Cenni storici su Assolo.
Il toponimo, anche se da alcuni viene interpretato come un riflesso di una voce fenicia “hescel”, nel senso di ‘bosco alberato’, ‘luogo selvoso’, è di etimologia oscura e probabilmente di antica origine protosarda.
di antica origine nuragica, durante il Medioevo appartenne alla curatoria di Parte Valenza, del Giudicato di Arborea.
Nel 1417 fu data in feudo ai De Pontas, nel 1421 ai Botter e nel 1426 a Pietro Joffrè.
Successivamente fece parte della baronia dei Senis, da cui fu riscattata nel 1839.
Il territorio presenta un patrimonio archeologico di rilievo.
Particolarmente interessanti appaiono i siti risalenti al periodo nuragico, tra i quali, i nuraghi Mummuzzola, Moro, Planu Narbonis, Sassaioni, San Pietro e Santa Lucia.
Presso la chiesetta di Santa Lucia, si hanno le tracce più evidenti della dominazione romana, con resti di tombe, terme ceramiche e con una lapide mortuaria inserita nei muri.
Tra le opere architettoniche più importanti, oltre al caratteristico abitato con le tipiche case in pietra, meritano di essere citate la parrocchiale di San Sebastiano, di antica origine medievale ma ricostruita in epoca barocca, e la chiesa di San Pietro che, oggi completamente restaurata, inserita nel vecchio cimitero monumentale di Albagiara risalente al XVI secolo, costituiva il nucleo attorno al quale si sviluppava il centro.
Di notevole interesse anche i siti di Nuraghe Giuerreddu e Giuerreddu Mannu dove storia e realtà s’intrecciano: in una cavità di un grosso nuraghe conosciuta come “Sa Rutta”, si nascondeva un terribile bandito, forse Agrippino Maxia di Senis, che finì impiccato.
La leggenda dice che “su bandìu” aveva nascosto nel tronco cavo di un ulivo un tesoro di monete d’oro: per scoprirlo basta attendere che i raggi del sole al tramonto si riflettano sul metallo prezioso, ma si rischia di provocare l’ira di Gruppìu ed è meglio, quindi, abbandonare la ricerca.