Cenni storici su Monte San Vito.
Sorta in un territorio anticamente abitato da popolazioni umbre e picene e citata per la prima volta in un documento del 1177, si sviluppò nel Medioevo, acquistando la struttura urbanistica tipica dell’epoca, con le abitazioni strette intorno a un castello arroccato su un’altura.
Per tutto il Duecento appartenne alla sfera d’influenza di Jesi, passando nel 1316 tra i domini della marca di Ancona e, con questa, sotto l’egida della famiglia guelfa dei Malatesta; nel secolo successivo venne occupata da Francesco Sforza e pochi anni dopo giurò nuovamente fedeltà al Papa.
Passata attraverso le numerose carestie che indebolirono le Marche nel corso del XVIII secolo, subì, all’inizio del Settecento, le angherie delle truppe austriache temporaneamente stanziate sui territori della Chiesa, attraversando poi un periodo di relativa serenità, che si interruppe con l’invasione francese.
Il toponimo è un composto del termine “monte” e dell’agionimo San Vito, cui era anticamente intitolata una cappella.
Il nucleo più antico dell’abitato conserva ancora la suggestiva struttura urbanistica medievale e rinascimentale: lo scorrere del tempo non ha pregiudicato la bellezza del palazzo comunale, sorto sui resti di una fortezza malatestiana, e della collegiata, che conserva numerose tele di pregio.
Testimonianza dell’antico popolamento del territorio comunale sono alcune tracce di una tomba risalente al periodo neolitico.