Cenni storici su Vergato.
Sviluppatasi attorno ad alcune osterie, in cui erano soliti sostare i viaggiatori diretti in Toscana prima di attraversare il Reno, deriverebbe il toponimo dal latino VAREGATUM, che significa ‘guado’; non manca però chi lo riporta al latino VIRGA, ‘ramoscello verde’, o VIRGATUS ‘formato, intrecciato di verghe’.
Possedimento, verso il secolo XI, dei vescovi di Bologna e di varie casate nobiliari, tra cui i signori del Frignano, i conti Alberti di Prato e Mangona e quelli di Panico, entrò poi a far parte delle proprietà della contessa Matilde di Canossa.
Con l’estendersi dell’egemonia bolognese sull’alta valle del Reno anche il Vergatese finì sotto il controllo del capoluogo cittadino, assurgendo ben presto a centro politico e amministrativo di tutta la zona.
Sede del capitanato della montagna, all’inizio del XV secolo, mantenne una posizione di preminenza sulle località circostanti anche dopo la venuta dei francesi, sul finire del Settecento, quando divenne capoluogo di distretto.
Fu sede di governo durante il restaurato governo pontificio e di mandamento dopo l’annessione al Regno d’Italia.
Grave il tributo pagato durante la seconda guerra mondiale: fu in gran parte distrutta.
Gli elementi di maggior spicco del patrimonio storico-architettonico sono: il palazzo dei Capitani della Montagna, ricostruito nel dopoguerra; la chiesa di Alvar Alto e la rocchetta Mattei, a Riola; la chiesa di San Giorgio, restaurata all’inizio del XIX secolo, a Montecavalloro; l’antico complesso di Costonzo, rimaneggiato nel Quattrocento e dopo l’ultimo conflitto mondiale; la chiesa di Pieve Roffeno; la parrocchiale di San Lorenzo, a Prunarolo; l’ottocentesca chiesa di Susano, contenente pregevoli dipinti, e quella di Tolè, dedicata alla Madonna.