Cenni storici su Bardonecchia.
Il toponimo, in antichità Diovia, è attestato, sin dal IX secolo, come “Bardonisca”, legato al nome dei longobardi.
Le uniche varianti documentate sono “Baedonesca” e “Bardonecchia”.
Le sue origini risalgono intorno al 50 a.
C.
, anni in cui le milizie romane, di passaggio per la Gallia, assoggettarono le tribù locali.
Sotto il comando di Nerone tutto il regno della val di Susa divenne provincia retta da un prefetto.
Con l’evangelizzazione della valle venne legata all’abbazia dei Santi Pietro e Andrea della Novalesa, da cui se ne staccò dopo le invasioni barbariche e l’unione, voluta dai franchi, delle valli della Dora e dell’Are.
Con l’arrivo dei saraceni sia l’unione appena stabilita sia l’abbazia vennero distrutte e decisivo fu l’intervento di Arduino II contro gli invasori.
Divennero signori della conca di Bardonecchia l’omonima famiglia dei Visconti, il cui capostipite fu Vitbaldo.
Con la morte della contessa Adelaide di Susa cadde nelle mani dei conti d’Albon, riconosciuti presto, con il nome di “Delfini”, come signori sovrani.
Vi governarono per ben tre dinastie, fino al 1349.
Tra il 1343 e il 1349, periodo conosciuto come “Repubblica degli Escartons”, dipese dalla prevostura di Oulx ma, allo stesso tempo, ebbe una certa autonomia.
Seguirono le guerre di religione causate dalla predicazione dei seguaci di Pietro Valdo.
Nel 1600 subì continue invasioni e la guerra di successione spagnola (fino al trattato di Utrecht).
Nell’Ottocento fu realizzato il traforo del Fréjus.
Le vestigia del suo passato sono: la parrocchiale Sant’Ippolito, del 1826, con al suo interno un fonte battesimale della scuola di Mezelet; la tour d’Amont, antico castello dei De Bardonisca; la cappella di Notre Dame di Coignet; la parrocchiale di San Lorenzo; la cappella di Nostra Signora del Carmine; la parrocchiale di Sant’Antonio Abate; la cappella di San Sisto; la chiesa di San Pietro; la parrocchiale di Sant’Andrea e la cappella di Les Horres.