Cenni storici su Brusasco.
Il toponimo è attestato, dall’884, dalla forma “Bruxatis”, ablativo plurale in -ATIS per -ATIBUS, derivante da un originario -ATEM di antica origine gallica.
Successivamente appaiono le varianti “Brusascus” e “Bruxascus”, dove il suffisso -ASCUS è componente antoponimica.
L’etimo è da ricercare in un termine prediale che, mediante l’esito -ADIS, volge ad -AS e -ASCUS.
Alla base dovrebbe esserci, dunque, un nome personale, probabilmente il celtico latinizzato BRUSCIUS.
Sorta in periodo medievale, tra il VI e l’VIII secolo, fu abitata sin dall’epoca romana.
Il suo insediamento si formò accanto a quello di Quadratula, rispetto a cui, con il tempo, assunse maggiore importanza.
La continua esposizione alle scorribande militari e alle inondazioni del Po spinse la popolazione a trovare rifugio sulla collina circostante, denominata oggi Luogo, presso cui, dall’891, venne creato il primo nucleo del castello, come voluto dal marchese del Friuli Berengario, allora re d’Italia.
Prima del Mille entrò a far parte dei possedimenti Aleramici, marchesi del Monferrato.
Durante la guerra di Federico I Barbarossa contro i comuni, il marchese Guglielmo IV si alleò con l’imperatore che, nel 1164, gli confermò queste terre in feudo.
Costituitasi in Comune, venne infeudata, nel 1186, al conte Ottobono Radicati di Cocconato.
Con il passaggio ai Paleologi, Teodoro I vi fece costruire una cinta muraria.
Con l’estinzione del marchesato, il feudo passò nelle mani dei Gonzaga, che, alla fine del Cinquecento, ordinarono alla popolazione di trasferirsi sul Luogo.
La sua economia traeva numerosi vantaggi dall’attività dei traghetti, al centro di numerose liti con la vicina Verrua che rivendicò a lungo il possesso del porto.
A queste controversie si pose fine nel 1631, quando Brusasco entrò a far parte dei domini sabaudi.
Gli allora attuali feudatari, i Valperga, la cedettero proprio in quegli anni ai conti Scaglia di Verrua, cui rimase fino al 1721.
Nel XVIII secolo, venne coinvolta nelle guerre di successione, e, passato il periodo rivoluzionario e napoleonico, venne staccata dalla provincia di Asti per entrare a far parte di quella di Torino.
In periodo risorgimentale fu testimone dell’arrivo di Giuseppe Garibaldi, inviato per difendere il Piemonte da un eventuale attacco austriaco prima che giungessero le armate francesi.
Nei primi anni del XX secolo venne costruita la ferrovia Chivasso-Asti; durante il fascismo venne aggregata ai comuni di Cavagnolo, Brozolo e Marcorengo, tra cui solo quest’ultimo non ha più ottenuto l’autonomia.
Tra le sue vestigia di maggiore interesse figurano: l’antica chiesa di San Pietro Vecchio al cimitero, in stile romanico piemontese costruita nell’XI secolo su una precedente struttura del V-VI secolo; la parrocchiale di San Pietro Apostolo, costruita dal 1752 su progetto dell’architetto Giuseppe Antonio Genta; il castello, la cui struttura attuale venne edificata a metà del Settecento dal conte Ottavio Michele Cotti, e la chiesa di San Bernardo al Luogo, risalente al 1763.