Provincia di Brindisi

Puglia - Sigla: BR

20 Comuni Codice: 074 Regione: 16

Descrizione

Territorio. Istituita nel 1927 con parte del territorio delle province di Bari e Lecce, conserva ancora inalterate le caratteristiche geomorfologiche dell'area contigua, alla quale storicamente appartiene: il Salento, che un tempo comprendeva il territorio occupato dalle attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto, mentre oggi questo termine fa riferimento a un'area pianeggiante molto pi๠ristretta -tra Ostuni e Capo Santa Maria di Leuca, tra Adriatico e Jonio-, intervallata da piccole alture sassose. Articolata in 20 comuni, è la meno estesa e la meno popolata fra le province pugliesi; segue la costa adriatica con un percorso rettilineo, interrotto solo dall'insenatura di Brindisi, e confina all'interno con le province di Bari, Taranto e Lecce. Il suo territorio è diviso in due unità geografiche ben evidenziate: le alteterre calcaree delle Murge (a nord-ovest), che degradano a est e a sud-est con una successione ben marcata di ripiani, e il Tavoliere di Lecce (a sud-est), una pianura calcarea, che costituisce la parte pi๠settentrionale del Salento. Le due unità geografiche sono separate tra loro da una frattura tettonica (nota come Istmo Messapico), che corre tra le insenature di Brindisi e Taranto. Il clima mediterraneo (inverni miti e piovosi ed estati calde e asciutte) rende inconfondibile la vegetazione del territorio: ulivi (di proporzioni a volte monumentali), pini, oleandri, agavi e fichi d'India crescono spontaneamente tra le valli, lungo le spiagge e il ciglio delle strade, dietro le bianche costruzioni che caratterizzano il paesaggio con la loro tipica architettura. La scarsità delle precipitazioni e la diffusione delle formazioni calcaree ostacolano lo sviluppo dell'idrografia di superficie, limitata a pochi corsi d'acqua a regime torrentizio. La ricchezza idrografica è data pertanto dalle acque piovane, che, assorbite dagli strati permeabili del suolo e inghiottite da voragini naturali, percorrono il sottosuolo. Dei 20 comuni che compongono la provincia solo Brindisi supera i 50.000 abitanti: i maggiori addensamenti tuttavia sono riscontrabili negli agglomerati in cui è presente una fiorente attività , prevalentemente artigianale, nei comparti manifatturiero e agro-alimentare. I risultati dei bilanci demografici evidenziano inoltre: una stazionarietà del quoziente di incremento naturale; un progressivo aumento del saldo migratorio naturale; una diminuzione del tasso di crescita della popolazione residente. Sullo sfondo azzurro dello stemma provinciale, concesso con Decreto Reale, campeggia l'immagine di una testa di cervo, posta in maestà , accompagnata, in punta, dalla parola BRVN. Comunicazioni. La rete stradale provinciale è strettamente collegata alla rete del capoluogo, a quella di tutti i comuni, grandi e piccoli, e alla maglia costituita dalle strade statali. Estremamente articolata è la maglia della viabilità ordinaria che garantisce collegamenti pi๠che soddisfacenti. Gli assi viari pi๠importanti sono rappresentati dalle strade statali n. 7 via Appia, n. 7 Ter Salentina, n. 16 Adriatica, n. 172 Diramazione dei Trulli, n. 379 Egnazia e delle Terme di Torre Canne, n. 581 di Massafra, n. 603 di San Giorgio Jonico, n. 605 di Mesagne, n. 613 Brindisi-Lecce. Un solo tracciato autostradale serve il territorio: l'A14 Bologna-Taranto, a cui buona parte della provincia è ben collegata. La rete ferroviaria comprende le tratte di collegamento con Bari, Taranto e Lecce; presenta, però, limiti strutturali legati al parziale raddoppio della linea Bari-Lecce, al mancato potenziamento della linea Brindisi-Taranto e all'assenza dell'elettrificazione. Va aggiunto che, oltre a comprendere il collegamento di Brindisi Centrale con la propria zona industriale, la rete è dotata di una linea di collegamento in concessione ad azienda privata (Ferrovie Sud-Est) tra Cisternino, Francavilla e San Pancrazio Salentino, che ricade nella tratta Bari-Lecce. Il collegamento con la rete del traffico aereo è garantito dall'aeroporto di Brindisi/Papola Casale, che assume un ruolo importante per i traffici aerei del Centro-Sud della penisola e del Salento in particolare. Il porto di Brindisi, situato in una posizione privilegiata che ne fa il porto pi๠sicuro del basso Adriatico, sorge nel fondo di una vasta insenatura a forma di imbuto, suddivisa trasversalmente in due sezioni dall'isola di Sant'Andrea e da un complesso di dighe. Per la sua posizione naturale il porto ha la capacità di assolvere a una funzione polisettoriale: industriale, commerciale, turistica e di servizio al polo energetico. Infatti la sua suddivisione in tre bacini (porto esterno o avamporto, porto medio e porto interno) consente di svolgere attività di movimentazione di carbone per le centrali ENEL, di prodotti commercializzati da o per l'area industriale, di traghetti da e per la Grecia nonché il ruolo di base militare. Storia. Sebbene sia stato l'impero romano a segnarne il destino (collegata direttamente con Roma mediante la via Appia, Brindisi divenne il principale porto romano verso l'Oriente e svolse un ruolo di primo piano sia come centro commerciale sia come base militare), il territorio brindisino era frequentato già nell'età del Bronzo. Fu patria dei misteriosi messapi, le cui prime notizie storicamente sicure risalgono alle lotte con Taranto all'inizio del V secolo a.C. Quando Taranto, nel 272 a.C., si arrese a Roma anche i messapi entrarono a far parte della confederazione capitanata dai romani. Questo popolo ha lasciato tracce importanti: una lingua, in parte decifrata, attestata da circa 200 iscrizioni; templi di pietra; suppellettile importata da ricchi mercanti d'oltremare; corredi tombali. Accanto a scodelle e recipienti di uso domestico e di fattura grossolana sono stati rinvenuti vasi pi๠raffinati di fabbricazione egea, dalle forme eleganti e con decorazioni dipinte, che attestano il processo di ellenizzazione di questa terra e provano che il passaggio di merci lungo le rotte fra lo Jonio e l'Adriatico non fu episodico e casuale né fu interrotto dalla fine della civiltà micenea. Con la caduta di Taranto il territorio brindisino si legò alle sorti dell'Urbe e lungo le sue strade passò la storia politica e militare di Roma: gli eserciti di Cesare, nel tentativo di accerchiare Pompeo, bloccarono l'uscita dal porto; qui fu stipulato il FOEDUS BRINDISINUM fra Ottaviano e Marco Antonio che sancଠun lungo periodo di tranquillità ; qui nacque Marco Pacuvio, padre della tragedia latina, Cicerone scrisse le “Lettere brindisine” e Virgilio compose i suoi ultimi versi. Con l'arrivo dei longobardi il territorio perse autorevolezza: Brindisi fu rasa al suolo nel 674 e la cattedra episcopale fu spostata a Oria. La ricostruzione, iniziata nel secolo XI, fu ultimata per opera dei normanni, mercenari provenienti dal Nord Europa, che inaugurarono un lungo periodo di stabilità politica, che determinò miglioramenti economici e profonde trasformazioni territoriali. Con gli svevi questo angolo della penisola registrò un ulteriore sviluppo, interrotto dall'arrivo degli angioini, con i quali emerse una nobiltà feudale poco attenta ai ceti medi e al mondo agricolo e commerciale e intenta a vessare di tasse i singoli possedimenti. La situazione non migliorò con gli spagnoli e solo il XVIII secolo inaugurò un lungo periodo di rinnovamento, che culminò con l'annessione al regno d'Italia. La storia pi๠recente ha registrato l'attiva partecipazione ai due conflitti mondiali e un nuovo processo di sviluppo agricolo e industriale. Struttura socio-economica. La popolazione, distribuita secondo una tipica forma di insediamento accentrato, ha nell'agricoltura (cereali, prodotti ortofrutticoli, uve da vino e olive) la principale risorsa economica. Rilevante è il movimento cooperativistico che ha avuto inizio con la riforma fondiaria: le cooperative presenti sul territorio provinciale sono numerose e operano nei comparti oleario, vinicolo, ortofrutticolo, conserviero e lattiero-caseario. Le cooperative olearie sono concentrate prevalentemente a Carovigno, Ostuni, Fasano, Torre Santa Susanna; quelle vinicole a Brindisi, Mesagne e San Pietro Vernotico; quelle conserviere a Mesagne, Torre Santa Susanna, San Pietro Vernotico e Ostuni. La naturale conseguenza dell'espansione associazionistica è stata la nascita di aggregazioni di secondo grado, specie nel comparto enologico. Il patrimonio zootecnico è esiguo e non trova un adeguato sviluppo a causa della limitata disponibilità di foraggi e mangimi nonché dello scarso approvvigionamento idrico. L'insediamento industriale promosso negli anni Sessanta del XX secolo ha provocato un flusso di iniziative sia pubbliche che private, che hanno consentito una graduale diffusione di attività produttive. Il tessuto industriale brindisino è costituito da piccole, medie e grandi aziende che operano nei comparti alimentare, estrattivo ed edile, affiancati da quello chimico grazie agli interventi della Cassa per il Mezzogiorno. Mentre i grandi complessi industriali sono ubicati nel capoluogo, i comparti minori, costituiti prevalentemente su base artigianale, sono addensati specialmente nei centri di Fasano, Ostuni e Francavilla Fontana, dove assumono una funzione specializzata in relazione alle tradizioni degli stessi centri. L'apparato distributivo della provincia di Brindisi è basato su un modello caratterizzato dalla coesistenza di piccoli e piccolissimi esercizi tradizionali con eser cizi di medie dimensioni: tuttavia ha un peso rilevante sull'economia provinciale sia in termini produttivi che occupazionali. In espansione è il turismo, favorito dalla funzione di Brindisi come scalo di transito delle correnti turistiche italiane e medio-europee dirette in Grecia e nel Vicino Oriente ma anche dal richiamo offerto da alcuni centri caratteristici (Francavilla Fontana, Oria, San Vito dei Normanni, Carovigno, Ostuni). Il territorio provinciale, vario nel suo aspetto, assume in alcune zone caratteristiche di notevole interesse: il suo paesaggio alterna la bellezza del litorale sabbioso, a tratti frastagliato, a quella delle colline. La ricchezza è determinata non solo dalle bellezze naturali ma anche dalle vestigia delle civiltà messapica, romana, normanna, sveva, angioina e aragonese. Il turismo prevalentemente di transito, che caratterizza la vita e sostiene le attività commerciali di Brindisi, si integra perfettamente con il turismo residenziale, che ha trovato un notevole sviluppo grazie al potenziamento delle capacità alberghiere con la realizzazione di moderni villaggi turistici.

Ambiti Territoriali

DEFINIZIONE àˆ possibile ripartire la circoscrizione della provincia brindisina in due ambiti, individuati essenzialmente sulla base dei caratteri territoriali e urbanistici piuttosto che sulla base dell'analisi della capacità di attrazione e del raggio d'influenza dei suoi centri principali: la Pianura di Brindisi, che comprende la parte meridionale del territorio provinciale, e la Collina di Brindisi, in cui sono stati compresi anche i comuni di Carovigno e San Vito dei Normanni per l'uniformità socio-economica piuttosto che morfologico-orografica. Pianura di Brindisi: Brindisi, Cellino San Marco, Erchie, Francavilla Fontana, Latiano, Mesagne, Oria, San Donaci, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Torre Santa Susanna. Collina di Brindisi: Carovigno, Ceglie Messapico, Cisternino, Fasano, Ostuni, San Michele Salentino, San Vito dei Normanni, Villa Castelli. PIANURA DI BRINDISI Territorio. La pianura occupa la parte meridionale del territorio provinciale ed è compresa tra la costa adriatica e le province di Taranto e Lecce. àˆ caratterizzata da terreni pi๠fertili rispetto alla parte collinare della provincia e poggia su una base costituita da tufi arenaceo-calcarei e da sabbie o tufi incoerenti, che hanno originato i terreni agrari classificati nella tipologia delle “terre rosse” (costituite da argille ricche di ossidi metallici e insolubili). Caratterizzata da fenomeni carsici (il carsismo è il complesso delle forme del suolo tipiche di un territorio costituito di rocce solubili o fessurate, in cui le acque, dopo un breve percorso, sono inghiottite in profondità , dove alimentano un'idrografia sotterranea pi๠o meno estesa), che escludono l'idrografia superficiale, la pianura è attraversata da corsi d'acqua a regime stagionale e di portata minima: il principale di questi corsi d'acqua è il Canale Reale (l'antico PACTIUS o AUSONIUS menzionato da Plinio il Vecchio nella NATURALIS HISTORIA), che taglia il territorio di Francavilla Fontana, da ovest verso est, per circa 18 chilometri. Il primo tratto, dalle sorgenti fino all'incrocio con la strada per Villa Castelli, è alimentato con acque dolci e pulite; il secondo tratto, prima di sfociare nell'Adriatico, diventa invece ricettacolo di scarichi di ogni tipo. Il territorio è punteggiato da cavità di natura carsica, che nel corso dei secoli hanno ospitato insediamenti rupestri: la Grotta dell'Annunziata -cripta sotterranea del VI secolo d.C.- e la Grotta di Santa Lucia, a Erchie; Masseria Santa Croce Inferiore e Masseria Caniglia, a Francavilla Fontana; la Cripta di San Giovanni, a Latiano, scoperta nel 1963 da tre archeologi mentre esploravano un'altra cavità naturale nelle vicinanze; Colle Iris e Salinelle, a Oria; Contrada Caretta, Guarnacchia, Pezza Viva e Farai, a San Pancrazio Salentino, che conservano i segni del passaggio dei monaci basiliani. Ultimi residui della “Foresta Oritana”, che fino a qualche secolo fa cresceva rigogliosa e ricca di piante e arbusti tipici della macchia mediterranea -cancellata quasi completamente dallo sviluppo della pratica agricola- sono: il Bosco di Contrada Veli (che fa da sfondo alla splendida Villa Neviera) e il Bosco Curtipitrizzi, a Cellino San Marco; il Bosco Bottari (sulle ultime propaggini della Murgia) e il Bosco Monacelle, a Francavilla Fontana; il Boschetto della Marangiosa, a Latiano; la Pineta Laurito e il Bosco in Contrada San Giovanni Lo Pariete, a Mesagne; la Pineta di Sant'Antonio alla Macchia, a San Pancrazio Salentino, costituita da un impianto artificiale di pino d'Aleppo; il Bosco Tramazzone-Cantamessa-Guarini-Maime, popolamento boschivo di circa 44 ettari che costeggia l'alveo del canale di bonifica Siedi, a San Pietro Vernotico, il cui territorio è caratterizzato dalla presenza di canali di bonifica che convogliano le acque interne al mare: il pi๠importante è il Siedi, lungo le cui rive prosperano boschi di querce e macchia mediterranea. Al 1922 risale la bonifica delle paludi di San Donaci: centinaia di ettari di terreno furono sottratti all'acqua per fare spazio ai vigneti, successivamente divelti perché danneggiati dai frequenti impaludamenti. A Torchiarolo vanno segnalate le zone umide La Quatina e Canale Infocaciucci. Localizzata a Marina San Gennaro, La Quatina è una zona umida di particolare interesse ambientale poiché tra i suoi canneti e la macchia mediterranea offre asilo a specie ornitiche come aironi, anatre selvatiche e molti altri uccelli migratori. Il Canale Infocaciucci, che sbocca sulla marina di Lendinuso, ha gli argini ricoperti da canneti e macchia mediterranea, che ospitano specie ornitiche migratrici. Comunicazioni. Al tracciato autostradale dell'A14 Bologna-Taranto, che serve parte del territorio provinciale, è affiancata una fitta rete di strade statali (n. 7 via Appia, n. 7 Ter Salentina, n. 16 Adriatica, n. 379 Egnazia e delle Terme di Torre Canne, n. 603 di San Giorgio Jonico, n. 605 di Mesagne, n. 613 Brindisi-Lecce) di estrema importanza per i collegamenti locali e con i capoluoghi pugliesi. Le linee ferroviarie Bari-Lecce, Taranto-Brindisi, Martina Franca-Casarano completano il quadro delle infrastrutture di trasporto. Storia. La Pianura di Brindisi ha subito, nel corso dei secoli, l'influenza delle vicende storiche del capoluogo di provincia, città antichissima di origine preromana, fondata presumibilmente da popolazioni di stirpe illirica. Il toponimo latino BRUNDISIUM ricalca in maniera evidente il vocabolo messapico “Brention”, ‘testa di cervo', riferito alla forme del suo porto, simile al capo di questo animale. Frequentemente in lotta con Taranto e successivamente conquistata dai romani (266 a.C.) fu sede di colonie (246 a.C.), stazione navale della flotta da guerra e attivissimo porto verso l'Oriente. Unita a Roma con la via Appia (II secolo a.C.) ed elevata a municipio dopo la guerra sociale, fu al centro di alcuni dei maggiori episodi delle guerre civili: nell'83 a. C. vi sbarcò Silla con l'esercito dopo la vittoria su Mitridate; nel 49 a.C. rappresentò l'unica via di salvezza per Pompeo e i repubblicani incalzati da Cesare; successivamente fu spesso minacciata dalla flotta di Antonio in lotta con Ottaviano. Pi๠volte presa e saccheggiata nel Medioevo, cadde per breve tempo nelle mani dei saraceni, fu loro tolta da Ludovico II e conquistata infine (1071) dai normanni. Visse un periodo di prosperità con i crociati, che da qui si imbarcavano per la Terra Santa; Federico II di Svevia fece ricostruire le mura romane e innalzare il castello a difesa del Seno di Ponente. Gli angioini, prosecutori della politica sveva volta a potenziare il porto, vollero erigere l'arsenale ma gli aragonesi, intorno alla metà del XV secolo, per meglio difendere la città dai turchi, fecero ostruire il canale navigabile e per tre secoli la vita marittima -e la vita economica- della città venne a mancare. Nel 1775 Andrea Pigonati riattivò il canale ma il porto riprese la sua attività di scalo verso l'Oriente solo dopo il 1869, quando l'apertura del Canale di Suez fece di Brindisi una tappa obbligata della “Valigia delle Indie”, e pi๠tardi fu attrezzato come base militare. La reale ripresa della città è però ancora posteriore: solo nel 1927, anno in cui Brindisi fu elevata a capoluogo di provincia, la città visse un processo di espansione, che le fece raggiungere, nel 1950, l'entità demografica registrata all'epoca romana. Intorno alla vecchia città sorsero numerosi quartieri (rione Cappuccini e Commenda, alle spalle del nucleo storico, Casale e Paradiso, al di là del Seno di Ponente) e una vasta zona industriale, favorita da un apposito punto franco, fu realizzata nell'area affacciata sul Seno di Levante. Nel corso della prima guerra mondiale fu sede del comando alleato per il basso Adriatico da dove furono organizzate le operazioni di sgombero dell'esercito serbo dall'Albania. Il 10 settembre 1943 si rifugiarono a Brindisi Vittorio Emanuele III e Badoglio in fuga da Roma e la città fu sede ufficiale del governo italiano fino al febbraio 1944. Struttura socio-economica. L'attività agricola rappresenta per questo territorio il settore economico che assorbe il maggior numero di unità lavorative: oltre il 95% del territorio non urbanizzato è coltivato ed è punteggiato da numerose aziende di piccole e medie dimensioni, in prevalenza a conduzione familiare. La produzione agricola è incentrata soprattutto sulle colture arboree, che occupano oltre i due terzi della superficie coltivata: la coltura predominante è quella dell'olivo, seguita da quella della vite. La vite e l'olivo, note dominanti del paesaggio brindisino, vantano nella zona una presenza millenaria e rappresentano una risorsa economica di primaria importanza perché alimentano una vivace attività di trasformazione, che garantisce produzioni olearie ed enologiche di qualità . La varietà di olive maggiormente coltivata è la “Cellina di Nardò”, da cui si ricava l'olio “Terra d'Otranto”, fregiato del riconoscimento comunitario Dop (Denominazione di origine protetta). La viticoltura, ridimensionata a causa degli incentivi offerti per l'estirpazione dei vigneti, è orientata verso produzioni di pregio: la varietà di vite pi๠coltivata nella zona è il “Negro amaro”, che, unito alla “Malvasia nera”, produce vini rossi e rosati di qualità . La restante quota delle coltivazioni è occupata dai seminativi, principalmente grano duro e ortaggi (pomodori, carciofi, angurie, meloni, melanzane e peperoni). L'attività zootecnica è limitata a piccoli allevamenti bovini, ovini e caprini (in massima parte a conduzione familiare) e alimenta produzioni casearie tipiche: canestrato, cacioricotta, ricotta, mozzarella, ricotta forte. Nel tessuto industriale prevalgono le industrie chimiche, petrolchimiche e metalmeccaniche, concentrate prevalentemente nel capoluogo di provincia, dove un ruolo di primo piano hanno assunto i tradizionali settori di trasformazione dei prodotti agricoli. Brindisi ha inoltre il ruolo tradizionale di centro amministrativo e di mercato agricolo dell'entroterra. COLLINA DI BRINDISI Territorio. La collina occupa la parte settentrionale del territorio provinciale, nel quale ricadono le ultime propaggini meridionali dell'altopiano calcareo delle Murge, che a sud scendono gradatamente nella pianura. L'area è delimitata e est dalla costa adriatica, a ovest dalla provincia di Taranto e a nord dalla provincia di Bari. La maggior parte del comprensorio collinare ha un'altitudine superiore ai 200 metri sul livello del mare e raggiunge l'altezza massima di 396 metri con la Selva di Fasano. La collina, costituita da roccia di natura calcarea -ricoperta da un sottile strato di terra rossa- è articolata in terrazze, ampi avvallamenti, grotte, disegnate dai fenomeni carsici, che escludono l'idrografia superficiale: le acque meteoriche infatti s'infiltrano nel sottosuolo e formano corsi d'acqua e depositi sotterranei, che in prossimità della costa alimentano numerose sorgenti. Gli insediamenti abitati sono distribuiti: lungo i margini del bastione roccioso delle Murge, alle spalle della fascia costiera (Fasano, Ostuni, Carovigno e San Vito dei Normanni); su una ubicazione pi๠interna (Ceglie Messapica, San Michele Salentino e Villa Castelli); nella valle d'Itria, nella quale ricadono Cisternino e Ostuni. La valle d'Itria, nota anche come Comprensorio dei Trulli e delle Grotte, abbraccia una vasta area compresa tra le province di Taranto, Bari e Brindisi ed è punteggiata da boschi, vigneti, muretti a secco e trulli, espressione di un'architettura spontanea, le cui prime manifestazioni comparvero qui nel XVI secolo. Pi๠recente è l'urbanizzazione della costa, che conta insediamenti turistici e piccoli porti (Savelletri, Villanova, Torre Santa Sabina), che garantiscono l'attracco a pescherecci e natanti da diporto. Tra le risorse ambientali vanno segnalati: il Bosco Montedoro, il Bosco delle Monache della Bontà e le Grotte di Montevicoli, a Ceglie Messapica; il Bosco Monti Comunali e la Pineta e la Villa Comunale, a Cisternino; il Bosco San Donato, il Bosco Signora Pulita, le gravine e lo Zoosafari (parco faunistico che conta oltre 3.000 esemplari appartenenti a 120 specie differenti), a Fasano; il Bosco Lamacoppa, a Ostuni; il Bosco Deserto, a San Vito dei Normanni; il Bosco “Lu Turdalur” e le gravine, a Villa Castelli. Tipiche del paesaggio carsico pugliese sono le gravine di Fasano e Villa Castelli: le gravine sono fenditure che attraversano il terreno, da cui affiorano rocce di natura calcarea, di colore biancastro o nocciola, stratificate e fratturate; spesso, a profondità variabili, corre una ricca falda acquifera a pressione. Questa conformazione è caratterizzata dalla presenza di leccio, querce sempreverdi, lentisco, olivastro, carrubo, ginestre e altre essenze che costituiscono la macchia mediterranea. L'area collinare è inoltre punteggiata da insediamenti rupestri, antica dimora di monaci basiliani: la Grotta di San Michele e la Grotta di Madonna della Grotta, a Ceglie Messapica; Lama d'Antico, San Lorenzo, San Francesco e Santa Virgilia, a Fasano, villaggi interamente scavati nella roccia con cripte decorate da affreschi bizantini; San Biagio, San Giovanni e San Nicola, a San Vito dei Normanni. A Carovigno va segnalata la presenza della Riserva Naturale Marina di Torre Guaceto, una zona umida costiera la cui importanza è stata riconosciuta dalla Convenzione di Ramsar (Iran) del 1971. Il promontorio con la torre e il litorale formano una baia chiusa da tre isolotti; l'interno della baia è occupato dalla palude mentre la macchia riveste l'area a nord della riserva. Ai lati della palude e della macchia si estende un sistema di dune con una florida vegetazione di piante pioniere (calcatreppia marina, euforbia mediterranea, gramigna delle spiagge). La fauna è varia: il canneto offre riparo a una molteplicità di volatili (porciglioni, voltolini, schiribille, anatre selvatiche e aironi) e verso il mare si librano gabbiani, berte maggiori e minori. La zona di mare antistante la riserva è stata dichiarata nel 1990, con decreto del Ministero dell'Ambiente (di concerto con quello della Marina Mercantile), Riserva Naturale Marina per l'alta diversità biologica che caratterizza i diversi ambienti marini, dalla costa fino a 5 miglia al largo. Comunicazioni. Una fitta rete di strade statali (n. 7 via Appia, n. 16 Adriatica, n. 172 Diramazione Dei Trulli, n. 379 Egnazia e delle Terme di Torre Canne, n. 581 di Massafra, n. 605 di Mesagne) affianca il tracciato autostradale dell'A14 Bologna-Taranto. Il trasporto su rotaia è garantito dalle linee Bari-Lecce, Taranto-Brindisi e Martina Franca-Casarano. Storia. I rinvenimenti archeologici testimoniano la presenza umana già dall'età preistorica: queste comunità umane andarono sempre pi๠infittendosi fino a raggiungere un numero considerevole di insediamenti nell'età del Bronzo. L'apporto di civiltà d'oltremare e la scoperta dei metalli portarono all'esaurimento della funzione di questi villaggi di capanne, che sorgevano lungo paleoalvei di fiumi ora scomparsi o presso estese doline, e portarono all'edificazione dei primi agglomerati urbani. Grazie alla posizione strategica Ceglie divenne la capitale militare della Messapia: sostenne dure lotte con Taranto, interessata per ragioni commerciali a creare uno sbocco sull'Adriatico lungo il litorale Egnazia-Carbinia, sottoposto alla giurisdizione politico-militare di Ceglie e Oria. Al tempo del dominio romano Ceglie fu ridotta invece a un villaggio di modeste dimensioni e questa situazione di decadenza continuò per tutto il Medioevo. Con i longobardi le colline furono punteggiate di casali e masserie, nuclei di case edificati intorno a piccole chiese; un lungo periodo di stabilità dopo la guerra tra ostrogoti e bizantini fece rifiorire l'agricoltura e la vita civile dopo la decadenza seguita alla fine del dominio romano. Il diritto longobardo portò inoltre in campo contrattuale e nei rapporti familiari sostanziali innovazioni. Alle incursioni saracene fecero seguito le dominazioni normanna, sveva, angioina e aragonese. Il malgoverno, le oppressioni fiscali e la breve parentesi napoleonica spinsero la popolazione a un'attiva partecipazione ai moti risorgimentali fino all'annessione al regno d'Italia. La storia successiva fu segnata dallo sviluppo della piccola proprietà , che conviveva con proprietà di media grandezza sopravvissute o nate dalla crisi del latifondo feudale, e dai due conflitti mondiali. Struttura socio-economica. La Collina di Brindisi è da sempre una zona vocata alle attività agricole, che rappresentano il settore che assorbe il maggior numero di unità lavorative, distribuite tra migliaia di aziende di piccole e medie dimensioni, a conduzione familiare. La coltura pi๠diffusa è quella dell'olivo, che occupa pi๠della metà della superficie coltivata, dal suolo roccioso della Murgia alla fascia costiera, e garantisce la produzione di un ottimo olio denominato “Collina di Brindisi”, fregiato della Denominazione di origine protetta. Una contrazione di superficie ha subito la coltura del mandorlo, spesso associato all'olivo e ai seminativi. I vigneti sono localizzati principalmente nella valle d'Itria, a Montemarcuccio e nel Canale di Pirro mentre la restante superficie agricola è occupata dai seminativi (soprattutto grano duro e ortaggi), coltivati lungo la fascia costiera. Nella zona collinare è allevata buona parte del patrimonio zootecnico provinciale: gli allevamenti bovini e ovini alimentano la produzione di ottimi formaggi, sia freschi che stagionati. L'atti vità artigianale, da sempre espressione della manualità delle civiltà rurali, è fortemente legata alla natura e alla terra, che forniscono le materie prime per la produzione artigianale: a Fasano, Cisternino, Carovigno e Ostuni gli artigiani lavorano cesti intrecciati in giunco, canne e rami d'ulivo, a Carovigno splendidi ricami e a Fasano oggetti in ferro battuto, rame e ottone. Il tessuto industriale conta aziende attive nei comparti alimentare, tessile e dell'abbigliamento, calzaturiero, metallurgico e della produzione e distribuzione di gas ed energia elettrica.

Comuni della Provincia

20 comuni
Brìndisi
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Carovigno
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Cèglie Messàpica
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Cellino San Marco
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Èrchie
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Fasano
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Latiano
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Oria
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Ostuni
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San Pancràzio Salentino
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San Pietro Vernòtico
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San Vito dei Normanni
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Torchiarolo
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Torre Santa Susanna
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Villa Castelli
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Informazioni

  • Nome completo Brindisi
  • Sigla BR
  • Codice ISTAT 074
  • Regione Puglia
  • Numero comuni 20

Date Storiche

Statistiche Comuni

  • Popolazione media 0 ab.
  • Comune più popoloso 0 ab.
  • Altitudine media 0 m
  • Altitudine massima 0 m

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