Cenni storici su Racconigi.
Il toponimo compare nelle attestazioni del 959 con “Racunese”, formato con il suffisso -ENSEM.
Solo più tardi appaiono “Racunis” e “Raconisio” e altre ricostruzioni in -ISIUS come “Raconisius”, “Racunisius”, “Raconixius” e “Racunixius”.
Fece parte dei possedimenti dei marchesi di Saluzzo e nel XIII secolo passò sotto i Savoia-Acaia sotto i quali rimase fino a quando la casata non si estinse.
Nel 1620 entrò a far parte del principato di Carignano, eretto da Carlo Emanuele I per il principe Tommaso.
Iniziò da questo momento la sua fortuna artistica ed economica, in quanto i principi posero particolare attenzione all’abbellimento e al progresso economico dei loro territori; di ciò ne trasse beneficio il castello, che divenne l’epicentro di molteplici iniziative.
Nella prima metà dell’Ottocento un membro della casata dei Savoia-Carignano, Carlo Alberto, ristabilì le sorti della dinastia e salì al trono quale re di Sardegna nel 1831, contribuendo ad avviare quel processo storico e politico che avrebbe portato il figlio, Vittorio Emanuele, a divenire primo re d’Italia.
Da questo momento il castello rivestì un ruolo molto importante nella vita pubblica e privata dei Savoia, tanto che Vittorio Emanuele III scelse questa residenza per la nascita del principe ereditario.
In esso si tenne, in aggiunta, un importante incontro politico, quale la visita di stato dello zar Nicola II, in occasione della quale fu stipulato il famoso “trattato di Racconigi” volto a garantire il mantenimento dello status quo in Europa.
Sotto il profilo storico-architettonico interessanti sono: i palazzi Balegno, Ferrero e Maccagno, che testimoniano l’alto livello culturale raggiunto dalla locale borghesia nel corso del XVI e XVII secolo; il palazzotto Dal Pozzo, con portici e logge che richiamano immagini del Quattrocento; il convento domenicano con la chiesa di San Vincenzo Ferreri, fondato nel 1506; le tre confraternite della Santa Croce, del Santo Nome di Gesù e di San Giovanni Decollato; il complesso di Santa Caterina, che conserva parte delle strutture monastiche e la bella chiesa con il coro scolpito e affreschi con figure di santi; la parrocchiale di Santa Maria Maggiore, edificata a partire dal 1725; la chiesa di Santa Maria della Porta, così chiamata perché si sviluppa presso la porta orientale dell’antica cinta muraria; la chiesa dei Cappuccini, che conserva alcuni altari lignei barocchi; il municipio, dell’Ottocento; il santuario della Madonna delle Grazie, in forme neoclassiche; infine le belle ville Berroni, dei Caire e De Laugier.