Cenni storici su Fabriano.
Il territorio comunale fu popolato in epoca preromana dai piceni.
L’attuale abitato nacque dalla fusione dei municipi latini di TUFICUM e ATTIDIUM, distrutti dai barbari tra il VI e il VII secolo d.
C.
Nel corso del Trecento, essendo libero Comune ormai da due secoli ed essendosi specializzata nell’arte del ferro battuto e nella produzione della carta, conobbe un notevole sviluppo economico.
Dominava la scena politica, verso la metà del XIV secolo, la potente famiglia dei Chiavelli, d’origine germanica e di parte ghibellina, che trasformò il feudo in signoria; nel 1435, però, una congiura riuscì a ripristinare il potere delle magistrature locali.
Fu Francesco Sforza, dopo averla conquistata, a spezzarne la crescita economica con un pesante regime tributario.
Nel Cinquecento passò allo Stato Pontificio, restando di fatto sotto l’amministrazione di cartai, lanaioli, mercanti, merciai e calzolai.
Nel 1798 aderì alla Repubblica Romana e nel 1808 entrò a far parte del Regno Italico napoleonico.
Il toponimo è una formazione prediale dal personale latino FABERIUS o FABRIUS, con l’aggiunta del suffisso aggettivale –ANUS.
Numerosi sono i monumenti che testimoniano la grandezza dell’abitato al tempo dei Chiavelli: spiccano una corte trecentesca, che fa da cornice alla splendida piazza del Comune, il palazzo del Podestà, eretto nel 1255, e la Fontana Rotonda del 1285.
Gli edifici religiosi di maggior pregio sono il trecentesco duomo, rimaneggiato con elementi rinascimentali, la chiesa di San Nicolò, che custodisce dipinti del Guercino, la duecentesca chiesa di Sant’Agostino, quella barocca dei Santi Biagio e Romualdo, quella del Sacro Cuore e il seicentesco oratorio del Gonfalone.