quale si intende custodire l'area, attraverso l'istituzione di una riserva archeologica: il Parco Archeologico dell'Occhiolà (Grammichele). Il valore riconosciuto al parco coniuga perfettamente quello insito nel patrimonio archeologico con quello paesaggistico-ambientale. Comunicazioni. La strada statale n. 417 di Caltagirone rappresenta la via pi๠rapida per il capoluogo, mentre la n. 385 di Palagonia collega Caltagirone, Palagonia, Mineo, Scordia. La n. 194 Ragusana dalla provincia di Ragusa attraversa il lembo pi๠estremo della circoscrizione catanese passando in prossimità di Licodia Eubea e Vizzini. La n. 124 Siracusana, risalendo da sud per Vizzini, si inoltra nell'entroterra passando per Grammichele e attraversa Caltagirone per inoltrarsi fino al confine con la provincia di Enna. Per il traffico ferroviario si fa riferimento a Caltagirone, sulla linea Catania-Lentini-Gela nonché a stazioni sulle linee: Catania-Enna-Caltanissetta-Agrigento e Catania-Caltanissetta-Palermo. L'autostrada che attraversa l'ambito è la A19 Palermo-Catania. L'aeroporto di Catania/Fontanarossa e, sul continente, l'aerostazione di Roma/Fiumicino costituiscono riferimento per il trasporto aereo; il vicino porto di Catania e, per gli altri collegamenti col continente, quello di Messina lo sono per il trasporto via mare. L'ambito non si affaccia sul mare e quindi è privo di suoi porti. Storia. Risale al Mesolitico (sesto millennio a.C.) la pi๠antica traccia della presenza dell'uomo: un riparo sotto la roccia ha restituito importanti testimonianze di industria litica in contrada Perriere Sottano nel territorio di Ramacca. Nella stessa località è stata rinvenuta una stazione preistorica databile dal neolitico alla “facies” di Thapsos (Età del Bronzo). Tali insediamenti rappresentano le prime occupazioni delle fertili vallate del Gornalunga, a nord, e del Caltagirone, a sud. A seguito della colonizzazione greca, i numerosi piccoli villaggi indigeni, di cui restano significative testimonianze nei vari nuclei di necropoli, subiscono una profonda trasformazione, a contatto con la pi๠evoluta cultura greca. Si assiste cosଠal famoso fenomeno di ellenizzazione che coinvolge questi centri dell'entroterra. Sempre nel territorio di Ramacca è stata rinvenuta una villa romana che, sulla scorta dei suoi mosaici pavimentali, viene datata al II-III sec d.C. Il Castellino di Ramacca è una splendida plaga, a ridosso del basso corso del Dittaino, ancora oggi famosa per le sterminate distese di grano. Nel XVII secolo la nobile famiglia dei Santapau, signori di Licodia Eubea, che domina la scena erigendo palazzi-fortezza e promuovendo la costruzione di conventi e chiese, organizza con lungimiranza la distribuzione dei fondi agrari. Anche la famiglia Branciforti scelse questi territori come luoghi di residenza di corte. Nel ‘600 Francesco Branciforti, sposato a Giovanna d'Austria, richiama alla sua corte illustri artisti; realizza, inoltre, importanti opere pubbliche, come i sistemi di irrigazione all'avanguardia e i moderni sistemi di produzione e di coltivazione. Intorno al XIII secolo, Federico II estendeva il controllo della Piana sino ai suoi recessi pi๠segreti, dove numerosissime sorgenti alimentavano piccoli corsi d'acqua, e, a difesa delle valli, erigeva castelli, torri e sistemi difensivi, a testimonianza della sua potenza feudale. Struttura socio-economica. L'agricoltura, attività economica fortemente radicata nella storia di quest'area, era praticata sin dall'antichità , costituendo la pi๠importante risorsa economica. Alla base delle alture si disegnano oggi grandi distese di “giardini” di agrumi, che in larga parte hanno sostituito le estese coltivazioni cerealicole per le quali la Sicilia era nota già nell'antichità : è per questa parte della pianura, in particolare, che l'isola era definita granaio dell'impero. L'arte della ceramica vanta tradizioni ataviche in questi luoghi, soprattutto a Caltagirone, le cui ceramiche rappresentano, oltre che una fonte economica, un forte motivo di identità storica e culturale.

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Informazioni

  • Nome completo Catania
  • Sigla CT
  • Codice ISTAT 087
  • Regione Sicilia
  • Numero comuni 58

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
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