Cenni storici su Rocca San Felice.
Sede, in epoca preromana, di un tempio dedicato alla dea Mefite, fu conquistata dai romani nel 311 a.
C.
In epoca longobarda vi fu eretta una fortezza adibita alla difesa dei confini tra il principato di Salerno e quello di Benevento, attorno alla quale si sviluppò poco dopo un agglomerato urbano.
Inglobata in epoca angioina tra i feudi di Landolfo d'Aquino (1300), passò poi ai Saraceno, ai Caracciolo e, nel 1594, a Giovanni Battista Reale, che si fregiò del titolo di barone.
I Capobianco, signori di Carife, ne assunsero la giurisdizione nel XVII secolo, mantenendola fino all'eversione della feudalità, avvenuta nel regno di Napoli nel 1806 sotto Giuseppe Bonaparte.
La sua storia seguente non evidenzia particolari avvenimenti di rilievo e quella del resto della provincia.
Il toponimo, citato nel Catalogus Baronum (1150-1168), è un composto del sostantivo “rocca” e di un agionimo.
Del castello medievale, arroccato su uno sperone roccioso, restano una torre cilindrica e parti della cinta muraria.
Nel centro storico si erge la chiesa di Santa Maria Maggiore, edificata nel XII secolo e ricostruita dopo il sisma del 1980; adibita fino al 1756 a luogo di sepoltura, conserva un crocefisso del XVIII secolo, un altare del 1724 di Filippo Rossi di Carife e una Madonna col Bambino di scuola napoletana.
Il santuario di Santa Felicita, ristrutturato dopo il sisma del 1980, racchiude dipinti di Ovidio Martino, illustranti il martirio della Santa.