Cenni storici su Samone.
Una delle attestazioni più antiche riporta “De Samona”, derivante, con ogni probabilità, dal termine personale gallo-romano SAMO, un prediale senza il suffisso -ONIS.
Una diversa corrente interpretativa, invece, propende per un’origine preromana del nome.
La sua storia, come del resto quella delle altre località vicine, è condizionata dagli eventi politici e bellici, che hanno riguardato la vicina Ivrea.
La prima attestazione relativa alla sua esistenza è un atto del 955, nel quale compare tra i borghi appartenenti alla Pedagna.
Notevole importanza assume il patto stipulato nel 1278 tra Ivrea e i marchesi del Monferrato, nel quale veniva stabilito che la città e alcune terre limitrofe, tra cui Samone, non subissero alcun attacco armato.
Nel corso del XVI e del XVII secolo subì gravi danni dall’invasione delle truppe straniere.
Nel 1619 fu assegnata dal duca di Savoia, Carlo Emanuele, al nobile Francesco di Damas, di stirpe francese; in seguito passò alla casata dei Bruno, fino alla metà dell’Ottocento.
La sua storia seguente non evidenzia avvenimenti di rilievo.
Del patrimonio storico-architettonico fanno parte: la parrocchiale di San Rocco, edificata verso la fine del Settecento, in stile barocco, e le ville Pallavicino e Garda.
Quest’ultima, in particolare modo, detta il “castello”, in quanto sorta sulle rovine di un vecchio castello feudale, ha grande importanza storica.
Essa, infatti, nel corso dell’Ottocento, ha ospitato una ricca collezione di arte orientale, raccolta poi donata al Comune di Ivrea e tuttora conservata nel Museo civico della città.