Cenni storici su Rodengo.
Ha riacquistato nel 1955 l’autonomia comunale che le aveva tolto il fascismo nel 1929 facendone un solo Comune, Rio, insieme con Maranza, Rio di Pusteria, Spinga e Valles.
Due sono le ipotesi riguardo all’origine del toponimo, entrambe derivate dall’antico tedesco: la prima lo collega ai sostantivi “Rudhan”, ‘dorsale montana’ e “Aighe”, ‘angolo’; la seconda al verbo “roden”, ‘disboscare’.
È menzionata per la prima volta nell’ACTUM ROTUNGUN (1050-1065) e ancora oggi gli storici si pongono il problema se sia stato il borgo a lasciare il nome alla nobile, omonima famiglia di signori medievali dei von Rodank, la cui esistenza è documentata con sicurezza a far data dal 1115-25, o viceversa.
Dopo alterne vicende, che videro protagonisti il principe vescovo di Bressanone Bruno von Kirchberg e i conti di Tirolo-Gorizia, dal 1491 il castello e il borgo furono infeudati dall’imperatore Massimiliano I d’Asburgo al consigliere Vito von Wolkenstein, i cui discendenti presero il nome di Wolkenstein-Rodenegg.
Del suo patrimonio storico-architettonico fanno parte la parrocchiale di Maria Assunta (XII-XV secolo), edificio tardo-gotico a tre navate, e il Maso Obergopprat (XIII secolo).
Ma l’elemento più importante è senza dubbio lo splendido castello (XII secolo), che conserva al suo interno il più antico ciclo di affreschi medievali di carattere profano, ispirati al poema epico “Ivano” di Chrétien de Troyes.
Al cortile interno si accede solo passando su un secondo ponte levatoio, dopo il primo che protegge l’ingresso.
Il nucleo originario fu costruito nel 1140 da Friedrich von Rodank; il grande complesso è frutto di vari interventi, come quello reso necessario dall’incendio che lo devastò nel 1694.