Provincia di Alessandria

Piemonte - Sigla: AL

190 Comuni Codice: 006 Regione: 01

Descrizione

Territorio. Terza nella regione per estensione, è situata all’estremo vertice sud-orientale del Piemonte ed è costituita da 190 comuni. Confina: a meridione, con le province liguri di Savona e Genova e con quella emiliana di Piacenza; a oriente, con la provincia lombarda di Pavia; a nord, con quella di Vercelli; il confine occidentale è con le province di Torino e Asti. Il territorio, per la maggior parte collinare, può essere suddiviso in fasce ecologiche e paesaggistiche distinte; tra queste la prima, la pi๠estesa, riflette la tipologia del tipico ambiente fluviale padano: greti sassosi e nudi a forte insolazione diretta, prato arido xerofilo con vegetazione erbacea ed arbustiva, il bosco ripariale a saliconi ed ontano nelle zone pi๠umide, a pioppo e rovere su terreno sabbioso drenato. A queste tipologie si aggiunge la fascia agricola che cinge le aree a struttura naturale. La seconda fascia ambientale che si incontra è quella collinare, che si compone di quattro aree distinte: il Monferrato, caratterizzato da vegetazione boschiva mesofila; l’Acquese-Basse Langhe, che presenta un maggior numero di ambienti naturali (pinete, boschi termofili di roverella, boschi mesofili di querce, pioppi, tigli); e le aree montane della Val Borbera, Curone e Lemme-Piota (differenti nella composizione del substrato geologico e in varietà di vegetazione) che, dal punto di vista naturalistico, sono le pi๠interessanti. Nelle zone pi๠esposte al sole, a circa 800-1.000 metri di altitudine, inizia il piano montano che vede la sostituzione del castagneto a favore del bosco misto a prevalenza di faggio. Notevole la diversità climatica tra le due aree, con estate arida e autunno-primavera piovosi nella prima zona, estate moderatamente umida e minor piovosità primaverile nella seconda zona. Ciò porta ad uno scontro tra influenza mediterranea e influenza continentale che dà luogo ad una diversa ornitofauna. Il territorio provinciale è ricco di rocce: si tratta soprattutto di rocce sedimentarie (ghiaie, sabbie cementate, fanghi, limi e argille), cioè costituite da materiali che si sono depositati nel bacino piemontese all’atto dell’emersione della catena alpina e di quella appenninica. Per quanto concerne il sistema idrografico, esso è dato dalla confluenza del fiume Sesia nel Po e dalla fascia fluviale del Po che va da Gabiano ad Alluvioni Cambiò e che costituisce una eccezionale attrattiva per migliaia di uccelli migratori. Completano il quadro della dotazione idrografica della provincia i fiumi Tanaro e Bormida di Spigno e i torrenti: Belbo, Tiglione, Versa, Stura, Orba, Lemme, Borbera, Curone, Scrivia, Erro. Lo Scrivia, da Villalvérnia a Cassano Spinola, costituisce il tratto di torrente pi๠caratteristico e incontaminato della bassa valle Scrivia, ove si possono osservare tutti gli habitat ecologicamente pi๠interessanti delle aree fluviali termofile: cespuglieti di saliconi e ontani, boschi su terreno sabbioso di querce e pioppi, ampie porzioni di prato xerico con influenza submediterranea fino all’ampio greto sassoso dello Scrivia. Interessante, sotto l’aspetto naturalistico, è pure il tratto Strette di Pertuso e Valletta del rio Dorzegna, nella medio-bassa Val Borbera, in quanto questo tratto di fiume costituisce uno degli scorci paesaggistici pi๠attraenti dell’intera provincia. Gran parte dell’area è caratterizzata dall’alternarsi di affioramenti rocciosi e splendidi boschi misti termofili. Gli uccelli che maggiormente riassumono il fascino della valle sono la rarissima Rondine rossiccia (“Hirundo daurica”) e la Balia dal collare (“Ficedula albicollis”). Lo stemma provinciale, inquartato in decusse, è stato concesso con Regio Decreto e si compone degli stemmi dei sei Circondari chiamati a formare la provincia all’atto della sua istituzione. Nel primo, partito, figurano le insegne di Asti (che appartenne alla provincia di Alessandria fino al 1935) e di Novi; il secondo campo è di Tortona; la terza sezione rappresenta Acqui; nel quarto riquadro figura, infine, l’arma di Casalmonferrato. Sul tutto spicca lo stemma di Alessandria. Comunicazioni. I tracciati autostradali che la collegano al resto della regione sono: la A26 Voltri-Gravellona Toce; la A7 Milano-Genova; la A21 Torino-Brescia; la A26/7 Diramazione Predosa Bettole; la A6 Torino-Savona; la A4 Torino-Trieste; la A10 Ponte San Luigi-Genova. Le strade statali che la servono sono: la n. 456 del Turchino; la n. 334 del Sassello; la n. 30 di Val Bormida; la n. 35 dei Giovi; la n. 10 Padana Inferiore; la n. 494 Vigevanese; la n. 590 della Val Cerrina; la n. 211 della Lomellina; la n. 31 del Monferrato; la n. 461 del Passo del Penice; la n. 31 bis del Monferrato; la n. 457 di Moncalvo; la n. 455 di Pontestura; la n. 35 bis dei Giovi. Le linee ferroviarie che la attraversano sono, invece: Asti-Acqui Terme; Acqui Terme-Genova; Alessandria-Savona; Torino-Novi Ligure; Milano-Genova; Asti-Mortara; Alessandria-Tortona; Novi Ligure-Tortona; Valenza-Castelrosso; Alessandria-Ovada; Novara-Alessandria; Alessandria-Castagnole Lanze; Chivasso-Asti; Biella-Santhià . Per gli aeroporti si fa riferimento a quello regionale di Torino/Caselle e a quello di Genova/Sestri, in Liguria; per le linee intercontinentali dirette ci si serve dell’aerostazione di Milano/Malpensa. Per i collegamenti marittimi si fa capo a Genova e a Savona in Liguria. Storia. La zona di Alessandria fu abitata già in epoca protostorica, come testimoniano i resti archeologici rinvenuti sul territorio in seguito a scavi effettuati in Val Curone e a Tortona (antica Derthona). Nell’età del ferro fu sotto la dominazione dei Liguri Statielli, popolazione sottomessa nel II secolo a.C.; da questo momento ha inizio la conquista romana che determinò la fondazione di nuovi centri e la creazione di nuove strade. àˆ infatti con i Romani che inizia lo sviluppo urbano ed economico del territorio. Il ritrovamento di un tratto della via Fulvia a Villa del Foro, gli scavi operati a Libarna (una delle aree archeologiche pi๠estese del Piemonte) che hanno riportato alla luce gran parte del reticolato urbano della città , cosଠcome i reperti di Acqui, dimostrano che sotto il dominio di Roma la provincia iniziò ad assumere la funzione di area strategica e di importante via di comunicazione. Questo ruolo si rafforzò durante il Medioevo, quando Aleramo, primo della dinastia dei marchesi del Monferrato, visse la sua leggendaria storia. In questo periodo marchesati, signorie, dinastie straniere e condottieri si contesero il possesso del territorio lasciando segni indelebili. Alla caduta dell’Impero Romano venne emergendo una realtà demografica viva, quella di Marengo, nel cui palazzo reale re Lotario emanò, nell’anno 825, i suoi importanti “Capitolari” e nell’861 il suo successore, Ludovico II, concedette privilegi. Nel 938 Marengo divenne “corte regia” e già nell’XI secolo fu comune libero, allo stesso modo di Castellazzo Bormida. La città di Alessandria, invece, ottenne il riconoscimento a libero comune solo nel 1178 dal marchese di Monferrato e nel 1183 da Federico Barbarossa. Nel periodo compreso tra il XIV e il XVI secolo nel territorio alessandrino è documentata la presenza dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta. Purtroppo di gran parte di questi insediamenti non si conservano vestigia. Il territorio dell’attuale provincia è storicamente costituito dall’alessandrino propriamente detto (fino al 1707 sotto il dominio milanese e spagnolo e, dopo quell’anno, ceduto al duca Vittorio Amedeo II di Savoia) e dal Monferrato di Acqui e Casale (fino al 1533 sotto i Paleologi, poi passato ai Gonzaga, duchi di Mantova), oltre ad alcune altre località , un tempo appartenenti ai possedimenti d’Oltregiogo della Repubblica di Genova. A seguito della guerra di successione spagnola, i trattati di Utrecht e di Rastadt (1713-1714) sanzionarono la cessione di tutto il territorio alla dinastia sabauda. Struttura socio-economica. Nell’ultimo decennio del Novecento la provincia di Alessandria ha registrato un consistente calo demografico. L’emigrazione interna si è indirizzata prevalentemente verso il capoluogo provinciale, dando origine a una realtà interculturale sempre pi๠visibile e significativa. Fatta eccezione per l’area Valenzana -nella quale il numero degli abitanti è in crescita- le altre zone (Casalese, Acquese, Ovadese, Tortonese e Alessandrino) hanno, infatti, registrato una forte diminuzione della popolazione, formata in gran parte da anziani. Per contro si è assistito ad un sempre crescente livello della qualità della vita, grazie non solo all’elevato reddito pro capite ma anche alla buona dotazione di infrastrutture sociali e a un consistente tasso di occupazione. La provincia di Alessandria è, infatti, una zona con un tasso di disoccupazione inferiore alla media nazionale e regionale, anche se negli ultimi vent’anni ha fatto registrare una rilevante contrazione del numero di occupati; si è registrata invece un’espansione, seppure modesta, del settore terziario, che costituisce oggi la realtà occupazionale prevalente. La distribuzione delle imprese in provincia è capillare, con una concentrazione significativa nei “poli” corrispondenti alle città e all’area di Felizzano-Quattordio. Per quanto concerne il settore primario, e quindi le attività agro-pastorali, le condizioni climatiche, non sempre favorevoli -caratterizzate talvolta da estati anomale con temperature inferiori alla media e temporali autunnali con devastanti grandinate- penalizzano, in alcune zone della provincia, le colture di mais e barbabietola da zucchero e soprattutto la frutticoltura e la viticoltura. Con l’avanzare della globalizzazione dei mercati e con l’aumento dei costi di produzione, si è assistito ad una sorta di penalizzazione del comparto agricolo, che ha influito negativamente sui prezzi dei prodotti. Situazione pi๠critica è quella che concerne l’allevamento di bestiame, che vede un netto calo di consumo di carne bovina, non proporzionato e non adeguato alle giacenze dei capi allevati e pronti per la macellazione. Il patrimonio zootecnico provinciale risulta costituito da una buona percentuale di allevamenti bovini e avicoli, mentre in diminuzione sono quelli suini, ovini e caprini. Il settore industriale, specializzato nei comparti dell’abbigliamento e delle confezioni, delle calzature, della lavorazione dei minerali non energetici, metalmeccanico, chimico, della gomma e della plastica, dell’oreficeria e della gioielleria, edile, della lavorazione della pietra e del legno, nonché della lavorazione e conservazione dei prodotti alimentari, è adeguato alla domanda. In crescita risulta l’artigianato, che fa riscontrare una forte presenza di ditte individuali, seguite da un minor numero di società in nome collettivo. In crescita è pure il commercio, soprattutto quello con l’estero. Assolutamente in crescita, infine, è il turismo, il cui incremento è dovuto, tra l’altro, alle città d’arte, alle terme di Acqui Terme e alla pregiata produzione vinicola, che hanno influito positivamente sull’economia della provincia, con un effetto che si riflette sui consumi finali e sul reddito pro capite annuo, che è lievemente superiore alla media nazionale e ha fatto registrare una variazione in positivo negli ultimi dieci anni del Novecento.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE àˆ possibile ripartire la circoscrizione di Alessandria in quattro ambiti, individuati in base a caratteri territoriali e urbanistici e sulla base dell’analisi della capacità di attrazione e del raggio d’influenza dei suoi centri principali: il Monferrato (comprendente le zone dell’Acquese, del Casalese, dell’Ovadese e del Valenzano), che grazie alle caratteristiche colline ha un fascino tutto particolare; l’Appennino ligure-alessandrino, che ha in Novi Ligure il centro delle industrie dolciarie e il punto d’accesso verso la Liguria, grazie all’importante nodo stradale e ferroviario; la pianura alessandrina, che trova il suo naturale punto di aggregazione nel capoluogo di provincia; infine, il Tortonese, un’area orientata verso la Lombardia, dalla forte vocazione agricola e dalle particolari ricchezze culturali. Alto e basso Monferrato: à€cqui Terme, Alfiano Natta, à€lice Bel Colle, Altavilla Monferrato, Bà lzola, Bassignana, Belforte Monferrato, Bergamasco, Bistagno, Borgoratto Alessandrino, Borgo San Martino, Bozzole, Camagna Monferrato, Camino, Capriata d’Orba, Carentino, Carpeneto, Cartòsio, Casalèggio Bòiro, Casale Monferrato, Cassine, Cassinelle, Castelletto d’Erro, Castelletto d’Orba, Castelletto Merli, Castelletto Monferrato, Castelnuovo Bòrmida, Cavatore, Cella Monte, Cereseto, Cerrina Monferrato, Coniolo, Conzano, Cremolino, Cà¹ccaro Monferrato, Dènice, Felizzano, Francavilla Bà¬sio, Frascaro, Frassinello Monferrato, Frassineto Po, Fubine, Gabiano, Gamalero, Giarole, Grognardo, Lerma, Lu, Malvicino, Melazzo, Merana, Mirabello Monferrato, Molare, Mombello Monferrato, Moncestino, Montaldèo, Montaldo Bòrmida, Montechiaro d’à€cqui, Morano sul Po, Morbello, Mornese, Morsasco, Murisengo, Occimiano, Odalengo Grande, Odalengo Pà¬ccolo, Olà¬vola, Orsara Bòrmida, Ottà¬glio, Ovada, Ovà¬glio, Ozzano Monferrato, Pareto, Parodi Là¬gure, Pasturana, Pecetto di Valenza, Pomaro Monferrato, Pontestura, Ponti, Ponzano Monferrato, Ponzone, Prasco, Predosa, Quargnento, Quattòrdio, Ricaldone, Rivalta Bòrmida, Rocca Grimalda, Rosignano Monferrato, Sala Monferrato, San Cristòforo, San Giòrgio Monferrato, San Salvatore Monferrato, Serralunga di Crea, Silvano d’Orba, Solero, Solonghello, Spigno Monferrato, Strevi, Tagliolo Monferrato, Terrà¹ggia, Terzo, Ticineto, Treville, Trisòbbio, Valenza, Valmacca, Vignale Monferrato, Villadeati, Villamiròglio, Villanova Monferrato, Visone. Appennino ligure-alessandrino: Albera Là¬gure, Arquata Scrà¬via, Borghetto di Borbera, Bòsio, Cabella Là¬gure, Cantalupo Là¬gure, Carrega Là¬gure, Carròsio, Cassano Spà¬nola, Dernice, Fà bbrica Curone, Fraconalto, Gavi, Grondona, Mongiardino Là¬gure, Montacuto, Novi Là¬gure, Roccaforte Là¬gure, Rocchetta Là¬gure, San Sebastiano Curone, Stazzano, Tassarolo, Vignole Borbera, Voltà ggio. Pianura alessandrina: Alessà ndria, Basaluzzo, Bosco Marengo, Casà l Cermelli, Castellazzo Bòrmida, Castelspina, Fresonara, Frugarolo, Montecastello, Pietra Marazzi, Piòvera, Pozzolo Formigaro, Rivarone, Sezzà dio. Tortonese: Alluvioni Cambiò, Alzano Scrà¬via, Avolasca, Berzano di Tortona, Brignano-Frascata, Carbonara Scrà¬via, Carezzano, Casalnoceto, Casasco, Castellanà¬a, Castellar Guidobono, Castelnuovo Scrà¬via, Cerreto Grue, Costa Vescovato, Garbagna, Gavazzana, Gremiasco, Guazzora, àŒsola Sant’Antònio, Mà sio, Molino dei Torti, Momperone, Monleale, Montegioco, Montemarzino, Paderna, Pontecurone, Pozzòl Groppo, Sant’à€gata Fòssili, Sale, Sardigliano, Sarezzano, Serravalle Scrà¬via, Spineto Scrà¬via, Tortona, Viguzzolo, Villalvèrnia, Villaromagnano, Volpedo, Volpeglino. ALTO E BASSO MONFERRATO Territorio. Il Monferrato si estende nella parte occidentale della provincia e ha come capitale Casale Monferrato che entrò a farne parte soltanto all’inizio del Quattrocento. A caratterizzarlo sono: la forte presenza di vigneti, le suggestive torri e gli arroccati borghi medioevali, che offrono al turista paesaggi incantevoli. Il territorio, già abitato dai tempi antichi, è costituito in gran parte da colline a forte pendenza, con terreni aridi, magri, fangosi, provenienti dalla disgregazione di rocce tufaceo-calcaree, appartenenti all’antico terziario. Sono i terreni che danno i prodotti pi๠fini, i vini pi๠profumati e di qualità , come il Dolcetto d’Ovada, la cui zona di produzione comprende ventidue comuni della provincia e ha come epicentro Ovada, capitale storica della Valle Orba, situata alla confluenza tra i due torrenti Orba e Stura. Comunicazioni. Ai tracciati autostradali dell’A26 Voltri-Gravellona Toce, dell’A21 Torino-Brescia e dell’A4 Torino-Trieste è affiancata una fitta e articolata rete di strade statali: n. 456 del Turchino; n. 334 del Sassello; n. 30 di Val Bormida; n. 590 della Val Cerrina; n. 10 Padana Inferiore; n. 457 di Moncalvo; n. 455 di Pontestura; n. 31 bis del Monferrato; n. 494 Vigevanese; n. 30 di Val Bormida; n. 456 del Turchino. Le linee ferroviarie di cui si serve sono: la Asti-Acqui Terme; la Acqui Terme-Genova; la Asti-Mortara; la Valenza-Castelrosso; la Chivasso-Asti e la Alessandria-Ovada. Storia. La storia di questa parte di territorio della provincia può riassumersi con quella del suo principale centro, Casale Monferrato, sorta in epoca ligure o celto-gallica alla destra del Po e divenuta “municipium” romano. Dopo le invasioni barbariche fu distrutta nel 1215 da vercellesi, alessandrini e milanesi; successivamente risorse per esplicita autorizzazione di Federico II. Sottomessa ai Visconti e poi ai Paleologi di Bisanzio -successori nel 1305 degli estinti Aleramici- venne scelta nel 1464 dal marchese Guglielmo VIII come sua capitale. Sotto la spinta di questo signore, aperto ad un vero rinascimento monferrino, che nel 1474 otteneva la creazione della diocesi, la città si rinnovava ed abbelliva. Con il matrimonio di Federico Gonzaga e Margherita Paleologa, il Monferrato passava ai Gonzaga di Mantova. Vincenzo I, per difendere il territorio dagli appetiti dei Savoia, fece costruire nel 1590 una grande cittadella stellare -che per l’intero Seicento resistette agli assedi degli spagnoli, imperiali e savoiardi-, che venne fatta saltare con le mine nel 1695 per accordi fra le grandi potenze. Con la pace di Utrecht del 1713, il Monferrato passava ai Savoia. Di conseguenza Casale perdeva la supremazia di capitale, venendo spogliata di importanti servizi e autorità . Durante la guerra della Prammatica Sanzione per la successione al trono d’Austria, venne occupata dai gallo-ispani nel 1745. Subito dopo fu investita dal vento barocco prima e da quello francese dopo, e nell’epoca napoleonica, per riconoscimento di Bonaparte, ebbe qualche miglioramento. Con la ricostruzione dello stato sabaudo, fu città di frontiera. Dopo la sconfitta di Novara, resistette ad oltranza alle truppe austriache. Nella seconda guerra d’indipendenza fu il fulcro della strategia franco-piemontese. Alla fine dell’Ottocento divenne “capitale del cemento” e nel Novecento indirizzò le proprie imprese verso il comparto dei frigoriferi e delle macchine da stampa. Struttura socio-economica. A caratterizzare quest’area è sicuramente il vino a denominazione d’origine: ad iniziare dal Cortese di Gavi, uno dei vini bianchi pi๠apprezzati al mondo, per passare ad un particolare tipo di Moscato, prodotto nelle zone di Acqui e Strevi, e al Brachetto, vino da dessert, presente anche nella versione spumante. Due sono poi le denominazioni d’origine di eccellenza per quanto concerne il vino Dolcetto: il Dolcetto d’Acqui e il Dolcetto d’Ovada. Il vino che tuttavia connota meglio il Monferrato rimane il Barbera, prodotto in quasi tutto il territorio della provincia, con risultati notevoli. Da non sottovalutare, infine, il Grignolino del Monferrato Casalese e il Freisa. Accanto ad una viticoltura di qualità si collocano un settore primario e secondario in crescita. Le aziende agricole, a prevalente conduzione diretta, garantiscono la produzione di cereali, frumento, foraggi e frutta; praticato è pure l’allevamento, soprattutto di bovini e avicoli. L’industria, derivata dalla trasformazione delle originarie imprese artigianali, è impostata sul continuo sviluppo delle piccole e medie imprese, caratterizzate da una produzione altamente specializzata. La presenza di una poderosa rete di infrastrutture e soprattutto della stazione termale di Acqui Terme rende, infine, il comprensorio monferrino una zona privilegiata per i residenti e non. APPENNINO LIGURE-ALESSANDRINO Territorio. L’Appennino ligure-alessandrino si estende nella parte sud-orientale della provincia ed è attraversato dai torrenti Scrivia, Borbera e Curone. Il territorio comprende il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, un vasto altopiano situato all’estremo sud della provincia, collocato geologicamente nel sistema noto come “Gruppo di Voltri”. L’area del Parco è dominata dalla piramide massiccia del Monte Tobbio e ha la peculiarità di godere la vista del Golfo Ligure, posto a meno di dieci chilometri in linea d’aria. L’area, situata ad altitudini medie superiori ai 700 metri, è di particolare interesse per l’abbondanza di corsi d’acqua e di zone umide. L’ambiente si presenta con vegetazione prevalentemente erbacea ed arbustiva, con frequenti affioramenti di microtorbiere. Ai margini settentrionali del Parco sono visibili tracce delle antiche coltivazioni di castagno, mentre recentemente si è proceduto a realizzare ampi rimboschimenti di pino marittimo, in seguito ai quali si è verificata la comparsa in queste zone di una nuova specie ornitologica: la Cincia del Ciuffo e il crociere. Frequenti sono gli avvistamenti di poiane, gheppi, astori, bianconi, sparvieri e allocchi. Comunicazioni. Servita dal tracciato autostradale dell’A7 Milano-Genova, che collega la provincia al resto del territorio regionale, la zona è attraversata dalla strada statale n. 35 bis dei Giovi, che attraversa Novi Ligure. Il trasporto su rotaia si svolge lungo le linee Torino-Novi Ligure e Novi Ligure-Tortona. Storia. La storia di questa parte di territorio è strettamente connessa a quella della Val Curone che, grazie alla posizione di confine con la Pianura Padana e la Liguria, è stata, fin dai tempi pi๠antichi, un’importante via di comunicazione verso il mare. Quest’area ha conosciuto lo sviluppo di numerosi insediamenti umani e di centri con connotazioni agricolo-commerciali facilitati soprattutto dalla presenza del torrente Curone che percorre tutta la valle. Le prime notizie scritte sulla Val Curone compaiono in documenti risalenti alla seconda metà dell’Ottocento, anche se la zona era abitata sin dai tempi pi๠remoti. Sono infatti numerose le testimonianze, documentate con reperti archeologici, di insediamenti dell’età Neolitica e dell’età del Bronzo. La rilevanza del centro vallivo si fa maggiormente vivace nei sec. IV e V, periodo di importante accrescimento commerciale per l’intensa attività di importazione. Intorno al VI secolo le invasioni gote portano all’abbandono dei siti; la zona conoscerà un ripopolamento del contesto agricolo soltanto intorno all’VIII secolo Dal X secolo i castelli dominano tutta la valle; tra tutti i feudi imperiali, quelli della Val Curone rappresentano la realtà pi๠consistente sia per la loro solida struttura che per il periodo di istituzione. Importanti famiglie hanno dominato questo territorio: i Frascaroli, i Malaspina, i Fieschi, i Doria. Struttura socio-economica. L’agricoltura (basata sulla produzione di cereali, frumento, foraggi, ortaggi e frutta) e l’allevamento bovino, suino, caprino e avicolo alimentano l’industria conserviera e lattiero-casearia. Molto apprezzata è la gastronomia, tra le cui specialità meritano una citazione i ravioli conditi con vino bianco, piatto tipico di Gavi, oppure il pollo alla Marengo, farcito di uova, funghi e gamberi di fiume. Sempre sull’Appennino è d’obbligo il capretto arrosto, cosଠcome i classici piatti delle vie del sale a base di merluzzo, acciughe e altri pesci di mare conservati. Tra i formaggi, prodotto principe è la “formaggetta” o robiola prodotta nella zona dell’acquese. àˆ quindi la volta degli amaretti e dei Baci di dama, due dolci che sono l’emblema della ghiottoneria locale. PIANURA ALESSANDRINA Territorio. Situata in un’area molto fertile grazie alle acque del Tanaro e della Bormida che l’attraversano, la pianura alessandrina si estende nella parte centro-orientale della provincia ed è terra di rievocazioni storiche. In estate, infatti, gli antichi resti romani e gli imponenti castelli medioevali tornano a vivere le loro leggende. Suggestiva è, a questo riguardo, la rievocazione della famosa battaglia di Marengo, vinta da Napoleone nell’attuale Spinetta Marengo (oggi in territorio di Alessandria). Comunicazioni. Il capoluogo provinciale si pone come crocevia di importanti assi viari: la n. 494 Vigevanese; la n. 31 del Monferrato; la n. 10 Padana Inferiore; la n. 30 di Val Bormida; la n. 456 del Turchino; la n. 211 della Lomellina. I tracciati autostradali di cui si serve sono: la A26 Voltri-Gravellona Toce; la A21 Torino-Brecia; la A7 Milano-Genova. La rete ferroviaria converge anch’essa sul capoluogo provinciale, con le linee: Torino-Novi Ligure; Alessandria-Castagnole Lanze; Valenza-Castelrosso; Novara-Alessandria; Alessandria-Tortona; Milano-Genova; Alessandria-Ovada; Novi Ligure-Tortona e Biella-Santhià . Storia. Alessandria, fondata nel 1168 dall’omonimo papa, passò dalla Lombardia austriaca allo stato sabaudo nel 1707. In seguito al relativo trattato di pace, i Savoia vi costruirono la fortezza. Per la nuova piazzaforte di pianura Vittorio Amedeo II scelse di abbattere il sobborgo murato di Borgoglio; cosà¬, nel 1728, la cittadella al di là del Tanaro era pronta a sostenere lunghi assedi, come quello del 1745-46. Nel 1857, in vista della seconda guerra d’indipendenza, Cavour ne decise l’adeguamento stabilendovi una forte guarnigione. Da allora è sede di distaccamento militare e il suo interno è ancora protetto dal limite invalicabile. Struttura socio-economica. àˆ una delle aree a maggiore vocazione agricola della regione: l’agricoltura alessandrina è caratterizzata da aziende sofisticate che conducono un’attività meccanizzata e organizzata secondo i metodi pi๠moderni, che hanno migliorato la qualità dei prodotti. Tra le coltivazioni prevalgono seminativi e foraggio; barbabietola da zucchero, frutta e ortaggi sono destinati all’industria conserviera. Ad eccellere nel primario è Alessandria, in particolare nel campo dell’allevamento, bovino, suino e avicolo. Nel settore secondario, costituito da imprese di piccole e medie dimensioni, prevalgono i comparti tessile, dei cappelli, metalmeccanico, chimico, della plastica, della gomma e della profumeria. Anche le attività artigianali risultano sviluppate, soprattutto nel campo della produzione di oggetti in argento, in cui si mantiene un’antica tradizione. Molto importante è l’attività commerciale: Alessandria riveste, infatti, il ruolo di grande centro di smistamento, anche con l’estero, di prodotti alimentari. In crescita è il turismo, che registra ogni anno migliaia di presenze. Infine, è rinomata la gastronomia: tipici del posto sono i “rabattoni”, una sorta di gnocchi cilindrici fatti con erbe di fiume e ricotta. TORTONESE Territorio. Il territorio tortonese si colloca nella parte orientale del Piemonte, tra le valli Curone, Grue e Ossona, e rappresenta la terra da vino a ridosso delle regioni Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna. L’area geografica si estende dalle colline appartenenti all’Appennino ligure-alessandrino fino alla piana di Marengo, teatro di scontri tra potenti eserciti. Tipica terra di confine, l’area vitivinicola raggruppa comuni, in parte montani e in parte collinari, aventi tutti una caratteristica principale: la predisposizione geologica e climatica ad ospitare una viticoltura di elevata qualità . Presupposto fondamentale per la sua produzione qualitativamente variegata è l’eterogeneità , che determina la coesistenza di precise microzone con caratteristiche ambientali particolarmente favorevoli ad alcune tipologie di vino; notevoli sono le “micro-aree” caratterizzate da terreni fortemente calcarei, che sono da sempre vocate alla coltivazione del tipico vitigno tortonese a bacca bianca: il Cortese. Esistono altre sottozone con migliori caratteristiche espositive e con terreno maggiormente ricco, estremamente indicate ad ospitare il re dei vitigni atto a dare grandi vini rossi: il Barbera. Comunicazioni. Collocato al centro del triangolo industriale Torino-Milano-Genova, nella parte centro-orientale della provincia, il territorio tortonese gode di una invidiabile posizione, in quanto risulta facilmente raggiungibile dalle principali città del nord Italia. Importante crocevia di strade consolari romane -come la Derthona che dominava un’area vastissima ed era faro di civiltà - può essere raggiunto oltre che con i tracciati autostradali dell’A7 Milano-Genova e dell’A21 Torino-Brescia, anche con le strade statali n. 211 della Lomellina, n. 35 dei Giovi, n. 10 Padana Inferiore, n. 461 del Passo del Penice. I collegamenti ferroviari sono garantiti dalle linee: Alessandra-Tortona; Milano-Genova; Novi Ligure-Tortona. Storia. Tortona conobbe un’economia florida, tanto da imporsi come una delle pi๠importanti città dell’Alta Italia e fu sede episcopale a partire dall’inizio del IV secolo. Di questo splendore restano le tracce nella necropoli di Porta Voghera, nella cinta muraria sul castello e nel ricco museo romano. Dopo la distruzione operata dal Barbarossa, rinacque come libero comune nell’Alto Medioevo e agli inizi del Trecento cadde sotto la signoria dei Della Torre, degli Angiò e dei Visconti, infine degli Sforza. Dopo l’alternarsi nel 1734 di dominazioni francesi e spagnole, fu unita al Regno di Sardegna, sotto la cui guida partecipò ai tumultuosi eventi risorgimentali. Di questo glorioso passato restano tuttora importanti vestigia. Il territorio tortonese fu patria di illustri personaggi, tra i quali il campione ciclistico Fausto Coppi, il genio della musica sacra Mons. Lorenzo Perosi, l’apostolo della carità Beato Luigi Orione e il famoso pittore Pelizza da Volpedo. Visitando le valli che confluiscono a Tortona si possono ammirare le pievi; pregevoli affreschi sono contenuti nella chiesa di Santa Maria di Pontecurone e nella Pieve di Volpedo, mentre, passeggiando per le strade della collina, splendidi scorci paesaggistici sulla pianura padana e, nelle belle giornate, fino alle Alpi si offrono agli sguardi dei visitatori. Struttura socio-economica. La vocazione vitivinicola (Cortese, Barbera, Dolcetto e Chardonnay), data dalla natura favorevole del terreno, diventa vera e propria imprenditoria e si affianca ad una tradizione contadina radicata, che vanta una gastronomia specializzata e una rinomata produzione di frutta e verdura (come le pesche di Volpedo, le fragole di Viguzzolo, il melone di Castelnuovo Scrivia e Sale, le ciliegie di Garbagna, il sedano di Alluvioni Cambiò, la patata e la cipolla di Castelnuovo Scrivia, il melone di Isola Sant’Antonio, l’aglio di Molino dei Torti); famosi, risultano, poi, il tartufo bianco, nero e scorzone, nonché le castagne e i funghi. In crescita è il settore dell’artigianato, specie nella produzione di mobili e manufatti in legno e nella lavorazione della pietra.

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Informazioni

  • Nome completo Alessandria
  • Sigla AL
  • Codice ISTAT 006
  • Regione Piemonte
  • Numero comuni 190

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
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