Cenni storici su Campiglione-Fenile.
La sua denominazione, formata da due distinte voci, è attestata nel 1037 solamente con il primo elemento “Campilone”, derivato dal neutro plurale “Campilia”, ‘insieme di pezze di tipo e misura costante, destinate alla coltivazione’.
Il secondo elemento sembra richiamare la voce latina FOENILE, ‘fienile’, attestata mediante l’unica forma di “Finisidum”.
I primi documenti storici che la riguardano risalgono al 1037.
Nel 1159 l’imperatore Federico Barbarossa confermò al vescovo di Torino, Carlo, la donazione di una chiesa locale.
Agli inizi del XIII secolo divenne feudo dei conti di Luserna, del ramo dell’antichissima e potentissima famiglia dei Rorenghi, devota ai Savoia.
Nello stesso periodo si ebbe un insediamento di valdesi provenienti dalla Francia che si scontrarono con i campigliesi.
La nuova comunità venne cacciata nel 1210 su ordinazione del vescovo di Torino.
Nel 1560 venne promulgato l’editto di Nantes con cui ebbe inizio la persecuzione dei valdesi.
Gli stessi Rorenghi, appoggiati dai Savoia, parteciparono all’opera di repressione della religione avversa.
Estintosi il ramo degli Arbetenghi, i feudatari del luogo si imparentarono con i San Germano.
Fenile, invece, è di antica origine romana.
Fu infeudata ad Anscario II, duca di Spoleto, e poi alla famiglia Monale e ai Luserna.
Concessa al vescovo di Torino dal Barbarossa, passò alle famiglie Merloni, Della Riva e a Giovannone Caluso.
All’inizio del 1600 fu infeudata ai Ressani e, dieci anni più tardi, Emanuele di Savoia la cedette ai Goveano.
Anche qui si insediò una comunità valdese, fonte di numerosi contrasti.
I maggiori emblemi monumentali sono rappresentati dalla parrocchiale di San Giovanni Battista, consacrata nel 1339, e dai due palazzi appartenuti, rispettivamente, ai marchesi di San Martino di San Germano e al conte Battaglia.