Provincia di Oristano

Sardegna - Sigla: OR

88 Comuni Codice: 095 Regione: 20

Descrizione

Territorio. La provincia di Oristano, articolata in 78 comuni, è la pi๠piccola della regione; si affaccia sulla costa occidentale della Sardegna e si estende in un'area che va dal Campidano settentrionale alla regione storica della Planargia. Il terreno -la cui origine vulcanica è facilmente riconoscibile dalla presenza di rocce laviche e di fenomeni termali presenti in molti luoghi (famose le acque di Fordongià nus)- è molto ricco e vario, con belle spiagge, tavolati basaltici e montagne. Il suo clima, di tipo temperato-caldo, risente dell'influenza benefica del mare e permette coltivazioni da zone “calde”. Il meridione, comprendente parte della regione storica del Campidano, è fertile e pianeggiante; la parte montuosa inizia nella zona orientale, con le colline della Marmilla e dell'Arborea, fino a inasprirsi verso nord, con i rilievi del Monti Ferru (1.050 metri). Nei pressi del golfo di Oristano la costa è ricca di stagni che ospitano rare specie di flora e fauna. Poco distante sfocia il fiume pi๠importante e pi๠lungo dell'intera regione, il Tirso, che passa attraverso il lago artificiale Omodeo. Sul territorio si alternano oasi naturalistiche (WWF e LIPU), villaggi nuragici, coste frastagliate e minuscole baie nascoste. Non mancano, inoltre, parchi naturali che hanno, tra gli scopi istituzionali, la salvaguardia del patrimonio faunistico e botanico. Notevole interesse geologico e geomorfologico riveste il Parco del Monte Arci, considerato il secondo complesso montano dell'oristanese: un massiccio di origine vulcanica, nel quale esiste il pi๠importante giacimento sardo di ossidiana, una roccia nera, vetrosa, molto dura, che è stata uno dei primi materiali usati nella preistoria per produrre strumenti taglienti (coltelli, punte di frecce ecc.). Dalla sua sommità è possibile godere di uno straordinario panorama che consente, da vari punti, di seguire con lo sguardo mezza Sardegna: dalla distesa delle colline della Marmilla fino all'inconfondibile sagoma della Giara di Gesturi (verso sud-est), mentre verso nord-est si riconoscono i monti del Gennargentu e verso ovest il Campidano di Oristano con i suoi numerosi stagni. La fauna è ricca e annovera cinghiali, volpi e gatti selvatici, ma non mancano ghiandaie, corvi, cornacchie, colombacci e upupe, mentre sulle rocce pi๠inaccessibili nidificano l'astore, il gheppio e qualche raro esemplare dell'aquila del Bonelli; inoltre è segnalata nella zona la rarissima gallina prataiola. Operano sul territorio provinciale, con lo scopo di regolamentare le attività agricole e turistiche e di assicurare la conservazione delle caratteristiche paesaggistiche, le Comunità montane: del “Montiferru” (incentrata sul cono vulcanico da cui ha preso il nome), “Arci Grighine”, “Barigadu” e ”Alta Marmilla”. Sullo sfondo argentato dello stemma provinciale, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, campeggia un albero munito di foglie verdi, sradicato e stilizzato. Comunicazioni. La conformazione del territorio ha condizionato le principali direttrici di traffico: alla totale assenza di tracciati autostradali sopperiscono le strade statali: n. 126 Sud-occidentale Sarda, n. 131 Carlo Felice, n. 131 Diramazione Centro Nuorese, n. 292 Nord-occidentale Sarda, n. 388 del Tirso e del Mandrolisai e n. 442 di Laconi e di Uras. Completano il quadro delle infrastrutture di comunicazione le linee ferroviarie: Cagliari-Ozieri/Chilivani; Cagliari-Isili; Nuoro-Macomer. Il collegamento con la rete del traffico aereo, per le linee intercontinentali dirette, è garantito dall'aeroporto di Roma/Fiumicino; per i voli nazionali e internazionali si possono utilizzare le areostazioni di Alghero/Fertilia e Cagliari/Elmas. Oristano è dotata anche di una struttura minore, l'aeroporto civile di Oristano/Fenosu, aperto al traffico di aviazione generale. A livello portuale si fa riferimento alla struttura di Oristano e, per i movimenti merce e passeggeri di maggiori dimensioni, a quelle di Porto Torres (SS) e Cagliari. Storia. La nascita della provincia di Oristano -dal latino Aureum Stagnum, primitivo nome col quale si designava la zona- risale al 1974 ma il suo territorio ha un passato remotissimo, ricco di storia grazie alla posizione costiera, alle risorse naturali e alle due grandi vie di penetrazione: la pianura del Campidano e il fiume Tirso. I primi nuclei abitativi in età neolitica trovano qui un clima mite, pianure e lagune pescose e il vulcanico Monte Arci, fonte di ossidiana. Ritrovamenti archeologici testimoniano, inoltre, la presenza nella zona della civiltà nuragica: ai margini settentrionali della pianura del Campidano si trova uno dei pi๠importanti complessi nuragici dell'intera regione, il Nuraghe “Losa” di Abbasanta, rinforzato attorno al VI secolo a.C. in seguito all'invasione dei cartaginesi e dei romani. Prima dei cartaginesi giunsero presso le coste del golfo di Oristano i fenici, che fondarono numerose colonie -la pi๠importante delle quali fu quella di Tharros, sottomessa alla dominazione dei cartaginesi, prima, e costretta ad arrendersi ai romani, dopo- e apportarono numerosi benefici alla civiltà dei protosardi insegnando loro a forgiare armi e a costruire i famosi bronzetti nuragici. Risalgono all'anno 982 le prime notizie storiche circa l'esistenza di una località denominata “Aristanes limne”, dal nome della leggendaria principessa Aristana. Nel 1070 la città divenne capoluogo del Giudicato d'Arborea, sostituendo in tutto e per tutto l'antica Tharros. Durante la guerra tra pisani e genovesi per il predominio sulla Sardegna, il Giudice d'Arborea, Comita, colse l'occasione per avvicinarsi ai genovesi mettendo se stesso e suo figlio Barisone sotto la protezione del comune ligure, di cui si servଠper realizzare il sogno di unificare la Sardegna sotto il suo dominio. Per fare ciò era necessaria l'investitura da parte dell'imperatore Federico Barbarossa, il quale era pronto a concederla senza riserve. Tuttavia le numerose opposizioni dei pisani e l'inconcludenza di Barisone capovolsero la situazione, tanto che l'imperatore concesse l'investitura ai pisani; questo fatto segnò la fine del regno di Barisone, la cui politica fu ripresa dal figlio Pietro che, però, non ebbe alcun potere sulla provincia. Tra il 1242 e il 1264 governò il territorio il pisano Guglielmo di Capraia, cui fece seguito Mariano II di Bas che nel 1290 rinforzò le mura e costruଠle due torri di Porta Pontis e di Porta Mare. Dopo alterne vicende e dopo il susseguirsi di lunghi periodi di dominazioni si assistette ai continui tentativi dei francesi di intromettersi negli affari interni del Giudicato d'Arborea, tentando dapprima un accordo tra Ugone III e Luigi I d'Angiò e proponendo, dopo il fallimento di questo tentativo, un matrimonio tra i loro figli che provocò, pertanto, le ire del Giudice d'Arborea. Dopo la morte dell'ultimo erede del “giudicato”, questo passò direttamente sotto il dominio degli Aragonesi, che lo trasformarono in marchesato, nominando marchese di Oristano Leonardo Cubello (1410), a cui susseguirono numerosi parenti. Nel XV secolo il marchesato di Oristano fu annesso alla Corona e posto sotto il dominio degli Aragonesi prima e, dopo il matrimonio di Isabella di Castiglia con Ferdinando il Cattolico, degli Spagnoli. Gli anni successivi furono un continuo travaglio di incursioni dei barbareschi -le pi๠gravi quelle dello Scacciadiavoli (1527), del Barbarossa (1538-1544) e del corsaro Dragut)- popolazioni provenienti soprattutto dal Maghreb e dagli isolotti del mediterraneo; memorabile quella dei pirati turchi introdottisi nel golfo di Oristano ma fermati dagli abitanti di Cabras. Gli inizi del XVII secolo furono teatro della guerra tra Francia e Spagna. I francesi avevano ripreso a saccheggiare le coste sarde e le truppe guidate dal conte d'Harcourt occuparono, per alcuni giorni, Oristano, fino a quando non intervenne il Governatore di Cagliari, che li costrinse a imbarcarsi per il ritorno. Dopo questo periodo il territorio di Oristano dovette far fronte a gravi calamità naturali, tra cui la malaria (1647), l'invasione delle cavallette, le terribili carestie del 1671 e del 1680, la peste e le numerose scorrerie di ladroni. Dopo il trattato di Utrech (1713), l'intera regione passò sotto il dominio degli austriaci, degli spagnoli e del Piemonte (1720). Nel 1807 Oristano fu sede del prefetto fino a quando Vittorio Emanuele I divise la Sardegna in quindici prefetture. Il periodo pi๠felice per la provincia fu quello compreso tra le due guerre mondiali, quando furono realizzate importanti opere pubbliche, quali l'irrigazione della piana di Oristano, la costruzione della diga sul Tirso e la creazione di Arborea. Struttura socio-economica. Oristano e la provincia presentano un paesaggio per la maggior parte incontaminato, con la ricchezza ambientale che costituisce oggi un elemento concreto e trainante per lo sviluppo economico della regione. Una terra antica dalle mille attrazioni e dai numerosissimi prodotti tipici, tra cui: l'olio d'oliva, l'acquavite, la vernaccia e gli altri vini (Semidano, Nuragus, Moscato, Nieddera, i novelli e il rosso Bovale). Tra le prelibatezze culinarie sono famose la Merca e la Bottarga. Ottimi anche i Malloreddus, Su Succu de Fà (una crema di fave con cotiche), Sa Giobarina e Is Lorighittas di Morgongiori. Squisiti i formaggi di Samughèo. Tra i dolci spiccano quelli di mandorle, Su Pane e Saba e i Mustazzolus, biscotti a base di mosto, farina di frumento, lievito e zucchero. L'artigianato è fiorentissimo, con il “filet” di Cà¹glieri, i canestri di giunco intrecciato di San Vero Mà¬lis, Simaxis e Villaurbana, i mobili e le cassapanche nuziali di Santu Lussà¹rgiu, Samughèo, Paulilatino e Mògoro. A Santu Lussà¹rgiu vengono realizzati anche tovaglie, tende e cuscini di lino ricamati; inoltre è attivissima la lavorazione del ferro (speroni, staffe, morsi), della pelle (borse, selle, briglie e finimenti per cavalli) e del coltello artigianale a serramanico. Mògoro è famosa anche per i tappeti, per la realizzazione di manufatti in ferro e per i tessuti multicolori. Anche a Morgongiori, Norbello, Sèneghe, Samughèo, Busachi e Ales è fiorente l'arte della tessitura.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE àˆ possibile ripartire la circoscrizione oristanese in tre ambiti, individuati in base a caratteri territoriali e urbanistici e sulla base dell'analisi della capacità di attrazione e del raggio d'influenza dei suoi centri principali: il Barigadu-Alto Oristanese, che comprende la Comunità montana “del Barigadu” e i comuni dell'altopiano di Abbasanta; l'area dell'Usellus e Alta Marmilla, che comprende i comuni appartenenti al distretto scolastico n. 15 con sede ad Ales; infine, il Montiferru-Campidano-Arci Grighine, comprendente i comuni del Montiferru, quelli che fanno da corona al capoluogo di provincia, con cui hanno un rapporto di interscambio e di dipendenza, nonché quelli della Comunità montana “Arci Grighine”. Barigadu-Alto Oristanese: Abbasanta, Aidomaggiore, à€llai, Ardà uli, Bidonà¬, Boroneddu, Busachi, Fordongià nus, Ghilarza, Neoneli, Norbello, Nughedu Santa Vittòria, Samughèo, Sèdilo, Soddà¬, Sorradile, Tadasuni, Ula Tirso. Usellus e Alta Marmilla: Albagiara, Ales, Assolo, Asuni, Barà dili, Baressa, Curcà¹ris, Gonnoscodina, Gonnosnò, Gonnostramatza, Masullas, Mogorella, Mògoro, Morgongiori, Nureci, Pau, Pompu, Ruà¬nas, Senis, Sà¬mala, Sini, Sà¬ris, Usèllus, Villa Sant'Antònio, Villa Verde. Montiferru-Campidano-Arci Grighine: Arborea, Barà tili San Pietro, Bauladu, Bonà rcado, Cabras, Cà¹glieri, Marrà¹biu, Milis, Narbolà¬a, Nurachi, Ollastra, Oristano, Palmas Arborea, Paulilà tino, Riola Sardo, San Nicolò d'Arcidano, Santa Giusta, Santu Lussà¹rgiu, San Vero Mà¬lis, Scano di Montiferru, Sèneghe, Sennarà¬olo, Siamaggiore, Siamanna, Siapà¬ccia, Simaxis, Solarussa, Terralba, Tramatza, Tresnuraghes, Uras, Villanova Truschedu, Villaurbana, Zeddiani, Zerfalà¬u. BARIGADU-ALTO ORISTANESE Territorio. La zona del Barigadu, immersa nel bacino idrogeologico del fiume Tirso, si presenta, nelle sue parti pi๠elevate, attraverso una grande formazione trachitica di colore rosso mattone che raggiunge uno sviluppo superficiale notevole nell'altopiano di Samughèo, mentre dalla parte opposta della valle del Tirso (altopiano di Abbasanta) è presente una vasta plaga occupata da basalti, originatasi nell'ultima fase dell'attività vulcanica tra la fine del terziario e l'inizio del quaternario. La parte inferiore del bacino è costituita in prevalenza da zone pianeggianti, caratterizzate da sottofondo ghiaioso ricoperto da un considerevole strato di argilla. Il Tirso, il cui alveo è mediamente incassato, scorre in una zona pianeggiante, Chiara di Ula, per incassarsi nuovamente presso Fordongià nus, dove riceve le acque di un altro importante affluente, il Flumineddu di Allai, pi๠a monte chiamato Araxisi. Nel tratto di fiume compreso tra la diga di Santa Chiara e il tratto arginato, si trovano la diga di Busachi, con un invaso di un milione di metri cubi con scopi idroelettrici, e la diga di Santa Vittoria, con modestissimo invaso che serve alla derivazione dell'acqua su diversi canali di irrigazione. Comunicazioni. àˆ raggiungibile tramite le strade statali: n. 131 Carlo Felice; n. 131 Diramazione Centro Nuorese; n. 388 del Tirso e del Mandrolisai. Il quadro delle comunicazioni è completato dalla linea ferroviaria Cagliari-Ozieri/Chilivani. Storia. Nella zona si rileva la pi๠alta frequenza di resti monumentali della civiltà nuragica, alcuni dei quali tra i pi๠spettacolari della Sardegna. La storia di questa parte di territorio è strettamente legata a quella del Barigadu, che conserva i segni di antichissime presenze che vanno dal periodo preistorico e nuragico al romano, paleocristiano, bizantino e medievale. La sua circoscrizione, a partire dal Giudicato di Arborea (VIII secolo-1410), comprendeva: Fordongià nus, che ne fu il primo capoluogo -di straordinaria importanza per la sua coincidenza con l'insediamento romano di Forum Traiani, oltre che per le presenze paleocristiane, bizantine e medievali, testimonianze di una significativa continuità insediativa da mettere in relazione con le acque salutari di cui è ricca-; Busachi, che diventò la seconda Nughedu (oggi Nughedu Santa Vittòria); Ardà uli; Neoneli; Ula Tirso e Allai. La situazione non subଠparticolari modifiche nel XV secolo quando, sotto gli aragonesi, Ardà uli, Neonelli, Nughedu e Ula Tirso rientrarono nella “encontrada di parte Barigado Suso” e Allai, Busachi e Fordongianus in quella “di parte Barigado Josso”. Sucessivamente Busachi divenne centro di una vasta baronia, poi marchesato, sino all'abolizione dei feudi decretata dai Savoia; a tale baronia appartenevano anche Allai e Ardà uli. Neoneli diventò invece il centro di un grande feudo nel quale rientravano anche Nugheddu Santa Vittoria e Ula Tirso. A diverse ripartizioni amministrative appartenevano, fin dal periodo giudicale, Abbasanta -nella quale accanto al noto complesso nuragico del Losa è presente una fitta serie di testimonianze monumentali preistoriche e nuragiche- e Samughèo; sempre all'interno del Giudicato di Arborea, Abbasanta faceva parte della circoscrizione o parte Gilciber (o Guilciber o Ozier Real), di cui fu secondo capoluogo nel XIV secolo, mentre Samughèo rientrava nella circoscrizione del Mandrolisai (o Mandra Olisai). Durante le successive dominazioni aragonese e spagnola, Abbasanta faceva parte dell'”encontrada Osier Real” e Samughèo di quella del “Mandra Lusay”. Nel 1700 Samughèo fu annessa alla Contea di San Martino sino al 1839, anno in cui i Savoia abolirono i feudi. Struttura socio-economica. L'attività industriale è quasi assente, anche se non manca una quota di forza lavoro impegnata nel settore che gravita su Ottana. Di un certo rilievo sono l'artigianato, in particolare quello tessile (a Samughèo), e alcune attività di prima lavorazione (concerie e lavorazione del legno e della pietra ad Abbasanta e Ghilarza). Le attività economiche principali -dell'agricoltura, della pastorizia o dell'allevamento- sono condotte con sistemi tradizionali. àˆ un'area che presenta limitati segni di vivacità economica, che si evidenziano particolarmente nel triangolo Abbassanta-Ghilarza-Norbello nonché in alcuni comuni di maggiore consistenza demografica. USELLUS E ALTA MARMILLA Territorio. La presenza della Comunità montana “Alta Marmilla”, con al centro la città di Ales, quasi in pianura, e le pendici dei monti Arci e Grighine costituiscono gli elementi caratterizzanti dell'area. Il massiccio è di origine vulcanica, ricco di ossidiana, che è stata uno dei primi materiali usati nella pi๠lontana preistoria per produrre strumenti taglienti. La montagna è spoglia nell'altopiano che ne occupa la sommità , mentre è ricca di meravigliosi boschi di leccio e di macchia-foresta, talvolta impenetrabile, nei costoni occidentali e settentrionali. Arricchisce il paesaggio naturale anche la cosiddetta Giara di Gesturi, un altopiano basaltico di origine vulcanica situato tra la Bassa Marmilla e il Sarcidano, la cui notorietà è dovuta alla presenza dei famosi “cavallini della Giara” -una specie, introdotta in epoca nuragica già nella forma addomesticata, tra il normale cavallo e il pony, con il manto scuro e i caratteristici occhi a mandorla- che vivono allo stato brado, perfettamente integrati nell'ambiente. Numerose, sulla Giara, sono le specie di animali selvatici: cinghiale, volpe, martora, lepre, gatto selvatico e una molteplice varietà di uccelli quali l'airone, l'aquila, il gheppio e l'astore. La vegetazione è dominata dal sughero, con presenza di rovere, leccio, biancospino e cisto; alternata è la presenza di praterie ad asfodelo tra le diverse formazioni boschive. Ricca è anche la varietà di fiori, tra cui spiccano le orchidee spontanee. L'impermeabilità del terreno favorisce un singolare fenomeno: “is paulis”, cioè le paludi, pi๠o meno piccole, dovute al ristagno delle acque piovane in vaste depressioni di origine vulcanica. Molto affascinante è, infine, nell'entroterra oristanese, il monte Grighine che, con i suoi 673 metri di altitudine, costituisce un ambiente montano molto suggestivo, dove vivono diverse specie faunistiche come cinghiali, lepri, corvi imperiali e poiane. àˆ ricoperto da un vastissimo manto verde costituito dalla tipica vegetazione mediterranea (lecci, mirti, lentischi, corbezzoli) e da diverse aree con alberi ad alto fusto. Comunicazioni. Le comunicazioni sono assicurate dalle strade statali: n. 126 Sud-occidentale Sarda e n. 442 di Laconi e di Uras. A queste si aggiungono le linee ferroviarie: Cagliari-Ozieri/Chilivani e Cagliari-Isili. Storia. La zona si caratterizza per la forte presenza di straordinarie testimonianze di età preistorica e protostorica. In età romana rivestଠuna certa importanza il centro di Usèllus, fondato intorno al I secolo d.C., che diede infatti nome alla regione circostante: la Parte Usellus (e, in seguito, Parteusellus). Recenti scavi, invece, hanno posto in luce un importante insediamento a Muru de Bangius-Marrubiu. In età medievale l'area fu compresa nel Giudicato di Arborea, mentre si riferiscono all'età spagnola importanti testimonianze, tra cui il seicentesco convento dei cappuccini, a Masullas, nonché le architetture e le carte d'archivio della cattedrale di Ales (da secoli capoluogo dell'Alta Marmilla). Struttura socio-economica. Un'occasione fondamentale di sviluppo per il territorio è rappresentata dal Parco Naturale Regionale del Monte Arci. Nell'area sono presenti due organismi sovracomunali: la Comunità montana “Alta Marmilla” e il Consorzio “Due Giare”. Le attività prevalenti sono quelle pi๠antiche, agricoltura e pastorizia, praticate ancora con sistemi tradizionali. MONTIFERRU-CAMPIDANO-ARCI GRIGHINE Territorio. La formazione del Campidano risale al Pleistocene, quando la sua fossa tettonica fu colmata dai detriti alluvionali trasportati dai fiumi che sfociavano nel mare comportando, in seguito all'avanzare e al regredire dei ghiacci, diverse variazioni della linea di costa che modellarono definitivamente il profilo dell'isola. Quest'area, percorsa dal fiume Tirso, si caratterizza per la presenza di un sistema di stagni (Stagno di Cabras e Stagno di Santa Giusta) e lagune. àˆ, inoltre, disseminata di siti archeologici, complessi nuragici, testimonianze di ogni epoca che si ritrovano nelle strutture architettoniche del capoluogo e dei centri pi๠piccoli. Affascinanti sono le colline dell'Arborea e le coste della penisola del Sinis, terminante con la guglia di Capo San Marco, nonché ampi tratti del litorale che vanno a integrarsi con le numerose pinete e gli stagni circostanti, dimora dei fenicotteri rosa e di altre specie ornitologiche. Un vero paradiso è rappresentato dall'isola di Mal di Ventre, a pochi chilometri dalla costa settentrionale del Sinis, con una superficie coperta da una fitta macchia di lentisco, cisto e rosmarino. Il forte vento di maestrale che la batte le fece attribuire il nome di “Maluentu” cambiato poi dai cartografi piemontesi. La costa ovest è una scogliera granitica che scoraggia i tentativi di approdo; la zona orientale è di pi๠facile accesso, visto anche il susseguirsi di incantevoli piccole baie. Comunicazioni. Alle strade statali n. 131 Carlo Felice, n. 126 Sud-occidentale Sarda, n. 292 Nord-occidentale Sarda, n. 388 del Tirso e del Mandrolisai si aggiungono le linee ferroviarie Nuoro-Macomer e Cagliari-Ozieri/Chilivani. Storia. L'insediamento umano nell'area è attestato sin da tempi antichissimi: nell'Alto Medioevo il dipartimento del Montiferru apparteneva al Giudicato di Torres e il castello omonimo, del quale ancor oggi è possibile osservare i resti, ne costituiva il confine con quello di Arborea; con la caduta dei giudici fu incorporato alla corona d'Aragona e ceduto in feudo a Guglielmo di Montagnas che lo vendette alla famiglia Zatrillas nel 1421. Oristano, divenuta capoluogo del Giudicato d'Arborea, per liberarsi dai pisani aveva dovuto dapprima spalleggiare gli aragonesi e poi insorgere contro di loro. Sottomessa agli aragonesi, nel 1470, dopo la battaglia di Uras, passò sotto il dominio spagnolo. Passata la Sardegna alla Casa Savoia nel 1720, Oristano divenne un centro commerciale e agricolo di discreta importanza, mentre il Montiferru continuò a stare nelle mani di vari feudatari fino al 1848, quando anche l'Isola poté godere dei benefici della Costituzione concessa da Carlo Alberto. Struttura socio-economica. L'attività economica prevalente dell'area è quella agro-pastorale (molto rinomati i cavalli anglo-arabo-sardi allevati a Santu Lussà¹rgiu), con un ricco e apprezzatissimo artigianato che trova i suoi esempi migliori a Cà¹glieri e a Santu Lussà¹rgiu, comuni che rappresentano, del resto, tra le località abitate, le tappe pi๠interessanti. àˆ un'area a forte vocazione agricola; nei comuni a nord di Oristano assumono un certo peso anche le coltivazioni perenni (vite, olivo) e, nei comuni sulla costa, la pesca. La vicinanza della costa ha favorito in molti comuni l'integrazione dei redditi agricoli con l'attività agrituristica.

Comuni della Provincia

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Informazioni

  • Nome completo Oristano
  • Sigla OR
  • Codice ISTAT 095
  • Regione Sardegna
  • Numero comuni 88

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m

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