Cenni storici su Alvito.
Attraverso alcune fonti classiche, in particolare modo l'opera storica AB URBE CONDITA LIBRI di Tito Livio, si deduce che la volsca ALBITUM esisteva già al tempo della seconda guerra punica, nel 212 a.
C.
; alla caduta dell'impero romano fu soggetta alle invasioni e alle devastazioni dei longobardi, passando poi sotto il dominio dell'abbazia di Montecassino.
Successivamente appartenne a molte famiglie illustri: ai D'Aquino (1100), ai Cantelmo (XIV secolo), che ne fecero la capitale dei loro possedimenti, ai Borgia, cui pervenne nel 1496, al principe di Conca (1574), al conte di Taverna e, nel Seicento, alla famiglia Gallio, sotto la quale conobbe il periodo di massimo splendore.
Frequenti terremoti l'hanno devastata: disastrosi furono quelli del 1349, del 1456 e del 1654.
Il toponimo con molta probabilità ha un'origine fitonimica, come prova il suffisso collettivo -ETUM; appare meno probabile la sua derivazione dal nome personale germanico ALIWÎTS.
I resti ben visibili dell'imponente cinta muraria abbracciano numerosi e prestigiosi monumenti: la chiesa di Santa Maria del Campo, di età medievale, che custodisce affreschi del Quattrocento; la settecentesca chiesa di San Simeone, che conserva altari barocchi, una tela del Cinquecento e due crocifissioni, di cui una attribuita al Cavalier d'Arpino; la chiesa dedicata a San Nicola, annessa all'omonimo convento, anch'essa del Settecento, con l'altare maggiore in marmi intarsiati; il palazzo ducale, iniziato nel Quattrocento e terminato nel Seicento, con la facciata barocca e all'interno quattro tele del XVIII secolo attribuite alle scuole del Malinconico e di Luca Giordano.
L'abitato è dominato dal castello medievale, fondato nel 1094 dai conti D'Aquino.