Cenni storici su Beinasco.
Il toponimo è attestato, dal 1153, con la forma BEENASCUS, riconducibile al gentilizio romano BATINIUS, derivante a sua volta da BATTIUS con l’applicazione del suffisso ligure -ASCUS.
Le sue origini risalgono al I secolo a.
C.
, quando venne fondata dai romani allo scopo di proteggere Torino, approfittando della linea difensiva naturale offerta dal Sangone.
Mantenne questa funzione di difesa fino al XVIII secolo.
A lungo governata dai Piossaschi, importante famiglia del Piemonte medievale, divenne libero Comune già dal XIII secolo.
Il suo territorio fu uno dei più importanti della zona; la sua parrocchia inglobava una più ampia area.
Accolta la parte guelfa, fu più volte esposta alle incursioni delle truppe imperiali.
Il XVII secolo fu testimone di dure devastazioni compiute dai Savoia e dalle armate francesi.
A tutte queste sciagure si aggiunse la peste che decimò letteralmente la popolazione locale, praticamente facendola scomparire come comunità per circa trent’anni.
Non meno tragicamente iniziò il secolo successivo: nel 1701 il Piemonte si trovò a combattere in un’altra guerra: quella di successione spagnola.
Il conflitto causò l’ennesima distruzione del paese che, alla fine, si trasformò, da luogo difensivo di Torino qual era, in tranquillo borgo agricolo.
Con l’immediata ricostruzione molti edifici vennero eretti anche sulla sponda destra del Sangone; ciò rese necessario costruire un ponte che collegasse il luogo ad insediamenti posti al di là del torrente.
Nel primo trentennio del Novecento si sviluppò l’industria delle fornaci di laterizi, attività presto abbandonata a favore di quella automobilistica sorta a Torino.
Gli emblemi monumentali che la caratterizzano risalgono, per la maggior parte, al XVIII secolo, essendo gli altri andati distrutti nel corso delle guerre.
Di notevole interesse è la chiesa della confraternita di Santa Croce, esistente già dal 1500 e ricostruita ex-novo nel Settecento sotto la direzione di Bernardo Vittone, allievo dello Juvarra e maestro del barocco piemontese.
Oggi la chiesa è sconsacrata.
Non meno interessante è la parrocchiale di San Giacomo Maggiore, esistente già intorno al Mille.
Abbattuta per il suo stato fatiscente, venne riedificata più volte, l’ultima delle quali su progetto di Giovanni Tommaso Pronotti, anche lui allievo dello Juvarra.
Delle antiche costruzioni rimane qualche rudere del castello con alcune torri della cinta muraria.
Di recente costruzione è il monumento alla Resistenza.