Cenni storici su Nova Ponente.
La parte essenziale del toponimo, sia in italiano che in tedesco (nofen), deriva dal neolatino “nova”, ‘novale’, cioè ‘terreno messo da poco a coltura’, con l’aggiunta della specificazione geografica, per distinguerla dall’omonimo Comune di Nova Levante (la distinzione nel nome tedesco è, invece, di tipo etnico: “Deutsch”, uguale ‘tedesca’, a fronte di “Welsch”, uguale ’neolatina’, ‘italiana’; analogamente, nella dizione ladina si hanno Növa Todeschia e Növa Taliana).
Nei documenti si trovano: “Nova”, negli anni 1175-1190; “Nova Teutonica”, nel 1209; “in Nova”.
Tutta la zona fu abitata fin dai tempi più remoti.
La presenza degli antichi romani, ad esempio, è documentata dal ritrovamento di una piccola ara di pietra dedicata al dio Saturno oltre a di una spada di bronzo dell’epoca.
Molto popolosa, però, divenne a partire dal secolo XIII, quando i padroni, i vescovi di Trento e Bressanone, favorirono l’immigrazione di manodopera di antica origine tedesca per lo sfruttamento delle miniere e per il dissodamento della terra; subì uno spopolamento intorno al sec.
XIV a causa della peste.
Fin dal Duecento ebbe una propria giurisdizione, a conferma sia della numerosa popolazione che della notevole importanza economica che rivestiva già da allora e che fu mantenuta nei secoli successivi.
Sul territorio si trovano numerosi masi molto antichi, cappelle e chiese che conservano un numero importante di opere di notevole valore artistico, come la chiesa di Sant’Elena e quella di Sant’Agata, il Santuario della Madonna di Pietralba e, nel capoluogo comunale, la grande parrocchiale dedicata ai Ss.
Udalrico e Wolfango, consacrata nel 1498, che conserva opere di Giovanni da Judemburg e di noti artisti della Val Gardena.
Il Castello di Thurn, attuale sede comunale, in cui nel XIII secolo si trovava un tribunale, ospita un piccolo museo, in cui sono conservati oggetti liturgici e opere d’arte dei secoli XVII e XVIII.