Cenni storici su Castelbellino.
A un primo popolamento, riconducibile all’età del ferro, seguirono l’insediamento dei piceni prima e la dominazione romana poi.
Tra il III e il VI secolo d.
C.
subì le invasioni di goti, bizantini, longobardi e franchi, piegandosi in seguito all’influenza politica di Jesi: nel 1194 il conte Trasmondo stipulò l’atto di sottomissione alla potente città, dando così il via alla costituzione di quel dominio che resisterà, fra alterne vicende, fino al 1808, con l’annessione delle Marche al Regno Italico di Napoleone.
Schieratasi contro il cardinale Albornoz, venne distrutta verso la metà del Trecento dagli eserciti papali e annessa allo Stato Pontificio.
Subì in seguito un nuovo rovinoso attacco da parte delle truppe mercenarie di Francesco Maria I della Rovere, che nel 1517 si era appropriato di Jesi dopo aver sconfitto l’esercito di papa Leone X; alla fine del XVIII secolo fu poi invasa dai francesi, entrando a far parte del cantone di Apiro.
Il toponimo, che è stato a lungo Morro Panicale, è un composto del termine “castello” e del personale latino BELLINUS.
Dell’epoca medievale rimane il castello due-trecentesco, ormai diroccato, le cui poche rovine sono state adattate a belvedere.
Tra gli edifici religiosi figurano la chiesa cinquecentesca di Santa Maria delle Grazie, che racchiude un affresco di notevole fattura, e la neoclassica parrocchiale di San Marco Evangelista, a navata unica, eretta nel XVIII secolo dall’architetto Mattia Capponi.
Alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce due intere necropoli, una risalente all’età del ferro e l’altra picena, insieme a bronzi etruschi, avori egizi e resti di un tempio pagano dedicato al dio Pan.