Cenni storici su Senigallia.
Fondata dai galli senoni nel IV secolo a.
C.
e successivamente occupata dai romani, che vi dedussero la prima colonia del litorale adriatico (l’antica SENA GALLICA), acquistò grande importanza durante il periodo imperiale.
Dopo la caduta dell’impero romano entrò a far parte della Pentapoli marittima e fu saccheggiata da Alarico, re dei visigoti.
Divenuta libero Comune nel XII secolo, appoggiò la causa ghibellina e la politica antianconetana di altre importanti città marchigiane (Numana, Osimo e Jesi), alleate della repubblica di Venezia.
Coinvolta negli accesi conflitti tra l’imperatore e il papa, fu distrutta nel 1264 e rinacque nella seconda metà del Quattrocento grazie all’opera di Sigismondo Pandolfo Malatesta e di Giovanni della Rovere.
La notevole importanza assunta dal suo porto determinò un tale sviluppo urbano da rendere necessario, nel 1746, l’allargamento delle mura cittadine.
Con la decadenza della “Fiera della Maddalena”, istituita nel XIII secolo, e in seguito alle scorrerie seicentesche dei pirati, venne meno la vocazione mercantile del porto, a vantaggio di quella turistica.
Domina l’abitato la quattrocentesca rocca Della Rovere, che incorpora la trecentesca torre voluta dall’Albornoz e alcuni resti di fortificazioni d’epoca romana.
Anche il palazzo ducale, la fontana di piazza del Duca e palazzo Baviera, con splendidi soffitti decorati da Federico Brandani, sono l’espressione del leggendario mecenatismo dei Della Rovere.
Di particolare interesse sono in aggiunta le strutture architettoniche nate con finalità commerciali (il foro annonario e i portici ercolani) oltre a i monumenti religiosi: la cinquecentesca chiesa della Croce conserva una Deposizione di Federico Barocci; la chiesa di San Martino, del XVIII secolo, è decorata con splendidi dipinti del Guercino e di Palma il Giovane; la rinascimentale chiesa delle Grazie custodisce una tavola del Perugino; il duomo, progettato in stile neoclassico da Augusto Innocenti, racchiude molti dipinti e un sarcofago del XII secolo.