Cenni storici su Bisaccia.
Fu abitata fin da epoche remote, come attesta il ritrovamento di una necropoli risalente all’età del ferro.
L’attuale abitato, formatosi intorno a un castello di antica origine longobarda (VI-VII secolo d.
C.
), è citato in alcune fonti documentarie del 1087 come appartenente a un certo Roberto mentre in un atto di donazione del 1097 è menzionato come sede vescovile.
Il castello, ristrutturato nel Duecento da Federico II di Svevia, ospitò spesso la corte imperiale il cenacolo di poeti della Scuola Siciliana.
Il feudo, passato, nel corso dei secoli, a numerose casate nobiliari, fu acquistato dalla famiglia Manso, un membro della quale, Giovanni Battista II, letterato e mecenate, offrì asilo a Torquato Tasso; appartenne infine ai Pignatelli (1592), che ne mantennero il controllo fino all’eversione della feudalità.
L’attuale toponimo deriva, secondo alcuni, dal latino tardo BISACCIA, ‘sacca’, mentre per altri avrebbe preso forma dal sostantivo latino VIS, ‘forza’, o dal composto latino BIS-ACTA, nel significato di ‘eretta due volte, ricostruita’.
Preziosa testimonianza architettonica locale è il castello medievale, il cui impianto originario risale al periodo longobardo (VIII secolo): l’imponente complesso, ampliato e restaurato nei secoli successivi, è dotato di una maestosa torre a pianta quadrata (XII-XIII secolo), di due torri cilindriche situate a difesa dell’entrata, di un magnifico cortile lastricato e di logge decorative.
A poca distanza si erge la cattedrale, costruita in epoca normanna e distrutta completamente dai terremoti del 1694 e del 1732; l’attuale edificio, ricostruito a tre navate intorno al 1750, è abbellito da un portale cinquecentesco e conserva un coro ligneo intagliato seicentesco e due pregevoli altari.
Nella zona archeologica si possono visitare tombe dell’età del ferro, tra cui quella della Principessa, che contiene un antichissimo corredo funebre.