Cenni storici su Ripi.
L’origine del toponimo è incerta: potrebbe derivare dalla riva (“ripa”) del torrente Meringo, che scorre in pianura e da cui, quindi, il castello di Ripi era poco distante.
Le prime notizie storiche risalgono alla prima metà dell’ottavo secolo: nel Sinodo Romano celebrato da papa Zaccaria (santo), il cui pontificato durò dal 741 al 752, si registra la presenza del vescovo di Veroli, Martino, la cui diocesi comprendeva diversi castelli, fra i quali anche quello di Ripi.
Era l’anno 743.
Numerose e gravi traversie la colpirono nei secoli.
Nella “Historia Verularum”del monsignor Vittorio Giavardi, al foglio 1.
092 del volume IV manoscritto è documentato che il “Castrum Ripae” fu incendiato nell’anno 1129.
Subì la stessa sorte nell’anno 1165 per mano dei normanni di Guglielmo I re di Sicilia.
Il paese arse anche nell’anno 1170; nel 1198 fu saccheggiato per tre settimane dalle truppe di Diopoldo, capitano tedesco.
Nei pressi del paese probabilmente sorgeva un “Monasterium canonicorum”.
Nelle bolle di Urbano II (1098), di Onorio II (1125), di Pasquale II e di Anastasio IV si confermavano al vescovo di Veroli anche i beni del Monastero di S.
Silvestro.
Nel 1330, il 20 dicembre, il castello di Ripi fu venduto da Francesco “de Conastabulo” a Gagliardo Gramato; nel 1331, il 7 aprile, il rettore e l’università del castello di Ripi stabilirono d’accordo lo statuto.
Appartenne: per buona parte del XIV sec.
ai Caetani, dal 1410 ai Colonna, per tornare nel 1460 ai Caetani di Fondi e, infine, ai Colonna (1523), che la conservarono fino al 6 luglio 1816, tranne brevi periodi di confisca da parte dei papi.
Alla fine del Settecento fu coinvolta dagli eventi seguiti all’invasione francese.
Partecipò, infine, al Risorgimento.
Al centro del paese è la chiesa arcipretale di S.
Salvatore, sorta nel 1743 al posto di quella intitolata a Santa Maria, contigua al campanile dove oggi è il municipio.
Oltre porta Sant’Angelo (o “del Boia”) è la chiesa di S.
Rocco (anticamente, di Sant’Angelo).