Cenni storici su Banchette.
Il toponimo è da collegare a “Bancheta”, diminutivo di “Banca”, indicante ‘striscia di terreno più elevata’ e ‘terrapieno a gradoni’.
I documenti medievali attestano la denominazione sempre al plurale, come è evidente in “Banchetis” e in “Banchetarum”.
Le sue origini risalgono all’epoca medievale.
Secondo alcuni studiosi il suo nucleo originario si formò sui banchi di sabbia depositati durante le piene della Dora Baltea.
La sua storia è strettamente connessa con quella di Ivrea, cui fu legata sin dalla sua fondazione.
Nel 1621 Bonifacio da Fiorano, canonico del Capitolo eporediese, era anche rettore della parrocchia locale che, nel 1335, venne incorporata nell’arcipretura del Capitolo di Ivrea.
Nel XII secolo un ramo della famiglia dei De Civitate Ipporegiale divenne signoria dell’insediamento.
Successivamente la giurisdizione locale passò nelle mani dei Dal Pozzo.
Nel 1621, insieme a Salerano e Samone, venne infeudata dai Savoia a Francesco Damas di San Renano e, successivamente, alla famiglia dei Pinchia, che presto diventeranno conti di Banchette.
Uno dei suoi esponenti, Antonio, insieme al fratello Pietro Lorenzo, fondò l’opera degli esercizi spirituali a Bollengo e partecipò finanziariamente alla fondazione dell’ospedale di Ivrea.
Pietro Lorenzo intraprese, in aggiunta, un viaggio in Terrasanta, di cui lasciò un interessante manoscritto.
In tempi più recenti un altro esponente della famiglia si impose per meriti: fu il conte Emilio, deputato liberale del parlamento per il collegio elettorale di Ivrea.
Nel 1786 Samone si staccò dalla sua parrocchia e la stessa sorte ebbe Salerano nel 1789.
Tra le vestigia del suo passato di particolare interesse storico-architettonico figura il castello, eretto, probabilmente, alla fine del 1200.
Arricchito di una torre nel corso dei secoli, subì le devastazioni di bande di ventura e delle soldatesche spagnoli e francesi.
Ricostruito nel 1800, secondo lo stile neogotico dell’epoca, oggi si presenta come una villa residenziale dallo stile medievaleggiante.
Non meno importante è la parrocchiale, dotata di due alti campanili, posta su un’enorme roccia dioritica raggiungibile mediante una grande scalinata.