Cenni storici su Mathi.
Partendo da un’attestazione dell’anno 1159, si può ricondurre il toponimo all’aggettivo “Matticus”, dal nome personale romano MATTIUS.
Esso appartiene ad una particolare classe di toponimi, per i quali si è verificata la sostituzione della desinenza “i” del genitivo singolare con quella “is” dell’ablativo, su cui poi è stato costruito il genitivo plurale, utilizzato per indicare che la proprietà dei beni è Comune all’intera famiglia.
Le attestazioni successive, infatti, sono sempre al plurale: “Mathiarum” del 1342 e “Matiis” del 1356.
Il suo significato è dunque ‘fondo appartenente alla famiglia Mattii’.
Alcuni ritrovamenti archeologici di epoca romana attesterebbero la sua origine antica, ma secondo fonti sicure, un documento del 547, il feudo fu ceduto al re dei burgundi dai longobardi.
Nel VIII secolo, invece, il territorio apparteneva all’abbazia di Pulcherada.
Nel 1001 Ottone III, tramite licenza imperiale, conferì la signoria a Ulderico Manfredi, successivamente nel 1024 il potere passò nelle mani del monastero di San Giusto di Susa.
Nel 1159, l’imperatore Federico I, la cedette al vescovo di Torino, Carlo.
A partire dalla metà del XII secolo, in questo luogo, regnarono i visconti di Barantoria e poi quelli di Biandrate, che l’acquistarono nel 1225.
Nel 1300, il suo territorio fu teatro della guerra tra Filippo d’Acaia e Teodoro di Monferrato, guerra che coinvolse anche la casata dei Savoia.
I suoi abitanti, verso la fine del 1300, presero parte alle rivolte dei tuchini per liberarsi dal potere feudale; nel 1639 parteciparono alla guerra civile tra madamisti e principisti.
Durante la guerra di successione spagnola, fu distrutta dall’esercito francese, guidato da La Feuillade.
Nel 1755 fu distrutta da una terribile inondazione.
Il suo patrimonio storico-architettonico è composto da: un antico torrione romanico, risalente all’anno Mille, e la parrocchiale che, costruita su una precedente chiesa abbattuta nel 1567, dedicata a San Mauro Abate, a tre navate, ha subito notevoli rimaneggiamenti nel corso dei secoli, al suo interno è possibile ammirare splendidi affreschi di diversi artisti, tra cui Giuseppe Francesco Vinaj, Nino Fracchia e Sergio Tappero Merlo.
Degna di nota per il suo valore artistico, in aggiunta, è la chiesa della Confraternita dei Santi Rocco e Sebastiano, del 1522.