Cenni storici su Settefrati.
Sorse nell'alto Medioevo in un sito frequentato sicuramente fin dalla remota antichità.
Inserita inizialmente nei possedimenti dell'abbazia di Montecassino, seguì successivamente le sorti della vicina Alvito; tra le numerose famiglie che la governarono nel corso dei secoli figurano i D'Aquino, i Cantelmo, i Navarro e i Gallio –questi ultimi la tennero fino alla fine del Settecento–.
In seguito fece parte del regno borbonico e, dopo l'unità d'Italia, venne duramente colpita dal fenomeno del brigantaggio.
Il toponimo, citato nel Catalogus Baronum (1150-1168), è un composto del numero sette, al quale viene attribuito un valore magico.
Il patrimonio storico-architettonico, pesantemente danneggiato dai terremoti del 1915 e del 1984 oltre a dai bombardamenti subiti nel corso del secondo conflitto mondiale, annovera: il santuario della Madonna del Canneto, nel Parco nazionale d'Abruzzo, eretto nell'XI secolo da monaci benedettini; la chiesetta dedicata a Santa Felicita (località Acquasanta); la chiesa della Madonna delle Grazie, con un bel soffitto a cassettoni e interessanti affreschi raffiguranti le visioni dell'aldilà avute dal mistico frate Alberico.
Nel centro storico, in aggiunta, sono visibili parti dell'antica cinta muraria.
Interessanti ritrovamenti archeologici risalenti a epoca preromana e romana sono stati effettuati nella valle di Canneto: spiccano i resti del tempio dedicato alla dea Mefiti, si trova presso le sorgenti del fiume Melfa (IV-III secolo a.
C.
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