Cenni storici su Crevacuore.
Il toponimo sarebbe, secondo alcuni, collegato alla leggenda di una principessa morta di crepacuore per la morte del figlio annegato nelle acque del lago, da lei poi prosciugato; deriverebbe quindi dal tardo-latino “Crapacorium”, ossia ‘crepacuore’ originato a sua volta dal verbo latino CREPARE e dall’evoluzione del sostantivo COR-CORDIS; secondo altri potrebbe invece essere collegato alla presenza di un lago nel bacino in cui si sviluppa l’abitato, e quindi al significato di ‘spacca crosta’, con allusione alle crepe dei fondi paludosi essiccati.
Di probabili origini medievali, fu in questo periodo il centro di un vasta contrada appartenente al comitato di Palombia.
Inglobata nei territori di Aimone, conte di Vercelli (X secolo), passò in eredità alla famiglia Bulgaro.
Divenuta, per volontà imperiale, proprietà dei vescovi di Vercelli, appartenne in seguito a diversi signori locali, tra cui i Fieschi.
Saccheggiata nel XVI-XVII secolo dalle milizie francesi, spagnole e sabaude, venne occupata dalle truppe naziste nel 1944.
La parrocchiale di Santa Maria Assunta, di epoca cinquecentesca, conserva, nelle tre navate, pregiati affreschi raffiguranti la vita della Vergine attribuiti al Peraccino (1783), oltre a un dipinto della scuola del Ferrari, con la Madonna contornata da numerosi santi.
Meta di frequenti pellegrinaggi è il santuario della Madonna della Fontana, che conserva un’immagine della Vergine dipinta su un sasso.
Meritano una visita anche i numerosi oratori presenti sul territorio, tra cui quello di San Sebastiano (XV secolo) e quello di San Giorgio (XIII secolo), con due campate, volte a crociera e decorazioni floreali.
Da visitare il vecchio nucleo urbano ricco di numerose chiese e oratori che ancora oggi custodiscono notevoli opere d’arte e simboleggiano la nobiltà dell’intera valle.