Cenni storici su Castelplanio.
Abitata fin dalle epoche più remote dagli umbri e dai piceni, passò nel V secolo a.
C.
sotto il dominio di Roma, subendo alla caduta dell’impero romano le invasioni barbariche.
Ai piedi del colle su cui sorgeva il monastero di San Benedetto dei Frondigliosi fu eretto nel Duecento un borgo fortificato, che entrò subito nella sfera d’attrazione di Jesi.
Nel corso del Quattrocento resistette a lungo all’assedio di Francesco Sforza, che riuscì ad averne ragione nel 1433; dieci anni dopo fu rasa al suolo dalle truppe di Niccolò Piccinino, chiamato dal papa per liberare il territorio comunale dalle truppe sforzesche.
Ricostruita, rimase saldamente legata a Jesi, seguendone le sorti.
Il toponimo è un composto di CASTELLUM e di un secondo termine dal significato poco chiaro, che potrebbe derivare dal latino PLANUS o PLANUM.
Domina l’abitato un castello medievale, che conserva parte della doppia cinta muraria fortificata oltre a la pavimentazione originaria, un pozzo posto nel cortile centrale e due torrioni, uno poligonale e l’altro a base quadrangolare.
Il centro storico conserva in aggiunta importanti espressioni dell’arte e dell’architettura religiosa: la duecentesca badia di San Benedetto dei Frondigliosi, abbellita da una loggia romanica, espone affreschi del XVI secolo e una tela del Ramazzini; la parrocchiale di San Sebastiano, eretta nel XIX secolo su una precedente costruzione religiosa cinquecentesca, custodisce una terracotta policroma attribuita a Mattia della Robbia.