Cenni storici su Gargazzone.
Il toponimo deriverebbe dal nome del torrente sul cui conoide a suo tempo è stato costruito il villaggio: quel “Gorgonzano fluvio” che nel 1028 segnava il confine della contea di Bolzano.
C’è chi lo fa risalire a un “Carcontius”, da “Carconius”, oppure “Garganthius”.
È attestato negli anni 1288 e 1305 come Gargezan, nel 1317 Gargetzan, nel 1337 Gergizzan, nel 1394 Gargenzan, poi Gargenzon.
La sua germanizzazione è recente.
I primi coloni coltivarono il conoide di deiezione del ruscello Gargazzone, bonificando poi sempre più il terreno paludoso della valle.
La bonifica definitiva fu possibile quando le acque dell’Adige furono completamente regimentate.
Durante il medioevo, oltre a segnare il confine tra la contea di Bolzano e quella di Venosta, era sede di un piccolo tribunale.
Non abbondano i dati certi relativi alle singole fasi della sua storia, anche a causa di un incendio devastante, che nel 1750 bruciò il vecchio nucleo del paese, distruggendo preziosi documenti.
È noto, però, che anche nel difficile passaggio dal XVIII al XIX secolo e poi durante la dominazione bavarese continuò a segnare il confine: questa volta tra la Baviera e il regno italico.
In questa sua posizione svolse un ruolo significativo nella sollevazione di popolo del 1809 contro gli stranieri invasori.
Importante fino a tutta l’epoca delle diligenze, subì un certo declino con l’entrata in funzione della ferrovia.
Nel suo patrimonio architettonico religioso si annoverano: la vecchia parrocchiale di S.
Giovanni Battista, costruita nel Seicento probabilmente su un impianto del Trecento; la parrocchiale nuova, dei primi del Novecento, con un bel campanile sovrastato da un’interessante cuspide; la nuova chiesa del Sacro Cuore, costruita a cavallo dei secoli XIX e XX in stile neoromanico.
Dell’architettura civile fa parte la Torre Kröllturm, una possente torre difensiva, edificata tra il XII e il XIII secolo, in cui sono state trovate sette monete romane.
Simili torri, che si trovano in tutto il Tirolo, erano a guardia del territorio, anzitutto per segnalare l’avanzata di eventuali nemici.
Sull’ingresso si trova lo stemma dei Trautson ed è probabile che l’abbia fatta realizzare Berthold Chrello-Trautson, il cui nome appare in documenti del 1237.