Cenni storici su Morro d'Alba.
Sorta in un territorio popolato in epoca preromana da umbri, piceni e galli senoni e in seguito da romani, goti e longobardi, divenne intorno all'anno mille un borgo fortificato, entrando a far parte del sistema difensivo della ghibellina Jesi.
Dopo essere stata concessa in feudo da papa Giovanni XXII al capitano di ventura Ruggero Ranieri (1318) e aver conosciuto nel Quattrocento la signoria degli Sforza e dei Malatesta, tornò a Jesi nella seconda metà del secolo e sostenne la politica papale contro il re di Boemia, alleato dei guelfi Malatesta.
Sul finire del XVIII secolo subì l'assedio dell'esercito francese, cui finì per arrendersi; alla caduta del Regno Italico creato da Napoleone (1814), passò dal regno di Napoli agli austriaci, per tornare subito dopo allo Stato Pontificio.
Il toponimo, al quale nel 1863 fu aggiunta l'attuale specificazione, riflette l'appellativo MORRO, voce d'origine preromana che in genere indica ‘alture, rocce, spuntoni'.
Il centro storico, perfettamente conservato, mostra intatta la caratteristica cinta muraria, formata da alte cortine a scarpa e dotata di sei imponenti torrioni a pianta poligonale, risalenti alla seconda metà del XV secolo.
Nelle chiese morresi sono custodite opere di grande interesse artistico: nella settecentesca parrocchiale di San Gaudenzio sono racchiuse una tela di Silvio Galimberti e un'opera pittorica dei primi anni del Seicento, che raffigura i Misteri del Rosario; nelle chiese di San Benedetto e del Santissimo Sacramento sono esposti dipinti cinque-seicenteschi.