Cenni storici su Arcevia.
Nel IV secolo a.
C.
i galli senoni si insediarono lungo la valle del fiume Misa, facendo del territorio arceviese la loro postazione più interna.
Conquistata dai romani, fu occupata dai longobardi e in seguito donata da Carlo Magno alla Chiesa (VIII secolo), che la utilizzò come punto di osservazione sulle terre del ducato di Urbino.
Divenuta nel Duecento libero Comune, acquisì un potere tale da ottenere in pochi anni il controllo di quaranta castelli.
Nel 1326 fu coinvolta nelle aspre lotte tra le fazioni guelfa e ghibellina della marca anconitana, finendo nelle mani dei ghibellini di Fabriano, che fecero strage dei sostenitori dello Stato Pontificio.
Occupata da Francesco Sforza tra il 1433 e il 1447, tornò nuovamente alla Chiesa, subendo nel Settecento l’occupazione francese e partecipando alla guerra partigiana durante il secondo conflitto mondiale.
Il toponimo, che in passato era Rocca Contrada, è composto dai termini “arce” (dal latino ARX, ARCIS) e “via”.
L’abitato, circondato da mura medievali ben conservate, ospita all’interno del perimetro urbano il duecentesco palazzo del Podestà, di cui restano la torre civica e alcune stanze.
Il monumento religioso di maggior pregio è rappresentato dalla collegiata di San Medardo, splendida basilica in cotto dichiarata monumento nazionale: restaurata nel Seicento, espone al suo interno alcune opere di Luca Signorelli e Giovanni della Robbia, una tela del Ramazzini e un coro ligneo intagliato dal Teutonico.