Cenni storici su Jesi.
Dopo aver ospitato un insediamento umbro, fu abitata dai piceni e quindi dai galli senoni e nel 247 a.
C.
fu conquistata dai romani.
Alla caduta dell’impero romano fu inserita nella Pentapoli marittima bizantina e più volte distrutta da visigoti, ostrogoti e longobardi, divenendo nel 756 possedimento della Santa Sede.
La storia successiva è contraddistinta da continui passaggi di potere: prospera sotto gli Svevi nel corso del XII secolo, sostenne a lungo la causa ghibellina ma fu di nuovo sottomessa dalla Chiesa nel 1305; al termine delle brevi signorie dei Balignani e dei Simonetti, con un’imponente azione militare voluta dal cardinale Albornoz, ridivenne per breve tempo territorio pontificio, passando poi a Galeotto Malatesta, a Braccio da Montone e a Francesco Sforza (1433); riannessa nel 1477 ai territori ecclesiastici, venne saccheggiata nel 1517 da Urbino.
Nel 1831 tentò di rendersi indipendente, costituendo un governo autonomo, ma fu ben presto annessa al regno d’Italia.
Il toponimo deriva da una base prelatina AIS-, tema idronimico che significa ‘muoversi velocemente’.
Dell’epoca romana restano statue acefale e ritratti marmorei risalenti all’età giulio-claudia.
Sul tracciato delle antichissime mura si svilupparono quelle medievali trecentesche, ricostruite in laterizio nel secolo successivo da Baccio Pontelli e perfettamente conservate.
Tra gli edifici di epoca successiva spiccano il quattrocentesco palazzo della Signoria, opera di Giorgio Martini, e palazzo Pianetti Tesei (1730), uno degli esempi più significativi del rococò italiano.
Di notevole interesse sono anche gli edifici religiosi: il santuario delle Grazie, con un maestoso portale quattrocentesco, e la chiesa di San Marco (XII secolo), espressione del gotico marchigiano, impreziosita da affreschi di scuola giottesca.