Cenni storici su Cambiano.
Il toponimo è attestato, dal 955, dalla forma “Cambianis”, divenuta “Cambianus” nel 1152, il cui etimo è rintracciabile nel gentilizio celtico latinizzato “Cambius”, cui è applicato il suffisso -ANUS.
Sorse in epoca romana, come dimostra un recente ritrovamento dei resti di una villa del III secolo dopo Cristo, sebbene si pensi che possa essere stata abitata da alcune popolazioni celtiche.
La sua attuale posizione risale all’VIII secolo, periodo in cui venne eretto il castello e l’abitato spostato nei suoi dintorni.
Le prime notizie storiche provengono da un atto di vendita datato 959.
Successivamente, entrò a far parte dei domini del monastero di San Silvestro di Nonantola che, nel 1034, la cedette ai conti di Pombia.
La sua storia è però legata a quella della vicina Chieri, nella cui orbita restò fino al XIV secolo.
Il legame con il prosperoso Comune significò un forte sviluppo economico, ma fu, d’altro canto, anche fonte di guai: infatti, Chieri, priva di una propria struttura difensiva, usava come linea di difesa le località circostanti a lei sottomesse.
Ciò comportò la sua ripetuta distruzione soprattutto nel corso del Trecento.
Alla metà del XIV secolo passò nelle mani dei Savoia e dei principi Acaia-Savoia, sotto cui venne rovinosamente distrutta durante la guerra contro il marchese del Monferrato.
Con l’estinzione dei Savoia-Acaia, fu retta dal solo regno sabaudo e, nel 1619, venne ceduta al nobile piacentino Scotti e, in seguito, alla locale famiglia dei Borgarelli.
Nel 1640, dopo solo dieci anni dalla diffusione della terribile peste, venne dilaniata dalla guerra civile scoppiata dopo la morte di Vittorio Emanuele I.
Cinquant’anni dopo venne infeudata da Vittorio Amedeo II al marchese Vittorio Carron di San Tommaso e, nel 1702, alla contessa Maria Margherita Tana.
Durante l’occupazione napoleonica fu annessa al regno francese e nel 1815 tornò a far parte dei possedimenti sabaudi.
L’anno 1840 vide la costituzione della società per l’istruzione.
Tra gli emblemi monumentali di maggior pregio figurano: la parrocchiale dei Santi Vincenzo e Anastasio, distrutta durante il saccheggio del 1640 e riedificata alla fine del secolo, sotto la direzione del Vittone; la chiesa dello Spirito Santo, eretta tra il 1620 e il 1622; il castello dei Mosi e il castello dei Mosetti, entrambi del XII secolo.