Cenni storici su Montecarotto.
Sorta in un sito anticamente popolato dagli umbri, dai piceni e dai galli senoni, si sviluppò a partire dal VI secolo d.
C.
, diventando intorno all’anno mille la più vasta delle sette pievi della diocesi di Jesi.
Più tardi vi venne edificato il castello fortificato, sottoposto alla giurisdizione di Jesi.
Della potente città il borgo condivise la fede ghibellina, il passaggio, nel XIV secolo, alla Santa Sede, favorito dalla sapiente opera politica del cardinale Albornoz, e le temporanee signorie di potenti famiglie.
Sul finire del XVIII secolo, elevata alla condizione di cantone, fu occupata dalle truppe francesi e poi annessa al Regno Italico napoleonico.
Sono molteplici le interpretazioni del toponimo, che corrisponderebbe all’espressione ‘monte dell’arco (dell’arca) rovinato’ oppure a ‘monte della rocca rovinata’, sottintendendo una derivazione dal termine latino ARCE, ‘rocca’.
L’abitato presenta ancora intatto l’aspetto medievale ed è quasi interamente cinto da mura difensive, ricostruite nel 1509 e munite di due torrioni, uno merlato di forma cilindrica e l’altro poligonale.
Di notevole interesse, tra gli edifici religiosi, è la collegiata, che racchiude una splendida tela di Ercole Ramazzini (1588), un dipinto seicentesco di Antonio Sarti, un crocifisso ligneo di Corrado Teutonico, anch’esso del Seicento, e un sarcofago in pietra risalente al IV secolo d.
C.
Gli edifici civili maggiormente degni di nota sono il settecentesco palazzo Baldoni, che si apre su un giardino pensile posto a cavallo delle mura castellane, e il teatro comunale, realizzato nel corso dell’Ottocento dall’architetto jesino Raffaello Grilli.