Cenni storici su San Marcello.
Le origini dell’attuale abitato risalgono al 1234, quando una colonia di jesini si stabilì nel territorio comunale, abitato in epoca preromana da umbri e piceni, fondandovi un castello –in vero già in precedenza alcuni monaci benedettini, trasferitisi dall’abbazia di Moie sul versante sinistro del fiume Esino, vi avevano costruito una chiesa e un monastero–.
Il borgo, distrutto e ricostruito fra Tre e Quattrocento durante le lotte tra guelfi e ghibellini, rimase a lungo tra i territori fedeli a Jesi, appoggiando quest’ultima nei numerosi scontri con la potente Ancona, fino al raggiungimento dell’autonomia comunale, ottenuta nel 1597.
Passò nel Seicento attraverso le numerose carestie che afflissero l’Anconetano e subì nel Settecento le angherie dei soldati austriaci, autorizzati dal papa al passaggio sui territori della Chiesa; alla fine dello stesso secolo fu occupata dai francesi.
Documentato nelle RATIONES DECIMARUM delle Marche (1290-1292), il toponimo deriva dal nome del Patrono.
Le mura castellane, ancora in buono stato di conservazione, sono dotate di massicci torrioni cilindrici e quadrangolari.
La cinquecentesca chiesa di Santa Maria del Rosario conserva una pregevole tela di Antonio Sarti e un dipinto di Andrea da Jesi mentre la chiesa di San Giuseppe, dalle facciate disuguali, è sovrastata da un campanile di fattura singolare.
Altri edifici di interesse architettonico sono la torre civica, il teatro comunale e il rinascimentale palazzo Marcelli.