Cenni storici su Santa Maria Nuova.
È sorta in età medievale nel sito di insediamenti di epoca preromana, dovuti probabilmente a umbri e piceni.
Colonizzata dai romani dopo la vittoriosa battaglia di Sentino (295 a.
C.
), fu contesa nel Medioevo tra Jesi e Ancona; la prima distrusse la rocca nel 1201, costringendo la popolazione a sottomettersi alla sua autorità e a rinunciare a qualsiasi aspirazione di autonomia.
Dopo vari tentativi di inserirsi nei conflitti che opposero Jesi a Osimo e Ancona, al fine di liberarsi dal giogo jesino, la comunità venne decimata da una gravissima pestilenza scoppiata nel XV secolo, al punto che Jesi fu costretta a ripopolare la zona insediandovi un gruppo di emigrati lombardi.
Il toponimo deriva da un agionimo, con l’aggiunta della specificazione.
Tra i ritrovamenti archeologici di maggiore interesse figurano un piccolo idolo in terracotta di epoca preromana e alcuni reperti in bronzo e rame, decorati con fregi di probabile origine umbra e picena.
Altri scavi hanno portato in aggiunta alla luce un certo numero di oggetti di età romana, tra cui vasi, anfore, collane, monete e un monumento funerario a forma di torre.
Tra gli edifici religiosi spiccano la chiesa di San Giuseppe (1762), contraddistinta da linee estremamente pure, ricche decorazioni in stucco, altari barocchi e dipinti di pregio, e la parrocchiale di Sant’Antonio da Padova –progettato nel 1793 dall’architetto Mattia Capponi, l’edificio custodisce un altare basilicale decorato con ceramiche policrome, un organo settecentesco e due dipinti di pregio, l’uno di Filippo Bellini (1598) e l’altro dell’Aquilini (1658)–.
Il palazzo comunale, dalle forme rinascimentali, risale all’Ottocento ed è affiancato da palazzo Frontini, del secolo precedente, con un portale settecentesco in pietra arenaria e soffitti a volta affrescati.