Cenni storici su Brosso.
Il toponimo si collega al latino medievale “brossa”, ‘boschetto’, che ben si addice al luogo, ricco di zone alberate.
La più antica attestazione è “Brucium”, seguita dalla variante “Brocium”.
Le sue origini risalgono al periodo romano, come testimonia un tempio dedicato al dio sole.
Le prime notizie certe provengono da un documento del XII secolo, periodo in cui era infeudata ai conti di Castellamonte.
Nel 1100 circa Martino di Ardissone, conte di San Martino di Castellamonte, vi fece costruire il suo primo castello.
Di un secolo più tardi sono, invece, le notizie delle miniere di ferro e dei depositi più modesti di oro, argento, rame e piombo.
Intensa era l’attività di estrazione e trattamento dei minerali.
Nel 1244 ebbe inizio la cosiddetta rivolta dei tuchini, moto popolare antinobiliare che portò alla distruzione di numerosi castelli della zona.
Da essa ne uscì vincitrice la casa Savoia.
Nel 1497 vennero promulgati degli ordinamenti che regolavano l’attività mineraria e metallurgica; attraverso di essi si delineò un’economia a carattere protoindustriale integrata alle attività di carattere agro-pastorale.
Nel 1631 la famiglia feudataria di Castellamonte si estinse e a essa subentrarono i San Martino di Parella.
Nel corso del XV e XVI secolo, fu messa a dura prova dalle soldatesche spagnole e francesi.
Durante i moti per l’unificazione dell’Italia molti si prodigarono a favore della causa nazionalistica; in particolare modo va ricordato Pietro Vola, costretto a rifugiarsi in Svizzera per sfuggire alla repressione.
L’attività metallurgica, ancora attiva agli inizi dell’Ottocento, venne ravvivata da una nuova tecnologia, detta “basso fuoco alla brossasca”.
Il processo prevedeva la macerazione del minerale in laghetti, la frantumazione con pestelli idraulici, il passaggio in forni e, infine, la creazione di masselli di ferro ottenuti grazie al basso fuoco.
Tra i suoi monumenti figurano: la chiesa del Gesù, con un elegante portico a cinque arcate, sorretto da esili colonne; la chiesa di San Michele Arcangelo, in posizione panoramica sul Canavese e sulla Serra d’Ivrea, eretta in forme pre-romaniche nel IX secolo e trasformata, nel XVI secolo, in stile gotico; i ruderi dell’antico castello; la casa Caudana, che ospitò, nel 1884, Eleonora Duse; numerosi esempi di architettura spontanea, quali tetti in lose, ballatoi lignei e archi a tutto sesto o a sesto ribassato.