Regione Campania

5 Province 551 Comuni 0 Abitanti Codice: 15

Descrizione

Campania felix fu il nome che i romani diedero al territorio pianeggiante che si estendeva intorno alla città  di Capua, tra il mar Tirreno, il Lazio, la penisola sorrentina e i rilievi appenninici: per la presenza di porti accoglienti, luoghi incantevoli per la villeggiatura, clima mite e suolo fertile, tale zona era considerata la pi๠ricca della penisola. L'odierna regione è pi๠vasta e nel complesso appare pi๠simile alle terre appenniniche dell'Italia centrale e meridionale, per via delle montagne aspre, delle comunicazioni difficili e degli scenari selvaggi e spopolati. La popolazione risulta, infatti, distribuita in modo molto ineguale, concentrandosi nella fascia costiera che si estende tra i Campi Flegrei e Salerno e in particolare nel Napoletano, cui si contrappongono vaste aree scarsamente popolate sulla dorsale appenninica; inoltre, nel capoluogo regionale si sono concentrate le principali funzioni urbane della regione (amministrazione, istruzione superiore, servizi rari e avanzati, ecc.), cosa che ha posto il resto del territorio in una situazione di dipendenza da esso. Trovare una soluzione a questo squilibrio tra zone interne, divenute una sacca di depressione e sottosviluppo, e fascia costiera, economicamente pi๠ricca ma afflitta dai mali del sovraffollamento demografico, della disoccupazione e di uno sviluppo urbanistico caotico e incontrollato, è il problema affrontato negli ultimi anni dalla classe dirigente campana.   Collegamenti. àˆ interessata da alcuni fondamentali assi di collegamento tra il nord e il sud della penisola nonchà© con la costa adriatica: essi sono rappresentati dalle linee ferroviarie Roma-Napoli, Roma-Cassino-Caserta, Napoli-Reggio Calabria e Caserta-Benevento-Foggia, dalle autostrade A1 del Sole (Milano-Roma-Napoli), Napoli-Reggio Calabria (A3), Caserta-Salerno (A30) e Napoli-Canosa di Puglia (A16) e dalle strade statali n. 7 Appia, n. 7 quater Domiziana, n. 88 dei Due Principati, n. 18 Tirrena Inferiore e n. 19 delle Calabrie. Diverse arterie viarie e ferroviarie secondarie collegano i comuni pi๠piccoli e pi๠interni. Il sistema regionale dei collegamenti è completato dagli aeroporti di Napoli/Capodichino, che rappresenta uno dei principali scali internazionali italiani, e di Salerno/Pontecagnano. Tra i porti spicca per movimento di passeggeri e merci quello di Napoli, il pi๠importante del basso Tirreno; va sottolineata anche l'importanza dei porti commerciali di Pozzuoli, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e Salerno. Scali marittimi minori, alcuni dei quali impegnati in vivaci traffici commerciali e tutti pi๠o meno attrezzati per la navigazione da diporto, si trovano, inoltre, in diversi altri comuni costieri e nelle isole di Ischia, Capri e Procida.   Territorio. Costituita in prevalenza da monti e colline -le pianure occupano meno di un sesto del territorio-, presenta una morfologia assai varia. All'interno si elevano i grandi massicci montuosi di natura calcarea appartenenti all'Appennino Campano: da nord a sud, intervallati da conche intermontane, si susseguono il massiccio del Matese, al quale appartiene la cima pi๠alta della regione, ossia il monte Miletto (2.050 m), il massiccio del Taburno-Camposauro (1.393 m), i Monti Picentini (1.809 m), i monti Alburni (1.742 m) e il massiccio del Cilento (1.899 m). Lungo la costa si dispongono le principali pianure, cioè quelle formate dai depositi alluvionali dei fiumi Garigliano, Volturno, Sarno e Sele, rese fertili dai materiali piroclastici eruttati dai vulcani. Queste sono interrotte da gruppi montuosi preappenninici isolati, di origine calcarea (monte Massico, monte Maggiore) o vulcanica (l'apparato inattivo di Roccamonfina, i Campi Flegrei e il vulcano Vesuvio); il preappennino si prolunga inoltre nel mare, con le isole costiere di Capri (calcarea), Ischia, Procida, Vivara e Nisida (vulcaniche). L'andamento della costa, che si estende per 360 km tra la foce del fiume Garigliano e la baia di Sapri (golfo di Policastro), riflette la successione e la posizione delle pianure e dei rilievi costieri; vi si aprono, inoltre, quattro golfi nettamente separati da altrettanti promontori rocciosi. A nord il golfo di Gaeta, che prosegue nel Lazio, è l'unico dal litorale basso e sabbioso ed è spesso orlato da specchi lagunari. Segue il golfo di Napoli, uno dei pi๠pittoreschi e famosi del mondo, dominato dalla mole del Vesuvio e delimitato a nord dal capo Miseno e a sud dalla lunga penisola sorrentina, occupata dai monti Lattari. Pi๠a sud la costiera amalfitana, che si estende sul lato meridionale della penisola sorrentina, cinge il golfo di Salerno, che include la piana del Sele e termina a punta Licosa. Infine, oltre il tratto scosceso in cui il massiccio del Cilento giunge sino al Tirreno e dal quale si protende capo Palinuro, si apre il golfo di Policastro. Il sottosuolo è sede di molteplici manifestazioni di vulcanismo: il Vesuvio è un vulcano ancora attivo -l'ultima eruzione ha avuto luogo nella primavera del 1944 e famosissima è quella del 79 d.C. che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia- mentre nella zona dei Campi Flegrei e sull'isola di Ischia sono diffuse svariate manifestazioni di vulcanismo secondario (fenomeni bradisismici, fumarole, solfatare, sorgenti termali, ecc.). Nel territorio abbondano inoltre le sorgenti carsiche -quelle del fiume Sele, sui Monti Picentini, alimentano l'acquedotto pugliese-; il carsismo dà  origine anche a spettacolari grotte sia sulla terraferma (celebri sono quelle di Pertosa, in provincia di Salerno, contenenti un lago sotterraneo) sia sull'isola di Capri. I giacimenti di argilla e zolfo e le cave di marmo, pozzolana e tufo alimentano l'attività  dell'industria estrattiva locale. Nelle pianure litoranee e sui rilievi pi๠bassi rivolti verso il mare la vegetazione originaria è rappresentata principalmente dalla macchia mediterranea, sia ad arbusti sia arborata (leccio, mirto, lentisco, oleandro, ginestra, erica, timo, ecc.); tuttavia, fino ai 400-500 metri di quota essa è stata estirpata dalla millenaria azione dell'uomo per far posto agli insediamenti e alle attività  produttive, oppure convive con le colture legnose (vite, olivo, agrumi). Pi๠in alto si hanno associazioni di querce e castagni o cerri; sui massicci calcarei dell'Appennino Campano domina invece il faggio. La flora locale annovera anche specie rare e insolite, come il pino d'Aleppo, la betulla, l'abete bianco e l'ontano napoletano; la regione, tuttavia, mostra alcuni ritardi nella loro tutela -solo negli anni Novanta del Novecento sono stati istituiti il Parco Nazionale del Vesuvio e il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano-. L'idrografia campana conta pochi importanti corsi d'acqua. Oltre metà  del territorio è compresa nei bacini dei fiumi Volturno e Sele: alimentati l'uno dal fiume Calore Irpino, l'altro dai fiumi Tanagro e Calore Lucano, essi sono ampiamente utilizzati per l'irrigazione e la produzione di energia elettrica. Altri importanti corsi d'acqua sono il Garigliano, che segna per un breve tratto il confine con il Lazio, e l'Ofanto, che nasce in Irpinia e, a differenza della maggior parte dei fiumi della regione, sfocia nell'Adriatico; a questi si affiancano diversi corsi d'acqua minori spesso a carattere torrentizio. I laghi sono piccoli e poco numerosi: alcuni sono di origine carsica (lago del Matese, lago Laceno), altri vulcanici, come il celebre lago d'Averno, altri costieri (lago del Fusaro, lago di Patria, lago Lucrino).   Clima. La distribuzione spaziale delle precipitazioni riproduce fedelmente la conformazione orografica avendosi dei massimi medi di circa 150 cm annui in prossimità  dell'Appennino Campano e del Cilento e sulla fascia montuosa interna, che fa parte dell'Appennino Meridionale. Il maggior numero di precipitazioni temporalesche sono localizzate nella parte centro-meridionale. In generale le precipitazioni sono pi๠frequenti nei periodi autunnale e invernale e sulla maggior parte della regione piove mediamente per 100 giorni l'anno. I venti prevalenti sono legati   al transito delle perturbazioni provenienti dall'Atlantico: da sud-ovest (Libeccio) prima del transito, da nord (tramontana) o da nord-ovest   (maestrale), generalmente freddi,   dopo il passaggio. In estate il regime dei venti è prevalentemente quello di brezza, che sul litorale settentrionale mitiga, anche se parzialmente, la sensazione di afa generata dall'umidità  e dalle alte temperature dovute all'insolazione e alla massiccia cementificazione.   Attività  produttive. Il quadro dell'economia campana, caratterizzata dalla netta prevalenza del terziario sull'industria e sull'agricoltura, evidenzia la presenza di gravi problemi soprattutto nelle aree interne e lungo la fascia costiera, dove la scarsità  di risorse naturali, l'insufficienza degli investimenti pubblici e privati e la sovrappopolazione determinano malessere sociale, depressione dei consumi e disoccupazione. In qualche caso gli incentivi pubblici erogati dopo il terremoto che il 23 novembre 1980 ha colpito l'Irpinia hanno prodotto qualche miglioramento, favorendo l'insediamento dell'industria e la razionalizzazione fondiaria in agricoltura. La maggior parte del reddito prodotto dal settore primario deriva dalle colture ortofrutticole, che soprattutto nelle zone pi๠fertili (Terra di Lavoro, piana del Sele, agro nolano e sarnese), dove sono stati eseguiti miglioramenti infrastrutturali e opere di bonifica, hanno gradualmente sostituito la coltivazione dei cereali, un tempo peculiare della regione, confinandola nelle aree interne (province di Benevento e Avellino). La Campania è ai primissimi posti in Italia nella produzione di patate, albicocche, nocciole, legumi (fave, fagioli, piselli), pomodori, peperoni, melanzane, carciofi, insalate, pesche, prugne, ciliege, noci, mele e pere; notevoli sono, inoltre, le produzioni di agrumi, tabacco, canapa, olive e olio, uva da tavola e da vino. Tali prodotti, oltre a rifornire i grandi mercati urbani di Napoli, di Roma e dell'Italia settentrionale, alimentano anche il volume delle esportazioni. Nell'ambito del settore primario un ruolo di minor rilievo rivestono la zootecnia, all'interno della quale spicca l'allevamento di bufale da latte, e la pesca, che appare meno sviluppata che in altre regioni costiere. Per quanto riguarda il settore secondario, la regione appare come una delle pi๠industrializzate dell'Italia meridionale, anche se il ruolo dell'industria non puಠcerto essere paragonato a quello che essa svolge nell'economia delle regioni settentrionali. La distribuzione delle imprese evidenzia forti squilibri territoriali: la stragrande maggioranza di esse è infatti concentrata intorno a Napoli, a Caserta, a Salerno e ad Avellino e nell'alta valle del fiume Ofanto. Notevole è il numero di piccole e medie aziende che operano nei comparti tradizionali dei prodotti alimentari (conserve alimentari, pasta, derivati del latte, bibite e liquori tipici, vini), tessile, delle confezioni, delle calzature e della lavorazione di cuoio e pelli; comunque, negli ultimi decenni un certo sviluppo hanno conosciuto i comparti chimico, elettronico, meccanico e automobilistico, in seguito all'apertura di grandi stabilimenti da parte di importanti imprese nazionali e multinazionali. La siderurgia, che aveva in Bagnoli il principale polo produttivo, è invece entrata in crisi all'inizio degli anni Novanta del Novecento -Bagnoli è attualmente in fase di riconversione-. Tra le attività  del terziario prevale il pubblico impiego, seguito dal piccolo commercio; rilevante, inoltre, è il contributo dato dal movimento portuale: il porto di Napoli è ai primi posti in Italia per numero di passeggeri imbarcati e sbarcati e nel traffico di merci. Piuttosto sviluppato è il turismo, che tuttavia interessa prevalentemente aree di antica tradizione, come le isole di Capri e Ischia, le zone archeologiche di Pompei, Ercolano e Paestum, Amalfi e le altre località  balneari e climatiche della penisola sorrentina. Da qualche tempo, comunque, sono stati avviati il rilancio del turismo d'arte e di cultura a Napoli e la promozione di quello ecologico-culturale nelle aree interne.   Analisi statistica. Area sociale. Le statistiche culturali e sociali varie vedono la Campania collocarsi, nel complesso, molto al di sotto dei valori medi nazionali. Le statistiche della sanità  la indicano come la regione "peggio servita" sul versante pubblico (3,5 posti letto per 1.000 abitanti contro la media italiana di 5,3 posti letto). Una vita media e un indice di vecchiaia tra i pi๠bassi d'Italia hanno provocato una espansione del sistema pensionistico meno accentuata che nelle altre regioni (la percentuale di pensioni erogate sulla popolazione è del 25,5% contro il valore nazionale di 34,8). Area economica. L'apporto pi๠consistente al Prodotto Interno Lordo è dato dal terziario, con una percentuale superiore alla media nazionale; si colloca sensibilmente al di sotto dei valori medi il valore aggiunto del settore industriale mentre l'apporto percentuale fornito dal settore agricolo è lievissimamente inferiore alla media nazionale; notevolmente inferiori ai valori medi nazionali sono le percentuali degli occupati, il P.I.L. pro-capite (32,6% in meno della media italiana), i consumi per abitante (21,2% in meno della media italiana). Area demografica. Seconda regione per numero di abitanti è la prima per densità  (431 abitanti per km ² contro i 192 dell'Italia). La classe di ampiezza demografica che va dai 1.001 ai 2.000 abitanti è quella che comprende il maggior numero di comuni (124); gli altri solitamente non superano i 4.000 abitanti. La città  pi๠popolosa è il capoluogo regionale   che supera il milione di abitanti. Nella graduatoria della vita media occupa l'ultimo posto per le donne (78,5 anni rispetto alla media italiana di 80 anni) e il sedicesimo posto per gli uomini (72,9 anni rispetto alla media italiana di 73,4 anni). Con un indice di vecchiaia pari a 56,2 è la regione "pi๠giovane" d'Italia. Area ambientale. La percentuale di superficie collinare (50,8%) è superiore alla media nazionale (41,6%); quella della pianura, invece, è sensibilmente inferiore (14,7% contro il 23,2% della media italiana). Il 72% del territorio è classificato, secondo il grado di sismicità , ad un livello medio-alto. Mentre la qualità  delle acque marine balneabili supera di poco le percentuali nazionali, la percentuale di costa non balneabile per inquinamento è la pi๠alta d'Italia (31,2% contro il valore medio nazionale di 7,6%).

Storia

Le testimonianze preistoriche pi๠significative, databili al paleolitico e al neolitico, si trovano nell'isola di Capri (grotta delle Felci), lungo le coste del Cilento nei dintorni di Palinuro, sulla costiera amalfitana (grotta La Porta presso Positano) e, all'interno della regione, a Castelvenere (BN) e nelle grotte di Castelcivita (SA) e di Pertosa (SA). Nel III millennio a.C. vi si sviluppಠla cultura eneolitica del Gaudo, ascrivibile con molta probabilità  a popolazioni di origine egea -il nome deriva dalla località  situata presso Paestum dove è stata rinvenuta la necropoli pi๠importante-. I reperti appartenenti all'età  del bronzo rinvenuti a Pertosa e quelli databili all'età  del ferro (Pontecagnano e Capua) mostrano inoltre affinità  rispettivamente con le culture appenninica e villanoviana. La regione fu in seguito abitata da ausoni e opici; a partire dall'VIII secolo a.C. i greci colonizzarono la costa fondando, tra l'altro, Partenope, poi chiamata dai romani NEAPOLIS (Napoli), Poseidonia (Paestum), Elea (Velia) e Cuma; nel VI secolo a.C., invece, la parte settentrionale del territorio fu occupata dagli etruschi, che fecero di Capua la capitale di una confederazione di dodici città . I contrasti fra etruschi e greci per il controllo della navigazione sul mare Tirreno si conclusero con la vittoria dei secondi nel 474 a.C. Subito dopo, la pianura compresa tra il fiume Volturno e il vulcano Vesuvio fu invasa dai rudi e bellicosi sanniti, che dal VI secolo a.C. circa abitavano la parte orientale della regione; contemporaneamente le città  greche costiere, tra cui Paestum, furono assoggettate dai lucani. Una nuova invasione sannita provocಠl'intervento di Roma che, dopo aver vinto tre sanguinose guerre, combattute dal 343 al 290 a.C., rimase padrona di tutto il territorio. Tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C. i romani dovettero inoltre affrontare la reazione di Taranto alla loro espansione nell'Italia meridionale; i tarantini chiesero l'aiuto di Pirro, re dell'Epiro, che, dopo alcune brillanti vittorie, fu duramente sconfitto nel 275 a.C. a MALEVENTUM, poi chiamata Benevento dai romani vincitori, e costretto a tornare in patria. In seguito, la dominazione romana fu turbata solo in occasione della seconda guerra punica, quando, dopo la sconfitta romana di Canne (216 a.C.), Capua e alcune città  minori si allearono con Annibale, e, in misura ancora pi๠ridotta, durante la guerra sociale (90-88 a.C.) e una quindicina di anni pi๠tardi, in occasione della rivolta servile capeggiata da Spartaco. Dopo la caduta dell'impero romano la regione mantenne la sua unità  territoriale durante le invasioni barbariche e il dominio degli ostrogoti e dei bizantini ma, con l'occupazione di Benevento da parte dei longobardi nel 570 d.C., si divise in diversi stati: il ducato di Benevento (poi principato), da cui nell'840 si staccarono quelli di Salerno e Capua, il ducato di Napoli, dipendente formalmente dall'impero bizantino, e il ducato di Amalfi (IX secolo), che acquisଠnotevole prestigio e prosperità  grazie ai traffici marittimi; parte del territorio regionale apparteneva inoltre alle abbazie benedettine di Montecassino e San Vincenzo al Volturno. Nel 1030 il normanno Rainulfo Drengot ricevette in feudo dal duca di Napoli la contea di Aversa, in cambio dell'aiuto fornitogli contro i longobardi: questa rappresentಠil primo possedimento normanno in Italia e divenne il punto di partenza dell'espansione normanna nel Mezzogiorno. In un secolo i normanni conquistarono i territori longobardi e i ducati costieri (Napoli fu l'ultima a cedere nel 1139); la regione, quindi, con l'eccezione della città  di Benevento e dei suoi immediati dintorni, inclusi dal 1077 nei domini della Chiesa, fu inserita nel regno di Sicilia, che già  comprendeva la Calabria, la Basilicata e la Puglia, oltre alla grande isola del Mediterraneo; da allora seguଠle sorti dell'Italia meridionale. Ai normanni subentrarono gli Svevi nel 1194, quando per volontà  dell'ultimo re normanno, Guglielmo II, morto senza eredi, sul trono salଠEnrico VI di Svevia, figlio di Federico I Barbarossa e marito della normanna Costanza di Altavilla. Sia i normanni sia gli Svevi si scontrarono con i grandi feudatari e contrastarono le aspirazioni autonomistiche delle città , in un momento in cui in altre regioni della penisola si stavano affermando le realtà  comunali. Federico II di Svevia, figlio di Enrico VI, fu inoltre autore di una politica assolutistica e accentratrice, che lo pose in conflitto anche con la Chiesa; il suo regno rappresentà², comunque, un periodo di benessere e di intensa attività  culturale: a lui si devono, tra l'altro, la fondazione dell'università  di Napoli (1224) e il ripristino della scuola medica di Salerno. I suoi eredi dovettero affrontare l'ostilità  del papato, che oppose loro Carlo I d'Angià², fratello del re di Francia Luigi IX. In seguito alla sconfitta e all'uccisione di Manfredi nella battaglia di Benevento (1266) e alla disfatta a Tagliacozzo di Corradino, poi decapitato a Napoli (1268), il regno di Sicilia passಠagli Angioini, che nel 1282 ne trasferirono la capitale da Palermo a Napoli, avendo perso la Sicilia a causa della rivolta dei Vespri. Per quasi un secolo la regione fu teatro di lotte tra gli Angioini e gli Aragonesi, eredi delle rivendicazioni degli Svevi, cui si sostituirono poi le contese dinastiche tra gli Angioini di Ungheria, di Durazzo e di Taranto. Nel 1442 la corona del regno di Napoli fu conquistata da Alfonso V d'Aragona; il suo successore, Ferdinando I o Ferrante, durante il suo lungo governo (1458-1494) si adoperಠper la ricostruzione e il risanamento economico e finanziario dello stato ma si scontrಠcon l'avversione dei grandi feudatari alla sua politica accentratrice e autoritaria, avversione che sfociಠnella congiura dei baroni (1485-86). A partire dal 1495 il regno di Napoli subଠl'occupazione del re francese Carlo VIII, erede delle pretese degli Angioini, il ritorno degli Aragonesi (1496) e l'occupazione congiunta franco-spagnola (1501), in seguito all'accordo di Granada tra Luigi XII di Francia e Ferdinando il Cattolico; una nuova guerra tra francesi e spagnoli si concluse nel 1503 con la vittoria dei secondi, che inaugurಠnel regno di Napoli la dominazione spagnola. Sotto il governo spagnolo, esercitato attraverso un vicerà© residente a Napoli, la situazione economica e sociale subଠun enorme peggioramento: fiscalismo, discriminazioni tra i ceti sociali, oppressione delle attività  produttive e della cultura, sprechi e corruzione generarono un enorme malcontento, che diede luogo nel 1647 alla grande rivolta popolare di Masaniello. Nel 1707, in seguito alla guerra di Successione spagnola, il regno di Napoli passಠagli Asburgo d'Austria, cui subentrಠnel 1734 Carlo di Borbone, duca di Parma e imparentato con la corona spagnola. Il suo regno fu caratterizzato da diverse riforme d'ispirazione illuministica e dalla realizzazione di grandiose opere pubbliche (tra esse, la ristrutturazione della vecchia via delle Puglie, la prosecuzione dell'opera di bonifica della piana del Volturno iniziata dagli spagnoli e la costruzione di una nuova reggia a Caserta, iniziativa che rivitalizzಠuna vasta area della Terra di Lavoro). Nel 1799 la politica antiliberale, conservatrice e antifrancese del suo successore Ferdinando IV esasperಠgli animi di alcuni intellettuali e borghesi progressisti che, con l'aiuto francese, diedero vita all'effimera Repubblica Partenopea (gennaio-giugno 1799). Nel 1806, con la sconfitta della terza coalizione antinapoleonica, il regno di Napoli cadde nelle mani dei francesi che dominarono fino al 1815, prima con Giuseppe Bonaparte poi con Gioacchino Murat, attuando diverse riforme, tra cui l'abolizione della feudalità ; Benevento, dal canto suo, tolta alla Chiesa ed elevata al rango di principato, fu data al Talleyrand, consigliere di Napoleone. Il congresso di Vienna riportಠsul trono di Napoli Ferdinando IV, che nel 1816 assunse il nuovo titolo di "re delle Due Sicilie". L'avversione della monarchia borbonica alle idee di rinnovamento e liberali determinಠla diffusione della Carboneria e l'esplosione di moti rivoluzionari nel 1820 (a Nola), nel 1828 (nel Cilento) e nel 1848; questi ultimi costrinsero Ferdinando II a concedere la Costituzione, che perಠebbe breve vita. Il 1857 vide il tentativo, fallito tragicamente, di Carlo Pisacane di far scoppiare una nuova insurrezione con uno sbarco sulle coste del Salernitano. Nonostante la politica reazionaria dei governanti, la regione conobbe un certo progresso nel campo delle lettere, delle arti e della tecnica: nel 1818 da Napoli salpಠil primo battello italiano a vapore e nel 1839 fu inaugurata la prima linea ferroviaria della penisola, la Napoli-Portici; il regno delle Due Sicilie fu inoltre il primo stato italiano ad adottare le comunicazioni telegrafiche e nel 1848 la marina napoletana era la terza d'Europa. La vittoria di Garibaldi nella battaglia del Volturno (ottobre 1860) segnಠla fine della dinastia borbonica. Il periodo che seguଠl'annessione al regno d'Italia fu turbato da gravi problemi economici e politici, che determinarono profondo malessere sociale e furono alla base del fenomeno del brigantaggio filoborbonico. Durante la seconda guerra mondiale gli alleati effettuarono un sanguinoso sbarco a Salerno (settembre 1943) e, conquistata Napoli grazie alla collaborazione della popolazione locale (che dopo quattro giornate di lotta costrinse il presidio tedesco ad abbandonare la città ), fecero dei porti della Campania le loro principali basi logistiche in Italia; la reggia di Caserta, inoltre, divenne sede del loro comando supremo in Italia (ottobre 1943). La parte settentrionale della regione, invece, fu teatro di aspri combattimenti fino all'inizio del 1944.    

Servizi

Turismo. Il turismo in Campania ha tradizioni molto antiche. La costa fu apprezzato luogo di villeggiatura e residenza in epoca romana (fra Pozzuoli e Lucrino villeggiava Cicerone, a Napoli soggiornಠVirgilio, a Literno si ritirಠScipione l'Africano, a Stabia morଠPlinio il Vecchio, a Nola Augusto e a Baia l'imperatore Adriano mentre Tiberio passಠl'ultima parte della sua vita tra Capri e Miseno); nell'Ottocento, inoltre, fu meta di una clientela di à©lite, soprattutto straniera, attirata dalla bellezza e dalla varietà  dei luoghi. Il litorale campano e le isole sono oggi sede di un'intensa attività  turistica non solo di carattere balneare: infatti, soprattutto la zona costiera è una delle aree italiane pi๠ricche di testimonianze archeologiche, che documentano le varie fasi di sviluppo dalla preistoria all'età  classica; Pompei ed Ercolano e il complesso templare di Paestum rappresentano alcuni dei centri archeologici pi๠famosi e suggestivi del mondo. Di lunga tradizione è anche il termalismo: l'isola di Ischia è la regina del turismo termale con numerose e ben attrezzate località  termali (Casamicciola Terme, Lacco Ameno e Forio); altre celebri stazioni termali sono Pozzuoli, Agnano Terme (Napoli), Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e, all'interno della regione, Contursi Terme e Telese Terme. Diverse località  sono, inoltre, meta di pellegrinaggi religiosi (tra esse, i santuari della Madonna del Rosario di Pompei, di Montevergine a Mercogliano e di Materdomini a Caposele e i luoghi di Padre Pio a Pietrelcina). Nell'entroterra si sta affermando il turismo ecologico e culturale, che fa leva sulle notevoli bellezze ambientali, sul patrimonio storico-architettonico e sulle tradizioni popolari ma l'affluenza di visitatori è ostacolata dalla penuria di adeguate strutture ricettive.   Sport. L'offerta sportiva della regione è dominata dalle attività  acquatiche, che includono anche la nautica da diporto, grazie alla presenza di numerosi e ben attrezzati approdi turistici nel golfo di Napoli, nella penisola sorrentina, nel golfo di Salerno e nelle isole; escursionismo, mountain bike ed equitazione figurano invece tra gli sport praticabili nelle zone interne. Tra le grandi strutture sportive si segnalano la presenza a Napoli del pi๠importante ippodromo della Campania (Agnano) e a Bagnoli Irpino, in provincia di Avellino, quella dell'unica stazione sciistica della regione.   Trasporti. La diseguale distribuzione della popolazione sul territorio si ripercuote sulla qualità  delle comunicazioni, che appaiono particolarmente disagevoli in alcune aree interne (Cilento, Sannio, Matese), poco popolate e caratterizzate da un'insufficiente dotazione di infrastrutture, e nelle aree costiere, estremamente urbanizzate. Nel solo territorio della provincia di Napoli, la pi๠piccola tra quelle campane, risiede oltre la metà  della popolazione regionale e qui il problema del traffico è forse pi๠grave che in qualunque altra parte d'Italia. Eppure, il capoluogo campano rimane il pi๠importante nodo stradale, autostradale e ferroviario del Mezzogiorno: la rete campana delle comunicazioni converge infatti sul capoluogo regionale, diradandosi notevolmente man mano che si procede verso l'interno. Anche l'aeroporto internazionale di Capodichino, che pone Napoli al terzo posto in Italia dopo gli scali di Roma e di Milano, ha conosciuto i problemi connessi all'espansione urbana, che limita seriamente il suo ampliamento, e alla saturazione; tali fenomeni hanno determinato durante gli anni Ottanta del Novecento la necessità  di un secondo polo operativo, esigenza soddisfatta in parte dall'apertura nel 1989 al traffico civile dell'aeroporto militare di Salerno/Pontecagnano. Il porto di Napoli, edificato in epoca angioina e completamente ricostruito e ammodernato dopo la seconda guerra mondiale, è tuttora ai primi posti in Italia nel traffico di passeggeri e merci ma la congestione del traffico terrestre ha reso necessario il decentramento dei flussi verso il porto di Salerno e gli altri scali marittimi del golfo di Napoli.   Sanità . La struttura sanitaria pubblica regionale conta 7 aziende ospedaliere, 52 ospedali a gestione diretta, 3 ospedali classificati o assimilati, 2 policlinici universitari, nonchà© istituti a carattere scientifico e istituti psichiatrici residuali; ad essi si aggiungono 76 presidi ospedalieri privati accreditati e 6 case di cura private non accreditate. L'assistenza sanitaria sul territorio è realizzata inoltre mediante ambulatori e laboratori per l'attività  specialistica e di diagnostica strumentale, consultori, Sert (Servizio Tossicodipendenze), comunità  per l'assistenza ai tossicodipendenti, centri di salute mentale e residenze sanitarie assistenziali per anziani e disabili.   Istruzione e cultura. Il capoluogo regionale presenta una forte concentrazione di attività  universitarie e di ricerca. àˆ innanzitutto sede di 5 università : la "Federico II", la pi๠antica e prestigiosa, fondata nel 1224 dall'imperatore svevo, ospita 13 facoltà  (agraria, architettura, economia, farmacia, giurisprudenza, ingegneria, lettere e filosofia, medicina e chirurgia, medicina veterinaria, scienze biotecnologiche, scienze politiche, sociologia, scienze matematiche, fisiche e naturali); la Seconda Università  degli Studi di Napoli conta 8 facoltà  distribuite tra i comuni di Napoli (medicina e chirurgia), Aversa (architettura e ingegneria), Caserta (scienze ambientali e scienze matematiche, fisiche e naturali), Capua (economia) e Santa Maria Capua Vetere (giurisprudenza e lettere e filosofia); l'Istituto Universitario Navale, o Università  degli Studi Parthenope, ospita 5 facoltà  (economia e commercio, giurisprudenza, ingegneria, scienze motorie e scienze nautiche) mentre l'Istituto Universitario Orientale, oltre alle facoltà  di lettere e filosofia, lingue e letterature straniere e scienze politiche, annovera anche la Scuola di Studi Islamici; l'Istituto Universitario "Suor Orsola Benincasa" offre infine le facoltà  di giurisprudenza, lettere e scienze della formazione. Nel capoluogo regionale si trovano inoltre un'Area di Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche, centri di ricerca privati, un parco scientifico e tecnologico (consorzio Technapoli) e un importante osservatorio astronomico (Capodimonte). Anche Salerno vanta tradizioni accademiche antichissime, risalenti all'illustre SCHOLA MEDICA; oggi è sede di un ateneo comprendente 9 facoltà  (economia, farmacia, giurisprudenza, ingegneria, lettere e filosofia, lingue e letterature straniere, scienze della formazione, scienze matematiche, fisiche e naturali, scienze politiche). Nel 1998, inoltre, ha acquistato piena autonomia amministrativa e didattica l'Università  degli Studi del Sannio di Benevento, un tempo sede distaccata dell'Università  di Salerno: ospita le facoltà  di economia, ingegneria e scienze matematiche, fisiche e naturali. Il sistema scolastico appare, tutto sommato, adeguato alle esigenze delle comunità  campane, con istituti d'istruzione secondaria di secondo grado ubicati, oltre che nei capoluoghi di provincia, anche nei comuni pi๠importanti. Tra le strutture culturali figurano oltre 130 musei, quasi un terzo dei quali ubicati nella provincia di Napoli, teatri, anche di antica tradizione, e innumerevoli biblioteche.

Ordinamento

Il Consiglio regionale, con sede a Napoli, si compone di 60 membri e si articola in sei commissioni permanenti: I Ordinamento della Regione, amministrazione civile, enti locali, affari generali, rapporti con la CEE; II Bilancio e finanze, demanio e patrimonio; III Programmazione, agricoltura, turismo, altri settori produttivi; IV Urbanistica, lavori pubblici, trasporti; V Sanità  e sicurezza sociale; VI Istruzione e cultura, politiche sociali, attività  per il tempo libero. Alle commissioni permanenti si aggiungono quattro commissioni speciali, che si occupano rispettivamente di: revisione dello statuto della Regione Campania e del regolamento interno del Consiglio regionale; controllo delle attività  della Regione per la verifica dell'attuazione degli indirizzi politico-programmatici; vigilanza e difesa contro la camorra e la criminalità ; condizione giovanile in Campania. La Giunta regionale, con sede a Napoli, è formata dal presidente, dal vicepresidente e da 9 assessori. Tra le istituzioni sub-regionali si contano 26 Comunità  montane, 13 Unità  Sanitarie Locali e 62 distretti scolastici. Lo stemma della Regione, adottato con Legge Regionale del 1971, è costituito da una banda rossa in campo bianco ed è quello che si diede la Repubblica marinara di Amalfi ai suoi albori. Comunità  montane. "Alento-Monte Stella" con sede a Laureana Cilento, "Alta Irpinia" (Calitri), "Alto e medio Sele" (Oliveto Citra), "Alto Tammaro" (Castelpagano), "Alburni" (Postiglione), "Bussento" (Torre Orsaia), "Calore Salernitano" (Roccadaspide), "Fortore" (San Bartolomeo in Galdo), "Gelbison e Cervati" (Vallo della Lucania), "Lambro e Mingardo" (Futani), "Matese" (Piedimonte Matese), "Monte Maggiore" (Formicola), "Monte Santa Croce" (Roccamonfina), "Partenio" (Pietrastornina), "Taburno" (Frasso Telesino), "Titerno" (Cerreto Sannita), "Vallo di Lauro e Baianese" (Baiano), "Ufita" (Ariano Irpino), "Penisola sorrentina" (Agerola), "Penisola amalfitana" (Tramonti), "Serinese-Solofrana" (San Michele di Serino), "Terminio Cervialto" (Montella), "Vallo di Diano" (Padula), "Tanagro" (Buccino), "Valle dell'Irno" (Calvanico), "Monti Picentini" (Giffoni Valle Piana). Unità  Sanitarie Locali. Le 13 Aziende Usl della regione sono cosଠdistribuite: 5 nella provincia di Napoli (sedi a Napoli, Pozzuoli, Frattamaggiore, Pomigliano d'Arco e Castellammare di Stabia), 3 nella provincia di Salerno (sedi a Salerno, Nocera Inferiore e Vallo della Lucania), 2 nella provincia di Avellino (sedi ad Avellino ed Ariano Irpino), 2 nella provincia di Caserta (sedi a Caserta e Aversa), 1 nella provincia di Benevento (sede nel capoluogo provinciale). Distretti scolastici. I 62 distretti sono cosଠdistribuiti: 6 in provincia di Avellino, 5 in provincia di Benevento, 12 in provincia di Caserta, 26 in provincia di Napoli e 13 in provincia di Salerno.

Province della Regione

5 province
Avellino

AV

119 comuni

Codice: 064

Esplora provincia
Benevento

BN

78 comuni

Codice: 062

Esplora provincia
Caserta

CE

104 comuni

Codice: 061

Esplora provincia
Napoli

NA

92 comuni

Codice: 063

Esplora provincia
Salerno

SA

158 comuni

Codice: 065

Esplora provincia

Comuni Principali

I 10 comuni più popolosi
Comune Provincia Abitanti Altitudine
Quìndici Avellino 0 0 m
Cannalonga Salerno 0 0 m
Roccabascerana Avellino 0 0 m
Capàccio Salerno 0 0 m
Rocca San Felice Avellino 0 0 m
Casalbuono Salerno 0 0 m
Rotondi Avellino 0 0 m
Casaletto Spartano Salerno 0 0 m
Salza Irpina Avellino 0 0 m
Casal Velino Salerno 0 0 m

Informazioni Regione

  • Nome Campania
  • Codice ISTAT 15
  • Ordine alfabetico 4
  • Numero province 5
  • Numero comuni 551
  • Popolazione totale 0

Date Storiche

Statistiche Avanzate

  • Popolazione media comune 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m
  • Superficie media 24,66 km²

Mappa Regione

Mappa della regione Campania

Capoluogo di Regione

Nápoli

Provincia: Napoli (NA)

Vedi scheda